Hasankeyf (Anatolia); un altro sito archeologico millenario destinato a sparire sott'acqua Mentre l'attenzione del mondo nei riguardi del medio oriente, e concentrata ormai da anni verso le guerre scatenate dall'America in Afganisthan e Iraq, in pochi stanno realizzando che un nuovo conflitto, ben pi� pericoloso, rischia di esplodere in quella regione, coinvolgendo molte pi� nazioni, alcune delle quali considerate potenze militari, e in procinto di dotarsi di tecnologie nucleari. Mi riferisco, ovviamente, alla guerra per l'acqua, che coinvolge, attualmente, la Turchia, la Siria e il martoriato Iraq, per l'accaparramento delle ingenti risorse idriche rappresentate dai bacini del Tigri e dell'Eufrate. Guerra che vede proprio la Turchia in prima linea, con la complicit� di grandi imprese europee, ed un considerevole appoggio finanziario mondiale. Su questo punto (quello delle partecipazioni internazionali), le notizie sono tuttavia frammentarie e difficili da reperire (per ovvi motivi); in particolare le notizie degli ultimi mesi, se vere, parlano di alcune defezioni, ma � chiaro che l'intera situazione � tuttora in movimento. Quattro gruppi svizzeri sarebbero coinvolti: Alstom, Stucky, Colenco e Maggia. Il loro fatturato ammonterebbe a 225 milioni di franchi su un budget complessivo di oltre un miliardo di euro Tuttavia notizie di agenzia diffuse alla fine del 2008 sostengono che Germania, Svizzera e Austria avrebbero preso le distanze dai progetti idrici della Turchia, in quanto la costruzione delle mega opere, allo stato attuale dei piani, non rispetta gli interessi delle popolazioni, dell'ambiente e dei beni culturali Noi italiani dovremmo interessarci da vicino al caso della banca austriaca Austria Bank Creditanstalt, controllata da Unicredit, intenzionata a contribuire alle opere in questione con un finanziamento di 280 milioni di euro. Oggi si parla della banca tedesca Dekabank, e della francese Societ� Generale, subentrate alla svizzera Zuercher Kantonalbank, la quale si sarebbe ritirata per le pressioni subite dalla societ� civile. Questa, che dovrebbe essere l'attuale situazione delle conpartecipazioni al progetto, va ovviamente presa con beneficio d'inventario, e l'uso del condizionale � d'obbligo. Se � vero, tuttavia, che anche l'Italia � coinvolta, qualcuno dei nostri santoni del "no global" un-tanto-al-chilo potrebbero interessarsi alla cosa e informare l'opinione pubblica. Mentre in Turchia gli antichi siti archeologici di Zeugma e di Apamea stanno ormai scomparendo sommersi dall'invaso della diga di Birecik sull'Eufrate, la discussione circa l'opportunit� che il famigerato GAP (South-Eastern Anatolian Project) causi la perdita di molti altri siti archeologici di enorme valore, � giunta ormai a livello internazionale; tale dibattito, ovviamente, non trova spazio alcuno sui nostri canali di informazione, ormai impegnati unicamente nell'opera di addormentare le coscienze e farci credere che, s�, c'� una crisi in giro ma basta essere ottimisti e spendere anche i soldi che non si possiedono (a credito !). L'interesse cresciuto enormemente a livello mondiale, tuttavia, non ha impedito al governo turco di andare avanti sulla sua strada di "modernizzazione" e, dal 2006, � partito un nuovo devastante capitolo di quel progetto faraonico: la diga di Ilisu, cruciale per la Turchia, in quanto render� possibile il controllo della distribuzione dell'acqua in tutta la regione. Cos�, in questo progetto valutato molti miliardi di dollari, il valore storico dei luoghi che saranno sommersi, la loro importanza culturale per tutta l'umanit�, la migrazione delle popolazioni e tutti gli altri danni che provocher� alle persone, passano decisamente in secondo piano. Dietro i motivi economici portati dalla Turchia, si scorge, come accennato sopra, l'inconfessabile "guerra per l'acqua" che oppone alcuni dei paesi del vicino e Medio Oriente. Ed in questa guerra, la regione dell'Anatolia, in cui sono situate le sorgenti del Tigri e dell'Eufrate, � un luogo strategico. Da decenni la Turchia ne ha fatto un motivo di ricatto politico ed economico verso la Siria e l'Iraq; ma