WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO

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luglio 2002


Portoferraio 25 luglio 2002

Al Sindaco del Comune di Campo nell'Elba
Piazza Dante Alighieri
57034 Marina di Campo LI


RACCOMANDATA A.R.

Oggetto: Comune di Campo nell'Elba. Variante al piano di fabbricazione vigente, ai sensi dell'art. 40 commi da 8 a 20 della legge 16/1/95 n. 5, per la definizione dei criteri di utilizzazione degli arenili con formazione di punti di ormeggio nel rispetto della direttiva regionale per la fascia costiera n. 47/90 (Piano spiagge).

PREMESSO CHE

1. il WWF Italia si adopera al fine della conservazione della fauna, flora, foreste, paesaggi, acqua, suolo e altre risorse naturali, come indicato negli artt. 3 e 4 dello Statuto associativo,
2. il WWF Italia, O.N.L.U.S. ed Ente Morale approvato con DPR n. 493 del 4.4.74 individuata quale Associazione perseguente finalità di protezione ambientale a norma degli artt. 13 e 18 della L. 349/86 mediante decreto del Ministero dell'Ambiente del 20.2.87, costituisce centro di imputazione di interessi collettivi a difesa dell'ambiente e dei cittadini, al fine della loro tutela e del diritto alla salute individuale e collettiva ed è titolato peraltro a difendere tali interessi anche di fronte alle sedi giurisdizionali;
Ai sensi

della LRT 5/95, articolo e comma come in oggetto, con riferimento alla delibera del Consiglio Comunale del 29 Maggio 2002 (verbale 54) di cui all'oggetto

la sottoscritta

Lorena Nannini, domiciliata in Portoferraio loc. Albereto, 93 in qualità di responsabile pro tempore della Sezione WWF Arcipelago Toscano della medesima associazione,

OSSERVA
come segue, visti gli elaborati approntati dagli Arch. Nevio Bellucci e Ing. Mario Rodriguez che costituiscono detto Piano adottato il 29.7.2001 e premesso che le considerazioni stesse si pongono in riferimento al PTC vigente, ma non in riferimento al Piano strutturale nel frattempo adottato il 28.6.2002, la cui documentazione richiesta all'autorità comunale il 5.7.2002 non ci è stata ancora consegnata, nemmeno nella parte testuale.
Osservazione 1: (INSERIMENTO NELLE LINEE DIRETTIVE DEL PTC)

Raffrontato alle previsioni del vigente PTC della Provincia di Livorno, il Piano spiagge adottato dal comune di Campo, in teoria (ma in pratica come vedremo se ne discosta sensibilmente fino a capovolgerle) dovrebbe discendere dalle seguenti linee direttive:

(A) Per le previsioni di piano di Seccheto, Cavoli, Fetovaia, Le Tombe e tutte le altre spiagge, escluse Marina di Campo e Fonza, trattasi dell'unità paesaggistica PTC del monte Capanne:

Unità di paesaggio Monte Capanne
n. scheda 73
sistema: Elba
sottosistema: M.Capanne e M.Perone
classe: A4
comune/i: Campo Elba, Marciana
ettari: 6.031,60
perc urbanizzazione: 2,22%
densità: 37,39
L.R. 64/95 Unità di Paesaggio Rurale con aree agricolo-forestali a rilevante funzione ambientale
Tipologia Funzionale Area agricolo-forestale con rilevante funzione ambientale di
interesse scientifico.
Connotato di ambiente rurale esclusivo agricolo-forestale



Indirizzi di sviluppo
Tutela. Conservazione, recupero e ripristino
Riqualificazione dei centri urbani minori.
Tutela e valorizzazione della copertura forestale a fini ambientali con gestione omogenea naturalistica delle risorse forestali, anche a fini AIB e a fini turistico-ricreativi, attraverso la individuazione di percorsi naturalistici. Interventi di edilizia rurale limitati al recupero di volumetrie e alla qualificazione colturale delle poche aziende presenti.
La potenzialità delle strutture per la nautica minore e dei relativi servizi possono essere incrementate in forme differenziate nelle varie località.


classificazione
Il Sistema si può ritenere in classe A (di equilibrio).

(B) Per le localizzazioni del piano spiagge di Marina di Campo e Fonza, trattasi dell'unità paesaggistica del PTC denominata Campo:

Unità di paesaggio Campo
n. scheda 78
sistema: Elba
sottosistema: San Martino e Monte Orello
classe: A
comune/i: Campo Elba, Marciana
ettari: 908,27
perc urbanizzazione: 31,74%
densità: 354,52
L.R. 64/95 Unità di Paesaggio Rurale con aree agricolo-forestali a esclusiva o prevalente funzione agricolo-paesaggistica
Tipologia Funzionale Area agricolo-forestale con prevalente funzione ambientale
Connotato di ambiente rurale Rurale residenziale-turistico.

