"Africana II" - Keay 1984, type IV - VII - Ostia IV, tav. XVIII, nn. 125-127 Contenitore cilindrico caratterizzato dal corpo leggermente espanso nella parte inferiore, con largo collo troncoconico, orlo verticale o leggermente inclinato "a mandorla", anse dal profilo "ad orecchio" e sezione ellittica applicate sotto l'orlo e alla base del collo e fondo con corto puntale pieno a volte con conclusione piana; l'altezza del contenitore varia tra 98 e 117 cm con un diametro massimo di 33-39 cm. Per alcuni esemplari si � proposta la distinzione dell'orlo sulla base della presenza di una sottile risega esterna o "gradino". Argilla di colore arancio chiaro, compatta, ruvida e leggermente porosa in frattura, ricca di piccoli inclusi chiari di natura calcarea e cristallina; ingubbio esterno di colore rosato molto chiaro. Un esemplare integro conservato nel museo di Barcellona � in Ostia IV, fig. 555. Sulla base di differenze morfologiche, consistenti soprattutto in una risega pi� o meno marcata tra il labbro e il collo, sia Panella che Keay propongono la suddivisione in quattro varianti (Africana II A-D o Keay IV A-D, "con o senza gradino"). Dati ricavabili dall'osservazione dei bolli rinvenuti su esemplari esportati in Spagna e a Roma indicano le citt� costiere della Bizacena e Zeugitana quali luoghi di esportazione del contenitore (Tunisia centrale), forse per il trasporto del "Garum", ed in un'arco cronologico che va dalla fine del II secolo (limitatamente alla variante A) a tutto il IV secolo d.C.; � stata ipotizzata una continuit� nella produzione anche nella prima met� del V secolo (Ostia IV, pag. 161), sulla base della coesistenza con esemplari africani quali Keay 25, 27, 35 e 36; ma la circostanza pu� anche spiegarsi con residualit� (Remol� Vallverd� 2000, pag. 121). La variante D � caratterizzata dal profilo verticale dell'orlo, a volte leggermente svasato, non distinto dal collo se non per una leggera incisione orizzontale e con un rigonfiamento interno; corrisponde, nelle grandi linee, all'anfora gia nota agli studi degli anni '60 come "Africana Grande". Si tratta, probabilmente, dell'esemplare prodotto ed esportato pi� a lungo, rispetto alle altre varianti, in quanto la documentazione esistente si riferisce in gran parte al IV secolod.C., sia in siti africani che in altre citt� del Mediterraneo occidentale come Marsiglia. Nel contesto delle Terme del Nuotatore ad Ostia Antica, i frammenti di questo contenitore sono presenti in strati databili a partire dall'inizio del III secolo, anche se in modeste quantit�; gli indici di presenza aumentano dal secondo quarto del secolo e diminuiscono nel corso del IV e V secolo; nessun frammento � stato rinvenuto in contesti di II secolo, sebbene i dati provenienti da siti africani indichino la possibilit� di retrodatarne l'inizio della produzione; sostanzialmente le varianti identificate sembrano succedersi cronologicamente (per maggiori indicazioni sulla distinzione delle varianti e della loro cronologia v. Bonifay 2004, pp. 107 - 118). Sulla base di tali dati si pu� fissare all'et� severiana l'inizio dell'esportazione, la quale prosegue, poi, per tutto il III e IV secolo; a Roma e Tarragona le presenze si concentrano tra la fine del III e l'inizio del IV secolo d.C. Al di fuori di Ostia si sono avuti notevoli rinvenimenti a Tipasa (III secolo) e nel relitto di Monaco con materiale databile al 200-250. In Italia l'area di diffusione comprende Porto, Lanuvio (sporadici frammenti sono anche tra il materiale del Monte