Camulodunum 184 - Ostia LXV Contenitore caratterizzato dal lungo collo cilindrico con orlo a fascia, anse a bastone ricurvo con il gomito superiore rilevato e appuntito, impostate sotto l'orlo e sulla spalla; corpo dal profilo fusiforme con corto puntale pieno. Il colore dell'argilla varia dal beige al rosso intenso, per lo pi� compatta e ben depurata e dalla superficie ingabbiata o schiarita in colore bianco crema Nella sua vastissima area di esportazione questo contenitore appare attestato dall'et� augustea fino alla fine del I secolo d.C. o ai primissimi anni del II. In questo non lunghissimo arco di tempo molti contenitori, o frammenti, possono essere ricondotti alla forma detta genericamente Camulodunum 184, anche se possono presentarsi varianti di non poco rilievo come nell'ampiezza dell'imboccatura o nel profilo delle anse; per lungo tempo, inoltre, si � operata una confusione con altri contenitori caratterizzate da anse "a punta", come la Dressel 43 o la forma XXXVI della classificazione di Pompei, contenitori caratterizzati, tuttavia, dalle dimensioni pi� ridotte e dai gomiti delle anse che "salgono" pi� in alto rispetto all'orlo. I prototipi di tutte queste anfore, tuttavia, sono riconducibili all'area greca e precisamente all'isola di Rodi; i contenitori prodotti nell'isola, fino dal III secolo a .C., tendono ad assumere il classico profilo incurvato delle anse con la terminazione superiore a punta o "a corno". Molti autori dagli anni '50 hanno ipotizzato, quindi, l'esistenza di una produzione rodia di epoca imperiale non escludendo tuttavia delle imitazioni di ambiente campano. Quest'ultima circostanza appare avvalorata dalla presenza, su contenitori rinvenuti nell'area vesuviana, di iscrizioni greche, latine e miste. La circostanza � stata spiegata anche con la presenza di commercianti di origine campana attivi nelle isole del Mare Egeo, ad esempio nell'importazione di vini pregiati. Circa l'area di diffusione del contenitore, questa abbraccia, a partire dai primi anni del I secolo d.C., l'area renana (Oberaden, Haltern, Trier, Augst, Mainz etc.), fino alle coste della Provenza con il relitti di Dramont della fine del I secolo d.C. e di Jeaune-Garde, e gli esemplari di Frejus e Lione; in Italia � presente in tutti i maggiori centri costieri e dell'interno come Milano e Cremona, fino a Pompei ed Ercolano. La stretta relazione ipotizzata fra la produzione di questi contenitori e l'esportazione di vino in occidente (da parte forse di mercanti campani), si evidenzia anche dalle poche attestazioni nell'ambito del mediterraneo orientale, a parte quelle presenti ad Atene intorno alla met� del I secolo d.C. Scarse sono anche le attestazioni in nord Africa, limitate agli esemplari di Sidi Krebish (Bengasi; cfr la Early Roman Amphora 2 - 3 di J.A. Riley), Sabratha e Apollonia (Cirenaica), datati in et� flavia e adrianea. Ad Ostia l'anfora Camulodunum 184 � attestata con pochi ma significativi frammenti nei livelli di epoca flavia, traianea e adrianea delle Terme del Nuotatore, e della casa dalle Pareti Gialle; a Roma, nel corso del I secolo d.C., la presenza di contenitori provenienti dall'Egeo si mantiene intorno ad una percentuale del 16 %, mentre la sola Camulodunum 184 appare quella maggiormente diffusa con una percentuale superiore al 6 %, che si mantiene inalterata fino all'epoca tardo antoniniana. Bibliografia S. Loeschcke, Keramiske funde in Haltern, in: Mitteilungen der Altertumskommission fur Westfalen, V 1909, tav. XXIII. E. Ritterling, Das fuhromische lager bei Hofheim im Taunus, in: Annalen des Vereins fur nassauische altertumskunde, LX, 1913, pag. 302. O. Bohn, Pinselschriften auf amphoren aus Augst und Windisch, in: Anzeiger fur Schweizerische Altertumskunde, XXVII, 1926, tav. XI, nn. 310, 326. 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