E cos� alla fine si � tenuta sabato 14 giugno 2008 la "grande" manifestazione nazionale degli archeologi; a Roma, dinanzi al parlamento e con la partecipazione ci circa 350 persone, provenienti, in gran parte da Lazio, Campania e Abruzzo, ma, in minore percentuale, da tutta Italia. A rischio di risultare monotono non mi stancher� di ripetere che una "effettiva" rappresentanza degli archeologi italiani avrebbe dovuto contarne almeno tre volte di pi�, ma tant'� � si � trattato di una prima volta. Sorvolo per adesso sui risultati della mobilitazione (se ve ne sono stati), e riferisco quanto accaduto pochi giorni dopo (il 18 giugno 2008), ovvero la diffusione da parte della Confederazione Italiana Archeologi, di una newsletter con la quale la suddetta associazione sembra prendere le distanze dall'iniziativa, senza tuttavia sconfessarla del tutto (Il testo di pu� leggere sulla pagina http://www.archeologi-italiani.it/newsletter.htm#18giugno2008). Ma quello che sconcerta sono le motivazioni di tale atteggiamento: la C.I.A. si � sentita scavalcata dall'iniziativa, che fin dall'inizio era stata portata avanti dall'Associazione Nazionale Archeologi e dal suo direttore Tsao Cavoli; ancor pi� offensivo � stato per loro il "contatto" giunto solo sabato 7 giugno 2008 (una settimana prima), per firmare il documento di adesione. Documento che la C.I.A. non condivide, in buona parte, per contenuti e "toni" utilizzati (per la cronaca il testo incriminato � visionabile alla pagina http://www.archeologi.org/web/news.asp?id=319 del sito internet dell'A.N.A. stessa). Il fatto che tale documento sia non condivisibile lo lascio giudicare agli interessati. Personalmente rilevo di non comprendere dove sia espresso un atteggiamento "inaccettabile � nei confronti dei funzionari archeologi delle soprintendenze"; forse in quel paragrafo che recita: "Migliaia gli archeologi, intanto, pur avendo competenze scientifiche, esperienza professionale e titoli accademici adeguati, pari e talvolta persino superiori a quelli degli archeologi dipendenti pubblici operano quotidianamente nei settori della ricerca, della tutela e della valorizzazione del patrimonio archeologico privi di qualsiasi riconoscimento giuridico e, di conseguenza privi di qualsiasi tutela e diritto, spesso soggetti a condizioni economiche inaccettabili." Mi dispiace dissentire (non � la prima e non sar� l'ultima volta), ma quel paragrafo � da sottoscrivere per intero; la situazione che prefigura l'ho verificata e sperimentata sulla mia pelle decine di volte e il solo fatto di tacere o glissare sull'argomento non significa che esso non sia reale. Il successivo punto di dissenso da parte della C.I.A., poi, costituisce un capolavoro di "arte del dire nulla" all'italiana; non contenti del fatto che da anni gli interessati chiedano al Ministero per i Beni e le Attivit� Culturali l'istituzione di un tavolo per la definizione giuridica della figura dell'archeologo, i latori della newsletter auspicano un bel tavolo allargato, cui partecipino anche il Ministero della Giustizia, quello per le Politiche Europee, ed inoltre il Ministero per l'Universit� e la Ricerca, nonch� le associazioni italiane in rappresentanza della categoria. Si auspica, insomma, l'istituzione di una "commissione"; ma non serve rivangare l'acuto umorismo di Pascarella per sapere che in Italia da sempre il modo migliore per affossare qualunque iniziativa e proprio quello di affidarla ad una commissione (E invece de ven� a 'na decisione, - Sa? je fecero, senza complimenti Qui bbisogna form� 'na commissione - La scoperta de l'America VII - 3). Che poi nel MiBAC si nascondano le lobby che gia nel 2005 hanno approfittato del decreto sull'archeologia preventiva, mi sembra, questa si, un'affermazione grave e da dimostrare, anche se � vero che quel decreto non ha fatto altro che fotografare una situazione "di fatto" e dargli una parvenza di legalit�. Ma se allora non ci si � mobilitati (tutti) per fermare quel progetto quando ancora lo si poteva fermare, cosa si pretende oggi ? Che da un bel tavolo allargato possa venir fuori una sconfessione di quel testo, oggi diventato legge, per giunta formulato da un governo dello stesso colore politico dell'attuale ? Ragazzi � scendiamo dalle nuvole ! La newsletter, ovviamente, si conclude con l'auspicio di un superamento delle divergenze e la speranza di poter seguire, in futuro, "percorsi unitari di collaborazione fra tutti gli archeologi"; segnala un primo incontro congiunto C.I.A. - A.N.A. per luglio (le due organizzazioni dunque si sono ignorate fino ad oggi ??? pazzesco !!!), e la proposta di una fusione che dia vita ad una unica rappresentanza su scala nazionale. Insomma: questi qui dovrebbero rappresentare la categoria a livello nazionale � Allegria ragazzi !!! Sul sito dell'Associazione Nazionale Archeologi, promotrice della manifestazione, sono prontamente apparsi i primi commenti, tutti, ovviamente, improntati all'ottimismo (http://www.archeologi.org/web/news.asp?id=327). Si parla del risultato di aver imposto il problema all'opinione pubblica e alle istituzioni e di un primo riscontro da parte del mondo politico, concretizzatosi, per�, solo nell'interessamento di alcune parlamentari dell'opposizione (PD), e dell'eco mediatica giunta su diverse testate nazionali e network televisivi tra cui il TG3, nell'edizione delle 14,00. Inutile ricordare che da anni l'A.N.A. chiede al governo (anzi ai governi che si sono succeduti) una forma di riconoscimento "giuridico" della figura professionale dell'archeologo (che non sia solo quello impiegato nelle soprintendenze). A questo proposito � interessante notare che nell'intero testo del recente D. L. 22 gennaio 2004, n. 42 recante il "Codice dei beni culturali e del paesaggio" ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 (noto anche come Codice Urbani) la parola "archeologo" (o "archeologi") non ricorre neanche "UNA" volta. Per i motivi che ho espresso in pi� di un'occasione non mi sento di condividere tanto ottimismo. Basta infatti mettere il naso fuori dalla finestra per constatare come, a pochi mesi dal suo insediamento, l'azione del Berlusconi IV abbia mostrato ben altri obbiettivi, non avendo, per altro ancora affrontato il problema del lavoro precario (e vista la bella sintonia con il mondo imprenditoriale viene da chiedersi piuttosto se abbia intenzione di affrontarlo). Fino ad oggi, infatti, gli obbiettivi dell'esecutivo sono stati in linea di massima tre: dare un'ultima e definitiva soluzione ai problemi giudiziari del Cavaliere, bloccare definitivamente l'azione della magistratura in Italia e, da ultimo, procedere al graduale smantellamento della macchina amministrativa statale per lasciare sempre pi� spazio a consulenze esterne e privatizzazioni nei servizi pubblici. Possibile mai che nel calderone di tali "priorit� ineluttabili" (che presumibilmente impronteranno l'azione di governo per gli anni a venire) gli esponenti della casta troveranno il tempo di affrontare un piccolo problema che riguarda poche centinaia di persone confluite a Roma il 14 giugno ? (dato che le altre migliaia presenti in tutta Italia se ne sono strafregate). Beh, per l'ottimismo c'� sempre spazio, ma personalmente non mi associo. Infine nel fiume di parole spese per commentare l'evento qualcuno ha auspicato che venga presto indetto uno sciopero nazionale della categoria, che possa fermare almeno per un giorno i cantieri e tutte le altre attivit� in cui sono presenti archeologi precari e sotto occupati. Confesso che in pi� di un'occasione anche io ho auspicato una cosa del genere; tuttavia, forse perch� pi� si invecchia pi� aumenta il pessimismo, oggi temo che si tratterebbe dell'ennesima iniziativa destinata a concludersi con poche centinaia di adesioni e il massiccio ricorso a quella larga fascia di archeologi, pi� o meno giovani, pi� o meno disperati, disposti a vendersi per poche centinaia di euro (spesso anche in nero), pur di portare a casa uno straccio di stipendio e la promessa di una continuit� nello sfruttamento cui si sottopongono di buon grado. Qualcuno si indigner� se accuso (non � la prima volta) la gran parte degli archeologi italiani di "codardia" e "crumiraggio", ma ancora una volta devo ricordare che gli archeologi italiani sono lavoratori precari come tanti altri; e che storicamente il mantenimento di una larga fascia di lavoratori precari, sotto occupati o disoccupati serve anche a garantirne la ricattabilit� e il controllo. Non c'� bisogno di aver letto Marx o di ricorrere a categorie verbali vetero comuniste (e io non sono vetero comunista � io sono COMUNISTA !), per vedere oggi, come 50 anni fa, come 100 anni fa questa realt� presente nella vita di tutti i giorni e, da pochi anni, perfino nella pubblica amministrazione. Ragazzi � scendiamo dalle nuvole. Gli strumenti legislativi per pretendere un minimo di dignit� e rivendicare una "vera libera professione" esistono. Sono pochi, � vero, ma; per ora non credo ci si possa attendere nulla di pi�. 21/06/2008 Badwila |