Ceramica importata e produzioni locali nel sud della Britannia, tra l'antichit� e l'alto medioevo Dopo lo sbarco di Cesare, nel 55 a.C., il quale mirava sostanzialmente a difendere i confini settentrionali della Gallia, la lenta penetrazione delle legioni romane verso il nord della Britannia si concluse pi� di un secolo dopo sotto Vespasiano; tuttavia l'organizzazione tribale della societ� preromana rimase latente al di sotto della veste ufficiale imposta da Roma. Cos� in tutti i campi, dell'arte e dell'artigianato, rimasero vive le tradizioni formali pi� vicine alla tradizione celtica, che sebbene arricchite dalle tecniche portate dai conquistatori, comportarono, anche pi� che altrove, quelle degenerazioni della forma classica che sono alla base dell'arte impropriamente detta "plebea". Dopo la ritirata delle legioni romane, avvenuta nel 409, anno dell'invasione della Gallia da parte delle trib� germaniche che avevano rotto il Limes renano, le isole britanniche non pi� presidiate, divennero a tutti gli effetti terra di conquista e meta di altre migrazioni, questa volta provenienti dalle coste del Mar baltico e dalla Scandinavia. Nel clima politico ed economico instabile creatosi in seguito alle prime migrazioni, vennero meno anche quei fattori di sviluppo che avevano favorito la prosperit� della Britannia romana, e ne avevano fatto una delle province maggiormente ricche, anche se non direttamente inserite nella rete di interscambi diretti con Roma. Uno dei fattori di prosperit� di molte citt� era stata proprio la presenza delle legioni romane, nei loro accampamenti, e dei veterani stanziati, con tutto quello che era l'indotto necessario al loro sostentamento. Non � un caso se fino al IV secolo in gran parte delle citt� e dei siti archeologici sparsi sul territorio si � constatata la presenza di ricchi corredi, costituiti a volte da contenitori ed altri oggetti in metallo prezioso e di elevatissima qualit� artistica, ma, soprattutto, di ingenti quantit� di ceramica fine da mensa, proveniente all'inizio dal sud della Gallia (I - II secolo d.C.), poi dal nord Africa (III - IV secolo d.C.). Le legioni dovettero portare con loro gli artigiani esperti in grado di far fronte ai bisogni dei soldati. Fra loro erano evidentemente anche i ceramisti che realizzarono vasi al tornio, cotti in fornaci secondo la tradizione romana. La loro produzione ha incluso brocche, mortaria (ciotole per la miscelazione del cibo) e molte altre forme che i vasai locali non conoscevano. Va precisato, inoltre, che a partire dal I secolo d.C. i romani introdussero il tornio veloce per la produzione delle terraglie, mentre in precedenza tutta la ceramica veniva realizzata con la tecnica dell'impasto o della rotazione lenta. Ma come accadeva in molte altre province dell'impero, l'arrivo di materiali ceramici di pregio e ricercati dalla popolazione, port� alla nascita di officine, sparse su gran parte del territorio, dedite alla produzione di ottime imitazioni dei prodotti provenienti d'oltre Manica. Ben sette fornaci di epoca romana per la cottura della ceramica sono state rinvenute nei dintorni di Canterbury (Durovernon, ovvero "accampamento nella palude") il principale stanziamento romano nella regione del Kent; i ceramisti locali avevano imparato a produrre vasi lavorati al tornio, piatti, fiasche, brocche e tazze di uso domestico oltre che materiali da costruzione, laterizi per la realizzazione di condotti di scarico e sistemi di riscaldamento, embrici e tegulae frangiate, mattonelle per diversi altri usi. In molte sepolture rinvenute sempre nei dintorni della citt�, per lo pi� ad incenerazione e datate entro il III secolo d.C., la presenza di piccoli corredi fornisce un'altra utile indicazione sulla circolazione di materiali ceramici, dal momento che tutti i contenitori presenti sono i medesimi usati nella vita di tutti i giorni, in parte provenienti dalle fornaci locali. Si constata, cos�, la presenza simultanea di ceramiche di impasto grezzo e di produzione locale, che in parte tramandano la tradizione ceramistica locale preromana, insieme a contenitori e tazze di raffinata fattura, verniciate di rosso e di provenienza sud gallica. Un altro sito importante dal punto di vista della presenza di materiali ceramici locali e d'importazione, � la citt� costiera di Exeter (Isca Dumnoniorum), il principale castrum romano, ove venne stanziata la Legione Seconda Augustana dal 50 al 70 d.C., e importante porto commerciale della regione occidentale del Devon. Il livello di romanizzazione raggiunto dalla citt�, � manifestato dalle grandi terme romane, la cui parte oggi visibile comprende parte del calidarium con l'intercapedine sotto il livello del