La ceramica da fuoco di Pantelleria L'isola di Pantelleria � stata sede di una importante produzione di ceramica grezza, in un periodo che va dal I secolo d.C. all'inizio del VI, con un picco della produzione nel IV e V secolo. Si tratta di un vasellame da fuoco caratterizzato da un aspetto grossolano, dovuto alla modellazione per lo pi� al tornio lento, colore bruno con diverse sfumature derivanti dalla cottura irregolare, frequenti tracce di bruciato e nerofumo all'esterno ed una finitura particolare delle pareti con fitte steccature parallele o concentriche. L'argilla � per lo pi� grossolana con numerosi grossi inclusi cristallini di colore scuro, mentre il repertorio formale si limita a pochi semplici contenitori aperti per la cottura, come olle, pentole, tegami, ciotole e coperchi. Dal punto di vista strettamente formale i contenitori prodotti a Pantelleria appaiono legati alla ceramica africana, per lo meno nella loro fase di epoca imperiale e tardo imperiale. Questo � vero soprattutto per quanto riguarda i coperchi e le scodelle, che imitano alla lontana le analoghe forme in ceramica ad orlo annerito o al patina cenerognola. Al contrario si nota una maggiore originalit� per quanto riguarda i contenitori da cucina, pentole e casseruole, solo lontanamente ispirati alla classica pentola Hayes 198 - 199, diffusa dal I al III secolo d.C., ma con caratteristiche originali come le due piccole anse applicate orizzontalmente subito sotto l'orlo. La ceramica di Pantelleria � stata riconosciuta, come produzione a s� nell'ambito dei contesti archeologici di Cartagine (Fulford, Peacock 1984), dove questa classe risulta particolarmente diffusa fra il IV e il V secolo. L'individuazione di Pantelleria quale luogo di provenienza del vasellame si deve alle analisi mineralogiche condotte sulle argille, ricche di componenti vulcaniche individuate anche nel suolo dell'isola. Nonostante la fattura "povera" del vasellame la sua area di distribuzione, nell'ambito del Mediterraneo occidentale, abbraccia quasi tutta la costa nord africana, da Sabratha, a Leptis Magna, Uadi er-Rasaf, a Cartagine, le coste della Sardegna (Cagliari, Turris Libisonis) e della Sicilia (Agrigento, Segesta, Monreale), Spagna (Tarragona, Alicante, Vinalopo, Fontcalent), Provenza (Tolone, Marsiglia) e, sporadicamente, alcuni siti della costa tirrenica (Albintimilium, Cosa, Ostia, Napoli). � stato notato come il picco massimo, nelle attestazioni di ceramica di Pantelleria nei siti costieri di Italia e Spagna, corrisponde al periodo di dominazione Vandala, a partire dal 406 in Spagna e a partire dal 435 in Africa; questa circostanza si spiega, forse, con un ruolo di intermediazione svolta dall'isola, posta al centro del Mediterraneo, nelle rotte commerciali tra l'Africa, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, le Baleari, la Catalogna, la Provenza e Roma. Tale diffusione, tuttavia si rivela con quantitativi assai ridotti, tra l'1 e l'8 % delle attestazioni, tranne nel caso di Cartagine e Agrigento, dove giunge, nel corso del V secolo, anche al 50 % della ceramica da fuoco rinvenuta. La conferma del fatto che questa ceramica giunge su navi provenienti o dirette in Africa si ha dalla regolare associazione con forme della Sigillata Africana in quasi tutti i siti di rinvenimento. Bibliografia D.P.S. Peacock, Pottery in roman word: an ethnoarchaeological approach, London 1982, pp. 78 - 80 M.G. Fulford, D.P.S. Peacock, Excavations at Carthage: the British Mission, vol. I, 2, Sheffield 1984, pp. 8 - 10; 157 - 159 J.M. Schuring, The roman, early medieval and medieval corse kitchen wares from the San Sisto Vecchio in Rome. Continuity and break in tradition, "Babesch" 61, 1986, pp . 158 - 207 F. cantarelli, Le possibilit� insediative e produttive dell'isola di Pantelleria dalla preistoria alla romanizzazione. Aspetti storici e proposte di riconoscimento di una limitatio, in: "Studi di antichit� in memoria di G. Gatti"; Quaderni di Acme, 9, 1987 M.A. Cau, Una fabrica importada de c�ramica tardorromana de cocina. 1� Congresso de arquelogia peninsular, (Porto 1993), Porto 1994 A.M. Mc Cann, J. Freed, Deep water archaeology: a late roman ship from Carthage and an ancient trade route near Skerki Bank of northwest Sicily, Supplement of Journal of Roman Archaeology, 13, 1994 P. Reynolds, Trade in the western Mediterranean. AD 400 - 700: the ceramic evidence, Oxford 1995 M. Tosi, B. Cerasetti, Carta archeologica dell'isola di Pantelleria, in: "Scavi e ricerche del Dipartimento di Archeologia". Mostra fotografica, a cura di T. Guaitoli, Bologna 1997, pp. 93 - 102 AA.VV., Le ceramiche comuni di Agrigento, Se gesta e Termini Imprese: risultati archeometrici e problemi archeologici, in: Il contributo delle analisi archeometriche allo studio delle ceramiche grezze e comuni: il rapporto forma / funzione / impasto, Atti della 1� giornata dei archeometria della ceramica (Bologna 28 febbraio 1997), a cura di S. Santoro Bianchi e B. Fabbri, Imola 1997, pp. 51 - 55 R.M. Bonacasa Carra, Le ceramiche comuni di Agrigento e Segesta, in: in: Il contributo delle analisi archeometriche allo studio delle ceramiche grezze e comuni: il rapporto forma / funzione / impasto, Atti della 1� giornata dei archeometria della ceramica (Bologna 28 febbraio 1997), a cura di S. Santoro Bianchi e B. Fabbri, Imola 1997, pp. 51 - 55 J.M. Marcias Sol�, La ceramica comuna tardoantigua a Tarraco. Analisi tipologica i historica (segles V - VII) Tarragona 1999 J.P. Sodini, Production et �canges dans le monde protobyzantin (IV - VII s.): le case de la c�ramique, in Byzanz als Raum, Vienna 2001 |
Particolare del materiale ceramico del relitto romano di Scauri Scalo (Pantelleria) |
Ceramica da fuoco prodotta a Pantelleria, rinvenuta ad Agrigento |
Ceramica da fuoco prodotta a Pantelleria rinvenuta a Segesta |
Ceramica di Pantelleria: teglia con coperchio dal relitto di Scauri Scalo |