Archeologia, dal restauro del Tempio di Portuno a Roma spunta un nuovo affresco medievale Il Tempio di Portuno, pi� noto ai romani come "Tempio della Fortuna Virile" � quel piccolo edificio rettangolare di epoca tardo repubblicana, con pronao tetrastilo, colonne scanalate con capitelli ionici, alto frontone triangolare e scalinata frontale (il tutto in gran parte ricostruito), che rappresenta quanto rimane dell'area monumentale dell'antico Foro Boario, la grande piazza anticamente aperta sul Tevere, dove si svolgeva uno dei pi� importanti mercati dell'antichit�, dove ebbe sede, probabilmente l'ufficio dell'Annona tardo imperiale ed una importante diaconia altomedievale, quella di Santa Maria in Cosmedin. L'edificio ha subito la trasformazione da luogo di culto pagano a chiesa cristiana, tra l'VIII e IX secolo ma questo non ha comportato notevoli cambiamenti nell'assetto strutturale, esterno e della cella, ad eccezione dell'apparato decorativo. Nella seconda met� del '500, quella che era diventata nel tardo rinascimento la chiesa di Santa Maria De Secundicerio, venne riconsacrata come Santa Maria Egiziaca. L'edificio ha conservato tale veste fino al 1925 quando l'architetto Antonio Mu�oz, nel quadro degli sventramenti e del nuovo assetto della zona, demol� tutte le strutture successive, comprese le case addossate all'esterno, per ripristinare, nel bene e nel male, la struttura dell'antico tempio, e con la conseguente scoperta degli affreschi, che, paradossalmente, fino a quel momento si erano conservati sotto pareti posticce, ma che una volta esposti hanno cominciato presto a deteriorarsi. Il ciclo di affreschi d'epoca altomedievale, che tuttora copre gran parte delle pareti interne della cella, � stato da sempre ritenuto un documento rarissimo sulla scena romana, per sua la qualit� pittorica, l'originalit� delle figure, dei dettagli paesaggistici, il contenuto, del tutto inedito per temi e fonti, che ricostruisce a suon di aneddoti tutta la vita di Maria, dall'infanzia alla morte, per lo pi� sulla falsariga dei Vangeli apocrifi. Il ciclo, abbandonato al degrado dagli anni Venti del Novecento, � da alcuni anni in corso di restauro e di ricomposizione nella cella originaria del Tempio. Al ciclo, in gran parte conservato, si � aggiunto oggi il ritrovamento dell'affresco con il volto della Vergine Maria, pi� tardo come datazione, incorniciato da un'ampia aureola in stucco dorato, che era nascosto dietro lo strato di cemento della parete di fondo, dove un tempo si apriva l'abside. Il restauro del monumento, iniziato nel 1999, ha registrato una svolta nel 2006 grazie all'aiuto finanziario del World Monuments Fund, che ha consentito di intervenire radicalmente sugli affreschi sopravvissuti, che si trovavano in uno stato di forte degrado dopo alcuni interventi effettuati negli anni '60". "Si tratta di circa 14 metri quadrati di affreschi mai staccati dal loro supporto, disposti per fasce verticali regolari, ma che un tempo ricoprivano tutte le pareti della cella del tempio - racconta Alessandra Acconci, consulente per il restauro della Soprintendenza ai Beni Storico Artistici - che narravano per sequenze, da leggere orizzontalmente, le vicende della vita di Maria. A questi vanno aggiunti altri sette pannelli, tre provenienti oggi da Palazzo Massimo, gli altri quattro distaccati e lasciati da Mu�oz qui nella cella. Questi verranno ricomposti sulle pareti secondo l'originario ordine narrativo". Come gi� accennato l'intero ciclo � composto da "temi iconografici assolutamente rari per Roma - continua Alesandra Acconci - Tutto l'apparato � un inno al culto della Vergine. Il ciclo segue un ordine narrativo dall'alto verso il basso, come un vero e proprio rotolo miniato aperto, dove ogni personaggio e luogo viene anche accompagnato da titoli e didascalie. Si parte dall'infanzia di Maria fino alla splendida scena della morte tratta dal Vangelo di San Giuseppe d'Arimatea. La figura appare semisdraiata sul letto in conversazione con il figlio che la consola. Lei, infatti, temeva di morire, ma Cristo la benedice, la fa addormentare e dopo tre giorni la porta con s� in cielo. Scendendo di registro, scorrono altre storie di santi orientali, da San Basilio a Santa Maria Egiziaca. Il nuovo frammento di affresco con il volto della Vergine, appena scoperto era stato eseguito per decorare la nuova abside scavata sulla parete di fondo quando nel IX secolo il tempio divenne chiesa". Dal punto di vista strutturale, il restauro coinvolge la copertura dell'edificio, con il ripristino delle capriate in legno di castagno che saranno dotate di un sistema antisismico di ancoraggi alle mura perimetrali, dove il tetto di tegole e coppi verr� dotato di un nuovo sistema di scorrimento dell'acqua per proteggere i marmi originali del tempio. Entro l'anno in corso, infine, si concluderanno gli interventi interni alla cella, compresa la nuova chiusura dell'ingresso. Non a caso la maggior causa di degrado degli affreschi � da imputare allo smog e al guano dei volatili che vi nidificano. Da ultimo verranno effettuati interventi strutturali sull'esterno dell'edificio, ma dai primi del 2009 il Tempio potr� riaprire su prenotazione al pubblico. |
Il volto della vergine; frammento di affresco recentemente riportato in luce nei
pressi dell'abside della chiesa medeivale di S. Maria Egiziaca |
Il Tempio di Portuno negli anni '20, alla vigilia dello sventramento dell'area del
Foro Boario |
Qui sopra e in alto, particolari del ciclo di affreschi altomedievali di Santa Maria
Egiziaca |