Guida sullo stress legato all’attività lavorativa “Sale
della vita o veleno mortale?”
Salute e sicurezza sul lavoro
Commissione europea
Direzione generale Occupazione e affari sociali
Unità D.6
Manoscritto terminato nel 1999
INTRODUZIONE
La presente Guida, elaborata dalla Commissione europea,
affronta il tema dello stress legato all'attività lavorativa. Gli Stati membri
e le parti sociali possono utilizzarla o adattarla a propria discrezione alle
disposizioni legislative e amministrative vigenti sul proprio territorio
nazionale. Qualsiasi documento d'orientamento nazionale tratto dalla
presente Guida dovrebbe proporsi di sensibilizzare i cittadini degli Stati
membri sulla grande importanza assunta dal problema dello stress ai fini della
salute sul luogo di lavoro e di incoraggiare a intraprendere azioni per
alleviare le cause dello stress onde migliorare la salute e la sicurezza sul
posto di lavoro e altrove in modo economicamente efficace e pertinente.
La presente Guida fornisce informazioni generali sulle
cause, le manifestazioni e le conseguenze dello stress legato all'attività
lavorativa e si rivolge sia ai lavoratori che alle associazioni di categoria.
Contiene inoltre alcune indicazioni generali su come individuare i problemi
derivanti dallo stress legato all'attività lavorativa e le relative cause e
propone un insieme di interventi concreti e flessibili che le parti sociali,
sia livello nazionale che nelle singole aziende, possono adattare alle proprie
circostanze specifiche. L'impostazione adottata privilegia la prevenzione
primaria dello stress e delle patologie professionali più che l'intervento a
posteriori.
Queste raccomandazioni vanno considerate alla luce della
direttiva 89/391/CEE, secondo la quale "il datore di lavoro ha l'obbligo
di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti
connessi al lavoro". Le implicazioni di questa direttiva nell'ambito della
presente trattazione vengono prese in esame a pagina 29.
Data la grande diversità delle condizioni di lavoro nei
vari Stati membri, ambiti professionali e singoli posti di lavoro, gli
orientamenti forniti hanno un carattere non vincolante. Essi
costituiscono un campionario di misure dal quale i vari attori possono
scegliere quelle più idonee a soddisfare le proprie esigenze specifiche,
andando al di là dei requisiti obbligatori, se lo desiderano.
Una delle sfide è quella di raggiungere non soltanto le
aziende di maggiori dimensioni ma anche le piccole e medie imprese (PMI) e
altre realtà lavorative.
La presente Guida tiene conto dei pareri e delle
raccomandazioni contenuti nella Relazione sullo stress dovuto al lavoro del
Comitato consultivo tripartito della Commissione europea per la sicurezza,
l'igiene e la protezione della salute sul luogo di lavoro e dal suo gruppo ad hoc
che si occupa dello stress legato all'attività lavorativa (European Commission,
1997a).
Quest'ultimo è stato istituito dal Comitato consultivo
con l'incarico di studiare le condizioni di lavoro a livello nazionale e
comunitario e le misure contro lo stress sul lavoro, sottoponendo i risultati
alla Commissione in vista di ulteriori iniziative.
Nella Parte I si fa riferimento alla letteratura in
materia, ivi inclusi i Trattati, le risoluzioni, le direttive, le comunicazioni
dell'UE, nonché altri trattati e iniziative varie. Vengono descritte
l'incidenza, le cause e le conseguenze dello stress da lavoro, definiti i
fenomeni e forniti alcuni esempi. Si passa inoltre in rassegna brevemente lo
stato attuale delle conoscenze su quali sono i soggetti a rischio e i rischi
che corrono.
La Parte II illustra le sfide che gli interessati si
trovano ad affrontare in termini di diverse soluzioni organizzative e
individuali con i loro elementi chiave, gli obiettivi e l'efficacia delle
stesse.
