Le Due di notte.. Si sentivano passi leggiadri, in punta di piedi, scalzi nella stanza pavimentata di moquette a pelo lungo. Una figura dormiva placida nel buio, il raggio di una luce del davanzale dirimpetto alla stanza le tagliava la faccia e parte del busto, i lunghi capelli castano chiari riposavano morbidamente sul cuscino in piuma d'oca. Faceva caldo, dal rimbocco basso del lenzuolo s'intravedeva la sottoveste di raso rosa con lo spallino calato sulla spalla abbronzata. La figura miseriosa tiro fuori dalla tasca un tampone, dopo averlo bagnato di un liquido chiaro lo pose nel silenzio più assoluto molto vicino alla bocca e al naso dell'ignara dormiente; due, tre respiri, strinse e aprì lentamente gli occhi color ghiaccio, forse infastidita dall'odore del tampone, forse solleticata dalla pelosità di questo, la sua risposta su pronta nel prendere il braccio della sconosciuta persona, ma nulla potè, una mano le premeva il cloroformio sulla faccia schiacciandola forte contro il cuscino l'altra la teneva per i capelli, gli occhi imploranti di terrore, colta di sorpresa, tentava di scalciare via le gambe da sotto coperte sperando in una pedata fortunata al suo assalitore, si divincolava vanamente. Pensava mentre la vista le si stava annebbiando mise a fuoco per una frazione di secondo il volto davanti a lei, non sapeva se era già nel mondo dei sogni ma non riusciva a credere ai suoi occhi, poi calò l'oscurità sui suoi pensieri. La vittima indifesa venne strettamente legata, polsi e caviglie, con morbide corde di cotone, la legatura hogtied le inarcuava la schiena uno straccio bianco le riempiva la bocca e uno più corposo tra i denti legato dietro la nuca impediva alle belle labbra a cuore persino di toccarsi, sopra al bavaglio, strettamente assicurato sulla bocca e sul naso, un collant pesantemente imbevuto di narcotico a perpetrare il stato d'incoscenza. La mattina seguente Diana Prince armeggiava in cucina preparandosi la colazione, l'odore del pane tostato e del caffè inebriava il soggiorno. Sentì suonare il campanello e si avviò verso la porta, il sicuro taccheggiare dei suoi sandali neri alti, modello attrice anni '40 riempiva il lungo corridoio, la lunga vestaglia di seta ondeggiava fluente sul giunonico corpo di Diana, l'elegante incedere, lo stacco di coscia lasciava intravedere ad ogni passo l'idea del suo perizoma di pizzo nero. Aprì la porta chedendosi chi fosse ma sorrise per l'inaspettata visita Preparava il caffè, Diana, voltata verso i fornelli ma venne insospettita da uno strano odore, non era caffè, proveniva da dietro di lei. Fece per girarsi ma la forte mano di Jamie la ghermì come un falco premendole sul viso un spugna umida Protestava sorpresa Diana, incredula che la sua migliore amica l'aggredisse, riconosceva quell'odore, il clorofomio le era familiare e quella dose era veramente poderosa, cercava con una mano di spostare la spugna dal viso, bramosa di qualche molecola d'aria. Il braccio bionico era impossibile da forzare con la sola forza di Diana. Cercava di rotere su se stessa nella speranza di trasformarsi in Wonder Woman ma Jamie, col braccio sinitro, le bloccò il suo braccio assieme col resto del corpo. Tentava di trattenere il fiato, Diana, cercando di guadagnare secondi per liberarsi dalla stretta morsa bionica. Jamie la sollevò da terra di pochi centimetri, abbastanza da non poter più usare le leve inferiori, una delle mosse di judo di Diana avrebbe potuto far sfumare la sua aggressione. Le forti gambe della nostra eroina calciavano l'aria, le pantofole col pon pon che cingevano i suoi piedi si sfilarono nella febbrile lotta contro la sua assalitrice, sentiva un lento