Brocche biansate a collo tubolare - Keay LXXIX - Vegas 42 Questa classe di contenitori biansati � oggi conosciuta in maniera approfondita solo a seguito degli studi di S. Keay e, in particolar modo, di M. Bonifay. Si tratta di produzioni varie, in sigillata chiara, in vetro e come contenitori da trasporto, caratterizzate in sostanza dalla forma globulare o ovoide, piede ad anello a volte tubolare, lungo collo verticale o conico, a volte scanalato con orlo leggermente svasato, rigonfio all'attacco delle anse; queste sono di sezione cilindrica o ovale, ricurve, applicate sulla spalla e alla met� del collo. Gli esemplari utilizzati per il trasporto sono realizzati nella classica argilla rossa calcarea delle produzioni africane, con ingubbio beige o marrone e presentano spesso decorazioni incise a piccoli petali o a pettine; un unico esemplare, da Pollentia, presenta il nome SATVRNINVS graffito sulla superficie esterna dopo la cottura del pezzo. Non ho notizie circa la diffusione degli esemplari in sigillata fuori dall'Africa, mentre il contenitore tipo Keay LXXIX � presente in diversi siti della Spagna e in Italia con due frammenti da Luni e uno, ancora inedito, da Roma. A parte il tipo di argilla impiegata non esiste alcuna evidenza circa il luogo di produzione, ma sulla base del tipo di decorazione a pettine ne � stata proposta la provenienza dal nord Africa. I contenitori in sigillata africana C e in ceramica comune sono bene attestati dal III secolo ma diventano particolarmente frequenti dal IV; a partire dal V scompaiono gli esemplari con collo scanalato; la forma continua ad essere attestata in contesti di epoca vandalica, mentre gli esemplari con piede tubolare sono presenti ancora in epoca bizantina. Gli esemplari tarraconensi provengono da contesti del tardo VI secolo; l'unico esemplare di Pollentia si data, sulla base del contesto e dell'associazione con ceramica sigillata, tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo; al di fuori della Spagna uno degli esemplari datati proviene da cartagine, sempre da un deposito di fine VI - inizio VII secolo; due esemplari non direttamente databili provengono da Luni. BIBLIOGRAFIA Per le produzioni in sigillata e in ceramica comune vedi: M. Bonifay, Etudes sur la ceramique romaine tardive d'Afrique, BAR International Series, 1301, Oxford 2004, pag. 285, fig. 157 Per i contenitori da trasporto v. S.J. Keay, Late roman amphoraein the western Mediterranean. A typology and economic study: the catalan evidence, BAR International Series, 196, Oxford 1984, pp. 369 - 374 Scavi di Luni. Relazione preliminare delle campagne di scavo 1970 - 1971, a cura si S. Lusuardi Siena, tav. 110, 14.CM 253/6 e 15.C 134 |
Keay 1984 fig. 170 |
Luni I, tav. 110, 14.CM 253/6 e 15.C 134 |
Bonifay 2004, fig. 157 |