La parte III prende in esame l'ampia gamma di
possibilità di intervento a vari livelli, citando fra l'altro a titolo di
esempio iniziative adottate in Belgio, Norvegia e Svezia a livello del luogo di
lavoro, provvedimenti diagnostici e metodi di prevenzione primaria, secondaria
e terziaria rivolti sia ai singoli individui che alle organizzazioni.
Per agevolare l'utilizzo della presente Guida da parte
di tutti gli interessati, è stata fornita una definizione dei principali
concetti e termini e il volume è stato corredato di un indice analitico e di un
glossario per aiutare il lettore a trovare agevolmente ciò che gli interessa.
Il testo contiene anche una bibliografia per consentire ai lettori che lo
desiderano di consultare gli studi citati e accedere a informazioni più
approfondite.
Il compito di preparare la presente Guida è stato
confidato a Lennart Levi,medicoe professore emerito di medicina
psicosociale del Karolinska Instituet di Stoccolma, Svezia.
Egli è stato coadiuvato in tale compito dalla Sig.ra Inger
Levi, Direttrice di Studies Eurostress, Stoccolma, Svezia. Il testo è stato
riveduto da Jaume Costa (Fondazione europea per il miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro), François Philips (CES) e Olivier Richard
(UNICE), che hanno fornito suggerimenti e osservazioni. James Campbell Quick,
editore del Journal of Occupational Health Psychology, e l'American
Psychological Association (APA) hanno gentilmente autorizzato l'inserimento
nella Guida di numerose citazioni dalle loro pubblicazioni, come segnalato nel
testo. Tutti questi contributi sono stati accolti con gratitudine.
Ci auguriamo che la presente Guida sia utile per i
governi e le parti sociali nei 15 Stati membri e per quanti altri sono
interessati all'igiene del lavoro e alla sanità pubblica.
Odile
QUINTIN
Direttore Generale f.f.
SOMMARIO
Contesto
n Lo stress legato all'attività lavorativa, i fattori
che lo determinano e le conseguenze che ne derivano sono realtà alquanto
diffuse in tutti e 15 gli Stati membri dell'Unione europea. Dagli studi
condotti risulta che oltre la metà dei 147 milioni di lavoratori europei
riferisce di lavorare a ritmi molto serrati e di dover rispettare scadenze
pressanti. Più di un terzo di essi non è in grado di influire sulle mansioni
assegnate e più di un quarto non ha la possibilità di determinare il proprio
ritmo di lavoro.
n Il 45 per cento riferisce di svolgere lavori monotoni;
il 44 per cento non può usufruire della rotazione delle mansioni; il 50 per
cento è addetto a compiti ripetitivi. _ probabile che questi "fattori di
stress" contribuiscano a determinare l'attuale quadro di sintomi
patologici accusati dai lavoratori: il 13 per cento di essi riferisce di
soffrire di cefalea, il 17 per cento di dolori muscolari, il 20 per cento di
affaticamento, il 28 per cento di "stress" e il 30 per cento di
rachialgia; vengono accusate inoltre numerose altre patologie, alcune delle
quali hanno esiti potenzialmente fatali.
n Lo stress può essere definito un modello di reazioni
"arcaiche" che predispongono l'organismo umano alla lotta o alla
fuga, cioè all'attività fisica. Pur essendo una risposta adeguata per l'uomo
preistorico, che doveva affrontare, ad esempio, un branco di lupi, non lo è
altrettanto per l'uomo contemporaneo, che tenta faticosamente di adattarsi a
turni a rotazione, compiti estremamente monotoni e frammentari o clienti
minacciosi e troppo esigenti. In tali condizioni lo stress è spesso una
risposta non adattativa e patogena.
n In base a stime prudenti si calcola che i costi
derivanti dallo stress dovuto al lavoro ammontino a circa venti miliardi di
euro all'anno. Ancor più gravoso è il bilancio in termini di sofferenze
umane per milioni di lavoratori europei.
n Secondo la direttiva quadro dell'UE, il datore di
lavoro "è obbligato a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in
tutti gli aspetti connessi con il lavoro". La direttiva fornisce, fra
l'altro, le seguenti indicazioni quali principi generali di prevenzione: "
evitare i rischi", "combattere i rischi alla
fonte" e "adeguare il lavoro all'uomo". La direttiva stabilisce
inoltre che è dovere del datore di lavoro "programmare la prevenzione,
mirando ad un complesso coerente". La presente Guida si propone di fornire
un punto di partenza per gli sforzi in questa direzione.
