La ceramica Longobarda in Italia centro settentrionale La ceramica longobarda presente in Italia si riallaccia direttamente alle produzioni pannoniche della prima met� del VI secolo, dove si assiste al passaggio da una produzione "d'impasto" realizzata a mano ad una produzione tornita, decorata a crudo con stampigliature geometriche (attraverso appositi punzoni realizzati in corno, terracotta o metallo) o con steccature a stralucido disposte a formare motivi a graticcio, a triangolo, a lisca di pesce. Le forme prodotte in Pannonia sono riconducibili ad un utilizzo domestico; si tratta di recipienti per la mescita dei cibi, brocche ed orioli dal profilo biconico o globulare, bicchieri e fiasche, tutte lavorate al tornio e variamente decorate. Allo stato attuale delle ricerche questo materiale non sembra derivare da precedenti produzioni di ambito centro europeo, pertanto va considerato come una creazione originale dei popoli allora stanziati a nord del Danubio. La ceramica longobarda si diffonde in Italia fra la fine del VI e la prima met� del VII secolo (per esempio � ancora presente a Monselice conquistata dopo il 603), a seguito della prima migrazione iniziata il 3 aprile del 568. Le sue caratteristiche tecnico-formali (cotta in ambiente riducente, pareti piuttosto sottili, rifinite a stralucido e decorate sia con punzonatura che ad incisione) la rendono una novit� nel panorama tipologico italiano. Questa produzione risulta attestata quasi esclusivamente nelle regioni settentrionali della penisola ed � relativa alla prima fase dell'occupazione longobarda. In area centro-italica � pressoch� assente (nella grande necropoli di Nocera Umbra per esempio si contano appena due esemplari), cos� come in Liguria, regione sottratta ai Bizantini solo con Rotari, nelle Venezie; tutto sommato � modesta anche la sua diffusione nelle aree a sud del Po. Assieme ad altri materiali direttamente importati dalla Pannonia, come le fibule in stile animalistico altri elementi decorativi del vestiario, i caratteristici contenitori in vetro e gli elementi dell'armamento, la ceramica indica chiaramente come i Longobardi, nella loro fase pannonica, avessero gia elaborato e fissato i caratteri essenziali della loro organizzazione sociale e dei rituali funerari. D'altro canto la sua diffusione, assai limitata, sta ad indicare anche i limiti geografici di questa prima ondata migratoria: i Longobardi entrati in Italia lungo l'Isonzo non si spinsero molto oltre l'Emilia, giungendo fino a Torino e percorrendo le vie dell'Italia Appenninica, verso sud, fino alla Toscana e all'Umbria, dove, tuttavia, altri gruppi di "federati" germanici, gia presenti dall'epoca delle guerre greco-gotiche, si erano resi autonomi costituendo gli embrioni di quelli che saranno i ducati di Spoleto e Benevento. Per la conoscenza della ceramica a stampigliatura risultano ancora oggi fondamentali i ritrovamenti effettuati nella grande necropoli di Cividale del Friuli, tra il 1817 e il 1824, e nel 1916; tutti gli elementi rinvenuti, comprese le monete che facevano parte del corredo delle sepolture, indicano che l'area venne utilizzata da un cospicuo gruppo di Longobardi della generazione immigrata, con un limite cronologico pi� basso nei primi anni del VII secolo. Un limite geografico per la diffusione della ceramica � dato invece dai materiali presenti nella necropoli di Testona Moncalieri (Torino), i cui corredi vennero rinvenuti da privati nel 1878 e successivamente acquistati dallo stato. Studi recenti effettuati sui materiali, del tutto decontestualizzati, hanno appurato che anche in questo sito si stanzi� un gruppo di individui che avevano partecipato alla migrazione. Il limite meridionale della ceramica a stampigliatura � indicato, invece, dagli unici due manufatti rinvenuti in una ricca deposizione dell'altra grande necropoli scavata alla fine del XIX secolo, quella di Nocera Umbra (1897 - 1898), utilizzata da un limitato numero di guerrieri all'epoca della migrazione, e poi da una comunit� stanziale fino alla seconda met� del VII secolo. Punto di riferimento per le ceramiche longobarde in Italia rimangono tuttora lo studio e la divisione morfologica di Otto von Hessen nel 1968 sulla base dei confronti con materiali pannonici; fino ad oggi, tuttavia, non � stato possibile affrontare un lavoro di periodizzazione interna poich� gran parte degli esemplari esistenti provengono da sepolture indagate spesso verso la fine dell'Ottocento a seguito di scavi casuali, con conseguente decontestualizzazione degli oggetti. Inoltre, poich� nessun centro di produzione � mai stato individuato con certezza sino ad anni recenti, si � sostenuto che i reperti italiani fossero legati esclusivamente alla generazione immigrata trattandosi quindi di materiali d'importazione. Dalla met� degli anni '90 questa tesi � superata e si � propensi ad ipotizzare anche la presenza dimanifatture locali, circostanza confermata dalle fornaci certamente esistenti a Brescia. L'elevata quantit� di ceramica longobarda presente negli strati dell'area di S.Giulia, a Brescia, infatti, indica la presenza di una popolazione di tradizione e cultura germanica insediata nelle vicinanze della corte regia; a questo proposito si � ipotizzato che le abitazioni, per lo pi� capanne ed edifici in legno, fossero occupate dai servi addetti ai servizi della corte stessa, fra cui artigiani impiegati nella lavorazione di oggetti funzionali alla vita quotidiana dei nobili. Dalle stesse indagini sembra che dalle medesime fornaci siano uscite altre ceramiche da mensa, sia nude sia invetriate, caratterizzate argille simili, o pi� depurate, e caratterizzate spesso dal medesimo repertorio formale e decorativo. Noti inizialmente solo nelle sepolture, i contenitori in ceramica a decorazione stampigliata venivano forse deposti per contenere alimenti, secondo un tipo di rito funebre gia in uso presso le popolazioni germaniche, e di carattere chiaramente pagano. La causa principale del loro disuso potrebbe essere quindi da collegare ad una trasformazione del rito funebre pannonico dopo la conversione al cristianesimo. Tuttavia i ritrovamenti effettuati negli ultimi decenni in contesti archeologici di tipo insediativo dimostrano come i recipienti fossero destinati anche ad un impiego domestico; la causa della loro scomparsa dai corredi sia tombali sia domestici sembra allora da ricercare nella generale modifica comportamentale delle classi nobili longobarde, che li porter� ad adeguare i loro modi di vita a quelli in uso nelle terre conquistate; non � quindi un caso se nelle sepolture longobarde pi� tarde, verso la fine del VI secolo e nel corso del VII, compaia in maniera sempre pi� massiccia la ceramica di produzione italica, sia acroma, che dipinta, che invetriata. I. Baldassarre, La ceramica delle necropoli di Nocera Umbra e Castel Trosino, Altomedioevo I-1967, pp. 141-185 A. Pasqui R. Paribeni, La nacropoli barbarica di Nocera Umbra, Mon. Ant. Linc. XXV-1918, pp. 137-351 R. Mengarelli, La necropoli barbarica di Castel Trosino presso Ascoli Piceno, Mon. Ant. Linc. XX-1902, pp. 47-235 O. 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