Roma Crypta Balbi - VI-VII sec. - Ricci 1998 |
Farfa - San Donato - VI-VII sec. |
Napoli Carminiello ai Mannesi - VI-VII secolo |
Brescia - VI secolo |
Brescia - VI secolo |
Piemonte (Belmonte) - VI secolo |
Roma Crypta Balbi - XII-XIII secolo - Ricci 1990 |
Roma Via della Consolazione - XII secolo - da Paganelli 1994 |
Gli strumenti della panificazione domestica nel medioevo: Clibano e Testo L'utilizzo simultaneo dei termini "Clibanus" e "Testus" � documentata almeno a partire dall'alto medioevo; nell'enciclopedia De Universo o De rerum Naturis di Rabano Mauro (780-865), ad esempio, entrambi i termini ricorrono pi� volte con vari riferimenti simbolici al sacrificio eucaristico: in primo luogo "Clibanicius in testo cactus" (De Rer. Nat:, 22:1), non lascia dubbi circa l'equivalenza tra i due termini, cos� come "clibanitio pane", oppure "coctum in clibano de simila panes"; in nessun caso, tuttavia, viene chiarita la natura di tali strumenti. La produzione di recipienti per i quali si � ipotizzato un utilizzo per la cottura domestica di pane e altri cibi a base di farina, � attestata gi� nel corso della tarda et� repubblicana, grosso modo in tutta l'Italia centro meridionale (Lazio, Abruzzo e Campania); secondo l'ipotesi pi� accreditata l'impasto da cuocere era posto al di sotto della "campana" in argilla da fuoco, mentre il listello pronunciato di cui questa era dotata all'esterno serviva a contenere la brace ardente a contatto. La maggior parte delle attestazioni di epoca imperiale si concentrano intorno a Roma (Bolsena, Gabi, Tolfa, Vasanello, Sutri, Minturno), compresa Ostia, dove per� sono tuttora inediti. Altre attestazioni si hanno a Cosa, a Pompei, Benevento e nel Sannio. Sebbene sia a tutti gli effetti una pratica ancora in uso, soprattutto nel nord d'Italia, a livello archeologico la "panificazione domestica" � documentabile in maniera veramente massiccia solo a partire dai primi secoli dell'alto medioevo (VI-VII d.C.) e non sembra superare lo scorcio di questo periodo (XII-XIII d.C.); nelle stratigrafie della Cripta Balbi, a Roma, questi manufatti scompaiono del tutto dopo il XV secolo. |
Pentole e testo da pane dalla Crypta Balbi (Roma), VI-VII secolo - da Ricci 2001 |
I motivi esatti del repentino "cambiamento" nelle abitudini degli italiani, ovviamente,
rimangono nel campo delle ipotesi; tuttavia non � da escludere che la grande diffusione della panificazione domestica sia da inserire nel complesso dei mutamenti che investono la societ� e l'economia con il collasso, pi� o meno rapido, dell'organizzazione statale romana, ed il conseguente "ritorno" ad un tipo di economia di tipo famigliare, anche in conseguenza del processo di |
"ruralizzazione" dello spazio urbano, riscontrabile in numerose citt�, tra cui la
stessa Roma. |
Per quanto riguarda il dato archeologico, dal momento che le fonti letterarie tacciono
sull'argomento, i secoli a cavallo tra la tarda antichit� e l'alto medioevo
sono quelli che interessano anche per un inquadramento "storico" del fenomeno;
in questo periodo, e praticamente in tutte le maggiori citt� e negli abitati
minori, compare tra le forme ceramiche utilizzate per la preparazione dei cibi,
il cosiddetto "testo" in forme che, singolarmente, si ripetono per lo pi� identiche dal nord al sud della penisola. Si tratta infatti di un contenitore dalla forma emisferica o |
troncoconica molto "aperta", munito di scanalature orizzontali all'esterno, di piccoli