Le
azioni
n A partire dalla sorveglianza presso i singoli posti di lavoro fino al monitoraggio a livello nazionale e regionale, occorre prevenire o neutralizzare lo stress legato all'attività lavorativa intervenendo a vari livelli: ridefinendo le mansioni (ossia responsabilizzando i dipendenti ed evitando che la quantità di lavoro assegnata sia eccessiva o insufficiente), migliorando il sostegno sociale e prevedendo una ricompensa adeguata per gli sforzi compiuti dai lavoratori; questi elementi devono diventare parte integrante del sistema generale di gestione, anche nelle PMI. Occorre inoltre, ovviamente, adeguare le condizioni fisiche di lavoro alle capacità, alle esigenze e alle ragionevoli aspettative dei lavoratori, il tutto in conformità con i principi sanciti dalla direttiva quadro dell'UE e dall'articolo 152 del Trattato di Amsterdam. Il sostegno alle azioni in questo ambito non si limita soltanto ad attività di ricerca ma comprende anche l'adeguamento in vista di tali obiettivi dei programmi di studio delle facoltà di economia e commercio, ingegneria, medicina e scienze sociali e del comportamento, nonché attività di formazione e aggiornamento professionale rivolte a ispettori del lavoro, ufficiali sanitari che operano nel settore del lavoro, dirigenti e supervisori.
Perché
una Guida?
Lo stress dovuto all'attività professionale risente di
e, a sua volta, contribuisce a provocare gravi problemi ambientali, economici e
sanitari. Il fenomeno riguarda almeno 40 milioni di lavoratori nei 15 Stati
membri dell'UE e comporta costi dell'ammontare annuo di almeno 20 miliardi di
euro. Lo stress contribuisce a provocare sofferenza umana, malattia e morte.
Comporta inoltre notevoli perdite di produttività e
competitività. Eppure è assai probabile che gran parte di tutti questi problemi
possono essere prevenuti.
Per questa ragione, il comitato consultivo della
Commissione europea sulla sicurezza, l'igiene e la tutela della salute sul
lavoro ha raccomandato alla Commissione di preparare una Guida sullo stress
legato all'attività lavorativa. Il documento comprende la presente sintesi
che costituisce una risposta a tale raccomandazione ed è disponibile anche
sotto forma di opuscolo separato per consentirne una più ampia diffusione.
Lo
stress è un problema?
Due studi condotti in tutti i paesi dell'UE hanno
confermato che un'elevata percentuale dei 147 milioni di lavoratori che operano
sul mercato del lavoro dell'UE sono sottoposti ad una serie di richieste e
condizioni (fattori di stress), il cui effetto stressante e patogeno è stato
confermato o ipotizzato.
Lo stress è dovuto alla disarmonia fra sé stessi e il
proprio lavoro, a conflitti fra il ruolo svolto al lavoro e al di fuori di esso
e da un grado insufficiente di controllo sul proprio lavoro e sulla propria
vita. Lo stress legato all'attività lavorativa può essere determinato da una
serie di fattori. Fra i più comuni figurano:
q q
Quantità di lavoro assegnata eccessiva o insufficiente.
q q
Tempo insufficiente per portare a termine il proprio lavoro in modo
soddisfacente sia per gli altri che per sé stessi.
q q
Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea
gerarchica.
q q
Mancanza di apprezzamento o ricompensa per una buona prestazione professionale.
q q
Impossibilità di esprimere lamentele.
q q
Responsabilità gravose non accompagnate da un grado di autorità o di potere
decisionale adeguati.
q q
Superiori, colleghi o subordinati non disponibili a collaborare o a fornire
sostegno.
q q
Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio
lavoro.
q q
Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata.
q q
Essere oggetto di pregiudizi riguardo all'età, al sesso, alla razza,
all'appartenenza etnica o religiosa.
q q
Essere oggetto di violenza, minacce o vessazioni.
q q
Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro fisico pericoloso.
q q
Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali.
q q
Possibilità che un piccolo errore o una disattenzione momentanea possano avere
conseguenze gravi o persino disastrose.
q q
Qualunque combinazione dei fattori summenzionati.
