Ultime considerazioni (per ora) sulla datazione della Lupa Capitolina Non � affatto agevole per me, medievista, occuparmi di un argomento cos� scottante e lontano dal mio ambito di competenza. Tuttavia mi viene in aiuto la gran quantit� di informazioni, considerazioni e riferimenti fuoriuscita dall'acceso dibattito intavolato all'indomani della datazione "bassa" proposta dalla Dott.ssa Anna Maria Carruba, restauratrice, sulla base di considerazioni tecniche e stilistiche sul bronzo dei Musei capitolini. In particolare viene in aiuto quanto emerso dall'incontro di studio: "La Lupa Capitolina: nuove prospettive di studio", tenutosi il 28 Febbraio 2007 all'Universit� La Sapienza di Roma. Me ne occupo soltanto ora perch� ho voluto attendere il "sedimentarsi" della discussione e l'uscita di eventuali nuovi contributi, che, per la verit�, sono stati alquanto scarsi. Proprio perch� il dibattito sembra ormai affievolito, mi sento pronto a dire la mia sull'argomento. Il fatto che io non sia un etruscologo e neanche un esperto studioso di arte classica, mi mette al riparo dal pericolo di poter dire una parola "definitiva" sull'argomento. Ma c'� da dire, in proposito che nulla di definitivo � emerso anche dall'incontro del 2007, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti in materia. In proposito, anzi, si � registrata una netta spaccatura fra i partecipanti, con una vasta maggioranza di sostenitori della "antichit�" del bronzo capitolino, anche se con sfumature e motivazioni a volte nettamente divergenti; sul versante opposto sembrano rimasti solo l'autrice del restauro e l'ex soprintendente romano Adriano La Regina, a sostenere l'ipotesi di una datazione al tardo medioevo per il celebre bronzo romano. Se � lecito, a questo punto, fare un po' di storia della questione, va precisato che la prima "demolizione" della datazione tradizionale "alta" (VII - VI secolo a.C.), risale alla fine degli anni '60, ad opera di quel grande precursore e geniale visionario che fu Ranuccio Bianchi Bandinelli, il quale riteneva superficiali e azzardati i confronti della statua con le terrecotte etrusche, e riteneva piuttosto che la Lupa fosse un opera di ambito sud italico - magno greco e che essa non avesse nulla a che fare, inizialmente, con la leggenda della fondazione di Roma. A prescindere dall'esatta collocazione storica e cronologica della Lupa (che in definitiva non � emersa neppure dall'incontro del 2007), va detto che il Bandinelli ha certamente visto giusto nel considerare azzardati pi� o meno tutti i confronti fino ad oggi proposti; come ha saggiamente concluso Andrea Carandini, in margine al dibattito, la Lupa capitolina rimane un opera "unica", sia nel panorama artistico classico che in quello medievale. L'incontro del 2007, fra le altre cose, ha avuto il merito di mettere sul tavolo le conclusioni scaturite dal restauro dell'opera e dalle varie tecniche di indagine e datazione utilizzate. Alcune di tali conclusioni rivestono un particolare interesse e vanno quindi citate. Secondo l'etruscologo Giovanni Colonna, il manufatto sarebbe stato realizzato con un metallo particolare, analogo a quello estratto dalla miniera sarda di Calabona nel quarto sec. a.C. La Lupa sarebbe quindi il risultato dell'influenza dell'arte etrusca nelle fasi della Roma repubblicana, e il materiale con cui � fatta testimonierebbe anche la vitalit� degli scambi commerciali con etruschi e fenici, che per primi avevano utilizzato la miniera. Non risulta che il metallo proveniente dalla Sardegna fosse utilizzato ancora nel medioevo, anche se la circostanza non � da escludere. Dalle medesime indagini petrografiche risulta che il bronzo della fusione era nuovo al tempo della realizzazione, mentre le sculture medievali utilizzavano quasi sempre materiale che veniva rifuso dopo essere stato sottratto a opere precedenti. Infine la terra di fusione proverrebbe dalla Valle del Tevere, tra Roma ed Orvieto. Claudio Giardino, Dottore di Ricerca in Archeologia Preistoria e Protostoria presso la Scuola Nazionale di Archeologia, ha ulteriormente sostenuto la causa dell'antichit� dell'opera partendo dall'esame della lega di bronzo dell'opera ed evidenziando l'alta percentuale di presenza del piombo non riscontrabile in et� medievale. Ancora, dall'Universit� di Milano-Bicocca Marco Martini ha spiegato che la luminescenza data quel bronzo dal X al XV secolo, mentre per Gilberto Calderoni, Scienza della Terra ancora alla Sapienza, l'analisi al radiocarbonio la colloca verso il 650 dopo Cristo. C'� sufficiente materiale per sostenere, come molti hanno fatto, l'inaffidabilit� delle conclusioni scaturite dalle sole analisi di laboratorio e tornare al vecchio metodo d'indagine basato su considerazioni storiche, l'osservazione, il confronto e l'analisi stilistica. Ma proprio sotto l'aspetto puramente stilistico le cose si complicano ulteriormente, in quanto effettivamente, ne l'antichit� ne il medioevo forniscono confronti affidabili per la Lupa Capitolina. Se veramente il bronzo capitolino era gi� in vista nell'antichit�, perlomeno in epoca repubblicana e alto imperiale, e se ad esso era legato in qualche modo il mito delle origini di Roma, sembra quanto mai curioso che tra le numerose raffigurazioni giunte fino ad oggi, che illustrano quel mito, nessuna ne riproduca