Racconto: Mission Impossible 1 1/2 Ciao a tutti! Questo è il mio primo racconto, quindi non criticatemi troppo, ok? :-) A parte gli scherzi sono ansioso di leggere i vostri commenti!!! ------------------------ Mission Impossible 1 1/2 ------------------------ Plick. Plick. Il silenzio era interrotto soltanto dal ritmico rumore delle gocce d'acqua che, da una giunzione della tubatura, cadevano nel rigagnolo d'acqua che correva sul pavimento. Si trovava in uno stretto condotto di scarico che era stato realizzato per trasportare i liquami di scarto della vecchia fabbrica verso le fogne. Ormai da tempo inutilizzato, visto che la vecchia fabbrica era stata demolita e al suo posto edificato lo scintillante e blindato edificio della NuTek, ditta che ricercava produceva composti biotecnologici. In effetti dopo accurate ricerche avevano capito che l'unico modo per entrare senza invito in tale edificio era proprio quello di servirsi del vecchio e ormai dimenticato condotto di smaltimento. Fece ancora un paio di passi, senza fretta e stando bene attenta a non provocare il minimo rumore per non allertare dei sensori sonori che sicuramente erano disseminati in tutto il perimetro dell'edificio. Indossava soltanto una tuta in lattice attillata, stretta in vita da una cintura dove aveva riposto i pochi ferri del mestiere: uno scanner elettronico per aprire le porte con chiave a microchip, una videocamera digitale delle dimensioni di un pacchetto di cerini e una serie di microgranate caricate con esplosivi e gas vari. La tuta cosi' attillata metteva in risalto le sue forme: aveva un fisico asciutto, muscoloso ma l'allenamento intensivo che aveva praticato non aveva sacrificato un seno prosperoso che il lattice mostrava ancora piu' sodo di quando non fosse. la tuta la ricopriva interamente: rimaneva visibile soltanto una parte del volto in prossimita' degli occhi, color azzurro cielo, ora coperti con un paio di occhiali da visione notturna. La sua missione era semplice ma molto pericolosa: introdursi nella sede della NuTek e capire a quale progetto stessero lavorando, in modo che la ditta per la quale lavorava potesse uscire sul mercato con un prodotto analogo. Dal punto dove era giunta poteva vedere il condotto allungarsi per una decina di metri, poi effettuare una stretta curva sulla destra, senza che da quella direzione giungesse il benche' minimo raggio di luce o rumore. Avanzo' lentamente fino a trovarsi il cammino sbarrato da una grata metallica ormai ampiamente arrugginita. Le fu sufficiente una lieve pressione per scardinarla. Senza fare rumore la appoggio' di lato e si introdusse in un ampio locale. Aveva esaminato la mappa di quell'edificio centinaia di volte nelle sessioni di briefing quindi le fu facile capire che si trovava in un magazzino nel seminterrato. Era notte fonda, quindi era facile presumere che l'edificio fosse deserto, a parte le guardie che costantemente stavano all'ingresso e ciclicamente compivano un giro di ronda all'esterno. Camminando in punta di piedi raggiunse la porta del locale e da li' le scale che portavano ai piani alti, dove c'era il settore R&D e le informazioni che stava cercando. Arrivata al quarto piano uso' lo scanner per aprire la porta principale dei laboratori: stanze quadrate tutte uguali, piastrellate di bianco e piene di strumenti e computers. Decisa punto' verso l'unica porta chiusa a chiave di quel piano: l'archivio dove ogni sera i ricercatori portavano i lavori giornalieri perche' il capo-progetto li potesse esaminare. La porta stava di fronte ad una telecamera, sicuramente collegata con un monitor all'ingresso. Usando nuovamente lo scanner e i programmi di intrusione messi a punto dai suoi colleghi registro' un'immagine della porta e la mando' in loop sul monitor, escludendo la telecamera. Ora poteva agire indistrubata. Una leggera spinta alla porta fu sufficiente per spalancarla: si trovava in un locale molto ampio con le pareti coperte da schedari ordinati. Grazie al visore notturno poteva amplificare la poca luce che proveniva dalle finestre e muoversi agilmente in quel dedalo. Ad un tratto venne abbagliata da una luce fortissima proveniente dal visore, segno che la luce esterna era aumentata di colpo. Colta alla sprovvista si strappo' dagli occhi il visore ma ci vollero interminabili attimi prima che la sua vista tornasse buona. E lo spettacolo che si trovo' davanti le fece raggelare il sangue nelle vene: osservava la fine della canna di una pistola e dietro di essa un individuo che la teneva in mano sorridendo malignamente. "Spiacenti, la sua visita alla NuTek termina qui" - disse e subito premette il pulsante dell'arma. BANG! . . . . . . . . . . . Quando riusci' nuovamente a riaprire gli occhi si trovo' accecata da una lampada puntata in pieno viso. Le ci vollero degli istanti per capire di essere straiata e saldamente legata su un freddo lettino di