Alcuni
esempi di stress legato all'attività lavorativa
Carlo lavora alla catena di
montaggio. _ pagato a cottimo. Non ha la possibilità di influire né sul ritmo
della linea alla quale lavora né sui compiti monotoni ed estremamente
ripetitivi che deve svolgere, essendo soltanto una piccola ruota
nell'ingranaggio di un'ampia e complessa impresa industriale che fornisce una
produzione di massa.
Maria è impiegata in un ufficio. _
incaricata di scrivere lettere standardizzate al computer.
Essendo una madre divorziata di due bambini piccoli, ha
l'esigenza di uscire dal lavoro non oltre le cinque del pomeriggio per riuscire
ad andare a prendere i figli all'asilo prima che chiuda. La quantità di lavoro
assegnatole, tuttavia, è in continuo aumento e il suo capoufficio ritiene
importante che tutte le lettere siano spedite prima che Maria se ne vada;
insiste pertanto affinché porti a termine il lavoro assegnatole.
Giovanni lavora come progettista di
sistema per una società multinazionale del settore informatico. _ ben
retribuito, le sue mansioni sono stimolanti e gode di ampia libertà di
pianificare il proprio lavoro come meglio crede. Il reparto vendite
dell'azienda dove lavora, tuttavia, ha firmato un contratto sulla consegna
puntuale di un nuovo sistema software alquanto complesso che deve ancora essere
progettato da Giovanni e dal gruppo di progetto di cui è responsabile, dotato
di personale insufficiente.
Pietro è stato licenziato
dall'azienda dove lavorava, una grande industria automobilistica, in quanto è stata
robotizzata una serie di funzioni che in precedenza venivano svolte
manualmente. Avendo 57 anni ed essendo in possesso soltanto di un diploma di
scuola dell'obbligo, è destinato a rimanere a lungo disoccupato, probabilmente
fino alla pensione.
Queste quattro situazioni, per quanto molto diverse da
vari punti di vista, sono accomunate dal fatto di esercitare, potenzialmente,
un intenso e cronico effetto stressante e di attivare nei lavoratori esposti un
modello di reazione arcaico definito "stress" (descritto diffusamente
di seguito).
Come ci si propone di dimostrare nel corso della
presente trattazione, un ulteriore elemento comune fra le situazioni
summenzionate è la possibilità di intervenire con un'azione preventiva. _ ormai
opinione sempre più diffusa che questo tipo di interventi debbano essere
considerati prioritari da tutte le parti sociali che intervengono sul mercato
del lavoro.
Che
cosa è lo stress?
Lo stress è un modello di reazioni "arcaiche"
che si manifesta in risposta a fattori come quelli descritti in precedenza e
che predispone l'organismo umano alla lotta o alla fuga, ossia all'attività
fisica. Si tratta di una sorta di stimolo ad accelerare e intensificare le
reazioni. Tale risposta era adeguata quando l'uomo preistorico doveva affrontare,
ad esempio, un branco di lupi, ma non lo è altrettanto al giorno d'oggi, in cui
i lavoratori tentano faticosamente di adeguarsi a turni a rotazione, lavori
monotoni e frammentari o clienti minacciosi e troppo esigenti.
Lo stress legato all'attività lavorativa può essere definito
un modello di reazioni emotive, cognitive, comportamentali e fisiologiche
ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell'organizzazione e dell'ambiente
di lavoro. Si tratta di uno stato caratterizzato da elevati livelli di eccitazione
e ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza.
