Santarpia A. (2003). La rappresentazione linguistico-poetica del corpo . Arti Terapie. Anno IX n°3/4.   

 

Da circa 3 anni si è aperto un polo di riflessione sull’uso linguistico delle metafore del corpo e delle similitudini in differenti contesti : opere di letteratura poetica italiana, trattati di psichiatria, di psicanalisi (Santarpia; Venturini; Cavallo, 2002), filmati di lezioni di danza classica (Santarpia; Blanchet, 2002), sedute di rilassamento. 

Dalla cattedre di psicofisiologia clinica (Prof. Riccardo Venturini), di psicologia e psicoterapia teatrale della Sapienza di Roma (Prof. Michele Cavallo), fino all’ Università Paris8  nella figura del prof. Alain Blanchet, prof. di psicologia clinica, si svolgono ricerche sull’uso linguistico di metafore e similitudini del corpo.

Il campo di studi abbraccia ricerche qualitative, aventi come scopo la creazione di categorie metaforiche, attraverso cui raggruppare i diversi significati attribuiti alle figure retoriche incontrate.

Quest’ultime rappresentano linguisticamente il corpo nei suoi aspetti visibili e anatomici.

Si prendano dei versi celebri dalla letteratura poetica francese

 

La Malattia e la Morte fanno cenere

di tutto il fuoco che per noi fiammeggió

Di quei grandi occhi cosí fervidi e teneri

di quella bocca dove il mio cuore annegó,

 

Il Ritratto

da I Fiori del Male di Charles Baudelaire (trad. Luciana Frezza, 1993)

 

Qui la bocca dell’amata diventa un mare, un lago, un liquido naturale: una parte del corpo si liquefa nel “rappresentato linguistico poetico”, il grande poeta francese usa una metafora acquatica per raccontarci la deriva del suo cuore nella passione. Il suo vissuto di bruciante passione si avvera nel verso e si spegne.

Questa metafora allora, secondo la prospettiva di ricerca categoriale intrapresa, rientra nella categoria Corpo-Naturale alla sotto-categoria Metafore Corpo-Elementale. Si rimanda il lettore ad un’altra pubblicazione (Santarpia, Venturini, Cavallo, 2002) per una  spiegazione accurata dei modelli teorici, delle metodologie e dell’intera sequenza delle categorie metaforiche. Le categorie trovate, sono divenute lo strumento per costruire ricerche quantitative sull’impatto di protocolli sperimentali su differenti variabili psicofisiologiche (Santarpia; Blanchet, 2003). In questa maniera si tenta di tracciare una possibile relazione tra uso linguistico e  vissuto psicofisiologico (Venturini, 1998).

Se si segue la fenomenologia di Merleau Ponty (Merleau-Ponty, 1945) o le dimostrazioni psicolinguistiche di interi sistemi di metafore concettuali che permettono di produrre metafore linguistiche (Lakoff ; Johnson, 1985) o  ancora i piu’ recenti risultati delle neuroscienze indicanti l’esistenza di vere mappe cerebrali coinvolgenti piu’ sensorialità, tanto da iniziare a parlare di film cerebrale (Damasio, 1999), ebbene a questa condizione lo sguardo sulla poesia e sul linguaggio metaforico puo’ diventare di fondamentale importanza per lo psicologo. Si puo’ addirittura iporizzare una generazione infinita di nuove mappe cerebrali ogni qualvolta si produce una metafora d’invenzione (Bottiroli, 1993) o ipotizzare delle mappe multisensoriali statiche quando si usano metafore idiomatiche costruite socialmente per raccontare i propri disordini psichici e fisici (Skott, 2002).

Con questo sguardo tra la plasticità e la staticità dell’elaborazione esperienziale, lo psicologo puo’ reperire nell’archeologia poetica versi letterari, la cui interpretazione letterale, puo’ fungere da stimolo e supporto al personale processo di empatia, alla personale costruzione della relazione d’aiuto e alla consequenziale strategia d’azione terapeutica che il paziente evoca.

In questa prospettiva s’invita alla lettura di questi versi di Guittone d’Arezzo (Letteratura Italiana Zanichelli in CD ROM, 1999)

 

Vivere in carne for voler carnale

è vita angelicale.

 

Canz. 49.77 Rime

Guittone D’Arezzo

 

Il poeta, costruisce una metafora spaziale sulla carne. Essa è un contenitore che ha un dentro e un fuori. Il dentro deve essere pregno di qualcosa che non sia il voler carnale, considerando il periodo, non si sbaglia, se s’interpreta questo volere della carne, come lussuria o voracità:  la ricetta della vita angelicale potrebbe essere una carne viva ma epurata dalle spinte sessuali o orali.

