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A proposito dell'Ordine del Giorno presentato alla Camera il
22/07/2008; ovvero: cosa ne sanno quelli della Casta dei problemi e
del lavoro degli archeologi ? (ed altre amenit� varie)


Devo iniziare questa riflessione con un doveroso "errata corrige" a proposito dei lavori in
corso a Roma, in Piazza Venezia, che hanno portato all'abbattimento di alcuni alberi "storici",
finalizzati alla costruzione della linea C della metropolitana.
Evidentemente gli eventi si sono succeduti in maniera troppo rapida, ed oggi Roberto
Cecchi, dal 1� agosto scorso Commissario Straordinario per le metropolitane di Roma e
Napoli nominato da Sua Emittenza Berlusconi in persona, ha sciolto il nodo relativo
all'impasse in cui si trovavano i lavori per via di quel "dilemma tra modernit� e archeologia" che si ripresenta ogni volta si deve riparare un tombino in centro storico.
Il dilemma, insomma, � stato risolto nel senso che la stazione in Piazza Venezia si far�; se non in Piazza Madonna di Loreto, dove sono iniziati i sondaggi, sicuramente altrove, ma � certo che l'intero nodo di scambio, prevedr� ben tre uscite: Piazza SS. Apostoli, Via dei Fori Imperiali (lato Altare della Patria) e Piazza Madonna di Loreto appunto.
Questo sviluppo, di cui da notizia Il Giornale nella sua edizione on line del 29/11/2008 (
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=309976), nulla toglie a quanto ho affermato, ed affermo, sui meriti e i demeriti dell'archeologia a Roma, e in particolare su quel terreno minato che � rappresentato dall'area centrale, fino ad oggi gestita da personaggi di dubbia reputazione e all'apparenza, pi� attenti al proprio tornaconto e ai buoni rapporti con la politica e con l'imprenditoria capitolina (leggi i soliti noti
signori del mattone).
Mi si pu� anche prendere per ignorante e retrogrado, ma per una citt� come Roma
preferirei un futuro con pi� verde, piuttosto che pi� scavi. A meno che non cambi
radicalmente la gestione del patrimonio archeologico, che l'archeologia non diventi il
pretesto per inutili "buchi" pieni di � nulla, o di inutili sbancamenti che, per portare alla
luce un po' di basolato stradale romano, fanno crollare a terra pini secolari che ormai
sono persi per sempre (mi riferisco ovviamente a quanto avvenuto recentemente
sull'Appia Antica, per cui credo che non conosceremo MAI i nomi dei responsabili e per
cui nessuno MAI pagher�). Il tutto, ovviamente, condito dal solito giro di soldi pubblici, che arricchiscono qualcuno e lasciano le briciole a molti.
Per tornare all'argomento di partenza, il Commissario Straordinario Cecchi ha ribadito il concetto, secondo cui si dovr� si sacrificare qualcosa, ma riducendo al minimo l'impatto sulle testimonianze archeologiche; una "missione" tutelata da un comitato tecnico-scientico ad hoc coordinato da Michele Jamiolkowski (Professore ordinario di Ingegneria Geotecnica presso il Politecnico di Torino).
Ora siamo tutti un po' pi� tranquilli.

Passiamo ad altro.

Le associazioni che rappresentano gli archeologi in Italia, hanno dato notizia della presentazione, il 23.07.2008, di un Ordine del Giorno, in Parlamento, relativo alla regolamentazione delle professioni che si svolgono nell'ambito dei Beni Culturali. L'iniziativa � stata presa dalle Onorevoli Marianna Madia (Commissione Lavoro - capolista alla Camera nel Lazio per il Pd), Marilena Samperi (Commissione Giustizia - Pd, gia sindaco e consigliere comunale di Caltagirone), Manuela Ghizzoni (Capogruppo Pd in Commissione Cultura, Scienza e Istruzione) e Laura Froner (Deputata Pd e vicepresidente della commissione Attivit� Produttive, Commercio e Turismo); le quattro volenterose sono state le uniche, ad oggi, ad interessarsi della problematica, anche a seguito della manifestazione svoltasi a Roma il 14 giugno 2008.
Il testo dell'intervento si pu� leggere all'indirizzo:
http://exnovo.forumfree.net/?t=30351523, e non manca di stupire, innanzitutto per la sua stringatezza, ma poi per il fatto che, come al solito, ci si � ben guardati dall'inserire il lavoro degli archeologi nel contesto pi� vasto del lavoro precario in Italia, delle nuove forme di sfruttamento (partite IVA) e di caporalato (cooperative).
Inoltre viene da chiedersi chi abbia fornito alle quattro relatrici le informazioni generali e di carattere tecnico relative alla materia in questione; � assolutamente vero il fatto che "
Oggi migliaia di archeologi italiani agiscono in un sistema completamente deregolamentato", ma come fanno le relatrici ad affermare che "Chiunque oggi potrebbe fare l'archeologo in qualunque condizione: non sono previsti i requisiti, non � prevista una formazione adeguata, non � prevista la certificazione della professionalit� �" ? (sic � ).
Il testo poi si conclude con una frase ad effetto: "
Chiaramente non si tratta della richiesta dell'istituzione di un albo per gli archeologi n� tantomeno di una misura neocorporativa, ma noi riteniamo che la liberalizzazione dell'esercizio delle professioni debba contemperare la qualificazione e il miglioramento delle competenze, la tutela del consumatore cui viene offerto il servizio professionale che, in questo caso, � l'intera collettivit� nazionale, e l'apertura al mercato".

