Note sulla porta di Santa Sabina a Roma, e alcune delle principali porte lignee medievali in Europa Sulla base dei monumenti e delle opere d'arte ancora esistenti al giorno d'oggi sembra lecito ritenere che il legno sia stato poco utilizzato nella scultura dell'alto e tardo medioevo; altre ricostruzioni storiche, tuttavia, considerano il legno come una delle materie prime pi� apprezzate dagli artisti, ma unicamente come base sulla quale poi stendere colori e dorature preziose. Oggi, che nella maggior parte dei casi le foglie d'oro e i pigmenti sono andati persi, � possibile apprezzare la qualit�, e spesso l'altissima qualit�, del lavoro degli scultori, direttamente sulla materia prima legno, a partire dalla tarda antichit� e per tutto il medioevo. Il fatto di considerare oggi il legno come un materiale "minore", si deve certamente anche al fatto che, per la sua stessa deperibilit�, la maggior parte delle opere scultoree sono andate perdute. Se si considerano, infatti, i singoli ambiti regionali ed alcuni in particolar modo lontani dalle grandi direttrici dei commerci e dei pellegrinaggi, si vedr�, al contrario, che il legno � stata la materia prima maggiormente utilizzata per un enorme numero di opere di altissimo pregio artistico e importanza storica. La sua resistenza e la relativa facilit� di lavorazione hanno reso il bronzo maggiormente utilizzato per quelle opere di maggiore impegno artistico e complessit� operativa, quali ad esempio le porte di edifici di culto e civili; il legno tuttavia � rimasto la materia principale utilizzata negli arredi liturgici, scranni, pale d'altare, recinzioni ed opere scultoree, anche di notevole impegno realizzativo. Un esempio che da solo pu� smentire tutti i luoghi comuni in proposito � quello dell'incredibile collezione di sacre rappresentazioni realizzate in legno, spesso di dimensioni monumentali, recuperate nel corso del XX secolo nelle chiese superstiti della regione montana della Vall de Bo�, nel nord della Catalogna. Meno felice, invece, � stata la sorte delle porte lignee che fin dalla tarda antichit� vennero realizzate per numerosi edifici di culto, nelle principali citt� d'Europa e in area bizantina. Oltre alla scarsit� di esemplari superstiti, ed in buono stato di conservazione, va rilevata la quasi totale assenza di notizie in proposito da parte di autori contemporanei. Una notizia di Eusebio di Cesarea, datata fra il 316 e il 319, contribuisce a valutare la variet� di soluzioni formali e tecniche con cui queste opere venivano realizzate; secondo questo autore, infatti, le porte della basilica costantiniana di Tiro erano realizzate in legno e rivestite di lastre di bronzo ornate da rilievi. La scarsit� di esemplari antichi giunti in buono stato di conservazione � in parte colmata dalla grande quantit� di oggetti liturgici e di uso quotidiano realizzati in avorio, i quali oltre a mostrare alcune riproduzioni di edifici di culto, recano gli stessi motivi ornamentali e le stesse raffigurazioni comunemente utilizzate in ambito cultuale. I pochi frammenti superstiti delle porte lignee della basilica di S. Ambrogio a Milano, con la raffigurazione di episodi della vita di David, possono essere paragonate, come iconografia e distribuzione delle figure nello spazio, ai contemporanei sarcofagi di epoca teodosiana. Lo stesso paragone con la scultura contemporanea vale anche a proposito dei pannelli lignei delle porte di Santa Barbara al Cairo (IV - V secolo), la cui decorazione � incentrata su motivi simbolici interpretati dagli storici contemporanei nell'ambito della lotta in corso in quegli anni tra ortodossia ed eresie, ariana e nestoriana. Le porte lignee pi� celebri, per quanto riguarda la tarda antichit�, sono certamente quelle della basilica di Santa Sabina, a Roma, databili intorno al 432. Attualmente sussistono 18 degli originali 28 pannelli di cui erano composte, tutti raffiguranti scene neo e vetero testamentarie, pi� altre scene di carattere simbolico, uniche nel loro genere e pertanto non facilmente interpretabili. Le porte sono state fortemente restaurate all'inizio del XIX secolo, anche con l'inserimento di elementi interamente ricostruiti; si discute anche su quanto l'attuale disposizione dei pannelli corrisponda a quella antica, tuttavia si pu� notare la presenza degli elementi maggiormente usurati proprio nella parte bassa delle porte, come sarebbe lecito aspettarsi. Sul piano strettamente artistico e iconografico si ritiene che siano confluiti, nell'apparato decorativo delle porte, almeno tre differenti cicli iconografici, forse tratti da prototipi manoscritti. Il ciclo riguardante la vita di