metallo in uno del laboratori del quarto piano. "Non sono morta?" - riusci' a balbettare non rivolgendosi a nessuno in particolare, piuttosto confusa ripensando agli ultimi ricordi che precedevano il buio. Sussulto' quando senti' una voce risponderle: "No, non e' cosi' facile. Il proiettile era solo soporifero, giusto per poterti legare... adesso comincia il divertimento!" Girando a fatica il collo vide in piedi al suo fianco lo stesso uomo che aveva fatto fuoco, che ancora le sorrideva beffardo. "Qui alla NuTek non amiamo molto le spie - continuo' - e riserviamo loro un trattamento particolare. Per prima cosa vogliamo sapere per chi lavori e cosa cercavi in questa tua spedizione notturna". Lei per tutta risposta si volto' dall'altra parte, ricordando gli insegnamenti all'accademia: se vieni catturata e interrogata non rispondere nulla, se vieni torturata escludi la tua mente dal tuo corpo e attendi l'attimo giusto per fuggire o per darti la morte. Sentiva di avere ancora ai fianchi la cintura con le granate a gas nervino, ma con le mani legate non riusciva a raggiungerle. "Bene - continuo' l'uomo impassibile - vedo che ti hanno istruita a dovere. Pero' forse non ti hanno detto cosa usiamo qui alla NuTek per far parlare le spie..." Dicendo questo estrasse da un cassetto una siriga epidermica e la riempi' con del liquido preso da una boccetta scura. Poi con un movimento rapido le infilo' l'ago nel braccio attraverso la tuta e le inietto' il contenuto della siringa. "Che cosa era? - gli chiese la ragazza timorosa - Se era siero della verita' sappi che e' inutile, sono vaccinata contro tutte le droge". "Oh no, quelle sostanze le lasciamo agli incapaci... qui alla NuTek abbiamo realizzato un composto unico nel suo genere. Vedi, la sostanza che ti ho iniettato serve ad amplificare le sensazioni" Dicendo questo inzio' lentamente ad aprire la lampo che, partendo dal collo fino all'inguine, le chiudeva la tuta. "Che cosa mi stai facendo?" Chiese terrorizzata la ragazza, che non capiva quello strano interrogatorio che esulava da quello che le avevano insegnato. "Vedrai, ti piacera'. Sarai tu stessa ad implorarmi di chiederti le informazioni che voglio sapere". Con una mano aveva cominciato ad accarezzarle lentamente e dolcemente i seni, tracciando con l'indice un immaginario otto ribaltato sul suo corpo. Questo semplice movimento aveva portato la ragazza ad uno stato di eccitazione mai provato prima e della quale si stupi' non poco. "Cosa..." - inizio' a chiedere. "La sostanza che ti ho dato amplifica il piacere che provi portandolo a livelli incredibili. Solo il toccarti lievemente il seno ti ha eccitato, pensa se facessi di piu'..." Mentre ancora parlava con entrambe le mani le circondo' i seni e inizio' un massaggio ritmico, stringendole i capezzoli tra pollice ed indice. L'eccitazione della ragazza era ormai incontenibile: "Ti prego, smettila!!!" "Vuoi davvero che la smetta?" - le fece eco l'uomo. "No, continua", ormai aveva perso ogni controllo e inibizione. L'uomo continuo' questa dolce forma di tortura: mentre con una mano le continuava a massaggiare alternativamente i seni, con l'altra scese lentamente verso la fica, che ormai perlava di umori le cosce. La tuta, aperta, luccicava per le luci al neon e lo strato di umori che aveva iniziato a coprirla nella zona del ventre. Quando con la mano dolcemente le apri' le grandi labbra si senti' un gemito di piacere e la ragazza inizio' a mordicchiare il collo della tuta per cercare di calmare l'eccitazione. Senza alcuna fretta l'uomo inizio' con l'indice ad esplorare il suo frutto, solo sfiorando il clitoride gia' rosso per l'apporto di sangue. Continuo' questo giochetto per un paio di minuti e i gemiti salivano sempre piu' alti. Alla fine fu proprio la ragazza a non riuscire piu' a trattenersi: "Ti prego, penetrami!" - gli chiese supplichevole. Lui con fare maligno le disse: "Lo faro' solo dopo che mi avrai raccontato tutto quello che voglio sapere". L'eccitazione di lei ormai aveva offuscato la parte razionale e quindi senza neppure rendersene conto, solo pensando all'imminente liberazione, gli disse tutto. Soddisfatto l'uomo, anche lui eccitato da quel bellissimo corpo nudo alla sua merce', si tolse i pantaloni, gli slip e sali' sul lettino. Comincio' a sfregare la sua cappella sulle labbra della ragazza e poi sul clitoride provocando violente contrazioni e brividi. Alla fine lentamente la penetro' e inizio' un lento movimento dentro di lei. Dopo pochi attimi senti' l'orgasmo della ragazza e le contrazioni ne provocarono uno anche a lui. Sfiniti entrambi si trovarono sdraiati l'uno sull'altra. Dopo qualche minuto la ragazza riusci' ad aprire gli occhi: vide l'uomo - ricomposto - impugnare la stessa arma di prima e - dopo aver sorriso - le disse: "Grazie, au revoir" e tiro' il grilletto. BANG! . . . . . . . . . . . . . (to be continued?) :-) bye LordAsh