BONDAGE ANGELS Era una fresca giornata primaverile, gli angeli tenevano una riunione straordinaria, Chiese Jill. Rispose Bosley INTANTO La stanza illuminata dal neon, odore di medicinale, una flebile voce Victoria, ancora intorpidita, invocava vanamente qualcuno che la potesse liberare. Il suo giunonico corpo era legato su un letto, cinghie di cuoio le tenevano ferme i polsi e le caviglie, era completamente nuda tranne che per un largo asciugamano che le copriva il busto. Sentì la porta aprirsi, L'uomo vestito di scuro non rispose, portava un vassoio con del cibo, aprì i lucchetti delle cinghie dei polsi, e le mise accanto il vassoio. Se ne andò chiudendo la porta in faccia alle sue domande. LA MATTINA DOPO Farrah entrò nella sua stanza dove Jill stava riscaldando le creme per il massaggio disse con un simpatico gesto d'intesa. Farrah si distese pancia sotto e Jill cominciò a massaggiarle le spalle attaccando con discorsi futili così per passare il tempo. Farrah aveva terminato i massaggi e ora stava facendo una maschera di bellezza, era completamente rilassata, nuda sotto un asciugamano rosa e aveva due tamponi di cotone sulle palpebre chiuse, diceva Jill. Due figure sospette entrarono nella stanza senza far rumore, Jill intenta nel suo lavoro si sentì afferrare da dietro, Un tampone intriso di cloroformio le coprì prontamente il naso e la bocca. La bella bionda cercava di lottare, ma i due la tenevano con forza e la trascinarono nel ripostiglio. Cercava di avvertire Farrah battendo gli zoccoli da nurse contro il pavimento, ma le suole in gomma non facevano molto rumore; con un paio di profondi respiri già sentiva scivolare la sua mente nel torpore. Il suo corpo minuto e inerme non smetteva di combattere, ma i movimenti erano sempre più inconsulti. Pensava poco prima di cadere in un sonno profondo. chiamò Farrah insospettita dalla mancanza di rumore nella stanza, si tolse il cotone dagli occhi, ma prontamente un batuffolo di cotone più grosso premuto con forza le coprì il volto portò le mani alla bocca nella speranza di liberarsi dalla morsa, cercava di scalciare, di fare rumore, ma l'altro rapitore le teneva ferme le caviglie, non le restava che respirare i dolci vapori soporiferi. Mugolava dolcemente e sentiva le sue palpebre sempre più pesanti, finchè i sensi l'abbandonarono. Farrah venne legata con del cerotto bianco, alle caviglie, ai polsi dietro la schiena e sotto i seni, poi le misero uno straccio in bocca e la chiusero con un bel cerottone largo, la nascosero nel cestino degli asciugamani e uscirono travestiti da inservienti. Mentre i due erano a metà del corridoio ad uno dei sequestratori venne un dubbio Rispose l'altro con una certa noncuranza. Jill aveva la testa ancora pesante ma era abbastanza cosciente da capire di essere saldamente legata ai polsi e alle caviglie incrociate, aveva la bocca sigillata da un cerotto appiccicoso. Sfilò i suoi zoccoli bianchi, sotto aveve delle calze neutre, velate, picchiava coi bei talloni alla porta e mugolava aiuto, ma era tutto inutile nessuno la sentiva. Avvertì un odore strano e subito un pensiero orrendo la colpì Con le piante dei piedi abbassò la maniglia del ripostiglio, aprì la porta e si avvicinò alla manopola strisciando sul freddo pavimento con la grinta dell'istinto di conservazione. Sapeva che non poteva alzarsi in piedi con le caviglie legate a quella maniera quindi decise di strappare le calze dai suoi delicati piedini per avere più presa e senso tattile. Alzò per aria le gambe cercando di raggiungere la manopola incurante della sua camicia da nurse che ormai si era completamente aperta portando in bella mostra i suoi seni piccoli e bianchi, ma coi capezzoli inturgiditi dalla paura. Kelly aveva finito il trattamento e sedeva nella sala d'attesa aspettando che Farrah uscisse dalla sua stanza. La segretaria al primo banco la chiamò Kelly entrò nella sua Limo, quando la macchina iniziò a muoversi il retro della macchina cominciò a riempirsi di gas narcotico. Provò ad aprire le portiere ma erano chiuse. ma della sue richieste l'autista non se ne curava. Si sfilò un sandalo dal piede e col tacco cercò di rompere il finestrino Oramai il gas aveva riempito tutto l'abitacolo drogandola quasi del tutto. si accasciò svenuta sui sedili in pelle nera. Kelly venne tirata fuori dalla macchina dai suoi rapitori L'uomo sfiorò delicatamente le liscie piante dei piedi fino alle dita affusolate e