Insomma si va dalla gaffe madornale - non � assolutamente vero che chiunque oggi pu� fare l'archeologo - al solito ridurre TUTTO ad un problema di migliore qualificazione e migliori competenze e alla mancata "definizione degli specifici requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori di scavi archeologici".
Quanto alla istituzione di un albo degli archeologi, tema intorno al quale si svolse una importante quanto inconcludente battaglia politica a cavallo tra anni '80 e anni '90, evidentemente appare alle relatrici - e a quanti hanno collaborato dal di fuori alla stesura del breve testo - una misura troppo drastica e "
neocorporativa", forse addirittura in grado di dare forza alla categoria e scardinare il sistema di sfruttamento selvaggio in atto da quasi vent'anni e recentemente "istituzionalizzato" dalla Legge 109 del 25 giugno 2005.
Non sia mai che gli archeologi, forti di un contratto di lavoro che li tutela gia da oggi, e un domani di un organizzazione "corporativa" in grado di trattare da pari con i soggetti appaltanti, riescano finalmente a diventare veramente lavoratori autonomi in grado di far rispettare la propria attivit� e la propria professionalit�, al pari di medici, architetti, avvocati, ingegneri, farmacisti,
giornalisti ecc.
Poi, ovviamente, viene del tutto taciuto il ruolo deleterio delle Universit�,
che si apprestano a diventare nuovi centri di caporalato (se non lo sono gi�),
che dispensano lauree inutili in cambio di fondi e si limitano a produrre
schiere di giovani disoccupati o sottoccupati, e ovviamente delle
Soprintendenze che avallano e contribuiscono a mantenere in vita il sistema,
a scapito di giovani archeologi, del loro lavoro dei loro diritti e del loro
stipendio.
Insomma il solito proclama all'acqua di rose, che dice il meno possibile per
non scontentare nessuno, mantenere amicizie preziose ed evitare di sbattere
chi � responsabile di fronte alle proprie responsabilit�.
Mi sembra che, in qualche modo, si voglia deliberatamente mantenere la
Casta al di fuori delle vere problematiche del settore, e non impegnarsi in
una denuncia seria e approfondita; magari anche nei palazzi del potere si
vanno solo cercando appoggi politici utili in futuro.

Nel frattempo, tuttavia, la Casta si muove per conto suo e a modo suo.