esattamente le fattezze. Al contrario le raffigurazioni, scultoree e monetali, del mito dei gemelli, propongono costantemente un altro modello: la lupa � intenta ad allattare i gemelli, volta il muso verso di loro e con le zampe leggermente piegate sembra volersi distendere per rendere la cosa pi� agevole. � stato proposto, quindi, il confronto con la lupa raffigurata sul denario di P. Satrienus, del 77 a.C.; ma questa � raffigurata piuttosto nell'atto di attaccare o minacciare, con il muso basso, la bocca aperta e una zampa anteriore sollevata. Anche se la Lupa capitolina � certamente raffigurata in atteggiamento "minaccioso", tra le due c'� una notevole differenza. C'� poi da rilevare che in nessuna delle raffigurazioni classiche viene minimamente ripreso lo stile della Lupa Capitolina, la particolare raffigurazione delle piccole ciocche di pelo e la loro disposizione sul corpo; tuttavia viene costantemente mostrato, ed evidenziato, il particolare delle mammelle gonfie e penzolanti, che sembra (o potrebbe sembrare) una chiara allusione all'allattamento e, indirettamente, un rimando al mito dei gemelli. Infine va precisato che l'immagine tradizionale della lupa nell'atto di allattare sembra essere stata talmente radicata nell'immaginario degli artisti romani, da venire ancora ripresa nella piena et� imperiale, come risulta dal mosaico di III secolo d.C. proveniente da Larino (Campobasso); non sembra azzardato ritenere che proprio questa fosse la riproduzione di un gruppo scultoreo allora esistente a Roma, dove erano visibili numerose altre riproduzioni dell'animale simbolo delle mitiche origini della citt�. Il fatto � ampiamente dimostrato sia dal punto di vista letterario che storico artistico, a partire dalla testimonianza di Tito Livio (X, 23, 11), secondo cui un gruppo statuario composto dalla Lupa e i Gemelli, si trovava presso il Fico Ruminale dal 269 a.C. Se ora si vanno a cercare confronti effettivi tra le opere antiche note e databili in un lasso di tempo che vada tra il VII e il V secolo a.C., il quadro non si chiarisce davvero. � vero, infatti, che alcuni bronzi etruschi e diverse raffigurazioni pittoriche dell'epoca possono essere prese a modello, ma in nessun caso, mi sembra, � possibile un confronto diretto, formale e stilistico, con la Lupa. Tralasciando la Chimera di Arezzo, unico grande bronzo giunto fino ad oggi e sicuramente databile in epoca etrusca (V - IV secolo a.C.), si pu� operare un raffronto, solo stilistico, con la testa di grifone della biga del Museo di Cianciano (IV secolo a.C.), ma la lavorazione di questo piccolo bronzo sembra molto pi� vicina a molte opere di epoca romana; si veda, ad esempio, il confronto con la criniera del bellissimo leone in marmo grigio del Louvre. Se c'� un particolare che indirettamente avvicina la Lupa al mondo etrusco, si tratta della particolare disposizione delle ciocche di pelo sul corpo: la lunga fila di ciocche stilizzate che attraversa la schiena dell'animale e la sorta di criniera che tali ciocche le formano intorno al collo, si ritrovano, oltre che nella Chimera di Arezzo (ma rese con tutt'altro stile), anche in alcune raffigurazioni pittoriche antiche, quali il leone dell'Olpe Chigi (VII secolo a.C.) e quello che compare fra gli affreschi della Tomba Fran�ois a Vulci (V - IV secolo a.C.). Al momento sembra questo l'unico legame certo fra la Lupa e il mondo etrusco, in quanto l'altro lupo, quello visibile ancora una volta fra gli animali affrescati nella Tomba Fran�ois, non presenta alcun dettaglio simile. Per quanto riguarda il confronto con opere d'arte medievale, in bronzo o in pietra, la materia da prendere in considerazione sarebbe troppo vasta per farne un discorso sintetico. Valga per questo quanto affermato, ancora una volta, da Andrea Carandini nel corso della discussione del 2007: il solo raffronto delle ciocche di pelo regolari e stilizzate, per quanto a volte possa sembrare estremamente calzante, come nel caso dei due leoni stilofori del Duomo di Parma, quelli che ornano il portale della cattedrale di Trogir in Dalmazia o il celebre leone di Braunschweig, non sembra sufficiente per stabilire anche solo una vicinanza dal punto di vista cronologico. Piuttosto viene da chiedersi quale possa essere stata l'origine di questo tipo di lavorazione che, in un lasso di tempo relativamente breve, sembra diffondersi, pur con diverse varianti regionali, in tutta l'Europa occidentale e balcanica. Mi sembra azzardato pensare che un unico prototipo, la Lupa romana appunto, possa essere stato preso a modello da tutta l'arte romanica per secoli, e fino alla rinascenza classica federiciana; ma anche questa � un'ipotesi scaturita dalla discussione del 2007, per dimostrare l'antichit� della Lupa capitolina Badwila |
Stele di Marius, Cortemilia, II sec a.C. |
Ranuccio Bianchi Bandinelli |
Il mito dei gemelli raffigurato sul retro di un denario di Sesto Pompeo |
Denario di P. Satrienus, del 77 a.C. |
Mosaico di III secolo d.C. proveniente da Larino (Campobasso) |
Particolare della biga in bronzo di Chianciano - IV sec a.C. - a confronto con la
criniera del leone marmoreo di epoca imperiale oggi al Louvre |
In alto il leone raffigurato tra gli affreschi della Tomba Fran�ois a Vulci (V -
IV secolo a.C.); in basso quello raffigurato sull'Olpe Chigi (VII secolo a.C.) |