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La questione delle immagini alle origini dell'arte islamica

L'episodio narrato nel Corano III 49, nel quale Ges� modella degli uccelli
nell'argilla e vi soffia sopra donandogli la vita, viene spesso citato come
attestazione dell'impossibilit� per uno scultore di "imitare" la creazione
divina, sancita a livello teologico, a meno che di non essere un profeta
come lo era Ges�.
In realt� il racconto sembra pi� teso a dimostrare le facolt� profetiche di Ges�, che non a condannare l'arte o le immagini; non esiste infatti nel Corano alcuna proibizione in proposito, e nei primi secoli dell'islam califfi e principi si contornavano di opere d'arte nelle quali le raffigurazioni animali ed umane, anche sensuali, abbondavano (dipinti e mosaici dei palazzi di Qusayr Amra, Khirbet al-Mafjar, Qasr al-Kheir).
Altri fra i pi� antichi testi della religione islamica accennano al problema dell'uso delle arti e in particolare alla possibilit� di rappresentare la figura umana; sono famosi alcuni passi degli Hadith, testi in cui a partire dall' VIII secolo si raccolgano parole e detti attribuiti a Maometto stesso; in particolare nella quarantottesima sura del libro degli abiti di Abu Daud si trovano alcuni passaggi spesso utilizzati per dare fondamento alla tradizionale avversione della religione islamica per le raffigurazioni umane:
"Gli angeli non entreranno in una casa ove ci sia una figura o un cane"
(versetto 4152) oppure "Coloro che saranno pi� severamente puniti il
Giorno del Giudizio sono l'assassino di un Profeta [...] e un artefice di
immagini o figure".
Pi� verosimilmente si tratta di testi anonimi risalenti all'VIII secolo, che
riflettono una crescente preoccupazione nei confronti del culto delle
immagini e, pi� in generale, dell'idolatria. In questo stesso periodo il
problema viene affrontato anche in abito cristiano, e l'iconoclastia,
decretata dall'imperatore bizantino Leone III nel 730 per combattere il
culto idolatrico delle immagini sacre, si diffonde in tutto l'Impero d'oriente.

Molti islamisti hanno individuato nel presunto aniconismo dell'arte islamica una risposta alla forte presenza di raffigurazioni umane e divine negli edifici di culto cristiani ancora in uso nel VII e VIII secolo; un diverso e pi� radicale atteggiamento nei confronti delle rappresentazioni umane che pu� essere interpretato anche e soprattutto dal punto di vista teologico.
� stato rilevato, infatti, come laddove il cristianesimo abbondava nella raffigurazione di Ges� Cristo in quanto incarnazione di Dio sulla terra e suo "verbo", nell'islam il verbo di Dio, e sua unica incarnazione, � il Corano materialmente raffigurabile nella scrittura delle sue parole, e non nella rappresentazione in immagini dei fatti in esso narrati.
Da ci� deriva anche la particolare perizia calligrafica con cui venivano trascritti a mano i testi religiosi. Tuttavia si pu� interpretare anche l'importanza nella scelta di non raffigurare uomini ed animali, nell'ambito del pi� generale gusto iconografico - stilizzazione, astrattismo, prevalenza dell'arabesco, horror vacui -,
e della mentalit� medievale, tesa al trascendete, all'escatologico,
pi� che alla realt� sensibile e immanente.
La storia della rappresentazione della figura umana, nella prima
et� islamica, pu� essere divisa in due principali momenti storici. Il
primo copre il periodo omayade e l'inizio del periodo abbasside,
tra il tardo VII secolo e il X secolo; il secondo inizia nel tardo X
o all'inizio dell'XI secolo, con l'arte del periodo fatmide in Egitto,
e culmina nel tardo XII - met� XIII secolo, con la pittura
mesopotamica.
L'arte dei due periodi differisce dal punto di vista stilistico e
iconografico, ma vi sono anche delle comuni fonti di ispirazione,
che traspaiono non solo nello stile pittorico delle raffigurazioni, ma
anche nelle tematiche in cui esse si inseriscono. Si tratta di un
comune sentire che attraversa i secoli della storia dell'oriente
islamico, e non bisogna dimenticare che gli artisti del periodo
Omayade e del primo periodo Abbasside operano con un
vocabolario figurativo che si inserisce in ogni caso negli ambiti
culturale e dottrinale della societ� islamica; Ma il linguaggio
figurativo che essi utilizzano riflette anche ed in primo luogo le
convenzioni dell'arte sassanide e di quella greco romana, le quali
dovevano essere ben presenti nel mondo islamizzato,
condizionandone il gusto estetico.