fori per lo sfiato dell'aria calda, un largo listello posto lungo la |
circonferenza intermedia, e diversi tipi di presa come una "maniglia" applicata sulla
sommit�. Fanno eccezione alcuni contenitori, di forma circolare, bassi e con
fondo piano, rinvenuti a Roma e a Napoli, per i quali la funzione di testi da
pane pu� essere solo ipotizzata. |
Simili ma non del tutto sono alcuni frammenti di contenitori in ceramica grezza,
simili a grandi scodelle, rinvenuti in alcuni siti dell'Etruria meridionale, caratterizzati
dalla parete bassa leggermente ricurva, con l'orlo indistinto, per
i quali � stato coniato l'appellativo di "testelli" ma la cui funzione � solo
ipotetica; sulla base dei contesti di rinvenimento si daterebbero tra IX e X secolo. |
Potrebbe non essere casuale l'affermazione della panificazione domestica, e la comparsa
del testo da pane nei contesti archeologici, in un momento, come gi� accennato,
di radicali cambiamenti in campo economico e commerciale; solo le pi� recenti
acquisizioni dal punto di vista dei dati archeologici hanno rivelato la
persistenza di rotte commerciali, nel VI e VII secolo, con l'Africa e con l'oriente;
� interessante notare, tuttavia, come sia mutata radicalmente, in questo
periodo, la tipologia dei contenitori da trasporto, africani e medio orientali.
A Roma giungono per lo pi� anfore di piccole dimensioni, a volte vere e proprie
"bottiglie" dalla capacit� limitata a pochi litri o meno di un litro; si tratta
dei c.d. Spatheia di piccole dimensioni o dei "Late Roman Unguentaria", mentre
si esaurisce l'afflusso degli ultimi contenitori di grandi dimensioni (Keay
LXII e LXII). Se le merci che ancora giungono d'oltre mare si riducono a pochi prodotti di lusso, il cui trasporto poteva risultare conveniente anche in quantit� ridotta, insieme con le ultime produzioni di vasellame in Terra Sigillata Africana, � lecito ritenere che l'approvvigionamento di prodotti di prima necessit� (olio, vino, grano), anche per un paese estremamente spopolato rispetto solo a 200 anni prima, dovesse ormai avvenire a livello locale, mediante la messa a coltura e l'organizzazione delle terre pubbliche o di propriet� della chiesa (le "Domus Cultae" dell'agro romano); il questo ambito si inquadra anche il ritorno alla produzione di contenitori da trasporto italici o laziali, che evidentemente venivamo utilizzati su distanze ridotte, e sempre per il commercio di esigue quantit� di prodotto (v. ad es. il massiccio afflusso a Roma dei contenitori tipo Keay LII, per quasi tutto il VII secolo). In questo contesto storico la panificazione domestica deve vedersi come un ulteriore ritorno a forme di economia "chiusa" e di limitata portata dal punto di vista territoriale; forme di economia che comprendono anche diversi canali di approvvigionamento delle materie prime (granaglie o altro), la graduale disarticolazione del tessuto urbano delle citt� (tra cui Roma), con la formazione di nuclei abitati circondati da ampie porzioni di "disabitato", che potevano essere agevolmente messe a coltura per la produzione di generi di prima necessit�; un caso del genere, di notevole interesse, � quello documentato nell'area del Foro di Nerva, ed in generale in tutto il comprensorio dei Fori Imperiali. Contemporaneamente alcuni forni "collettivi" ed altre strutture per l'approvvigionamento prendono il posto o si insediano in edifici romani, gi� a carattere "pubblico"; molti di questi sono ancora oggi visibili nell'abitato di Ostia Antica: segnalo, ad esempio, il forno nell'ambito del cortile della Caserma dei Vigili o la "noria" per il sollevamento dell'acqua nell'ambito delle terme presso la Porta Romana. Strutture che, purtroppo, non possono essere datate con certezza, ma che rientrano nel processo di trasformazione della citt� antica in quella medievale. BIBLIOGRAFIA M. Vegas, A. Martin L�pez, Ceramica comun i de paredes finas, in M. Al magro - Gorbia, El santuario de Juno en Gabii. Excavaciones 1956 - 1969, Roma 1982, pp. 451 - 505 A. Cubberley, J.A. Lloid, P.C. Roberts, Testa and Clibani: the baking covers of classical Italy, Papers of the British School at Rome, 1988, 56, pp. 98 - 119 M. Ricci, Ceramica acroma da fuoco, in Archeologia Urbana a Roma, il progetto della Cripta Balbi, 5. L'esedra della Cripta balbi nel medioevo (XI - XV secolo), a cura di L. sagu� e L. paroli, Firenze 1990, pp. 217 - 223 M. Paganelli, Produzioni ceramiche a Roma dal VI al XIII secolo: un campione dagli scavi al foro romano, in Le ceramiche di Roma e del lazio in Et� medievale e moderna, a cura di E. De Minicis, Roma 1994, pp. 17 - 29, fig. 12 S. Nardi, Ceramica medievale dai Monti della Tolfa. Appunti preliminari, in Le ceramiche di Roma e del lazio in Et� medievale e moderna, a cura di E. De Minicis, Roma 1994, pp 52 - 56, fig. 4 A. Cubberley, Bread - baking in ancient Italy. Clibanus and Sub Testa in the roman world, in J. Wilkins, D. Harwey, M. Dobson, Foot in antiquity, Exeter 1995, pp. 55 - 68 V. Di Giovanni, Produzione e consumo di ceramica da cucina nella Campania romana (II a.C. - II d.C.), in C�ramiques communes de Campanie et de Narbonnaise, Naples 1996, pp. 65 - 103 A. Guglielmetti, La ceramica comune fra fine VI e X sec. A Brescia, nei siti di Casa Pallaveri, Palazzo Martinengo Cesaresco e piazza Labus, in Le ceramiche altomedievali (fine VI - X secolo) in Italia settentrionale: produzione e commerci, a cura di G.P. Brogiolo e S. Gelichi, Mantova 1996, pp. 9 - 14, tav. II G.P. Brogiolo et alii, Associazioni ceramiche nei contesti della prima fase longobarda di Brescia - S. Giulia, in Le ceramiche altomedievali (fine VI - X secolo) in Italia settentrionale: produzione e commerci, a cura di G.P. Brogiolo e S. Gelichi, Mantova 1996, pp. 15 - 32, tav. VII G. Pant�, La ceramica in Piemonte tra la fine del VI e il X secolo, in Le ceramiche altomedievali (fine VI - X secolo) in Italia settentrionale: produzione e commerci, a cura di G.P. Brogiolo e S. Gelichi, Mantova 1996, pp. 95 - 127, fig. 10 M. Ricci, La ceramica comune dal contesto di VII secolo della Cripta Balbi, in Ceramica in Italia: VI - VII secolo, a cura di L. Sagu�, Firenze 1998, pag. 355, fig. 1.11 M. Ricci, Ceramica da cucina, in Roma dall'antichit� al medioevo. Archeologia e storia nel Museo nazionale Romano Cripta balbi, Roma 2001, pp. 302 - 305, fig. II.3.239 - 241 G. Olcese, Ceramiche comuni a Roma e in area romana: produzione, circolazione e tecnologia (Tarda et� repubblicana - prima et� imperiale), Mantova 2003, ppp. 40 - 42 e 88 - 89 |
A destra, vari esempi di "clibani" o testi per la panificazione domestica provenienti
da varie localit� nei dintorni di Roma; tutti databili fra la tarda et� repubblicana
e la prima et� imperiale. |
Frammenti ceramici provenienti dalla c.d. villa dell'Auditorium a Roma, tra i quali
parte di un "clibanus" (n. 12). |