lunghe, diede un bacio a quelle formose estremità inebriato dall'odore di pulito che emanavano. Le strinse gli alluci smaltati di rosso con una morbida corda di cotone, prese un cerotto e sigillò le labbra di Kelly. La bella mora stava riprendendo i sensi, chiuse le palpebre e le riaprì cercando di mettere a fuoco, ma un'altra generosa dose di cloroformio le venne applicata sul volto. La ragazza si riassopì, docile e indifesa, l'uomo le tenne ancora un pò il panno sul viso. La caricò in spalla e scese negli scantinati . NEL FRATTEMPO Le sottili dita dei piedi di Jill stavano toccando la manovella, le unghie tinte di madreperlato erano stupende nella tensione del momento, mentre spasmodicamente lavoravano per salvarsi la vita, sentiva che il gas la stava facendo addormentare di nuovo, aveva infilato un alluce nei raggi della manopola e tentava coi polpastrelli dell'altro piede di girarla in qualche modo. Era sempre più indebolita. La sua vista era annebbiata, non aveva la forza di tenere ancora su le gambe ma il dito le rimaneva incastrato nella manopola, si sentiva ormai perduta, quando vide emergere dalla nebbia il volto della sua amica Sabrina. Le tolse via il cerotto Finalmente venne slegata dalla sua collega. Chiese Sabrina Alla base degli angeli l'atmosfera era tesa. Contemporaneamente nel nascondiglio dei rapitori Victoria, Kelly e Farrah erano completamente rinvenute. Tutte e tre legate su dei lettini da sole a schienale inclinato, i polsi sopra la testa, i bei corpi totalmente nudi strettamente assicurati lungo il lettino, le caviglie leggermente divaricate, ogni probabilità di fuga era impossibile, i nodi erano molto stretti, i letti pesanti e impossibili da muovere, ma i due angeli non si davano per vinte, si agitavano furiose tra gli stretti legacci. Tentavano di comunicare tra loro ma erano pesantemente imbavagliate da numerosi strati di cerotto. Le grida uscivano smorzate in flebili mugolii, dalle loro bocche rimpinzante da un cencio corposo. Solo Victoria se ne stava in disparte ormai rassegnata alla sua indifesa condizione. Nella fredda stanza bianca entrarono due uomini e una bella ragazza con dei lunghi capelli rossi. Dalle tre ragazze si levarono dei mugolii risentiti e impauriti. In due si avvicinarano a Victoria, uno le stringeva con la mano il formoso piede e l'altro teneva fermo l'alluce avvicinando il pennellino dello smalto; niente da fare, la modella dava forti strattoni cercando di roteare il piede e divaricando le forti dita. Nulla, si dibatteva come una matta, tendeva con forza le braccia, mugolava, agitava sinuoso il suo corpo sballottando le splendide tette. Con una piuma le solleticavano la pianta setosa, lei corrucciava i morbidi polpastrelli, tentava di tutto per sottrarre le sue indifese estremità da quell'atroce tortura, ma non poteva fare altro che ridere di gusto. Era completamente obnubilata dalle sferzate di solletico quando si sentì coprire il volto da un grosso batuffolo di cotone. Victoria riconobbe il dolce odore di cloroformio, non poteva non respirare, aveva bisogno di ossigeno per compensare lo sforzo fatto in tutte quelle risate non poteva muovere la testa perchè Angelica la teneva per i capelli. Ansimava intontita. La sua testa sempre più pesante, la stanza le girava attorno, finchè, priva di forze, s'addormentò. I due angeli si scambiarono una rapida occhiata, intesero che era meglio, per il momento, fare come diceva. Avevano paura non solo di fare da cavie per uno smalto, ma anche delle indesiderate attenzioni che i perversi inservienti riservavano ai loro corpi, e sopratutto ai loro piedi. Non potevano fare altro che mettersi "comode", tenere i nervi saldi aspettando il momento buono per fuggire oppure sperare nell'aiuto esterno delle loro due amiche. Intanto Jill e Sabrina si erano organizzate per andare a liberare le loro amiche. Vestite con delle tute intere, nere e tanto attillate da far scorgere i timidi capezzoli. S'introdussero negli scantinati della clinica, Jill entrò in uno stanzone buio, mentre Sabrina camminava lungo un corridoio. Sabrina aprì una delle porte del corridoio ed entrò finalmente in una stanza illuminata Si trovò davanti Victoria ancora svenuta e, poco più in là, le sue amiche. Mentre si avvicinava a loro le ragazze sembravano sempre più nervose, agitate, come se volessero avvertirla di qualcosa. Sabrina sfortunatamente non colse quell'avvertimento e in un lampo venne