La ceramica invetriata di epoca imperiale in area romana In epoca alto imperiale i contenitori invetriati rientrano a pieno titolo nelle produzioni di ceramiche fini da mensa, per la presenza di esemplari decorati a matrice o a barbotine, anche se non mancano esemplari pi� vicini ai contenitori da mensa in ceramica comune. Le pi� antiche produzioni di epoca alto imperiale (I sec. A.C.) si situano in grandi citt� orientali come Tarso, Pergamo, Smirne. In et� augustea i centri si moltiplicano e compaiono ateliers in Italia settentrionale, nel Lazio e in Campania; dall'et� flavia compaiono produzioni che possono ritenersi romane. A tutt'oggi, tuttavia, non � stata localizzata alcuna fornace. In tutti i casi noti le forme della ceramica invetriata laziale e romana sono desunte dal repertorio morfologico di altre produzioni fini; questo dato la distingue nettamente dalle produzioni nord italiche e orientali, produzioni "di lusso" ispirate alle forme del vasellame in metallo prezioso e in vetro. Ad oggi i contesti pi� indicativi per la ceramica invetriata di epoca imperiale rimangono quelli ostiensi, delle Terme del Nuotatore, anche se si tratta di scavi degli anni '70; nuovi dati si sono avuti solo per quanto riguarda la ceramica invetriata di epoca tardo antica, grazie al convegno tenutosi a Siena nel 1990. Lo scavo delle Terme del Nuotatore (1968 - 1977) ha restituito un piccolo campione di ceramica invetriata, consistente in poche decine di frammenti, il quale indica come questa produzione non abbia mai avuto una vasta diffusione a Roma e dintorni; i dati ostiensi indicano una graduale diminuzione delle presenze fino al II secolo d.C. ed una nuova crescita dall'inizio del III. A Roma citt� il contesto pi� significativo � quello proveniente dagli scavi ottocenteschi dell'Esquilino; ma si tratta di materiale decontestualizzato e non pi� databile con precisione. La qualit� della produzione � sostanzialmente buona, l'invetriatura � di colore giallo verde, a volte tendente al celeste, con colori brillanti e accuratezza nella copertura. Alcune forme ricordano analoghi contenitori pompeiani (boccalini con decorazione a scaglie applicate) e nel complesso prevalgono le forme aperte da tavola; anche il repertorio decorativo appare limitato a pochi casi con scaglie ispirati alle analoghe decorazione dei vasi a pareti sottili. Il museo Nazionale Romano, infine, conserva un piccolo nucleo di vasetti - calamaio, grosso modo simili come forma, utilizzati per intingere lo stilo (Calamus) nell'inchiostro, uno dei quali � stato rinvenuto come corredo nell'interno di un sarcofago della met� del II secolo, mentre per gli altri non si hanno dati di rinvenimento certi. In epoca tardo antica esiste a Roma un atelier che produce contenitori di elevato pregio in ceramica invetriata, per lo pi� con decorazione a rilievo, il cui utilizzo � da connettere con i culti orientali, allora molto diffusi, e in particolar modo con il culto mitraico; il pi� celebre � il c.d. Cratere delle Fatiche di Ercole, oggi al Museo Nazionale Romano, a proposito del quale non si hanno dati di rinvenimento certi. Si tratta di un grande contenitore cilindrico con anse a tortiglione, coperto di invetriatura verde, interna ed esterna, e decorato a rilievo con quattro scene tratte dalle Fatiche di Ercole. Un altro contenitore, della stessa famiglia, proveniente dal Santuario Siriano del Granicolo, si presenta, invece, privo di decorazioni. l'Italia Cisalpina costituisce in et� tardo-antica un'area di grande diffusione della ceramica invetriata mentre l'Italia centro meridionale ne appare sostanzialmente sprovvista con l'unica grande eccezione di Roma. A parte infatti qualche sporadico ritrovamento in Campania e nell'Abruzzo Molise le attestazioni di ceramica invetriata tardo-antica si concentrano a Roma e nel suburbio. Si tratta