Gestione dei rifiuti: sinora idee vecchie e poco coraggio
La gestione dei rifiuti all'Elba è vecchia e lontana da quella logica comprensoriale che potrebbe dare soluzione alle diverse problematiche dell'efficienza e della qualità: la Sezione WWF Arcipelago Toscano torna ad invitare tutte le Amministrazioni locali, in particolar modo quella di Campo nell'Elba, non ancora entrata nella gestione ESA, a modalità di gestione comprensoriale dei rifiuti più consoni alla realtà turistica ed ambientale dell'isola.
Più che positiva finalmente è la recente individuazione di un'area nel Comune di Portoferraio dove stoccare gli inerti. Ma l'iniziativa non è sufficiente ad evitare che gli inerti stessi, e gli ingombranti, continuino ad essere abbandonati nella macchia o lungo le strade nei Comuni in cui tale scelta non è stata ancora fatta. Inerti dove spesso - come segnalato dalle Guardie Ambientali WWF nelle loro perlustrazioni- si trovano materiali pericolosi come l'eternit, batterie esaurite e quant'altro, che le varie Amministrazioni di solito tardano a rimuovere.
Perché allora la Comunità Montana o gli albergatori non mettono a disposizione un numero telefonico per fare questo tipo di segnalazioni? Servirebbe se non altro a monitorare, al di là delle parole e della pubblicità, l'efficienza dei servizi pubblici di smaltimento.
Per un'area ristretta come l'Elba che nei mesi estivi sopporta un carico di produzione dei rifiuti enorme e l'inverno l'esatto contrario, il WWF è per tanti buoni motivi contro le vecchie idee, come quelle della termovalorizzazione, che ben conosciamo da quando si chiamava solo bruciatore.
Fallito l'esperimento di gassificatore del Buraccio, con tutti gli oneri finanziari conseguenti che ancora gravano sulle tasche dei contribuenti, per quel poco che ha funzionato, si assiste oggi alla riproposizione in quel di Campo di un impianto non migliore, con un battage pubblicitario a domicilio firmato dal Sindaco, degno di migliore causa.
Che differenza fa a Campo che l'impianto di termovalorizzazione produca o no acqua calda? I rifiuti si producono di più nell'estate, l'acqua calda servirebbe di più in inverno. Come farebbe l'impianto a funzionare tutto l'anno? Con quale combustibile? Questo il battage pubblicitario campese si guarda bene dal dirlo.
Secondo noi Bruciare i rifiuti non è un sistema valido per liberarsene. Studi concreti dimostrano come nessun impianto di termovalorizzazione è in grado di stare sul mercato solo vendendo l'energia prodotta: un impianto di termovalorizzazione da 800 tonnellate il giorno, permette un ricavo di circa 16 miliardi di vecchie lire l'anno, ma impone costi di gestione di oltre 20 miliardi; per impianti di capacità minore questo divario è anche più elevato.
Siamo contrari a realizzare all'Elba (con un fallimento dietro l'altro) solo quello che Lobbies interessate ci vengono a suggerire da lontano.
Gestire un inceneritore o "termovalorizzatore" che dir si voglia diventa un affare solo scaricando sul contribuente i suoi costi di realizzazione (altissimi) e di gestione (altrettanto), come già accaduto al Buraccio, ricorda il WWF.
In base a studi accurati di associazioni ambientaliste, la termovalorizzazione di una tonnellata di rifuti fa risparmiare 1 milione di chilocarie, mentre il riciclaggio permette di risparmiarne 4 volte tanto, e tutelerebbe molto di più la salute collettiva e l'ambiente. Ma come riciclaggio anche all'Elba siamo ben lontani dalla sufficienza.
Poche, sporadiche ed insufficienti le iniziative di raccolta differenziata talvolta penalizzate da scelte gestionali balzane, come quella di limitare l'uso delle isole ecologiche della raccolta differenziata ai soli residenti, magari con la massa degli ospiti che accatasta i sacchetti dell'immondizia a fianco delle luccicanti e spesso guaste isole ecologiche, una sorta di ""Bancomat della rumenta"", come a Campo nell'Elba, che hanno fatto scomparire tra molti rimpianti i vecchi e più affidabili cassonetti, mandati in pensione anzi tempo, sempre con ulteriori spese del contribuente. E con il rischio che anche il Comune di Porto Azzurro possa seguirne il medesimo modello costoso e fallimentare.
All'Elba mancano progetti per favorire la presenza di piccole impianti di riciclaggio, dicono al WWF, che oltre a costituire un ottimo ritorno di immagine tra gli ospiti -che vengono da realtà in cui queste scelte sono state già fatte- avrebbero effetti positivi sull'occupazione e sull'economia elbana.
Nella politica dei rifiuti elbana ci vuole quindi più coraggio e meno sensazionalismo interessato di importazione.