Testaccio), Civitavecchia, S. Felice Circeo; al di fuori la Provenza, le coste della Jugoslavia (Spalato), il Limes renano (Treviri), ma soprattutto le coste della Tunisia (El Djem, Sfax, Thaenae, Bengasi). La concentrazione in quest'area, nonch� la presenza di bolli simili a quelli impressi sull'Africana I, indicano con certezza la presenza in quest'area di fornaci, che produssero contestualmente entrambi i contenitori. Per quanto riguarda il contenuto non si dispone di alcuna indicazione, tuttavia l'alta produzione olearia della regione di provenienza (Bizacena e Zeugitana), attestata dalle fonti antiche, lascia supporre che potesse trattarsi di olio; a questo si aggiunga la presenza di rivestimento resinoso di alcuni esemplari di Marsiglia (Keay 1984, pag. 123), nonch� alcuni tituli picti che alluderebbero appunto al trasporto di olio. BIBLIOGRAFIA Milano capitale dell'impero romano (286-402), Milano, Palazzo Reale 24 gennaio- 22 aprile 1990, Milano 1990, pag. 146, n. 2a. 37f.1. S. J. Keay, Late Roman amphorae in the western Mediterranean, a tipology and economic study: the catalan evidence, in: British Archaeological Reports International Series, 196, 1984, type LXII, pp. 309 ss. L. Sagu�, Roma. I centri privilegiati e la lunga durata della tarda antichit�. Dati archeologici dal deposito di VII secolo nell'esedra della Cripta Balbi, Archeologia Medievale, XXIX, 2002, pag. 14, fig. 5, nn. 2-3 M. ZECCHINI, L'archeologia dell'arcipelago toscano, Pisa 1971, pag. 122, n. 51; A.J. PARKER, Sicilia e Malta nel commercio marittimo, Kokalos, XXII-XXIII, 1976-77, pp. 622-631 1976-77, tav. CXXXIV, tipo 5; G. PUPURA, Nuove anfore nell'antiquariumo di Terrasini, in Sicilia Archeologica, 35, 1977, pag. 59, fig. 8 a-b; A.J. PARKER, Relitto di una nave del III secolo d.C. scoperto a Plemmirio presso Siracusa, Sicilia Archeologica, 13, 1980, n_ 44, pag. 59, fig. 6 e pag. 60, fig. 7; Ostia III, pp. 580-591, n. 131; Ostia IV, pp. 159-171, 190-211, 279-280; N. LAMBOGLIA, Uno scavo didattico dietro la "Curia Senatus" e la topografia del Foro di Cesare, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, XXXVII, 1964- 65, pag. 113, fig. 5; E. RODRIGUEZ ALMEIDA, Bolli anforari di Monte Testaccio (parte II), in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, 86, 1978- 79, pp. 112-113; KEAY 1984, pag. 108; Le antiche navi di Pisa ad un anno dall'inizio delle ricerche, a cura di S. Bruni, Firenze 2000, pag. 160, n. 710; M. Milanese, Genova romana. Mercato e citt� dalla tarda et� repubblicana a Diocleziano dagli scavi del Colle di Castello (Genova - S. Silvestro 2), Roma 1993, pp. 62-66, figg. 28-29 A roman villa and a late roman infant cemetery. Excavation at Poggio Granignano, Lugnano in Teverina, edited by D. and N. Soren, Roma 1999 (L'Erma di Bretschneider), Africana II grande - Keay IV-VII, pp. 350-351; J.A. Remol�, Las anforas tardo-antiguas en Tarraco (Hispania Tarraconensis), Barcelona 2000, pp. 120-129, fig. 17, 10-25)� M. Corrado, Le anfore tarde del "dark layer" di UC VII (US 1098), in in Dall'antichit� al medioevo. Aspetti insediativi e manufatti, a cura di S. Lusuardi Siena e M.P. Rossignani, Atti delle giornate di studio Milano 24 gennaio 2000, Milano 24 gennaio 2001, Milano 2003, pp. 103-106, 114, fig. fig. 3.12-14 M. Bonifay, Etudes sur la c�ramique romaine tardive d'Afrique, British Archaeological Reports, International Series 1301, Oxford 2004, pp. 107-119, figg. 57-61 |
Variante Keay IV |
Variante Keay VII - Africana II D |
Variante Africana II C |