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I corredi delle sepolture intramuranee di Roma nei V e VI secolo d.C.

Risale ai primi anni '80 la presa di
coscienza da parte di storici ed
archeologi del fenomeno delle sepolture
intramuranee di Roma, tutte databili a
partire dal VI secolo se non dal V.
Oggi la problematica appare risolta con
l'ipotesi, non suffragata da testimonianze
antiche, secondo cui le circostanze
drammatiche delle guerre greco gotiche
e degli assedi ripetuti cui fu sottoposta la citt�, spinsero i suoi abitanti a questa pratica,
vietata dalla legge.
Lo storico Zosimo (V, 39) induce a
ritenere che le sepolture entro le mura
siano iniziate, almeno in forma sporadica,
fin dall'epoca del primo assedio da parte
dei Visigoti di Alarico, nel 408, nel corso
del quale vi sarebbero stati molti decessi.
Allo stesso modo non stupisce pi� il fatto
che in molte sepolture di epoca tarda,
nonostante la conversione al cristianesimo
di gran parte della popolazione, si continuino a rinvenire piccoli corredi composti da oggetti di uso comune, gia di propriet� del defunto, come pettini, gioielli, elementi decorativi del vestiario e piccoli contenitori in vetro e ceramica. Non sembra il caso di richiamare l'influsso delle pratiche dei popoli germanici; si tratta piuttosto della normale prosecuzione di pratiche in uso da secoli, che includevano anche il rito dei Refrigeria, pasti consumati nei pressi del sepolcro, e che diversi dati archeologici inducono a ritenere che continuassero a svolgersi perfino nell'ambito delle catacombe (per quest'ultima considerazione v. F. Tommasi, Le Sepolture, in: Ancora sulla reguine G della catacomba dell'ex Vigna Chiaraviglio (Via Appia): conferme e nuove acquisizioni dallo studio dei materiali, a cura di R. Giuliani, Rivista di
Archeologia Cristiana LXXIX, 2003, pp.
124 - 130).
Limitando il discorso ai soli materiali ceramici
che si rinvengono nelle sepolture databili tra
VI e VII secolo a Roma, predomina la
presenza delle ollette monoansate realizzate in ceramica rozza, dal corpo piriforme pi� o
meno allungato, piede a disco e orlo indistinto
pi� o meno svasato.
Fa eccezione l'olletta presente in una sepoltura rinvenuta sul Celio presso l'Ospedale Militare, caratterizzata dal corpo conico sagomato con tre "scalini" e ansa a bastoncello; realizzata ancora in ceramica rozza, presenta anche tracce di pittura color arancio molto scrostata. Molto simile � l'olletta frammentaria con corpo "a scaletta" proveniente dalla via Appia presso san Sebastiano, ma fuori contesto.
Si tratta solo di alcuni esempi di una produzione, che si distingue da altri prodotti ceramici circolanti a Roma, per la notevole omogeneit�, le pochissime varianti che la caratterizzano e le dimensioni estremamente ridotte dei manufatti; quest'ultima caratteristica induce a ritenere che questi non abbiano mai avuto un utilizzo vero e proprio, ma
che si debba pensare ad oggetti "miniaturizzati", prodotti esclusivamente per l'utilizzo in contesti sepolcrali. Qualcosa di analogo a quanto gi�
esistente a Roma nel IV secolo con i piccoli contenitori a vernice rossa utilizzati come corredi
sepolcrali nelle catacombe romane.
Uno dei primi sepolcreti romani, intramuranei, ad essere stato preso in considerazione, da questo punto di vista, � probabilmente quello
dell'Emporium a Lungotevere Testaccio, all'inizio degli anni '80; la particolarit� di questo contesto,
non rilevata allora per la mancanza di studi approfonditi sui materiali, � che alcuni dei piccoli
contenitori di corredo rinvenuti, potrebbero
essere oggetti importati dall'Africa. Ma � anche
vero che si tratta di una differenza apprezzabile
solo sulla base di un'analisi delle argille impiegate,
dal momento che i contenitori in questione sono formalmente molto simili a quelli ritenuti di pproduzione romana
Il discorso non vale, invece, per gli altri oggetti, in vetro, osso e metallo, che costituiscono i corredi delle stesse sepolture, e che rappresentano prodotti d'uso comune (pettini, ampolle, elementi di vestiario) gi� di propriet� dei defunti e deposti con loro nelle sepolture.

R. MENEGHINI, Materiali dal sepolcreto altomedeivale, in: C. Moccheggiani et alii, Lungotevere Testaccio. Resti del porto fluviale, Bullettino Comunale, XC, 1, 1985, pp. 89 - 95

R. MENEGHINI, R. SANTANGELI VALENZANI, Sepolture intramuranee e paesaggio urbano a Roma  tra V e VII secolo, in: La storia economica di Roma  nell'alto medioevo alla luce dei recenti scavi archeologici, Atti del Seminario (Roma 1992), a cura di L. Paroli e P. Delogu, Firenze 1993,  pp. 89 - 111

R. MENEGHINI, R. SANTANGELI VALENZANI, Corredi funerari, produzioni e paesaggio sociale a Roma tra VI e VII secolo, Rivista di Archeologia Cristiana, LXX, 1994, pp. 321 - 337

R. MENEGHINI, R. SANTANGELI VALENZANI, Sepolture intramuranee a Roma tra  V e VII secolo - Aggiornamenti e considerazioni, Archeologia Medievale, XXII, 1995, pp. 283 - 290

L. SAGUI', Cripta Balbi (Roma): conclusione delle indagini archeologiche nell'esedra del monumento romano. Relazione preliminare, Archeologia Medievale, XX, 1993, pp. 409 - 418








Veduta del sepolcreto altomedievale nell'esedra della Crypta Balbi
Pianta del sepolcreto altomedeivale nell'Emporium di Lungotevere Testaccio
Materiali di corredo del sepolcreto di Lungotevere Testaccio
Sopra e a sinistra, ollette provenienti dalle sepolture dell'esedra della Crypta Balbi
Olletta in ceramica rozza dal Celio - Ospedale Militare
Olletta in ceramica rozza dalla via Appia Antica, nei pressi di San Sebastiano
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