Indirizzi di sviluppo
Tutela: Riqualificazione.
Trasformazione limitatamente alle attrezzature aeroportuali.
Salvaguardia dei terreni agricoli residuali evitando un ulteriore edificazione rurale. Recupero del patrimonio edilizio rurale esistente. Miglioramento per le strutture ricettive per la nautica.

classificazione
Il Sistema si può ritenere in classe B (di stress).


Sia nel caso A che nel caso B osserviamo quindi che nessuna norma specifica del PTC va nella direzione caratterizzante del piano spiagge di cui trattasi, fortemente orientata a incrementare l'edificazione a destinazione ricettivo alberghiera, soprattutto nel capoluogo (vedasi la ns. osservazione numero 2): giova infatti ripetere, con le scarne parole che il PTC spende in materia per le frazioni occidentali: le davvero generiche affermazioni " La potenzialità delle strutture per la nautica minore e dei relativi servizi possono essere incrementate in forme differenziate nelle varie località" e quelle, altrettanto generiche " Miglioramento per le strutture ricettive per la nautica." per Marina di Campo, il quale sistema però viene classificato B cioè di stress.


Sempre citando dal vigente PTC,

negli "Indirizzi del Piano (piano territoriale di coordinamento, PTC), si legge:

7.0 S.E.L. Isola d'Elba e Capraia
7.1 Inquadramento del sistema
il sistema territoriale è giunto ad una fase matura, non può essere sottoposto a pesanti prelievi di risorse pena la perdita del delicato equilibrio ambientale, che comunque richiede interventi manutentivi;

Conclusioni
L'analisi delle tendenze in atto e dei limiti di sostenibilità delle risorse dell'isola pone in evidenza che oggi il fattore determinante dello sviluppo non è l'antropizzazione di nuovo territorio, ma la capacità di riqualificare e riequilibrare l'esistente e di integrarlo in sistemi ed in reti che possono valorizzare l'offerta turistica e garantire alla natura la possibilità di autorigenerarsi."

Sulla linea di tali affermazioni del PTC osserviamo che, come risulta dalle 12 osservazioni relative ai singoli siti più avanti esposte, e come risulta dalla separata ma complementare osservazione presentata a Codesta Amministrazione dall'Arch. Sergio Rizzi, nella linea di una reciproca ed apprezzata sua collaborazione tecnica da tempo in corso con il WWF e mirata all'analisi dei problemi ambientali connessi con la Pianificazione del Territorio, il Piano spiagge adottato dal comune di Campo risulta connotato da uno smodato incremento di antropizzazione e di svilimento commerciale a vantaggio di pochi esercenti. Quest'ultimo poi risulterebbe irreversibile nelle previsioni di costruire sugli arenili nuovi stabilimenti balneari, in localizzazioni spesso di rilevante valore paesaggistico ove non addirittura interne al Parco nazionale. Una connotazione che nessun recupero di finte dune (si veda l'osservazione n 2, su Marina di Campo) può stemperare.

In altre parole laddove il PTC provinciale ha giustamente evitato di recepire acriticamente, per le realtà delle isole, le norme della direttiva regionale per la fascia costiera n. 47/90 pensate per i grandi litorali versiliesi e maremmani (nelle isole letteralmente inapplicabili a spiagge in genere di dimensioni contenute, in cui meno sono prioritari i concetti della sicurezza assoluta e più alti sono i valori paesaggistici e delle tradizioni dell'uso del mare da contemperare, ed in cui spesso già la individuazione della fascia di rispetto dalla battigia (6 metri) che deve restare libera impegna la quasi totalità della profondità a disposizione), il piano spiagge di Campo nell'Elba invece è tutto teso a spingere verso la fruizione non tanto pubblica quanto economicamente privata (da parte del concessionario) di una offerta di servizi già presente ed adeguata, fino ad imporla di fatto a chi non la desidera (si considerino a questo proposito le reazioni avverse comparse sulla stampa nei giorni scorsi e le petizioni pervenute agli enti sovraordinati (Provincia, Regione ma anche a Sovrintendenza e Parco Nazionale) anche a causa della totale assenza di confronto, sia nella fase preparatoria che dopo, con le altre forze politiche, le associazioni, le categorie economiche che invece la lettera e lo spirito della legge urbanistica regionale 5/95 prevede espressamente.

Osserviamo infatti che quando si legge, nella delibera consiliare di adozione del 29 maggio 2002, una affermazione quale quella dell'assessore per nomina sindacale Graziani "la progettazione di questo piano ha comportato un lavoro complesso che ha trovato ampi consensi da parte di tutti gli enti interessati (Regione Provincia Capitaneria di porto e Soprintendenza)" non si può che ritenerle parole incaute e tutte da verificare, almeno nelle sedi formali in cui si formerà il parere, tecnico oltre che politico, sul merito.
La Provincia infatti potrebbe entro certi limiti cambiare il proprio PTC ma non potrebbe certo derogare, per il solo comune di Campo nell'Elba, dalle sue evidenti prescrizioni attuali, in tutt'altro senso orientate rispetto al piano di cui si tratta.
Né basta a formare il parere di merito della Soprintendenza per i beni Architettonici ed il Paesaggio, ancora da venire, la presenza come consulente paesaggistico, nei frontespizi degli elaborati del piano spiagge, dell'architetto Fiorella Ramacogi., che è Funzionaria di Zona della Soprintendenza stessa per quasi tutti i comuni elbani, presenza che vogliamo sperare sia riconducibile a mera prestazione da retribuirsi a tariffa professionale, poco parlando di Campo e nulla di spiagge, ed il cui nome avremmo preferito non leggere, per motivi se non altro di stile, laddove l'effetto sul paesaggio che si determinerebbe in molti casi è che se a Marina di Campo si costruisse davvero, ad esempio, il grande stabilimento balneare assegnato dai progettisti (salvo errori di stampa) al consigliere comunale Gianfranco Marchiani, oltre 30 metri per 15 verande comprese, dal lungomare Mibelli di Marina di Campo, abitanti e turisti non vedrebbero più il mare, ma il retro di un bar ristorante.