fattori altrettanto rilevanti sono il controllo dell'acqua del Kurdistan e le rivendicazioni di indipendenza da parte dei Curdi. Non occorre essere geografi per osservare, su qualsiasi mappa, che la diga ricadrebbe in pieno territorio curdo e si concretizzerebbe in un ennesimo pesante sradicamento di popolazione dai luoghi che costoro abitano da millenni. Lungo il corso del Tigri, nel triangolo compreso tra le citt� di Diyarbakir, Batman e Mardin, si trova il villaggio di Hasankeyf (antica Hisn Kayfa); la localit�, sconosciuta ai pi�, rappresenta uno dei tesori storico-artistici della Turchia sud-orientale, e, in definitiva, dell'umanit� intera. Si tratta di uno dei pi� antichi insediamenti umani della Mesopotomia, come recitano le guide turistiche che attribuiscono 12.000 anni di storia a questo villaggio che per la sua gran parte � abbarbicato sulle sponde rocciose della riva destra del Tigri, che qui scorre largo e veloce. "E' il luogo dove si incontrano le culture provenienti dall'Asia Centrale, dall'Iran, dalla Mesopotamia con quelle provenienti da Occidente" ricorda il professor R��han Arik dell'Universit� di Canakkale, che ad Hasankeyf scava dal 1985. Le migliaia di grotte, ancora abitate fino a pochi decenni fa, rappresentano l'elemento di maggiore interesse storico ed archeologico della regione; gli insediamenti rupestri hanno scavato per millenni gli speroni di roccia che troneggiano sul paese e testimoniano di quanto antiche siano le tracce di insediamenti umani. I resti della rocca che sovrastano il paese, poi, ricordano come questa parte della Mesopotamia sia stata a lungo contesa tra Bizantini e i Sassanidi, prima che a partire dal 638 d.C. fossero le popolazioni islamiche, iraniche, curde, arabe e turche a contendersi la regione. Una sovrapposizione di civilt� e culture che hanno lasciato ampie tracce del loro passaggio. Nel X secolo, Ibn Hawqual, un famoso geografo musulmano, proveniente dalla Mesopotamia, ha cos� descritto la localit�: "Hisn Kayfa � una forte e fortezza inpenetrabile, dato che gli uomini possono appena accedervi da gole profonde fra i monti, tranne dal lato che domina la sponda occidentale del Tigri: allora ci sono solamente valli e passaggi stretti, in cui non passiamo facilmente. Nella citt� bassa, troviamo un sobborgo popolato, con bagni, ostelli e case private: le costruzioni sono fatte in pietra ed intonaco. Dalla citt� dipendono molti distretti rurali e ricche aziende agricole". Altro monumento simbolo di Hasankeyf sono le grandi arcate poste al centro del letto del Tigri, quanto resta del monumentale ponte costruito nel 1116 e poi in parte andato distrutto nel 16� secolo. Della costruzione rimangono un enorme arco e i tre pilastri in pietra che fuoriescono dall'acqua. L'opera era gi� rinomata nell'antichit� ed il geografo arabo Yakut (1079-1129) lo descrisse come una delle pi� belle opere che egli avesse mai visto. L'ultima menzione del ponte � quella del viaggiatore italiano Giosafat Barbaro, che lo vide ancora in piedi nella seconda met� del XV secolo. Altra caratteristica del luogo � l'elegante silhouette del minareto della moschea El-Rizk che svetta tra le case del paese. Sulla riva opposta del Tigri poi si erge, nella solitudine dei campi, la "turbeh" (tomba) che Uzun Hasan, capostipite della trib� turcomanna di Aq-qoyunlu, volle erigere intorno al 1400 per il figlio maggiore Zeynel, morto in giovane et�. L'immenso dominio della trib� Aq-qoyunlu comprendeva l'Anatolia orientale, la Mesopotamia, una parte di Caucaso e una grande zona dell'Iran. Uzun Hasan fu un grande governatore ed un politico accorto poich� spos� una principessa bizantina, facendo dei suoi discendenti dei "consanguinei" dell'imperatore d'oriente. Inoltre diede in sposa una sua figlia al capo di una setta sciita, Kizil Bash, che si sarebbe inpadronito del trono iraniano nel 1501-1502 e la cui dinastia avrebbe regnato sull'impero persiano durante ben due secoli. La tomba di Zaynal Beg, � un caratteristico monumento funerario riccamente decorato, con piastrelle e mosaici variopinti, simile al "turbeh" o ai mausolei eretti in Asia