pavimento caratterizzato dagli allineamenti di mattoni in argilla rossa. Anche in questo caso il panorama della ceramica presente in epoca romana viene fornito da rinvenimenti sporadici nell'ambito dell'abitato e dai pochi corredi tombali rinvenuti nei dintorni. Il corredo della sepoltura di un soldato, rinvenuta in Holloway Street, � il pi� ricco, anche se pi� della met� del deposito � stato distrutto da interventi recenti. La sepoltura conteneva i frammenti di nove vasi importati dalla Gallia del sud, insieme a ceramica proveniente da Lione, ed altra ceramica prodotta localmente intorno al forte o nella vicina regione del Dorset sud orientale. In totale trenta vasi e terraglie. Vi erano inoltre quattro vasi in vetro, e frammenti di ossa, carbone di legna e ferro che forse provengono da oggetti di uso quotidiano in materiale deperibile. Nell'ambito del corredo l'elemento pi� interessante � il piccolo calice, realizzato in ceramica brunita forse nella zona del porto di Poole (Dorset) e che rappresenta una produzione di terraglie lavorate ad impasto tipica dell'et� di ferro scomparsa poco dopo la conquista romana. Grosso modo lungo tutta l'epoca romana tali vasi costituiscono i manufatti pi� comuni trovati nella fortezza e nella citt� antica; molte delle forme prodotte somigliano ai tipi di terraglie impiegare negli insediamenti preromani del Dorset. Altre produzioni, tuttavia, indicano come i vasai della regione presto abbiano imparato a realizzare nuove forme ceramiche che imitavano quelle portate in Gran-Bretagna, nel I secolo d.C., dall'esercito romano. Sotto questo aspetto uno dei manufatti di maggiore pregio, ma di provenienza sporadica, e c.d. la tazza di Lione, in ceramica comune prodotta da una fornace locale in ceramica acroma sovradipinta, rinvenuta nel 1946 in quella che poteva essere la casa di uno degli ufficiali del forte romano. L'attivit� delle fornaci locali, inoltre. � documentata da una serie di contenitori d'uso comune, torniti, con decorazione a rotella, realizzati in ceramica grigia e granulosa, rinvenuti in molti contesti abitativi del centro urbano. Si trattava dei prodotti destinati al rifornimento delle truppe della legione e della popolazione locale. Nell'epoca immediatamente successiva alla partenza delle legioni romane, cessa quasi del tutto l'afflusso di produzioni provenienti dal mediterraneo, mentre, in parte per la vicinanza geografica, in parte per la provenienza dei popoli invasori, si rafforzano notevolmente i legami con le regioni costiere della Germania, dei Paesi Bassi e con il nord della Francia. Diversi depositi cittadini di epoca anglosassone continuano a contenere ceramica importata, ed il rapido sviluppo di molte citt� in questa epoca � alla base della rinascita dei commerci con i territori immediatamente al di la della Manica; la gran parte delle ceramiche importate proviene dunque dalla normandia, ma ci sono anche contenitori in vernice rossa dal Beauvaisis, ed altre tipologie provenienti dalla stessa Britannia, dalla Francia Occidentale e dal Belgio. Si tratta delle produzioni definite dagli archeologi "E Wares", soprattutto anforette, brocche e bicchieri, in ceramica grossolana, quarzosa e sabbiosa, dal colore variabile tra il bianco sporco al giallo al rosso scuro, per lo pi� lavorate al tornio e prive di elementi decorativi, distribuite in tutto l'ovest della Britannia, incluso il Galles, la Scozia e l'Irlanda, tra il VI e il VII secolo. Per le produzioni locali ed importate di epoca anglosassone � rilevante il materiale rinvenuto, sempre ad Exeter, in alcuni pozzi e piccole discariche, oltre agli scarsi corredi del sepolcreto che si sviluppa forse a partire dal VII secolo nella zona della cattedrale. Il contenuto del pozzo rinvenuto in Goldsmith Street comprende una grande quantit� di ossa animali, principalmente bovini ma anche ovini e maiali; la parte superiore di un contenitore in legno di quercia, recante inciso un pentangle o stella a cinque punte. Nella parte alta della fossa vi era una gran concentrazione di terraglie, principalmente ad impasto calcareo, miste con frammenti di ceramica dipinta in rosso forse importati dalla Normandia e terraglie locali fini provenienti da fornaci della regione centrale del Bedfordshire. Infine durante gli scavi del 1935 in Princesshay appena all'interno delle mura urbane, � stato rinvenuto un forno per ceramica, nuovamente scavato nel 1955 ed in seguito negli anni 70, quando � stato accertato che tale manufatto con i suoi scarti di lavorazione erano databili nella tarda epoca sassone. In un momento in cui quasi tutta l'Inghilterra utilizzava per lo pi� terraglie grezze e lavorate a mano, e l'uso di contenitori in argilla