
The Last Night
“Sephiroth…”
Cloud guardava fuori dalla finestra del Ghost Hotel, osservando i fulmini cadere sulle vecchie e rovinate lapidi di pietra e ascoltando i sinistri ululati che, sapeva, venivano dagli altoparlanti piazzati a regola d’arte dai progettisti del Gold Saucer. Si sforzò di non pensare a quello che li attendeva, di non fare caso al fastidioso blocco alla gola che gli veniva ogni volta che la sua mente vagava verso la loro meta, la Città Perduta degli Ancient. Aveva la netta sensazione che quella sera, nella hall dell’albergo, fosse stata l’ultima passata tutti quanti insieme, che in qualche modo il terribile angelo con una sola ala li avrebbe divisi, e stavolta per sempre.
Si sdraiò sullo scomodo lettino e cercò di addormentarsi, ma i suoi occhi non ne volevano sapere di chiudersi. Guardò la sua spada appoggiata al muro, poi il soffitto con il lampadario che pendeva pericolosamente da un lato, la porta con la vernice scrostata e la moquette malridotta piena di buchi delle sigarette dei precedenti ospiti. E proprio mentre si fissava su una di queste bruciature, vide un ombra calare su di essa e la porta aprirsi lentamente e senza il minimo rumore.
“Ciao” disse Aeris con voce un po’ imbarazzata.
Cloud la guardò stupito. “Che ci fai qui? Dovresti essere a dormire”
Lei si dondolò un po’, con la tipica faccia di una ragazzina che non ha il coraggio di chiedere a chi le piace di uscire. “Non riesco a dormire”
“Nemmeno io”
I due si squadrarono per qualche secondo, poi sorrisero.
“Ti va di uscire un po’?” disse Aeris.
Il compagno, distogliendo lo sguardo, rispose: “No”
Non fu una risposta molto felice, perché la ragazza gli si avvicinò e parlò con un tono di rimprovero: “Oh insomma! Che vuoi fare, stare buttato lì per tutta la notte senza chiudere occhio?”
“Preferisco questo all’andare in giro a fare lo scemo in questo posto assurdo” rispose lui freddo.
Indignata, Aeris lo prese per un braccio e lo costrinse ad alzarsi dal letto. “Andiamo! Quanti appuntamenti hai mai avuto nella tua vita? Vedrai che ci divertiremo”
Cloud sospirò. “Beh, non mi sembra di avere molta scelta”
Usciti in silenzio dal Ghost Hotel, i due ragazzi si fermarono in mezzo alla stazione, osservando i vari scivoli con il cartello indicante la destinazione. Uno strano tipo vestito con un orribile costume da chocobo li avvicinò. “Salve! Stasera è la serata delle coppiette. All’arena degli spettacoli ci sarà una rappresentazione teatrale fantastica! Non mancate!”
Aeris, eccitatissima, si strinse al braccio di Cloud implorandolo di andare a vedere lo spettacolo ma lui la guardò quasi inorridito.
“Non appiccicarti così dai” disse “E poi non mi va di ved…”
Non ebbe il tempo di finire la frase perché la ragazza lo stava già trascinando verso lo scivolo e, una volta arrivati davanti al buco, lo spinse dentro senza tanti complimenti.
Arrivarono a destinazione dopo pochi secondi di discese e salite mozzafiato e si trovarono nella piccola stazione d’arrivo dell’arena degli spettacoli. Aeris prese la mano di lui che, per la seconda volta, si girò verso di lei arrabbiato. “La pianti di appic…”
La ragazza lo aveva trascinato verso le gradinate e, appena entrarono, un presentatore dal palco li salutò con la mano e con orrore di Cloud annunciò: “Siete la centesima coppietta di oggi, complimenti!”
Un grosso applauso si alzò dal pubblico, che si girò a guardarli. L’annunciatore proseguì: “Come premio avrete la possibilità di interpretare i due protagonisti nello spettacolo che si terrà fra pochi minuti!”