Lo
stress è pericoloso?
La risposta è: "sì e no".
Lo stress ha un effetto potenzialmente patogeno se
l'impegno richiesto dall'attività lavorativa è molto gravoso e se il
lavoratore ha scarse possibilità di influire sulle proprie condizioni di
lavoro, il sostegno sociale da parte dei superiori o dei colleghi è
insufficiente e il compenso offerto al lavoratore in termini di remunerazione,
stima o controllo di status non è commisurato agli sforzi compiuti. L'effetto è
generalmente patogeno, inoltre, qualora tali condizioni siano intensive,
croniche e/o si ripetano con una certa frequenza. Fra gli esiti più comuni
figurano un'ampia varietà di patologie fisiche e mentali e persino la morte
(come illustrato più dettagliatamente di seguito).
_ probabile invece che lo stress non risulti dannoso se
il lavoratore - entro limiti ragionevoli -ha
la possibilità o viene incoraggiato a esercitare un
controllo sulle proprie condizioni di lavoro, se gode di sufficiente sostegno
sociale e se il suo impegno viene ricompensato in misura adeguata.
Quando ci si sente padroni della situazione, lo stress
diventa "il sale della vita", una sfida e non una minaccia. Quando
invece questo fondamentale senso di controllo viene a mancare,lo stress
può determinare uno stato di crisi, con conseguenze negative per noi stessi, la
nostra salute e il nostro lavoro. Se una tale condizione viene avvertita come
parte integrante dell'esperienza quotidiana di lavoro, essa influirà sul ritmo
al quale hanno luogo i processi di "usura" dell'organismo. Quanto più
si "preme l'acceleratore" tanto più aumentano i "giri al
minuto" ai quali funziona il motore del nostro corpo, così che tale
"motore" si logorerà più rapidamente. In questo caso lo stress
diventa un vero e proprio veleno mortale.
Lo
stress legato all'attività lavorativa può avere conseguenze sullo stato di
salute?
La salute e il benessere possono essere influenzati
dall'attività lavorativa, sia in senso positivo che negativo. Il lavoro può
conferire all'esistenza uno scopo e un significato. Può dare struttura e
contenuto alla giornata, alla settimana, all'anno e all'intero corso della
vita. Può offrire un senso d'identità, dignità, sostegno sociale e
remunerazione materiale. _ probabile che tutto ciò avvenga quando l'impegno
richiesto dal lavoro è ottimale (e non estremo), quando i lavoratori godono di
un grado ragionevole di autonomia e quando nell'organizzazione del lavoro vige
un "clima" amichevole e di sostegno. In questo caso, il lavoro può
diventare uno dei più importanti fattori di promozione della salute nella vita
(come illustrato di seguito).
Se invece le condizioni di lavoro sono caratterizzate da
attributi di segno opposto è probabile che esse possano contribuire - almeno a
lungo termine - all'instaurarsi di varie patologie, aggravarne il decorso o
scatenarne i sintomi.
La maggior parte delle persone quando è sottoposta ai
fattori stressanti summenzionati o ad altri equivalenti avverte reazioni emotive
di ansia, depressione, disagio, inquietudine o fatica.
Lo stress dovuto al lavoro può anche influenzare il comportamento:
alcuni tendono a fumare di più o mangiano troppo, cercano conforto nell'alcool
o corrono rischi superflui al lavoro o nel traffico. Molti di questi comportamenti
possono provocare malattie o morte prematura. Il suicidio è soltanto uno fra i
numerosi esempi possibili.
Le reazioni possono anche essere di tipo fisiologico,
a livello degli organi interni. Quando ci si sente criticati ingiustamente dal
proprio superiore possono insorgere sintomi quali aumento della pressione
arteriosa, accelerazione del battito cardiaco o tachicardia, irrigidimento
muscolare con conseguenti dolori al collo, alla testa e alle spalle, secchezza
della gola e della bocca o pirosi dovuta all'eccessiva secrezione di succhi
gastrici acidi.
