Il Vaso di Emesa e la Lamina di San Simeone; materiali preziosi per uso liturgico dalle comunit� cristiane rurali della Siria centrale L'area centrale dell'antica provincia romana di Syria, corrispondente dal punto di vista territoriale con la regione attraversata dall'antica strada romana che collegava Damasco ad Antiochia, risulta oggi piuttosto povera di testimonianze archeologiche di rilievo, sia per quanto riguarda l'epoca romana che quella bizantina. Unico centro abitato di un certo rilievo, Emesa (attuale Homs), ha restituito nel corso del XIX secolo pochi resti dell'abitato antico ed alcuni materiali di notevole interesse archeologico. Dal punto di vista storico, tuttavia, � certo che la citt� acquisto un notevole rilievo, fino a giungere all'elevazione a sede di un Metropolita, a seguito della "inventio" del capo di San Giovanni Battista, nel 450, ad opera del vescovo Chresimos, il quale avrebbe realizzato una grande basilica sull'area prima occupata dal tempio di Elios. Diverso il caso dell'attuale centro di Ma'aret el Noman, a nord di Hama (Hepiphanie); negli anni '50 in questa zona � stata rinvenuta una chiesa che doveva rappresentare il centro di una piccola comunit� rurale, certamente lontana da grandi centri urbani, anche se privilegiata dal fatto di trovarsi sul tracciato di una grande via di comunicazione. Entrambi i siti offrono tuttavia testimonianze sorprendenti sulla ricchezza artistica, e conseguentemente un una certa "opulenza", derivanti certamente dalle possibilit� economiche di alcune classi sociali se non addirittura dello stesso clero. Ancora oggi le origini del cristianesimo nella regione sono note solo nelle grandi linee, sulla base cio� di pochissime vestigia monumentali, pochi rinvenimenti archeologici e le notizie storiche sulla presenza di comunit� monastiche. Proprio la modestia delle testimonianze archeologiche, riferite per lo pi� a piccole comunit� rurali, sembra contrastare sensibilmente con la ricchezza ed il pregio artistico di alcuni materiali di uso liturgico. Il vaso d'argento di Emesa (Giunto al Louvre nel 1892), con decorazione sbalzata a martello, fu rinvenuto alla fine del XIX secolo tra le rovine d' una chiesa non identificata. Le sue dimensioni, imponenti (H. cm 45, D. cm. 16,5), ne fanno un oggetto eccezionale, datato all'inizio dell' epoca bizantina (probabilmente V - VI secolo); ma il suo pregio maggiore � nella la qualit� della decorazione a rilievo, sbalzato ed all'inciso. Con la sua ampia pancia ed il suo alto collo cilindrico, il vaso si presenta come una piccola anfora, certamente dotata in origine di una impugnatura che ne facilitava l'utilizzo. Si data in un momento in cui l'arte orafa conosce un imponente sviluppo, in particolare per quanto riguarda gli oggetti di uso liturgico, di cui quest'opera � certamente un esempio prezioso; forse destinato a contenere il vino eucaristico. La decorazione � limitata alla pancia e consiste in una alta fascia orizzontale delimitata da due ghirlande di fogliame stilizzato nella quale si susseguono otto medaglioni che si alternano con ornamenti vegetali, racemi, candelieri e foglie d' acanto. Ogni medaglione contiene il busto di un personaggio biblico: Maria vergine inquadrata da due angeli; nel punto opposto Cristo con il libro dei vangeli nella mano sinistra, mentre fa il gesto di benedizione con la destra. Ai suoi lati gli apostoli Pietro e Paolo, rappresentati ciascuno secondo l'iconografia tradizionale: Pietro, riconoscibile dalla sua abbondante capigliatura e la barba breve riccioluta; Paolo, con l'ampia fronte calva e la lunga barba. Gli ultimi due busti sono difficili da identificare. In uno � rappresentato un uomo anziano e barbuto, dal viso simile a quello di Cristo, che potrebbe essere Giovanni Battista, mentre l'altro, giovane ed imberbe, converrebbe all'immagine tradizionale di Giovanni Evangelista. Il vaso di Emesa non presenta alcuna dedica, e neanche le cinque punzonature di controllo della provenienza dell'argento, di solito poste dai servizi imperiali di Costantinopoli; la sua unicit� e la mancanza di raffronti affidabili con oggetti simili rendono dunque difficoltosa l'individuazione del luogo in cui � stato realizzato, e su questo punto sono state formulate solo ipotesi. L' oggetto potrebbe essere stato realizzato in un laboratorio artigiano della capitale dell'impero bizantino, tenuto conto della qualit� dei rilievi (ma non si esclude che possa essere opera di un artigiano siriano particolarmente esperto). Diverso il discorso circa la c.d. Lamina di San Simeone, una placca d'argento quasi integra (Cm. 30 x 11,5), preziosa testimonianza del culto reso ai santi stiliti nel bacino orientale del Mediterraneo, tra