Ges�, del quale rimangono nove formelle, copre l'intera narrazione dalla nascita alla resurrezione, ed � costituito da raffigurazioni per lo pi� prive di profondit� e di ambientazione, racchiuse in uno spazio rettangolare ben delimitato, nel quale trovano posto pochi personaggi, in atteggiamento statico o animati in maniera poco realistica e ripetitiva, e pochi elementi di "corredo" e ambientazione. Dell'intero ciclo di formelle otto sono state realizzate dallo stesso artista, che sembra rifarsi ad una maniera datata a partire dal secolo precedente, e che a si Roma ritrova, oltre che sui celebri cicli narrativi dell'arco di Costantino, su molti sarcofagi dotati di un unico registro narrativo sul lato frontale con figure poste in fila su un unico piano; le figure sono basse e massicce, nettamente sproporzionate, l'articolazione dei corpi � resa con notevole difficolt� al di sotto di panneggi costruiti in maniera incerta con fitte linee parallele nettamente incise nel legno. Ben altro discorso meritano gli otto pannelli verticali, certamente realizzati da almeno tre artisti diversi; uno di questi, l'autore dei due pannelli con le scene della vita di Mos� e la cosiddetta "Acclamatio", lavora in maniera simile a quello che ha realizzato le formelle piccole, ma non � facile stabilire se si tratti della stessa persona, per via della diversa impostazione dei quadri, che, per la loro forma, prevedono una diversa articolazione della narrazione, con pi� registri sovrapposti. L'artista in questione sembra maggiormente padrone dell'anatomia e della costruzione dei panneggi, oltre ad inserire maggiori elementi paesaggistici nei quadri. Uno di questi (la"Acclamatio" appunto) offre una rara raffigurazione di un edificio ecclesiastico che dobbiamo immaginare situato a Roma, e caratterizzato da una facciata "aperta" con tre colonne architravate munite di tendaggi, due alte torri che dobbiamo immaginare situate nella parte posteriore dell'edificio, ed una grande croce gemmata che svetta al culmine del timpano. Per inquadrare storicamente queste raffigurazioni, oltre che i gia citati rilievi storici dell'arco di Costantino, si possono prendere a confronto anche quelli, sempre di ambito "aulico", che ornano la base dell'obelisco di Teodosio a Costantinopoli. In tutti questi esempi (e in molti altri) si realizza una sorta di "gerarchia" tra le figure disposte in registri nettamente sovrapposti, che alludono, senza tuttavia realizzarla, alla profondit� della scena: i personaggi principali (il togato e l'angelo) vengono rappresentati di dimensioni leggermente maggiori rispetto alle persona acclamanti disposte simmetricamente nei registri inferiori. Ben altro discorso merita l'autore dei due pannelli raffiguranti il rapimento di Elia e la scena, fortemente simbolica, interpretata come "Trionfo della Ecclesia romana". Questi � un autentico maestro nell'arte dell'intaglio, nonch� nella costruzione delle figure, dei panneggi e del loro movimento nello spazio. Da notare, nella scena del rapimento di Elia, gli ampi movimenti delle due figure centrali, e la figura monumentale e classicheggiante dell'angelo che chiude la composizione in alto, il cui volo � sottolineato dall'ampio panneggio svolazzante, realizzato, come tutti gli altri del resto, con una delicatissima giustapposizione di piani e livelli, che sembra discendere direttamente dall'arte della decorazione in stucco. � realmente una grave perdita il fatto che almeno altri due pannelli rettangolari della porta siano oggi scomparsi e che questo grandissimo intagliatore non abbia lasciato altra traccia di se nell'arte romana dell'epoca; anche se nell'incertezza si pu� ipotizzare che costui fosse un raffinato manipolatore di altre materie prime utilizzate nelle arti minori, come l'avorio e i metalli preziosi, e che abbia avuto l'abilit� di trasferire la sua perizia su una materia dalle diverse caratteristiche tecniche come il legno. Da notare che il medesimo artista ha realizzato due delle formelle minori, ovvero quella con il rapimento di Abacuc e quella, oggi posta in alto a destra, raffigurante Cristo tra Pietro e Paolo, comunemente interpretata come "Traditio Legis". Il terzo artista attivo nella porta di Santa Sabina sembra essere ancora una volta un esponente della classica scuola romana tardo antica, ma fortemente impressionato dall'arte del maestro di Elia (di cui si � parlato qui sopra), tanto da cimentarsi in alcuni goffi tentativi di imitazione, evidenti nel pannello con l'ascensione di Cristo, nel quale l'atmosfera irreale e carica di pathos che caratterizzava il pannello di Elia, si risolve in una serie di figure