Risale al 14 novembre la nomina di Mario Resca, ex numero uno di
McDonald's Italia, al ruolo di "Super Manager", individuato dal ministro
dei Beni culturali Sandro Bondi, per la gestione dei musei italiani.  Come
ha specificato lo stesso Bondi "
Resca ha dato la sua disponibilit� ad assumere l'incarico di direttore di una nuova struttura che si occuper� della gestione e dello sviluppo dei musei e delle aree di cultura aperte al pubblico una volta entrato in vigore il regolamento attuativo della riforma del ministero dei beni culturali. Resca - ha aggiunto il ministro - assumer� il ruolo di consigliere del ministro per le politiche museali, al fine di avviare la sua attivit� per il rilancio del settore museale nazionale".
Mario Resca, a questo proposito, vanta un curriculum di tutto rispetto: Laureato in Economia e Commercio all'Universit� Bocconi di Milano; Presidente di Italia Zuccheri S.p.A., del Casin� di Campione S.p.A. e di Confimprese; Presidente e Joint Venture Partner di McDonald's Develpoment Italia, Inc; Consigliere della Mondadori S.p.A. e della British Telecom Italia; Senior advisor di "Oaktree Private Equity Fund". Nel giugno 2002 gli � stata conferita l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Funzionario dalla Chase Manhattan Bank; Direttore della Biondi Finanziaria (Gruppo Fiat) e dal 1976 al 1991 � partner di Egon Zehnder; Consigliere di amministrazione di Lanc�me Italia e di societ� del Gruppo RCS Corriere della Sera e del Gruppo Versace; Presidente e Amministratore Delegato di McDonald's Italia. � stato inoltre Presidente della Sambonet S.p.A., della Kenwood Italia S.p.A., socio fondatore della Eric Salmon & Partners e Presidente dell'American Chamber of Commerci; Consigliere indipendente dell'Eni S.p.A.
Da ultimo, ed � il titolo pi� importante fra tutti anche se non riportato nella lista, si tratta di
un caro vecchio amico di Berlusconi; e questo ha forse contribuito a far pendere la bilancia
dalla sua, e a farlo preferire magari ad un esperto del settore, un docente o uno storico
dell'arte, che, si sa, sono tutti comunisti.
In uno degli ultimi comunicati, datato 01/12/2008, il Ministro Bondi ha chiarito ed
ulteriormente ampliato quelle che saranno le competenze del super manager Resca: esse
si estendono all'intero patrimonio culturale e non solo ai musei; avr� competenza anche
sulle biblioteche, gli archivi, le aree archeologiche, i parchi archeologici ed i complessi
monumentali; avr� la responsabilit� della promozione del patrimonio sia in Italia che
all'estero anche mediante la sottoscrizione di accordi culturali con istituzioni di grande
prestigio, per la organizzazione di mostre, esposizioni o altri eventi; avr� competenza in
materia di circolazione internazionale dei beni culturali, e, conseguentemente, nelle attivit�
di impulso per  l'organizzazione di eventi all'estero; per quanto riguarda, infine, il controllo
manageriale della gestione dei siti museali, valuter� la congruit� degli stanziamenti e valuter�
le scelte finali circa l'ottimale distribuzione delle risorse finanziarie fra le diverse realt� museali.
Ovviamente non � stato divulgato quello che sar� il (lauto) compenso del neo manager dei musei italiani, ne in quale modo questa mossa si inserisca nel contesto dello snellimento della pubblica amministrazione, dello sbandierato taglio delle consulenze, e, da ultimo, della valorizzazione delle risorse interne, promessa ad ogni cambio di colore politico.
Del fatto in se, anche se comico (ma cosa ci si aspetta da un Primo Ministro pagliaccio ?), me ne frega relativamente poco e credo che in molti la pensino come me.
Tuttavia quest'ultima pagliacciata del Cavaliere offre lo spunto per qualche considerazione in
merito.
In Italia gli enti locali spendono fiumi di soldi per foraggiare piccoli e piccolissimi musei locali
(tutti uguali, tutti brutti, tutti noiosissimi, tutti irrimediabilmente vuoti), nella vana convinzione
che tali musei possano rappresentare un volano per lo sviluppo di un comune o di un area
geografica.
Soldi dati per lo pi� a fondo perduto e, quindi, irrimediabilmente buttati nel nulla. L'idea che
il museo "debba" essere una fonte di reddito, un investimento, un "business" (che fa tanto
amerikano), � talmente dura a morire, che ora la si vorrebbe trasporre sul piano nazionale.
Non so se il Signor Resca abbia la ricetta miracolosa per veicolare folle di visitatori in tutti
i musei d'Italia, ma, personalmente odio i musei italiani ed amo quelli stranieri, proprio
perch� all'estero questo problema non si pone � e basta !
All'estero (in Inghilterra ad esempio) il museo � principalmente una istituzione culturale, e
la merce che produce non � in nessun modo monetizzabile; � semplicemente la materia
prima indispensabile che distingue tutti quelli "fatti � a viver come bruti", da coloro che
aspirano "a seguir virtute e canoscenza" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno
canto XXVI, 116-120). Il museo fa ricerca (quella che il Ministero non fa pi� e che le
Universit� fanno a fatica), studia il territorio, se � un museo archeologico fa ricognizioni,
scavi, pubblicazioni a carattere scientifico, contribuisce alla conoscenza, alla tutela, alla
conservazione, al restauro e alla divulgazione; il museo custodisce la storia e la memoria
di una comunit�, locale o nazionale, e si adopera perch� tale patrimonio giunga intatto alle
generazioni future.
Tutto questo non mi sembra affatto qualcosa di monetizzabile, ed al tempo stesso � talmente prezioso che l'Italia dovrebbe investirvi sopra risorse materiali, risorse umane, cervelli in grado di pensare e braccia in grado di lavorare. Invece, e questo � un dato che non si conosce ancora abbastanza, anche nel campo dei Beni Culturali � iniziata la fuga di cervelli verso l'Europa, ed io stesso, quando ne ho avuto l'occasione, l'ho incoraggiata ed ho scoperto "mondi paralleli" solo al di la delle frontiere o sull'altra sponda del Mediterraneo.
Mi auguro che il Signor Resca non arriver� a piazzare ovunque quegli orribili pupazzi in veste di pagliaccio che sembra attraggano folle di clienti nei ristoranti McDonald's; spero tuttavia, che nella sua opera di "ottimizzazione" delle spese (in cui certamente si prodigher�), riesca a fermare definitivamente l'ignobile mercato delle mostre ed esposizioni "temporanee" in nome delle quali la tutela delle singole opere cede il passo in favore di un bel saggio su di un catalogo, grosso e pesante come un mattone, e svenduto per cifre che variano dai 60 ai 150 �.

Cordialmente

Badwila


Devastazioni in nome dell'archeologia: i pini di Piazza Venezia e quelli dell'Appia Antica. Alberi perduti "per sempre"
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