Tripoliatana I / Ostia Forma LXIV - Tripolitana II / Keay IX - Tripolitana III /.Dressel 41/ Keay XI La prima classificazione delle anfore"tripolitane si deve a F. Zevi (Zevi, Tchernia 1969, pp. 193-195), ed in seguito a C. Panella (Panella 1977, pp. 135-149); i tipi Tripolitana II e III rappresentano le varianti pi� tarde di questa produzione, e fanno parte di una vasta produzione anforaria che ha inizio nel I secolo d.C. e prosegue fino al IV. La Tripolitana I^ � caratterizzata dal grosso orlo poco svasato con labbro a "doppio gradino", collo troncoconico, anse a nastro solcato impostate sul collo e sulla spalla, corpo cilindrico terminante con un grosso puntale conico internamente cavo (Ostia III, pag. 628, fig. 22); impasto di colore rosso arancio duro e compatto con inclusi calcarei frattura netta e ruvida al tatto; ingubbiatura color crema. I dati pi� significativi per la datazione provengono da Ostia (Terme del Nuotatore e Casa dalle Pareti Gialle), dove il contenitore � presente dall'epoca traianea al III secolo d.C., anche se con attestazioni di modesta entit�. A Roma si segnalano gli esemplari con "tituli picti" del deposito di Castro Pretorio, pubblicati dal Dressel, tra i quali sono presenti testi in lingua punica (CIL ZV 2, 4898; Bullettino Comunale, VIII, 1880, tav. IV.2); altre rilevanti attestazioni sono a Pompei, con circa 30 esemplari provvisti di "tituli picti", alcuni dei quali in greco. In Tripolitania questi contenitori sono prodotti a partire dal I secolo a.C. e presenti in contesti, funerari e non, di Misurata, Lepcis, Sabratha (mausoleo B), Tripoli e Bengazi; il periodo di maggiore esportazione sembra essere tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo d.C., mentre la produzione cessa dopo la met� del II secolo (Cfr. Settefinestre, p. 84). Con la definizione di Tripolitana II^ si indica una famiglia di contenitori aventi per lo pi� il corpo cilindrico (� cm 30 circa - Panella 1977, tav. LXIX, n. 47; Keay 1984, IX, pp. 129-131, fig. 47.5-7) con fondo a corto puntale conico, internamente cavo (del tutto simile a quello della Tripolitana III), corto collo cilindrico, orlo svasato (� 17 cm circa), labbro ingrossato con caratteristico "doppio gradino" esterno; la parte superiore del contenitore presenta un'ampia spalla alla base della quale sono le due piccole anse a maniglia che la distinguono degli altri contenitori della stessa categoria. L'argilla � rossa con venature grigie e marroni nel nucleo, coperta di ingubbio grigio in superficie, e con inclusi di calcare abbondanti; oppure impasto rosso arancio piuttosto duro e compatto con granuli bianchi, grossi, e ingubbiocolor crema; frattura netta e ruvida al tatto. L'area di produzione � attestata nell'odierna Libia (Tripolitania), a partire dal I secolo d. C. (fornacisono state ritrovate a Gargaresch: Ostia III, p. 564), mentre la sua circolazione � documentata ad Ostia tra la fine del I secolo e la met� del III secolo. A differenza del tipo III, raramente vi si ritrovano bolli doliari. La produzione delle Tripolitane, come del resto gli altri contenitori di origine africana, dovette essere finalizzata principalmente al commercio dell'olio d'oliva, di cui la Tripolitania un'importante produttrice; diversi "tituli picti" rinvenuti su contenitori esportati a Pompei e altrove, sembrano avvalorare questa ipotesi.La maggiore diffusione nei contesti di Ampurias e Tarragona si ha nel corso del III secolo; altri contesti italici, come Ostia, indicano l'inizio dell'importazione a partire dalla fine del I secolo. La produzione sembra essere cessata alla met� del III secolo, come dimostra la presenza fra i materiali del Monte Testaccio, ancora intorno al 260 d.C., e in altri siti della Tripolitania. Non mancano, tuttavia, attestazioni pi� tarde come i frammenti provenienti dalle Terme del Nuotatore ad Ostia e da Luni (Luni II, CM 3826, 5331, 11271/11634 e 3876). E' possibile che, cessata in gran parte l'esportazione alla met� del III secolo, il contenitore abbia continuato a circolare principalmente per il mercato locale (Ostia III, pp. 562 - 564; Ostia IV, pp. 153 - 154). La Tripolitana III^ , infine, � caratterizzata dal corpo cilindrico con caratteristico piede a puntale conico; presenta una notevole variet� nel profilo dell'orlo, per lo pi� verticale, ingrossato con il labbro esternamente sagomato ad S o a"doppio gradino" (� cm 13); contrariamente alla Tripolitana II le anse presentano il profilo e la lavorazione tipica dei contenitori tunisini. Le varianti accertate in ambito catalano presentano l'orlo