formicolio su tutto il corpo, si stava assopendo, le forze le venivano meno, la stanza ondeggiava vorticosamente attorno a lei, mollò la presa sulla spugna che ormai le aveva succhiato via ogni energia, roteava sensualmente gli occhi all'indietro tentando di tener aperte le palpebre sempre più pesanti. La sua totale perdita di sensi fu accompagnata da soffici mugolii mischiate alle risate di Jamie, le dita toccavano il pavimento, nude, senza vita. Stava lentamente riprendendo i sensi, intontita dal prolungato uso di narcotico che le avevano usato, le labbra secche Roteava i polsi dentro le strette corde, con le dita delle mani poteva toccarsi i talloni, cercava il nodo che legava le estremità tra di loro. Scuoteva con forza la testa cercando di sfilarsi il collant soporifero ma senza riuscirci. Si girava e si rigirava sul letto legata come un salame, mugolava rabbiosa nel bavaglio cercando di respirare il meno possibile. Con operosi movimenti delle sue dita riuscì a scogliere l'hogtied che le aveva indolenzito tutto il corpo, stiracchiò le lunghe gambe e si mise seduta sul letto. Lo spallino della sottoveste calato giù lasciava intravedere il seno abbronzato e, il timido capezzolo, faceva capolino dalla coppa inturgidito dai continui sfregamenti del raso. Cercando di stare in equilibrio si alzò in piedi, saltellava con le liscie piante nude sulla morbida moquette, fino ad arrivare all'alto cassettone, appoggiò le sode natiche ad esso per prevenire scherzi dal suo precario equilibro. Non riusciva in alcun modo ad arrivare con le mani alle forbici, pensava. Il narcotico era ancora attivo nel collant, seppure blandamente stava agendo sui sensi della ragazza intorpidendoli sempre più. Scivolò a terra Raccolse tutte le forze che le restavano da ogni angolo del suo corpo è sferrò un calcio al mobile, non poderoso, ma abbastanza da farlo dondolare e cadere pesantemente a terra. Ormai era allo stremo, raggiunse le forbici sino a toccarle con l'alluce nudo, prese un manico tra le dita dei piedi, fletteva le ginocchia tentando di prenderle con le mani Gli sforzi sostenuti avevano lasciato ampi spazi d'azione al cloroformio che ormai stava completando la sua sonnifera opera. Il suo corpo si stava totalmente rilassando, indifesa, respirava gli ultimi fumi di quel liquido, le ricordava qualcosa... Qualcosa che fece balzare indietro quel poco che rimaneva della sua lucidità ai brandelli di ricordi del momento in cui era stata rapita per la prima volta, mentre dormiva. Il viso dell'aggressore e quell'odore le ricordavano una persona a lei vicina, molto vicina. Erano gli ultimi pensieri partoriti dalla sua mente obnubilata, un pensiero terribile... Troppo vicina. Le parole sfumate giungevano a lei che ancora fluttuava nel mondo dei sogni. Sentiva qualcosa di appiccicoso sulla sua bocca, un cerotto trasparente le sigillava lasciando intravedere le sue belle labbra carnose, riapriva a fatica gli occhi, lentamente, mettendo sempre più a fuoco riconobbe la sua stanza da letto. I begli occhi bruni ora erano spalancati alla vista di Jamie che la stava chiamando, annuì con la testa. Con uno strappo secco le levò il cerotto Disse la Sommers tirando fuori un maschera medica trasparente. Non rispose, le applicò la maschera sulla bocca e sul naso stringendo gli elastici dietro la nuca, sciolse la coda di cavallo accarezzando dolcemente i lunghi capelli neri, corvini. le parole di Diana suonavano cupe da dentro la maschera. Aprì la boccetta marrone vicino alla maschera e subito i fumi narcotici assaltarono i suoi sensi, Diana cercava di divincolarsi ma era ben legata da un resistente cerotto bianco da nurse, giaceva sul letto