Tutte queste reazioni di stress possono indurre uno
stato di sofferenza, di malattia e provocare persino la morte, per disfunzioni
cardiovascolari o cancro (dovuti, per esempio, a tabagismo o all'assunzione
eccessiva di grassi e all'apporto insufficiente di fibre).
In tal modo, possono essere influenzati praticamente
tutti gli aspetti dello stato di salute e di malattia in relazione al lavoro.
L'effetto di questi fattori può essere mediato dalle condizioni emotive e/o da
una errata interpretazione sul piano cognitivo delle condizioni di
lavoro –considerate come minacciose anche se non lo sono - e/o di sintomi e
segni banali, considerati manifestazioni di malattie gravi.
Tutto ciò può dare luogo a un'ampia gamma di disfunzioni
e patologie nonché alla perdita di benessere e di produttività. Nella presente
Guida vengono illustrati dettagliatamente alcuni esempi, fra i quali la
cardiopatia ischemica, l'ictus, il cancro, le patologie osteo-muscolari e
gastrointestinali, l'ansia e la depressione, gli infortuni e i suicidi.
Quali
sono i soggetti a rischio?
Siamo tutti a rischio. Ogni persona ha il proprio punto
debole. Inoltre le condizioni e le caratteristiche del lavoro cambiano a
velocità vertiginosa, contribuendo ad aggravare il rischio effettivo o
potenziale, anche se in misura variabile. Alcuni gruppi sono maggiormente a
rischio rispetto ad altri. Fra i fattori di aumento del rischio figurano il
comportamento "di tipo A" (ostile), un repertorio di risposte inadeguate;
condizioni di vita e di lavoro gravemente svantaggiate; mancanza di sostegno
sociale. Altri fattori sono l'età (adolescenti e lavoratori anziani), il sesso
femminile associato al sovraccarico lavorativo (per esempio le madri singole)
e la condizione di disabile. Spesso i soggetti maggiormente a rischio sono
anche i più esposti a condizioni di vita e di lavoro nocive. L'alto grado di
vulnerabilità e l'elevata esposizione tendono dunque a coincidere.
Lo
stress legato all'attività lavorativa può essere prevenuto?
Il fenomeno dello stress legato al lavoro può essere
affrontato a quattro livelli: a livello del singolo lavoratore, a livello
dell'organizzazione del lavoro, a livello nazionale e a livello dell'Unione
europea. Indipendentemente dall'obiettivo o dagli obiettivi che si perseguono,
le condizioni sono determinate dalle persone e possono essere modificate con
interventi di tutte le parti interessate.
In ogni caso occorre individuare i fattori stressanti
legati all'attività lavorativa, le reazioni allo stress e le patologie da
stress. Come è già stato sottolineato, vi sono numerose ragioni per farlo: lo
stress rappresenta un problema sia per il lavoratore che per l'organizzazione
del lavoro e la società; le difficoltà dovute allo stress legato all'attività
lavorativa sono in aumento; ai sensi della direttiva quadro dell'UE sulla
salute e la sicurezza vige l'obbligo di intervenire in queste situazioni; molti
dei fattori stressanti e delle relative conseguenze sono evitabili e possono
essere affrontati da tutte e tre le parti sociali che intervengono sul mercato
del lavoro coordinando la propria azione nel proprio e reciproco interesse.
Lo stress legato all'attività lavorativa può dunque
essere prevenuto o neutralizzato riorganizzando l'attività professionale (ad
esempio, responsabilizzando i dipendenti ed evitando sia l'eccesso che la
mancanza di lavoro), migliorando il sostegno sociale e prevedendo una
ricompensa adeguata agli sforzi compiuti dai lavoratori. Occorre inoltre,
ovviamente, adeguare le condizioni fisiche di lavoro alle capacità, le esigenze
e le ragionevoli aspettative dei lavoratori,
Fra le soluzioni da prendere in considerazione figurano
interventi quali la gestione partecipata, l'orario di lavoro flessibile e lo
sviluppo di carriera, conformemente a quanto previsto dalla direttiva quadro
dell'UE e dall'articolo 152 del Trattato di Amsterdam.
