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| Già al tempo di Virgilio della bellicosa città dei Rutuli era rimasta poca cosa tanto che il poeta nel lib. VII dellEneide ebbe ad osservare: Grande resta il nome di Ardea ma la sua fortuna è passata (...et nunc magnum manet Ardea nomen sed fortuna fuit...). Della capitale del regno di Turno, il mitico avversario di Enea, non rimanevano che la leggenda, i tanti templi - quelli dellacropoli, della Civitavecchia, del monte della Noce, ecc. - e gli enormi àggeri che circondavano labitato: certo sarebbe rimasto stravolto e deluso nel ritrovarla nelle condizioni in cui versa oggigiorno". Ma nonostante la decadenza denunciata da Virgilio, Ardea continuò ad avere la sua importanza anche nellepoca imperiale come testimoniano i restauri messi in atto ai suoi santuari ed ai suoi monumenti e la nascita delle tante ville patrizie nel suo territorio. Un ingente patrimonio che verrà abbandonato nei secoli successivi quando il territorio, saccheggiato e devastato dalle tante scorrerie, sarà spopolato dalla carestia e dalla malaria. |
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| Un mezzo secolo dopo - nel 1130 - lantipapa Anacleto II cedette Ardea per intero allAbbazia romana: nella bolla non si cita più il castrum Ardeae ma la Civitas Ardeatina, segno evidente che lagglomerato con la sua rocca e la torre grande era assurto a comunità vera e propria. Ed ai monaci di S. Paolo, che allora dominavano vasti territori del Lazio, dobbiamo la costruzione, o esattamente la riedificazione, di due monumenti più significativi della piccola località: la chiesa di S. Pietro e quella di S. Marina. |
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| La chiesa di S. Pietro |
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La prima - eretta nel cuore dellabitato medievale, con lutilizzo dei materiali di spoglio del vicino tempio - consiste in una costruzione dal sapore romanico-lombardo del sec. XII terminante ad abside con nellinterno le tre navate scandite da arcate a tutto sesto su pilastri. Del probabile campanile che laffiancava non rimane più memoria, forse rovinato negli innumerevoli crolli. Ledificio, posto su una propaggine dellacropoli, sembra controbilanciare laltra prominenza su cui è costruito il castello, separata dalla prima da una strada incassata come solcata nel tufo rossastro.La chiesa durante i secoli, causa le tante devastazioni e abbandoni, ha subito parecchie manomissioni e numerosi interventi di restauro, tra gli ultimi quelli del 1940 in cui vennero riedificate labside circolare e la navatella destra, questultima già andata in rovina nel Seicento. |
| La semplice facciata, tutta costruita in conci di tufo, ha nellingresso due stipiti di marmo bianco del II sec. d.C., venuti alla luce durante i restauri, decorati da girali dacanto inframmezzati da fiori, uccelli e...lumache. Nella penombra dellinterno, resti di affreschi del Sec. XV, per lo più devozionali, tra cui: S. Onofrio eremita; S. Cristoforo, invocato come protettore dei viandanti; un poco popolare S. Ansano che sorregge con la mano lo stomaco; S. Leonardo di Noblac o di Limoges con gli immancabili ceppi dei prigionieri. | ![]() |
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| Dietro laltare un bel crocifisso ligneo del sec. XVI, mentre sulla parete una tela di matrice caravaggesca. raffigurante S. Pietro, probabilmente già posta sullaltare maggiore prima dellodierna sistemazione. Tra gli arredi moderni gli immancabili manufatti artistici di Manzù che scelse Ardea come sua patria dadozione: il fonte battesimale ed il tabernacolo della navata di destra. Lopera schietta e possente dello scultore bergamasco ben si amalgama con la sincera semplicità di un interno scevro degli inutili fronzoli . |
| La chiesa di S. Marina |
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Appena fuori
dellabitato, presso lodierno cimitero,
addossata alla rupe della Civitavecchia, unaltra
costruzione medievale di Ardea, la malridotta e
dimenticata chiesa di S. Marina. Ledificio, al pari
della parrocchiale, è una realizzazione del tardo sec.