di un gruppo ancora piuttosto limitato, ma con caratteristiche abbastanza specifiche rispetto ai materiali della Cisalpina, tra cui spicca l'assenza pressoch� completa della forma pi� diffusa e caratteristica dell'epoca, ovvero il vaso a listello. Dal punto di vista morfologico - decorativo questo materiale si colloca su una linea di forte continuit� con la produzione pi� antica di et� imperiale; le analisi mineralogiche, d'altro canto, hanno ricondotto con certezza le produzioni all'area romana suggerendo l'ipotesi di una attivit� produttiva in questo settore, dall'et� flavia al V secolo almeno. Quello che si pu� affermare sulla base dell'esame congiunto dei dati archeologici e petrografici � che la produzione avviata in et� flavia ha il periodo di massima fioritura nel II secolo allorch� si trova diffusa in tutta la parte occidentale dell'impero; alcune stratigrafie di area romana indicano che essa � ancora circolante nel III-inizi (?) IV secolo, mostrando una notevole semplificazione del rivestimento (dalla doppia vetrina si passa ad un solo strato di vetrina che sembrerebbe per� ancora applicata su biscotto), ma la permanenza delle fonti di approvvigionamento delle argille. Solo nelle ceramiche invetriate databili tra il IV secolo avanzato ed il V secolo si registra un cambiamento nella tecnica di fabbricazione con l'introduzione della monocottura, ma soprattutto un una riorganizzazione complessiva delle manifatture, con lo spostamento in direzione di quei centri che troviamo poi attivi in et� altomedievale e che si ritiene fossero anch'essi situati nella regione romano-laziale. Allo stato attuale delle conoscenze le ultime attestazioni di ceramica invetriata a Roma risalgono al VI secolo, dopo di ch� si registra un vuoto pi� volte segnalato nella documentazione della ceramica invetriata tra la tarda antichit� e l'altomedioevo in quest'area. Archeologia a Roma. 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CHRISTIE (a cura di), Three South Etrurian Churches: Santa Cornelia, Santa Rufina and San Liberato, London, 1991, pp. 211-312. C. CRISTOFANILLI, Ceramica a vetrina pesante dal territorio di Priverno, Atti del IV congresso dei Gruppi Archeologici del Lazio, Roma 1982, PP. 103-111. S. GAI, La "Berretta del Prete" sulla via Appia Antica: indagini archeologiche preliminari sull'insediamento medievale. 1984, "Arch. Med.", XIII, 1986, pp.365-404. D. MANACORDA, L. PAROLI, A. MOLINARI, M. RICCI, D. ROMEI, La ceramica medioevale di Roma nella stratigrafia della Crypta Balbi, in La ceramica medievale nel Mediterraneo Occidentale, Atti del III Congresso Internazionale (Siena-Faenza 8-13 ottobre 1984), Firenze, 1986, pp. 511-544. |
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Vaso in ceramica invetriata verde con decorazione vegetale di fattura orientale -
I sec. a.C. - I sec. d.C. - Provenienza ignota |
A sinistra e sotto: brocche in ceramica invetriata di produzione palmirena - I -
II sec. d.C. - Parigi Louvre |
Frammenti di contenitori in ceramica invetriata di epoca imperiale da Roma |
In alto, boccale monoansato di probabile provenienza campana; a sinistra boccalino
con decorazione a scaglie da Roma - I sec. d.C. |
A destra, boccalino con decorazione a scaglie di probabile provenienza sud gallica
- I sec. d.C. |
In alto, calamai in ceramica invetriata del Museo Nazionale Romano - I-II sec. d.C.;
a sinistra e sotto vasi in ceramica invetriata da Pompei - I sec. d.C. |
In alto, lucernetta invetriata di epoca imperiale, di probabile provenienza romana;
a destra frammento di lucerna invetriata del tipo Bailey C - D, dalla via Portuense
a Roma - I - II secolo d.C. |
In alto e a destra, contenitori in ceramica invetriata dal Museo Archeologico di
Sarsina |
Fronte e retro del c.d. Cratere delle Fatiche di Ercole - Roma - Museo Nazionale
Romano, IV - V secolo d.C. |