dai movimenti incerti ed enfatici, su uno sfondo piatto e malamente costruito con fitte incisioni ondeggianti del tutto privo di qualunque esito spaziale. Tra i pochi portali in legno oggi conservati, oltre a quelli citati di epoca paleocristiana, vi sono anche quelli di epoca romanica della cattedrale di St Mary's in Cologne, e del duomo di Spalato (Croazia); quest'ultimo meno conosciuto e studiato, ma rilevante in quanto se ne conosce il nome dell'artefice, l'architetto e pittore croato Andrija Buvina; nel complesso si tratta degli unici portali in legno, conservati, che si datino prima del XIII secolo. Gli studi condotti intorno a questi rari monumenti dell'arte romanica, hanno puntualmente posto in rilievo la costante dipendenza delle raffigurazioni scolpite su legno, con prototipi facenti parte di cicli miniati o manufatti di pi� largo utilizzo, facenti parte delle arti minori, quali i dittici in avorio, largamente diffusi nel medioevo in ambito ecclesiastico. Andrija Buvina, architetto croato, scultore e pittore, � stato certamente attivo tra il XII e il XIII secolo; � conosciuto, sulla base di documenti dell'epoca, per essere stato anche un noto pittore (purtroppo il suo grande affresco raffigurante San Cristoforo, originariamente nel "Peristilio" di Spalato � andato perso), ed autore della decorazione intagliata nel legno che caratterizza le due ante del portale del Duomo (originariamente mausoleo di Diocleziano) con le scene della vita di Cristo dall'annuncio all'ascensione, organizzata in ben 28 pannelli (ca. 1214). L'originalit� del lavoro deriva dal fatto che Buvina ha attinto ugualmente dalle fonti iconografiche occidentali (nella scena del Buon Samaritano") e bizantine (i Supplizi dell'inferno), ed ha utilizzato verosimilmente modelli disparati, dagli avori bizantini alle miniature di epoca romanica (nella Flagellazione). La porta lignea di Santa Maria del Capitolo, a Colonia (ca. 1065), � decorata ancora una volta con scene della vita e della passione di Cristo. Alcune di queste sottintendono la conoscenza, da parte dell'ignoto artefice, dell'arte carolingia e dell'arte dei rilievi in avorio (dittici, placche di rivestimento); vi si nota inoltre una certa enfasi e drammaticit� nell'azione dei personaggi (ad esempio le figure gesticolanti dei messaggeri di Erode), che potrebbe derivare anche dall'osservazione diretta delle sacre rappresentazioni contemporanee. Un esempio esplicativo � rappresentato dalla scena dell'ascensione, suddivisa in due formelle, dove il Cristo si mostra frontalmente in atteggiamento benedicente, con un volume sollevato nella mano destra (mentre nella formella sottostante sono raffigurati gli apostoli acclamanti). Il Cristo che tiene in mano un libro rappresenta un particolare che, nel contesto dell'ascensione, � a prima vista insolito e apparentemente inesplicabile. Tuttavia, esiste anche in questo caso una tradizione iconografica (presente su manoscritti e manufatti d'arte minore) che mostra il Cristo ascendente al cielo nell'atto di mostrare un volumen o un libro. Ad esempio, nel celebre dittico in avorio "dell'ascensione" di Monaco (realizzato a Roma o Milano, verso 400) Cristo mostra nelle mani un rotolo. Si ritiene comunemente di poter riconoscere in questo attributo il "libro della vita" dove sono elencati i nomi degli eletti. Ma c'� una differenza tra il Cristo che tiene il libro della vita, nelle rappresentazioni dell'ascensione di epoca preromanica e romanica (Saint-Sernin): in questi casi Cristo mostra il libro aperto di faccia. La sola eccezione che si conosca � rappresentata dalla placca d'avorio conservata al museo dell'arte reali di Bruxelles, dove Cristo � rappresentato verticalmente di profilo mentre sorregge il, mentre ascende nelle nuvole sopra agli apostoli e Maria (ca. 1030-1050). W. Cahn, The Romanesque wooden doors of Auvergne, New York 1974. M. Jurkovic, Lae vantaux des portails du Ve au XIIe si�cle, in: "Les Dossiers d'Arch�ologie, 325, 2008, pp. 14 - 27 |
Veduta della porta lignea del Duomo di Spalato |
Santa Maria de Taull (Catalogna) Gruppo scultoreo della Deposizione al momento della
scoperta nel 1907 |
Frammenti lignei della porta paleocristiana dela basilica di S. Ambrogio a Milano |
Particolare della porta lignea di Santa Sabina a Roma: pannello con la scena del
ratto di Elia |
Particolare della porta lignea di Santa Sabina a Roma: pannello con c.d. Traditio
Legis |
Cologne, particolari della porta lignea di Sainte Marie du Capitole: ascensione
di Cristo |
Particolari della porta lignea del duomo di Spalato; a sinsitra pannello con la scena
dell'entrata di Cristo a gerusalemme |