Ma quale contenuto dovrà contenere la carne affinché si viva una vita angelicale? Puó essere una domanda che lo psicologo si pone di fronte ad un vissuto anoressico o bulimico? Puó essere lo stesso dilemma di qualche paziente che nel ridursi pelle e ossa, ha risolto disfunzionalmente il problema del contenuto svuotando la carne, alla luce di una patologica vita angelicale?

Possono due versi sostituire per un attimo tutte le categorie nosografiche e tutti i modelli psicopatologici esistenti? 

No certamente, sono uno strumento in piú. E allora non c’è da stupirsi dell’analogia con un modello interpretativo sull’anoressia di alcuni studiosi americani che osservavano « i sintomi anoressici come una difesa contro pulsioni sessuali, il pensiero del cibo evocherebbe fantasie sessuali, rifiutando il cibo, l’anoressica rifiuta l’ansietà associata » (Waller, Kaufman,& Deutsch, 1940. Trad. Santarpia ). E ancora, non ci si stupisca ad ascoltare le seguenti metafore di alcuni medici che cercano di confortare le loro pazienti ballerine, a proposito delle ovaie : « le ovaie vanno in letargo », «il vostro corpo va in una direzione, le vostre ovaie in un’altra, e prima o poi finiscono per trovarsi in rotta di collisione ». (Vincent, 1982)

E se quest’ultime, come esempio tra tanti, fossero tasselli pericolosi per la creazione di un sistema concettuale-mappa cerebrale votato ad essere modello di vita angelicale e nel quale alcune o molte trovassero risposta al quesito cosa non porto « in carne » ?

Alfonso Santarpia

psicologo

dottorando in psicologia clinica e psicopatologia all’Università Paris8

sito francese http://mapage.noos.fr/asantarpia   sito italiano http://it.geocities.com/asantarpia/

 

Bibliografia

Baudelaire C. (1993). I Fiori del Male. Trad. Luciana Frezza. Bur: Milano.

Bottiroli G. (1993). L’intelligenza figurale nell’arte e nella filosofia. Bollati Boringhieri: Torino.

Damasio A. (1999). Le sentiment même de soi. Editions Odile Jacob: France.

Lakoff G.; Johnson M. (1985). Les métaphores de la vie quotidienne. Les édition de minuit: Paris. 

Santarpia A.; Venturini R.; Cavallo M . (2002). Vers la construction du Multifocal Exploration of the Rhetorical Body : un outil pour analyser l'usage rhétorique-linguistique du corps en psychothérapie. Université Paris8: Paris.

 

Santarpia A.; Blanchet A. (2002). Les possibilités du corps en psychothérapie : les métaphores et les similitudes du corps en danse classique. Poster au Colloque National de psychologie clinique 2002: Bordeaux.

 

Santarpia A.; Blanchet A. (2003). Thèse de Doctorat en psychologie clinique et psychopathologie: l’incidence des métaphores et similitudes linguistiques du corps sur la relaxation. (in corso) Université Paris8: Paris.

Skott C. (2002). Espressive Metaphors in Cancer Narratives. Cancer Nursing, 25 (3): 230-235.

Venturini R. (1998). Coscienza e Cambiamento. Assisi: Cittadella Editore.

Vincent L. M. (1982). Competere con la silfide. Di Giacomo Editore: Roma.

Waller J. V. ; Kaufman M. R.; Deutsch F. (1940). Anorexia nervosa : A psychosomatic entity. Psychosomatic Medicine, 2, 3-16.

Bibliografia multimediale

Letteratura Italiana Zanichelli in CD ROM (1999) Numéro 1 Il Duecento e Dante. Numéro 2 Da Petrarca all’Umanesimo. Numéro 3 Il Rinascimento . Numéro 4 Barocco, Arcadia, Illuminismo. Numéro 5 Neoclassicismo e Romanticismo. Numéro 6 Verismo e Decadentismo. A cura di Pasquale Stoppelli ed Eugenio Picchi. Bologna: Zanichelli.

Santarpia A. (2003). Le metafore e le similitudini del corpo. http://it.geocities.com/asantarpia/

Web site: Paris. (Versione italiana)

 ritorno alla lista degli articoli

 ritorno alla homepage 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1
1