Cloud avrebbe voluto essere in qualsiasi altro luogo ,ma la sua compagna sembrava eccitatissima e, prima che lui potesse proferire parola, lo trascinò dietro le quinte.
Dopo lo spettacolo Aeris propose di fare il giro panoramico del Gold Saucer, su una funivia che faceva il giro completo della gigantesco città-casinò. Cloud, ben felice di non essere più su un palco a recitare la parte del principe azzurro, accettò di buon grado e così si avviarono verso la stazione della funivia. Era molto tardi e non c’era nessuno a parte loro, anche perché avevano saputo di una grossa festa all’arena dei combattimenti proprio a quell’ora ed era presumibile che quasi tutti i clienti fossero lì.
Il bigliettaio li fece salire e loro si sedettero all’interno della piccola cabina, sulle panche che tutto erano fuorché comode. Cloud si appoggiò allo schienale, stanchissimo ma felice di aver passato quella serata allegra e spensierata. Aeris si appoggiò a lui, mentre la funivia si muoveva e usciva dalla stazione, mostrando la vista mozzafiato del Gold Saucer.
“Credi che fermeremo Sephiroth?” chiese la ragazza.
“No… ma ora non pensiamoci va bene?”
Lei annuì, poi entrambi guardarono fuori sgranando gli occhi: un’incredibile quantità di fuochi d’artificio era esplosa proprio sopra di loro, inondando di luce verde, azzurra e rossa tutto il cielo sopra la città. Aeris e Cloud si voltarono a guardarsi, poi un ultimo fuoco argentato esplose, mischiando la sua luce a quella delle stelle. In quel momento le labbra dei due ragazzi si sfiorarono, incrociandosi lentamente.
I due entrarono ridendo nella camera del Ghost Hotel, Aeris in braccio a Cloud. Il ragazzo la depose dolcemente sul letto.
“Non sarà un granché, ma è sicuramente più comodo delle squallide navette di Cid!”
Lei scoppiò ancora a ridere, poi lo prese e lo attirò sopra di sé e lo baciò sulla bocca, cercando con la lingua quella di lui e sentendo il calore del desiderio avvampare nel suo corpo.
“No dai ferma, non è il momento Aeris” disse lui, staccandosi.
“Se non lo è ora, non lo sarà mai più. E io voglio che lo sia, stanotte, o non potrò più perdonarmelo”
Cloud la guardò senza capire e cercò di parlare, ma lei gli mise un dito sulla bocca e poi ci appoggiò dolcemente le labbra. Quando si staccò, parlò in un sospiro, più sensuale ed eccitante che mai: “Non parlare… prendimi e basta”
Le sue mani gli accarezzarono il giovane viso, poi si spostarono sulle spalle insinuandosi nella sua veste e, piano piano, sfilandola. Guardando il torace nudo di lui, la ragazza sentì ancor di più l’impulso irrefrenabile della passione invaderle il cuore e, senza più badare a nulla, lo strinse forte fra le sue braccia, baciandone la pelle liscia e calda. Cloud sfiorò i bei capelli della compagna con le mani, mani da guerriero che tante vite avevano spezzato, e sentì quelle di lei entrare nei suoi pantaloni. Un ondata di piacere lo avvolse, mentre la delicata veste rosa della giovane si abbassava lasciandole il seno scoperto. Ormai senza più nulla addosso tranne la pelle dell’altro, i due ragazzi si adagiarono vicini, sentendo il calore dei loro respiri sulla faccia.
“Cloud… ti prego sbrigati” implorò lei, mentre il piacere e il desiderio le torcevano il cuore, sentendo il corpo umido del compagno toccare il suo “Voglio sentirti dentro di me”
E così, in quella notte serena e terribile e con la follia tipica della giovinezza, Aeris e Cloud si unirono nell’atto d’amore, l’ultima stella ad illuminare il loro cammino di viaggiatori prima dell’oscurità che tutto avvolge e tutto raffredda, anche la più intensa fiamma di passione.
My mouth is dry,
My eyes are burning…