Limitando il discorso al primo periodo omayade e abbasside
(secolo VII e VIII), ci si trova di fronte ad una generale adozione
delle tradizioni figurative sassanide e greco romana, e
probabilmente all'utilizzo delle stesse maestranze gia attive
nell'impero bizantino e nell'area mesopotamica.
Dalla tradizione sassanide, in primo luogo, proviene la forma
particolare con cui viene rappresentata la "regalit�", e i personaggi della corte regnante. Dalla stessa tradizione artistica deriva anche il desiderio di dimostrare visivamente la legittimit� e continuit� delle dinastie regnanti, mediante la realizzazione di "gallerie" di ritratti dei sovrani lungo le pareti dei palazzi reali. Queste raffigurazioni dovevano avere in comune il fatto di essere basate su un tipo idealizzato di sovrano orientale e, per questo, non dovevano mostrare alcun lineamento caratteristico della persona che vi si voleva rappresentare.
Si tratta di una tendenza figurativa che deriva
probabilmente dall'osservazione diretta degli originali,
cicli scultorei e pittorici, nonch� dalla pratica di eseguirne
copie manoscritte, anche di elevato pregio, che poi erano
conservate dagli artisti stessi, nelle residenze nobiliari o
nelle corti regnanti; al giorno d'oggi non � giunto nulla
per quanto riguarda queste opere d'arte, ma molti storici
musulmani contemporanei testimoniano di aver visto
antiche pitture murali, sotto forma di vere "gallerie pittoriche", o loro riproduzioni, relative agli antichi sovrani sassanidi, e degli "annali" persiani manoscritti con ritratti di quei sovrani. Nel 915, per esempio, lo storico Abu al-Hasan 'Ali al-Mas'udi (896 Baghdad -  956 Cairo) racconta di aver visto, nella casa di un notabile di Istakhr, un prezioso manoscritto che conteneva i ritratti di venticinque re persiani e due regine, iniziando da Ardashir (224 - 241 d.C.) e terminando con Yazdegird (628 - 632). Quei ritratti, come riferisce l'autore, erano stati realizzati alla morte di ciascun monarca, e conservati nell'archivio della corte.
L'autore aggiunge che il califfo omayade
Hisham (727 - 743) per primo avrebbe
ordinato una sorta di traslazione "arabica"
di questa usanza; Mas'udi non riferisce
dove si trovassero gli affreschi voluti da
Hisham, ma descrive quei sovrani ritratti
con tutti i loro attributi e ne descrive le
pose e gli atteggiamenti.
Hisham �, tra l'altro, il fondatore del
grande complesso edilizio di
Khirbat al-Mafjar, nella valle del
Giordano presso Gerico (abitato poi dal
suo successore ibn Yazid Walid), uno
dei pochi complessi architettonici di
epoca omayade nel cui ambito si siano
conservati elementi degli apparati decorativi: pavimenti in mosaico e cicli decorativi in stucco, oggi conservati al Rockefeller Archeological Museum di Gerusalemme.
I mosaici decorati geometricamente e di elevato livello qualitativo, comprendono 39 sezioni rettangolari e circolari ininterrotte, caratterizzate da elaboratissimi motivi geometrici giustapposti e ripetuti con il risultato di un ferratissimo ritmo decorativo; i mosaici coprono l'intero pavimento del cosiddetto edificio termale, e sono considerati come uno dei pi� grandi tappeti musivi del genere conosciuto dall'antichit�. Nella cosiddetta sala delle udienze, un altro famoso pannello in mosaico riproduce un albero di mele che da ombra, sulla parte destra, a due gazzelle che ne mangiano il fogliame, mentre sulla sinistra � raffigurato un leone nell'atto di aggredire da dietro un'altra gazzella; il quadro � realizzato in perfetto stile bizantino, probabilmente da maestranze siriache ed autoctone.