il V e il VII secolo. A partire dal V secolo d.C., le Comunit� cristiane e le chiese orientali sembrano usufruire di una considerevole ricchezza, come testimoniano i molti tesori d'argenteria, il vasellame prezioso e molti altri oggetti liturgici, rinvenuti in abbondanza nelle regioni orientali del Mediterraneo. Spesso si trattava di offerte di fedeli o membri del clero, la maggior parte dei quali reca iscrizioni votive. La lamina di San Simeone proviene dal tesoro della chiesa di Ma'aret el Noman, nella Siria centrale (a nord di Hama), da dove � stato acquisita nel 1952 e donata al Louvre. La decorazione in rilievo ricorda l'origine dello stilitismo, quella forma di ascetismo che consisteva nel rimanere per lunghi periodi (a volte per l'intera vita) sulla cima di una colonna, ed � una prova originale del continuo aumento della devozione verso santi ed asceti locali nella tarda antichit�. San Simeone il Vecchio, forse l'inventore di questa pratica, � rappresentato al vertice di una colonna, impassibile di fronte ad un enorme serpente che sembra minacciarlo. Il rilievo � in parte completato da una doratura ancora oggi ben conservata. A lungo considerata come un elemento di un reliquiario, la lamina, datata in maniera ipotetica alla fine del V secolo, viene oggi interpretata come ex voto dedicato a San Simeone, a causa della dedica scritta in caratteri greci sul bordo inferiore (resa visibile da un recente restauro), la quale recita: "In ringraziamento a Dio e a santo Simeone, io ho offerto". Recenti ricerche hanno dunque consentito di ricollocare l'oggetto nel suo contesto originario: la lamina era parte dal tesoro della chiesa di Ma'aret el Noman, in Siria, che ha restituito anche una serie di altre piccole lamine d'argento, recanti formule di invocazione ed altre iscrizioni dedicatorie simili a quella di San Simeone. La dedica non precisa purtroppo si tratta di Simeone il Vecchio, che visse nella Siria del Nord tra il 390 e il 459 , o di Simeone il giovane, discepolo del primo (c.a. 521-592), venerato al "Mont Admirable" vicino ad Antiochia. Tuttavia, la decorazione sembrerebbe piuttosto illustrare le origini dello stilitismo (dalla parola greca stylos che significa colonna), pratica ascetica inventata nel V secolo proprio da Simeone il Vecchio, che in questo modo si isol� dal mondo. Il santo � rappresentato sotto le sembianze di un vegliardo barbuto, vestito di un ampia tunica a cappuccio, e la testa sormontata da una grande conchiglia; � seduto alla sommit� di una colonna dietro una sorta di parapetto a "crociere"; una scala ed un'apertura praticata fusto ne facilitavano l' accesso. Il personaggio, con un libro tra le mani, sembra immerso in una meditazione profonda, impassibile di fronte all'enorme serpente che ha di fronte. L' animale evocherebbe un episodio della vita di Simeone il Vecchio, quando un serpente lo venne a trovare allo scopo d' intercedere a favore della sua femmina malata. La diffusione del monachesimo siriano � stata certamente favorita dalle profonde tensioni morali ed ascetiche che attraversarono allora la chiesa orientale. Fin dalla fine del V secolo, il culto di Simeone stato particolarmente popolare in Siria ed in tutto il bacino orientale del Mediterraneo; il santuario costruito attorno alla colonna del santo a Qalat Seman, non lontano da Aleppo, divenne presto uno dei principali luoghi di pellegrinaggio cristiani fino al VII secolo. Numerosi discepoli seguirono inoltre l'esempio del grande asceta, fra i quali Daniele lo Stilita (morto nel 493), propagatore del movimento fino a Costantinopoli. Bibliografia Pietro e Paolo. La storia, il culto, la memoria nei primi secoli, catalogue d'exposition, Rome-Palazzo della Cancelleria, Milano, 2000, n 74, p. 218. Ch. Delvoy., Byzance, l'art byzantin dans les collections publiques fran�aises, Paris, Mus�e du Louvre 1992, n 62, p. 115. Silver from Early Byzantium. The Kaper Karaon and related Treasures, catalogue d'expostion, Baltimora, 1986, n 84, pp. 255-256. The Age of Spirituality. 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Riproduzione di un pavimento musivo rinvenuto negli anni '90 ad Homs, e raffigurante
il prospetto di una grande basilica cristiana, forse quella realizzata dopo
il 450 dal vescovo Chresimos. |
Particolare del busto di Cristo ne vaso di Emesa |
Sopra, il vaso di Emesa; sotto, un particolare della fascia decorativa con i busti
di Cristo e degli apostoli Pietro e Paolo |
Veduta del grande santuario di Qalaat Samaan, a nord di Aleppo |
In alto, la lamina di San Simeone; in basso, particolare della figura del santo |
Rilievo votivo raffigurante un monaco stilita non identificato, proveniente da Hama;
oggi al Museo di Damasco |