Keay LII Argilla di colore giallo rosato, micacea, contenente molti piccoli inclusi chiari di tipo calcareo o cristallino, compatta e grossolana in frattura. Piccolo contenitore biansato caratterizzato dal corpo piriforme con ampia spalla, fondo ad anello ombelicato o concavo, non distinto dal corpo, collo di lunghezza variabile, cilindrico o campaniforme, orlo a breve tesa triangolare esterna e anse dall'andamento semicircolare, sezione circolare, ellittica o raramente trilobata, applicate sotto l'orlo e sulla spalla; caratteristica l'attaccatura interna fra collo e corpo nella quale� chiaramente visibile la sovrapposizione fra i due strati di argilla. Prodotta dalla met� del IV secolo al VII secolo d.C.; probabili centri di produzione o distribuzione sono attestati a Pellaro, Fiumara di Lume, Gioiosa Ionica (RC), a Vibo valenzia (CZ), a S. Maria Capua vetere, a Lazzaro Vecchio ed a Naxos sulla costa orientale della Sicilia, attivi tra il IV ed il V secolo. M. Bonifay e D. Pi�ri hanno proposto una suddivisione in tre sottotipi: 1) anfora piriforme con alto collo culminante con orlo triangolare (diametro 5 cm circa) leggermente risalente, databile nell'ambito del V secolo; 2) anfora globulare con collo pi� corto, svasato e di maggior diametro (circa 8 cm), documentata alla met� del V secolo; 3) varie altre tipologie, non inquadrabili, differenti dalle prime due e verosimilmente pi� tarde (M. Bonifay - D. Pi�ri, Amphores du Ve au VIIe s. aa Marseille: nouvelles donn�es sur la rypologie et le contenu, Journal of Roman Archaeology, 8, 1995, pp. 94-120); sia l'argilla caratteristica che la presenza di iscrizioni in greco dipinte inquadrano il contesto di origine in area sud italica (Calabria - Sicilia), secondo una recente ipotesi di P. Arthur (P. Arthur, Some observations on the economy of Brutium under the late roman empire, Journal of Roman Archaeology, 2, 1989, pp. 133-142); allo stesso modo si ipotizza che fosse il vino pregiato di quelle regioni la merce trasportata, circostanza giustificata anche dalle ridotte dimensioni del contenitore. La Keay LII si diffonde in maniera significativa dalla fine del IV secolo e continua ad incrementarsi nel corso dei tre secoli successivi con significative varianti nella morfologia (Keay LII tarda e anfora Krypta Balbi 2). Si suppone che l'anfora, con il suo contenuto di vino, figurasse fra i "carichi di ritorno"delle navi onerarie tunisine e nordafricane; la sua presenza � infatti attestata anche in nord Africa; altre attestazioni significative si hanno a Marsiglia e Tarragona. Bibliografia N. Lamboglia, La questione della cupola del battistero di Albenga, in: Studi Calderini-Paribeni, III, Milano 1956, pp., fig. 12, nn. 25-26; H.S. Robinson, The Atenian Agora, vol. V. Pottery of the roman Period, Princeton, New Jersej 1959, pl. 28, M 234; D. Whitehouse et all., The Schola Praeconum, I, the coins, pottery,lamps and fauna, Papers of the British School at Rome, 53, 1982, pag. 77, fig. 11, nn. 154, 158; S.J. Keay, Late Roman Amphorae in the westwrn Mediterranean. A tipology and economic study: the catalan evidence, BAR International Series, 196, 1984, type LII, pp. 267-268, fig. 114, nn. 3-6 (con bibliografia precedente); per il commercio di questi contenitori in Italia meridionale e nel mediterraneo v. E. Arslan, La dinamica degli insediamenti in Calabria dal tardo antico al medioevo, in: XXXVII Corso di Cultura sill'Arte Ravennate e Bizantina, Ravenna 1990; G. Gasperetti - V. Di Giovanni, Precisazioni sui conteenitori calabresi della tarda antichit�, Melanges de l'Echole Fran�aise de Rome, 103, 1991, pp. 875-885; F. Pacetti, La questione delle Keay LII nell'ambito della produzione anforica in Italia, in: Ceramica in Italia VI-VII secolo, Atti del convegno in onore di John W. Hayes, Roma, 11-13 Maggio 1995, a cura di L. Sagu�, Roma 1998, pp. 185-208; v. anche R. Giuliani, F. Tommasi, Recenti indagini nella catacomba della ex Vigna Chiaraviglio sulla Via Appia Antica. Relazione delle campagne di scavo nella Regione E (1994-1996), Rivista di Archeologia Cristiana, LXXV, 1999, pp. 179-181, figg. 47-500 (in partic. fig. 50); L. Sagu�, Roma, i centri privilegiati e la lunga durata della tarda antichit�. Dati archeologici dal deposito di VII secolo nell'esedra della Crypta Balbi, Archeologia medievale, XXIX, 2002, pp. 17-18, fig. 6, n. 8; A roman villa and a late roman infant cemetery. Excavation at Poggio Granignano, Lugnano in Teverina, edited by D. and N. Soren, Roma 1999 (L'Erma di Bretschneider), Keay LII, pp. 340-341; A roman villa and a late roman infant cemetery. Excavation at Poggio Granignano, Lugnano in Teverina, edited by D. and N. Soren, Roma 1999 (L'Erma di Bretschneider), Keay XLIII, pp. 353; J.A. Remol� Vallverd�, Las anforas tardo-antiguass en Tarraco (Hispania Tarraconensis), Barcellona 2000, pp. 202-204. M. Corrado, Le anfore tarde del "dark layer" di UC VII (US 1098), in in Dall'antichit� al medioevo. Aspetti insediativi e manufatti, a cura di S. Lusuardi Siena e M.P. Rossignani, Atti delle giornate di studio Milano 24 gennaio 2000, Milano 24 gennaio 2001, Milano 2003, pp. 111-113, 119, fig. 10.83-84 e 11 R. Auriemma, La ceramica della fase del battistero paleocristiano, in N. Parmegiani, A. Pronti et alii, S. Cecilia in Trastevere. Nuovi scavi e ricerche, Monumenti di Antichit� Cristiana XVI, Citt� del Vaticano 2004, pp. 197 - 201 D. Malfitana et alii, Roman Sicily Project (RSP): Ceramics and Trade, in: FACTA, a Journal of roman material culture studies, n. 2, 2008, Pisa - Roma 2009, pp. 134, ss., figg. 2, 4, 5 |