centrale, Anatolia e Caucaso. Sulla cupola sono ancora visibili le tessere di ceramica azzurra che un tempo la ricoprivano completamente, testimonianza dei legami con la cultura persiana dell'architetto che l'ha realizzata. Ai tempi della sua prosperit�, la vita economica di Hasankeyf era intensa e la citt� comprendeva un'ampia periferia con magazzini e mercati. Come resti dell'antica grandezza commerciale e politica sono rimasti molti monumenti, tra cui, come accennato, la moschea di El-Rizk, a nord-ovest della citt�, costruita nel 1409, il cui minareto raggiunge i 30 metri, ed � ornato con una elegante decorazione in mattoni e pietre L'Islam, tuttavia, non � stata l'unica religione a lasciare tracce in Hasankeyf. Oggi, come nell'antichit�, la presenza cristiana � importante. Sin dal V secolo, Hasankeyf ha avuto una diocesi siriana, e alla fine dei Medio Evo proprio i cristiani sono stati gli abitanti pi� favoriti dai sultani turchi. Al loro arrivo, infatti, le trib� turche risparmiarono proprio le popolazioni cristiane, Greche o Siriache, per contrastare l'ostilit� dei Curdi e degli Arabi, che non accettarono facilmente la perdita della dominazione politica e militare. Ma il monumento pi� interessante, per la storia della citt� e dell'intera regione, sono i due monti di Hasankeyf, sui quali le costruzioni si fondono strettamente con gli elementi naturali. Queste montagne sono fittamente scavate da caverne alcune delle quali potrebbero avere 5000 anni e si datano a partire dal periodo neolitico. Sono accessibili tramite scale e corridoi scavati dall'uomo nella roccia, e nel XIX secolo, il viaggiatore inglese Gordon Taylor, che indag� alcune di queste caverne, vi rinvenne monete iraniane, bizantine ed arabe, datate a partire dai primi secoli della nostra era. Il progetto della diga di Ilisu risale al 1954 nell'ambito del citato progetto GAP, e si va realizzando per tappe progressive vista la sua complessit�. Le notizie secondo cui Hasankeyf sarebbe finito sott'acqua circolano fin da allora. Negli anni '80 il progetto relativo a Hasankeyf � stato completato e negli ultimi 6-8 anni la Direzione Statale per le Acque sarebbe seriamente impegnata a concretizzarlo. Nel 1999 c'� stata una prima gara d'appalto e sono state fornite le prime informazioni sui luoghi che sarebbero finiti sottacqua. � a questo punto che le cinque societ� del consorzio, a causa delle reazioni negative in Turchia e in Europa, si sono progressivamente ritirate dall'iniziativa. Il progetto di Ilisu � cos� passato sotto silenzio e negli ultimi 2-3 anni si sono avute importanti iniziative per la conservazione Hasankeyf. A prescindere da quanto traspare dalle notizie (poche) ufficiali, l'impressione che deriva dai commenti provenienti dalla Turchia e che il tutto stia procedendo silenziosamente; in Turchia esiste l'obbligo di valutazione ambientale a livello nazionale; questo imporrebbe, tra l'altro, che le popolazioni interessate vengano coinvolte nell'elaborazione di un progetto. Questo non sarebbe avvenuto per quanto riguarda il progetto della diga di Ilisu, in quanto prima del 1993 non esisteva ancora tale obbligo e non sarebbe neanche richiesta la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione. Sarebbe stata comunque redatta una valutazione di impatto ambientale, ma solo per una ragione molto "pragmatica": poter ricevere finanziamenti dalla Germania e dall'Austria, e rispettare i criteri internazionali che regolano la concessione di prestiti alle societ� coinvolte. Da ultimo va detto che la valle del Tigri � una riserva naturale istituita a livello internazionale con il trattato di Berna e le direttive Habitat dell'Unione Europea; qui vivono specie di animali che non esistono altrove, protette secondo i trattati citati sopra. Anche solo dal punto di vista ecologico-ambientale la realizzazione del progetto di Ilisu � un crimine contro l'umanit�. http://www.kultur.gov.tr/EN/BelgeGoster.aspx?17A16AE30572D3137EE1F1486EE5030E9B41590025722309 (pagina ufficiale del Ministry of Culture and Tourism, su Hasankeyf) C. Davidson, "Turkish Bath", The Atlantic Monthly, November 2008, pp. 30-31. |