Nel periodo in cui � stato costruito il palazzo di Khirbat Al-Mafjar, la
produzione musiva appare ancora debitrice dell'antica tradizione siriana e
bizantina, mentre nella lavorazione dei fregi in stucco appaiono lontane
influenze sassanidi (lo stucco, da questo punto di vista, era un mezzo pi�
economico, veloce ma anche versatile, per realizzare estesi cicli figurativi);
proprio tra i fregi compare, oggi del tutto isolata, la figura frammentaria di
un personaggio dagli attributi regali, caratterizzato dai tratti idealizzati tipici
di molte raffigurazioni, scultoree e monetali, di sovrani di area
mesopotamica.
Ugualmente ben documentate sono i ritratti e i cicli affrescati basati su
modelli greco romani o tardo antichi. Uno dei pi� significativi � quello
proveniente dal castello di Qasr al-Hayr al-Gharbi, nel deserto siriano, la cui facciata, riccamente decorata con rilievi in stucco � oggi ricostruita nel Museo di Damasco. Sia i ritratti che le scene di costume (caccia, giochi e intrattenimento) richiamano la pittura di Faiyum o di Antinoe; nello stile, nel costume e nell'atteggiamento dei volti si tratta in tutto e per tutto di figure classiche, ed � probabile che abbiano tratto ispirazione da ritratti di epoca tardo romana allora esistenti nella regione egiziana. Allo
stesso modo la figura femminile danzante di Qusayr' Amra, in Giordania,
riflette analoghe figure danzanti visibili su stoffe di manifattura copta, cosi
come molte figure danzanti di epoca fatmide, in Egitto, sono state ritratte in
stile tardo romano.
Le tradizioni artistiche che presiedono a queste rappresentazioni artistiche,
tardo romane o Sassanidi, dovevano principalmente rispondere al gusto
estetico della primitiva societ� islamica. Ci� � particolarmente evidente se
paragoniamo le rappresentazioni del corpo femminile di epoca pre islamica
con quelle di VIII secolo, le quali seguono un canone ideale comune della
bellezza, nel quale il corpo risulta voluttuoso, caratterizzato dai seni pieni,
natiche carnose e le anche inclinate.
Si prenda, per esempio, la tarda figura romana di Artemis in un mosaico
della met� del III secolo da Shahba-Philippopolis, o la rappresentazione di
Afrodite in un altro mosaico dallo stesso luogo, ma datato circa un secolo
pi� tardi. In entrambi mosaici le tessere, disposte in maniera concentrica,
accentuano chiaramente il rigonfiarsi del petto, cos� come le anche e le cosce grasse di queste divinit�.
Si tratta della stessa tecnica musiva di alcuni dei nudi o semi nudi di epoca
omayade, come la celebre arpista nei mosaici di Bishapur (moderna
Faliyan in Iran). Ma la stessa visione e il medesimo canone estetico si
applica alle grandi sculture di pietra frammentarie dalla facciata del palazzo
di VIII secolo di Mshatta (Giordania, ora nel Museo di Berlino a ad
Amman), o i bassorilievi in stucco con figure femminili di
Khirbat Al-Mafjar.

Bibliografia

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E. Baer, The Human Figure in Early Islamic Art: Some Preliminary
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Particolare dei fregi in pietra del castello di Mshatta (Giordania VIII secolo;, ora nel Museo di Berlino)
Ciotola smaltata di produzione egiziana con la raffigurazione umoristica di una lotta fra galli (XI secolo)
Statua in stucco del cosiddetto "califfo", dal palazzo omayade di Khirbat Al-Mafjar (VIII secolo, Gerico, Palestina)
Conio monetale del sovrano sassanide Yazdegird (628 - 632)
Mosaici pavimentali del palazzo di Khirbat Al-Mafjar (VIII secolo, Gerico, Palestina)
Frammento di ritratto femminile dal castello di Qasr al-Hayr al-Gharbi (VIII secolo, Museo archeologico di Damasco)
Particolare della c.d Danzatrice affrescata nel castello di Qusayr' Amra (VIII secolo, Giordania)
La c.d. suonatrice di arpa; mosaico della prima et� islamica da Bishapur (moderna Faliyan in Iran)
Particolare di una grande statua femminile dal castello di Mshatta (VIII secolo, Giordania, Museo di Berlino)
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