XII, come si trae dalla tecnica muraria della struttura e
dallepigrafe dellarchitrave del portale che
cita Cencio Savelli (1191) in quel tempo
Camerario, Cancelliere, della città di Roma e che sarà
poi papa col nome di Onorio III dal 1196: CECI. EXCELCE. R. CANCELL. VRBIS OBTVLIT HANC PORTAM VIRGO MARINA TIBI. |
| La chiesa era
preceduta da un piccolo nartece e di cui non rimangono
che le arcate perpendicolari al muro di facciata ed
alcune tracce pittoriche. Allinterno si accede
tramite il portale in marmo rimaneggiato, come tutta la
costruzione, nei secoli successivi: gli stipiti sono
sostenuti da leoni stilofori di cui ci è ignota
loriginale provenienza. Larchitrave è
decorato da tre clipei o formelle incavate con le figure
di un abbate a sinistra, di S. Marina vestita da monaco, al
centro, ed a destra del padre della santa, anche questo
in abiti monacali. La decorazione scultorea semplice e
sicura denuncia quella di matrice monastica che fu una
valida concorrente allallora nascente arte
cosmatesca. Linterno della chiesa, a navata unica presenta sulle devastate pareti qualche brano superstite della passata veste pittorica che la adornava. Sullaltare coperto da un ciborio piramidale sorretto da due colonne di granito grigio cè - o cera sino a qualche anno fa - un bel crocifisso di ferro battuto del Settecento. Dietro laltare un ingresso arcuato immette ad una cella tricora scavata nel tufo: si tratta questultima di un ninfeo pagano del II sec. d.C. venerato per la cella ove visse in eremitaggio, secondo tradizione, S. Marina dopo che, vissuta sotto le false spoglie del... monaco Marino, fu accusata ingiustamente di aver commesso un abuso e scacciata dal monastero. La volta di questa cella, ora ridotta a sacrario pubblico, è decorata da rosoni e stucchi mentre nella nicchia centrale campeggia leffigie seicentesca della Titolare. Ed a proposito di s. Marina è da ricordare, oltre la leggenda su accennata, anche la sentita devozione che ne nutrivano gli ardeatini tanto che navevano assunto leffigie a sigillo della Comunità. Unanaloga immagine della Santa in bassorilievo di marmo adornava - sino al recente e scellerato trafugamento - un fontanile edificato nel 1615 da due Massari ardeatini, Antonio Rosati e Giuseppe Di Giovanni; sotto il simulacro, già precedentemente decapitato dal tiro sacrilego di un cacciatore, lepigrafe latina traducibile in: O divina Marina con i tuoi meriti rendi propizia A tutti i malati questa fonte di acqua miracolosa. |
| Ed è qui il caso di aggiungere che Marina era uno degli innumerevoli appellativi dato a Venere, una delle divinità più venerate nellantica Ardea: il culto della santa cristiana ne potrebbe essere - insieme con quella di Giuturna, divinità delle fonti e sorgenti - una reminiscenza ed una continuazione in un mondo povero e desolato poco restio a dimenticare le millenarie tradizioni. Proprio davanti ai fossati delle mura, verso la strada che conduce ai Castelli, nella località Il Campetto, unaltra nascosta testimonianza medievale di Ardea: lipogeo cristiano scavato nel tufo. La cripta, scoperta nel 1965, è un antico tempietto pagano del II sec a.C. - forse in origine dedicato al culto delle acque - tramutato nel sec. XII. in oratorio cristiano e consta di un ambiente rettangolare 3 x 3,70 con volta a botte h. 2,60 con dei piccoli vani accessori ed un pavimento in opus signinum; raggiungibile tramite una scala di 18 gradini - di cui 13 ancora a posto . Nella volta dello scosceso accesso, la superstite decorazione romana in finti ciottoli di malta variamente colorati e applicati sul tufo. Al termine, a sinistra, un piccolo ambiente con un pozzo mentre nellabsidiola ricavata nella parete di fondo una Madonna in trono con il Bambino tra due figure femminili di cui quella sinistra contrassegnata dalla scritta: Eulogia (Benedizione). Ai lati, in un ornato di elementi fitomorfi, le raffigurazioni di due santi diaconi (Lorenzo e Stefano?) di cui quello a destra, daspetto giovanile e con il capo nimbato, sorreggente una capsella; della figura di destra rimaneva - allora quando le vidi - soltanto la testa. Sullarco, largo 90 cm., lAgnus Dei, racchiuso in un clipeo di cinque cerchi concentrici: dal costato del mistico Agnello scaturisce sangue che viene raccolto in un calice gemmato. Nella parete di destra dellarco un S. Giovanni Battista indossante una mantellina tigrata, versione questa un po bizzarra della tradizionale pelle di capra. Sulla parete opposta infine il Cristo Pantocrator (h. 17 cm.) che benedice alla maniera greca e con la sinistra stringe i quattro libri dei Vangeli tenuti insieme da un unico fermaglio. Nella parete di sinistra dellipogeo, al di sopra di un rozzo sedile in roccia, la raffigurazione di due santi cavalieri (S. Demetrio e Giorgio?) che armati di lancia uccidono la raffigurazione del Male. Questultima raffigurazione - analoga a quella della cripta di S. Biagio a S. Vito dei Normanni in provincia di Brindisi - e la versione del citato Agnus Dei fanno collocare la decorazione cristiana delloratorio nellambito di quei cenobi di tradizione greco-occidentale ancora così fiorenti nel sec. XII attorno a Roma. |
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| Il Castello di Ardea |
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Qualche cenno merita il castello di Ardea passato dai monaci di S. Paolo ai Colonnesi (1421) e da Marcantonio Colonna, il trionfatore di Lepanto, venduto, nel 1564, ai Cesarini per 105.000 fiorini doro che lo trasformarono successivamente nella signorile residenza a due piani dominata da una torricella cilindrica, così come si può vedere in una tempera del Palazzo Sforza Cesarini di Genzano. Alla costruzione, analoga per forma e...purtroppo per stato di abbandono alla villa Cesarini di Lanuvio, si accedeva tramite un ponte in muratura che scavalcando un fossato cieco - ora colmo di macerie - lo congiungeva al resto del paese. |
| Ledificio, bombardato durante lultima guerra, fu incautamente finito di demolire del piano superiore - mentre bastava poco per restaurarlo - ed ora giace negletto e dimenticato alla mercé di chiunque. Ultimamente si ventilava lipotesi di ricostruirlo. Perché non farlo? Si rivaluterebbe un angolo dimenticato di una cittadina inconscia dei suoi tesori e si bonificherebbe, altresì, lennesimo scempio dovuto allindifferenza ed allabbandono. |