GLI ADULTI E I LORO COMMENTI

Molte volte ho avuto occasione di sentire gli adulti sfiduciati verso noi giovani "dell’ultima generazione". In articoli di giornale, in interviste, nelle comuni conversazioni sostengono che non abbiamo aspirazioni future, che non riusciamo a impegnarci in una qualsiasi attività in modo serio e costante, che non abbiamo voglia di lavorare o studiare, che non abbiamo valori.

Questi sono per me solo pregiudizi. Pregiudizi che gli adulti hanno sempre avuto, in ogni epoca, nei confronti dei più giovani. Dagli scritti sumerici a Cicerone, tutta la storia è costellata di affermazioni di questo tipo a testimoniare che la differenza fra generazioni è un problema vecchio come il mondo.

Io ritengo che la maggior parte di noi sia ricca di aspirazioni, di voglia di emergere, di diventare qualcuno. Oggi per riuscire nella vita ci vuole molta più grinta e molto più impegno che un tempo, ma, anche se è difficile trovare la propria strada, sia essa un lavoro o un titolo di studio, alla fine arriviamo tutti a una meta. I miei amici, come del resto faccio io, si dedicano a molte attività oltre che allo studio: c’è chi suona una strumento, chi si dedica ad attività sociali, chi fa parte di una compagnia teatrale…insomma non si può certo dire che siano svogliati. E allora perché gli adulti si ostinano a considerarci smorti e amorfi? Le risposte sono sicuramente molte ma c’è da ricordarsi che gli adulti che ci criticano sono figli di un’epoca molto differente dalla nostra. Sono figli dell’"epoca del sacrificio". Una volta la vita era un continuo susseguirsi di sacrifici e niente era mai dato per scontato. Oggi questi problemi sono quasi del tutto scomparsi, per lo meno negli ambienti che frequento. Noi abbiamo tutto subito e facilmente, il sacrificio praticamente non c’è più. Questo, se da un canto dimostra a quale livello di benessere economico è arrivata la società occidentale, dall’altro abolisce un’esperienza di vita sicuramente formativa nella nostra crescita. Il sacrificio è un modo per dare un valore alle cose, valore che va ben al di là di quello prettamente economico. E’ ovvio che una persona che è cresciuta in quell’epoca biasimi con disgusto la nostra generazione. Questo però non l’autorizza a considerarci "un gregge", una massa di persone senza valori veri, senza aspirazioni se non quella del divertimento. E’ sicuramente vero che il divertimento è parte integrante della nostra vita (cosa che allora non esisteva!) questo però non si significa che non gli diamo un valore: anche il divertimento è infatti un modo per crescere, conoscere gente e culture nuove, fare esperienze. Molti adulti ritengono inoltre i nostri ideali poco ricchi di "valori veri". Ma alla fine chi può veramente giudicare se in passato come adesso le varie generazioni avessero dei valori veri? Io penso che il valore che si attribuisce a qualcosa sia strettamente personale e non giudicabile dall’esterno. Sono sicura quindi che se non ci fermeremo di fronte alle apparenze e supereremo i pregiudizi troveremo la strada giusta per il dialogo e la reciproca comprensione.

Alessia Micheletti

HOME

Hosted by www.Geocities.ws

1