nettamente staccato dal collo e svasato, con labbro "appuntito" e rivolto all'esterno (Keay 1984, fig. 135, nn. 2-8).Argilla rossa nel nucleo e grigia in superficie, oppure di colore rosso-marrone con venature grigie nel nucleo, grigia in superficie, o con ingubbio color crema, ricca di impurit� calcaree. L'area di produzione coincide con quella delle Tripolitane I e II; analogamente a queste � stata utilizzata per il commercio dell'olio libico, come risulta, ancora una volta, dai testi epigrafici o dai "tituli picti". La maggior parte delle attestazioni, in Africa, Italia e Spagna, si datano nell'ambito del III secolo; in particolar modo una notevole quantit� di frammenti � presente nelle parti severiane e post severiane del Monte Testaccio(Rodriguez Almeida 1977, pp. 199-248). Sembra che la Tripolitana III fosse prodotta ancora nel IV secolo, come risulta da attestazioni nelle Terme del Nuotatore ad Ostia, Luni, Piazza Armerina e Sabratha; un'esemplare proviene anche dal contesto della Schola Praeconum (Roma), databile trail 430 e il 440 (Schola Praeconum I, 1982, pag. 79, fig. 13.175). Bibliografia F. Zevi, A. Tchernia, Amphores de Byzacene en bas-empire, Antiquites Africaines, 3, 1969, pp. 173-214 S. J. Keay, Late Roman amphorae in the western Mediterranean, a tipology and economic study: the catalan evidence, in: British Archaeological Reports International Series, 196, 1984,pp. 129 - 131, fig. 135, nn. 2-8 Scavi di Luni, relazione delle campagne di scavo 1972 - 1973 - 1974, a cura di A. Frova, Roma 1977, CM 3826, 5331, 11271/11634 e 3876 Ostia III, le terme del nuotatore, scavo degli ambienti III, V, VI, VII e di un saggionell' area SO, Studi scellanei, 21, Roma,1973, pp. 562 - 571 Ostia IV, Le Terme del Nuotatore, scavo dell'ambiente XVI e dell'area XXV, Roma 1977, pp. 153 - 156 D.P.S. Peacock, D.F. Wiliams, Amphorae in the roman economy, Londra 1986, pp. 169 - 170 AA.VV. Settefinestre, una villa schiavistica nell'Etruria Meridionale, vol II, la villa e i suoi reperti, a cura di A.Ricci, Modena 1985, pag. 84 L. Villa, Le anfore tra tardo antico e medioevo, in: Ad Mensam, manufatti d' uso da contesti archeologici fra tarda antichit� e alto medioevo, a cura di Silvia Lusuardi Siena, Udine, 1994, pp. 396 - 397 E. Rodriguez Almeida, Bolli anforari di Monte Testaccio Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 84 (1974-75), Roma 1977, pp. 199-248 C. Panella, Le anfore tardoantiche: centri di produzione e mercati preferenziali, in Socirt� romana e impero tardoantico, vol. III, Le merci e gli insediamenti, a cura di A. Giardina, Bari 1986, pp. 256-266 Ostia I, Le Terme del Nuotatore, scavo dell'ambiente IV, Studi Miscellanei, 13, Roma 1968, fig. 517, 519 P. Romanelli, Economia della Tripolitania romana, in Rivista delle colonie italiane, III, 1929, pp. 537 ss. E. Salza Prina Ricotti, Le ville marittime di Silin (Leptis Magna), Rendiconti della Pontificia Accademia di Archeologia, 1970-1971, pp. 135 ss. F. Zevi, A. Tchernia, Amphores de Byzacene au bas-empire, in Ant.Afr., 3, 1969, pp. 193 ss. F. Zevi, I. Pohl, Ostia. Sagfgi di scavo. La casa dalle pareti gialle, in Notizie degli Scavi di Antichit�, ser. VIII, XXIV, suppl. I, 1970, p. 184, n. 309, p. 185, fig. 92, n. 309, p. 194, fig. 100, n. 396 M. Wheeler, Romebeyond the imperial frontiers, London 1954, p. 99, tav. XVIII P. Parr, A sequence of pottery from Petra, in Near eastern archaeology in the 20th century, New York 1970, p. 361, fig. 4, 41 J.M. Ma�a de Angulo, Sobre tipolog�a de anforas punicas, in Cr�nica del VI Congreso Arqueologico del Sudeste (Alcoy 1950), 1951, pp. 204 ss. V.R. Grace, The canaanite jar, in The aegean and the near east, Studies presented to Hetty Goldman, Locus Valley, New York 1956, tav. XI, 3, p. 89, fig. 6, 2-3 Goodchild, Roman sites on the Tahruna Plateau of Tripolitania, in Papers of the British School at Rome, XIX, 1951, pp. 43 ss. H.M. Callender, Roman Amphorae, London 1965, n. 925 b R. Bartoccini, Le antichit� della Tripolitania, Milano 1926, p. 66, fig. 96 G.A. Reisner, Harvardexcavation at Samaria, 1908-1910, I, Cambridge1924, p. 13, fig. 6, n.41 R. Auriemma, La ceramica della fase del battistero paleocristiano, in N. Parmegiani, A. Pronti et alii, S. Cecilia in Trastevere. Nuovi scavi e ricerche, Monumenti di Antichit� Cristiana XVI, Citt� del Vaticano 2004, pp. 204-205 M. Bonifay, Etudes sur la c�ramique romaine tardive d'Afrique, British Archaeological Reports, International Series 1301, Oxford 2004, pp. 89-92, pp. 105-107 |
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