Con
quali strumenti si può prevenire lo stress?
Per individuare lo stress legato all'attività
lavorativa, le sue cause e conseguenze, occorre analizzare il contenuto del lavoro,lecondizioni di lavoro,lecondizioni
di impiego,le relazioni sociali al lavoro,lasalute, il benessere
e laproduttività. La presente Guida fornisce numerosi esempi di
semplici liste di controllo e questionari che consentono a tutti gli
interessati di farlo.
Una volta che le parti sociali hanno individuato il
punto della scarpa in cui "il piede duole", si può intervenire per
"curare il male", ossia migliorare le condizioni stressanti sui posti
di lavoro. Si possono ottenere validi risultati con cambiamenti organizzativi
piuttosto semplici quali:
Ø
q Lasciare al lavoratore tempo sufficiente perché possa
svolgere il proprio lavoro in modo soddisfacente.
Ø
q Fornire al lavoratore una descrizione chiara del
lavoro da svolgere.
Ø
q Ricompensare il lavoratore per una buona prestazione
di lavoro.
Ø
q Prevedere modalità attraverso le quali il lavoratore
possa esprimere le proprie lamentele e far sì che esse vengano prese in
considerazione seriamente e tempestivamente.
Ø
q Commisurare il grado di responsabilità al grado di
autorità del lavoratore.
Ø
q Esplicitare gli obiettivi e i valori
dell'organizzazione del lavoro e adeguarli il più possibile agli obiettivi e
valori personali del lavoratore.
Ø
q Favorire il controllo del lavoratore sul prodotto
finale del proprio lavoro e stimolare il giusto orgoglio per il risultato
ottenuto.
Ø
q Promuovere la tolleranza, la sicurezza e la giustizia
sul posto di lavoro.
Ø q
Eliminare i fattori di nocività di tipo fisico.
Ø
q Individuare fallimenti e successi delle azioni passate
e future di promozione della salute sul lavoro, le relative cause e
conseguenze; imparare a evitare i fallimenti e a favorire i successi,
proponendosi il graduale miglioramento dell'ambiente di lavoro e della salute
(si veda, di seguito, il paragrafo "Controllo interno").
Ø
A livello aziendale o nazionale, tutte e tre le
componenti presenti sul mercato del lavoro possono prendere in considerazione miglioramenti
organizzativi per prevenire lo stress legato all'attività lavorativa e i
conseguenti danni alla salute, con particolare riguardo ai seguenti elementi:
Ø
q Orario di lavoro. Predisporre gli orari di
lavoro in modo da evitare conflitti con esigenze e responsabilità
extralavorative. Gli orari dei turni a rotazione dovrebbero essere stabili e
prevedibili, con rotazione in avanti (mattino-pomeriggio-notte).
Ø
q Partecipazione e controllo. Consentire ai
lavoratori di partecipare alle decisioni o alle misure che hanno ripercussioni
sul loro lavoro.
Ø
q Quantità di lavoro assegnato.
Assicurare che gli incarichi affidati siano compatibili con le capacità e le
risorse del lavoratore e consentire possibilità di recupero dopo l'esecuzione
di compiti particolarmente impegnativi sul piano fisico o mentale.
Ø
q Contenuto. Stabilire le mansioni in modo che il lavoro
risulti dotato di significato, stimolante, compiuto e fornisca l'opportunità di
esercitare le proprie competenze.
Ø
q Ruoli. Definire con chiarezza i ruoli e le
responsabilità di lavoro.
Ø
q
Ambiente sociale. Offrire possibilità di interazione sociale, ivi
inclusi sostegno emotivo e sociale e aiuto fra i collaboratori.
Ø
q Prospettive future. Evitare ambiguità per quanto
riguarda la sicurezza del posto di lavoro e le prospettive di sviluppo
professionale; promuovere la formazione permanente e la capacità di inserimento
professionale.