si stava lentamente affermando nella Gran-Bretagna occidentale, i contenitori realizzati dalla fornace di Princesshay appaiono di qualit� molto alta e raffinata, realizzate in ceramica fine, depurata, di colore chiaro e in alcuni casi addirittura con rivestimento in vetrina. Sembra molto probabile, tuttavia, che il vasaio che vi operava fosse venuto dalla Francia del Nord. L'importanza della citt� di Exeter, dal punto di vista commerciale, militare e politico, in epoca normanna, � stata rimarcata da diversi autori dell'epoca a partire dalla met� del XII secolo, e questo fattore spiega il notevole incremento delle importazioni di materiali pregiati, soprattutto dal nord della Francia, e fra questi anche ceramiche da mensa di notevole fattura. Fra i molti reperti medioevali recuperati, per lo pi� nel corso di scavi d'emergenza a partire dagli anni '70, vi sono diverse brocce d'importazione decorate a graffito e rivestite di vetrina verde; dati di scavo e confronti con altri materiali contribuiscono a datare questi manufatti nell'ambito del XII secolo. Una di queste brocche � di argilla bianca molto fine, tornita con grande abilit�; il corpo � decorato da scanalature poco profonde, disposte a formare campi triangolari, il tutto coperto da invetriatura che assume un colore verde opaco nella parte centrale del corpo, forse grazie all'aggiunta di polvere di bronzo. Confrontato con altri prodotti molto pi� grossolani realizzati in questo periodo nell'Inghilterra del sud, la brocca dovette rappresentare un oggetto di lusso per la famiglia che la possedette. Si tratta dell'unico esempio completo di questa tipologia trovato in Inghilterra, ma sono conosciuti molti altri frammenti da scavi di Dublino e Southampton. Altre due brocche, con caratteristiche simili, provengono dalla Francia del Nord, anche se Il centro o i centri di produzione sono, anche in questo caso, sconosciuti; frammenti di vasi simili sono stati rinvenuti in diversi importanti siti datati tra il XII e XIII secolo, a Southampton, Londra, Bristol e Dublino, in contesti degli anni 1170 - 1250. Sono vasi realizzati al tornio con argilla dall'impasto sabbioso di colore giallo cuoio; la vetrina � arricchita, anche in questo caso, con polvere di rame. Anche se non vi � dubbio che tutti questi oggetti siano stati importati dalla Francia, la loro provenienza precisa rimane sconosciuta. Un gruppo di brocche di questo tipo � stato rinvenuto negli anni 70 durante scavi ad Orl�ans sul Loire, e questo lascia supporre una provenienza da fornaci della valle della Loira. Dalla Francia del nord non giungevano solo oggetti di pregio, ma anche contenitori d'uso comune come e da fuoco; � il caso dell'olla rinvenuta in un pozzo dietro South Street; anche questo contenitore � stato importato dalla Normandia all'inizio del dodicesimo secolo. Nonostante la semplicit� della forma, ancora ispirata a prototipi di epoca tardo romana, se confrontata con gli oggetti realizzati a mano nel sud-ovest dell'Inghilterra, risulta di qualit� nettamente superiore, lavorata al tornio veloce e rifinita con decorazioni a rotella sulla spalla e sull'orlo. J.P. Salvatore, 'Three Roman Military Cremation Burials from Holloway Street, Exeter' Proceedings of the Devon Archaeological Society, 59, 2001, pp. 125 - 140. E. Campbell, 'E ware and Aquitaine: a reappraisal of the petrological evidence', ScottArchRev, 3, 1, 1984, pp. 38 - 41. D.P.S. Peacock, C. Thomas, 'Class E imported post-Roman pottery; a suggested origin', CornishArch, 6, 1967, pp. 35 - 46. C. Thomas, 'Imported pottery in Dark-Age Western Britain', MedArch, 3, 1959, pp. 89 - 111. C. Thomas, A provisional list of imported pottery in Post-Roman Britain and Ireland, Special report, 7, Institute of Cornish Studies, Redruth, 1981. C. Thomas, 'Gallici Nautae de Galliarum Provinciis', MedArch, 34, 1990, pp. 1 - 26. |

Ricostruzione dell'accampamento romano di Isca Dumnoniorum (Exeter) |

Olla ad impasto di epoca pre romana |


Ceramiche di produzione locale da pozzi e corredi tombali di Canterbury (I - II sec.
d.C.) |

Exeter, parte del corredo tombale di Holloway Street, comprendente anche ceramiche
di produzione locale e tradizione pre romana |

Exeter, frammenti di sigillata proveniente dal sud della gallia (I - II sec. d.C.) |

Exeter, la c.d. Lyon Cup, imitazione locale di produzioni provenienti dal Mediterraneo |

Veduta del castello di Exeter nel XIV secolo |

Forme caratteristiche della c.d. "E Ware", produzione importata dalla Francia nel
VI - VII secolo d.C. |


Exeter, scarti della fornace di Princesshay. |



Brocche invetriate e ceramica da cucina prodotta nel nord della Francia, ed importata
in Inghilterra nel XII e XIII secolo |