aggredita da tre energumeni. Due la tenevano ferma mentre uno le legava i polsi dietro la schiena. Chiese Angelica avvicinandosi con aria minacciosa. Rispose stizzita Sabrina. Concluse sagacemente la rossa tirandole i neri capelli e applicandole su naso e bocca un panno recante una generosa dose di narcotico. Sabrina tratteneva il fiato. Due la tenevano per le spalle un'altro le teneva le gambe unite mentre le stava legando, per non dare calci. Angelica le teneva la testa reclinata all'indietro. Le sferrò un pugno allo stomaco, non forte ma abbastanza da farle rompere l'apnea, in un profondo respiro riempì i suoi polmoni inalando una forte dose di "dormi dormi" Si sentì subito stordita, ora non aveva più forze per combattere, il secondo respirò la privò del contatto con la realtà, si sentiva ovattata la sua mente fluttuava, ribaltava le pupille all'indietro chiudendo dolcemente le palpebre pesanti, il terzo, il quarto respiro, poi cadde in un oscuro abbisso. ordinò Angelica. Pensava Jill. Si trovava in una stanza con dei tavolini sui quali c'erano in bella mostra una quantità enorme di fiale fialette e ampolle Stava per uscire dalla stanza quando senti un rumore di passi. Nella farmacia entrò la bella Angelica. Jill attese che fosse girata e la aggredì alle spalle; in un battito di ciglio si trovò i polsi ammanettati dietro e una mano sulla bocca. Attese qualche secondo poi le strizzò un capezzolo, talmente forte che pure la mano sulla sua bocca fece fatica a smorzarne il grido. Intimò Kelly. Angelica annuì. Con uno straccio nero di seta la imbavagliò stretta stretta, passandolo due volte tra i denti, la fece salire su un carrettino per portare le scatole e con dei tiranti elastici le strinse le gambe e le coscie, sollevò quel dolce peso e le appoggiò il coltello vicino alla guancia. Uscì dalla farmacia e si fece portare nella stanza dove tenevano prigioniere le ragazze. I tre energumeni stavano palpeggiando quei corpi nudi durante il momento d'assenza del loro capo. Uno palpeggiava i soffici seni di Sabrina, un altro carezzava i capelli corvini di Kelly, un altro ancora aveva avvicinato i letti di Farrah e Sabrina e si stava beando, perso nella bellezza delle loro estremità. A Sabrina non stava molto bene quella tonalità di smalto, il fucsia acceso avvampava troppo sul pallore dei suoi piede, a Farrah donava di più solo perchè li aveva più abbronzati. Gli azzurri occhioni di Farrah guardavano imploranti il suo rapitore mentre mordicchiava le carnosità dei suoi piedi. Esclamò con gusto il sequestratore. L'arco del piede di Sabrina era molto pronunciato le piante erano liscie e ben curate, le ditina fini e cicciotte nei punti giusti. Cominciava a formicolarle mentre si stava riavendo dal sopore, quando ad un tratto la porta si aprì di schianto Tuonò Jill puntando la pistola contro i tre uomini e tenendo il coltello vicino alla gola del loro capo. Uno dei tre accenno ad una reazione prendendo la pistola, Jill gli piazzò una pallottola in un braccio Con il coltello taglio le corde ai polsi delle sue amiche, le sbavagliò. Le ragazze si liberarono in tutta fretta e, coperte da asciugamani di fortuna, stavano apprestandosi ad andarsene. Kelly la guardò dal basso in alto, prese un panno lo intrise di liquido chiaro e glielo pose sul volto. Angelica era su tutte le furie, mai avrebbe pensato di essere narcotizzata, dalle sue stesse prede poi...che faranno di lei... Le manette tintinnavano al ferro del carrellino, i suoi begli occhioni verdi erano spalancati di rabbia, i fluenti capelli ondeggiavano per la lotta. Ormai era in bilico sull'abisso del torpore e Sabrina la sbeffeggiata. Le manette tintinnavano sempre meno, i mugolii sempre più pacati. . LA MATTINA DOPO Chiese Bosley Apri la grande scatola e dentro, immersa in pezzettini di polistirolo, fece la sua bella apparizione Angelica Bridges, strettamente legata con del nastro da pacchi avana ai polsi alle fini caviglie e sopra e sotto i seni. Era ancora semisvenuta a causa di qualche goccia di cloroformio che aromatizzava l'interno della scatola, ma faceva bella mostra di se, coi suoi lunghissimi capelli rossi, le sue belle tette rotonde, ancor più grosse perchè strizzate dallo scotch, fianchi stretti e un bel culo sodo da schiaffeggiare all'occorrenza. Mentre le ragazze s'avviavano alla porta libere e contente sentivano Bosley che rimuginava tra se e se. Prima di chiudere la porta Sabrina disse