i polsi incrociati sulla pancia molto stretti, le braccia e il corpo premevano ai lati dei seni, belli, rotondi e abbondanti, i capezzoli erano dritti dal senso di eccitazione che le causava il gas soporifero. Si sarebbe ammazzata pur di non ammetterlo ma il gas narcotico,contro la sua volontà, provocava in lei un sinistro senso d'eccitazione. Jamie le legò le caviglie con svariati giri di nastro adesivo, prese tra le mani i suoi formosi piedi cominciò a massagiarne le piante, il calcagno morbido ma marcato, i carnosi polpastrelli delle dita, forti e volitive, l'arco del collo del piede dallo slancio perfetto. Diana ci teneva molto alle sue estremità le curava meticolosamente e adorava tingersi le curate unghie dei piedi con smalto rosso scuro. Jamie prese un lenzuolo, lo spiegò sotto alla sua vittima e cominciò a farla girare avvolgendole tutto il tuo corpo, come si arrotola un tappeto, la fece girare fino all'orlo del letto, poi con uno strattone la fece rotolare veloce lungo tutto il letto finchè non cadde al suolo con un tonfo sordo, un lampo, un bagliore e si era trasformata in Wonder Woman. La prese in braccio e la distese, inerme, sul letto, le tolse la cintura della forza sfilò la tiara dorata dai sui capelli fluenti, Il debole cerotto che la legava venne sostituito dal suo stesso lazzo in modo da assicurarsi la sua completa collaborazione, oltre alla totale impossibilità di liberarsi. Ammirando la sua preda piacevolmente assopita sfilava gli stivali rossi da supereroina in modo che le sue stupende estremità, inguainate da sottili calze di nylon fossero pronte per una seduta di tormentoso solletico. Con un paio di forbici tagliò il wonderbra, palpeggiava i prosperosi seni di Wonder Woman che stava iniziando a mugolare dal godimento, insinuò una mano nelle sue mutande e sentì che era bagnata, Le venne tolta la maschera, respirava profondamente l'agognato ossigeno, farfugliava intontita com'era dal dosaggio prolungato riuscì solamente a sussurrare quelle parole. Diceva Jamie con fare sarcastico mentre denudava i suoi piedi dai vertiginosi tacchi a spillo, Disse Wonder Woman ancora semisvenuta prima di farsi incerottare la bocca di nuovo. Jamie si sdraiò sul letto avvicinando i piedi al viso della bella WW, le calze nere le sfilavano ancora di più gli affusolati piedi, Pensava cercando di sottrarsi alla narcosi. Sfregava delicatamente le piante sul suo volto indifeso, le agili e flessuose ditina le solleticavano il naso facendo propagare il dolce aroma all'interno dei suoi polmoni. Wonder Woman mugolava inebriata dal odore pungente, combattuta tra il ribellarsi a quello stato d'impotenza e il rassegnarsi ai profondi abissi del godimento, i suoi già flebili mugolii erano soffocati dal bavaglio e dalla punta del piede di Jamie che ora premeva con forza sulla sua bocca. Rideva incurante di tutto ciò che le stava attorno, profondamente eccitata dai sospiri di gaudio della sua preda, ma la maschera che aveva usato per addormentarla venne premuta forte sulla sua bocca e sul suo naso da una mano misteriosa, la sua guardia era abbassata, cominciò una lotta convulsa nel disperato tentativo di sottrarsi alla morsa sicura che le artigliava il corpo, cercava di usare i suoi poteri bionici per scaraventare via da lei il suo misterioso assalitore ma le forze se ne stavano andando, gli occhi impauriti descrivevano il suo stato d'impotenza, La lotta si risolse ben presto, il corpo della Sommers s'afflosciò esanime sul letto. Wonder Woman non credeva hai propri occhi, Disse Jamie mentre la stava slegando. Diana si alzò con un sorriso sinistro stampato sulle labbra..... .......Forse meditava vendetta....... FINE