  1. Esaminando invece del PTC il punto

7.3 Prestazioni ed ambiti localizzati sull'articolazione e sulle linee di evoluzione del S.E.L.



Si legge al punto

2 - Relazioni con i Sistemi Funzionali di connotato

2.2 - Urbano

"Il Comune di Campo ha avviato la redazione del Piano Strutturale per il quale si tratta di definire:
<omissis>
la individuazione del Patrimonio Edilizio di cui alla L.R. 59/80 ai fini del recupero delle salvaguardie;
il contenimento delle espansioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali;

nonché si legge al punto:

8 - Indirizzi ed obiettivi
Per il sistema urbano

"Per Campo nell'Elba il P.S. deve perseguire:
il contenimento delle urbanizzazioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali ed il parallelo recupero del patrimonio edilizio esistente anche attraverso variazioni delle destinazioni d'uso;
<omissis>

Tralasciando di approfondire qui in che misura il piano strutturale adottato il 28.6.2002 dal Consiglio Comunale interpreti "il contenimento delle espansioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali" e risolva o tenti almeno di impostare una soluzione per "il parallelo recupero del patrimonio edilizio esistente anche attraverso variazioni delle destinazioni d'uso", argomenti che saranno oggetto di osservazioni del WWF a tempo debito in quella sede, non possiamo non osservare che in questo piano spiagge, pur essendo collocato a oltre 300 metri dalla battigia, uno tra gli edifici a subire una variazione di destinazione d'uso sono le scuole medie comunali, che acquisirebbero la destinazione urbanistica ricettivo alberghiera.
Pur nella sua estrema illogicità, stante la buona collocazione funzionale e baricentrica dell'attuale complesso scolastico, con altrettanto buone possibilità di completamento e di arricchimento dell'offerta di servizi culturali erogabili alla collettività durante l'intero anno, questa previsione di dislocare le scuole potrebbe non rilevare granché, su un piano strettamente limitato agli impatti ambientali, che sono quelli che maggiormente interessano l'associazione WWF.
Ritornando però al concetto dell'antropizzazione del territorio, indirizzo contrastato dal PTC, non possiamo non osservare che questo piano spiagge, in materia scolastica ed in materia alberghiera innova solo nel senso che lascia in sospeso la localizzazione della nuova scuola media.
In un quadro complessivo di limiti all'antropizzazione si allocherebbe in altre parole un albergo da subito, salvo dislocare una scuola media chi sa dove, ed in ogni caso pagando il prezzo inevitabile di una nuova antropizzazione.
La ratio è forte unicamente nel senso della perversione. La proposta a nostro avviso dovrebbe essere quindi interamente respinta.
Osserviamo pertanto che il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez, nelle more di un piano strutturale ormai adottato, deve in sostanza essere ritirato, limitato territorialmente ai soli arenili, mantenendo per le nuove strutture edili la sua conformità alle (limitate) previsioni del PTC, con nessuna previsione di nuove costruzioni stabili sugli arenili stessi, ed eliminandone la impostazione sbagliata ed inaccettabile di derivazione continentale, mancandone i presupposti geografici e territoriali, come prima detto. Il tutto senza intralciare né sovrapporsi alla discussione del Piano strutturale, per i restanti aspetti.

Osservazione 2: MARINA DI CAMPO

Della variazione di destinazione d'uso per le scuole medie comunali, che perderebbero il vincolo scolastico ed acquisirebbero la destinazione urbanistica ricettivo - alberghiera, si è già detto nella nostra osservazione 1 definendola una proposta di estrema illogicità, stante la buona collocazione funzionale e baricentrica dell'attuale complesso scolastico, con altrettanto buone possibilità di completamento e di arricchimento dell'offerta di servizi culturali erogabili alla collettività durante l'intero anno.
Come pure si è detto che tale previsione costituisce di fatto una ulteriore spinta all'antropizzazione del territorio, indirizzo non contemplato anzi contrastato dal PTC provinciale.
A proposito della previsione sulla collina della Foce di un albergo e di un residence al posto della attuale pizzeria, non possiamo non osservare che nel PTC, Capo III indirizzi per gli Strumenti Urbanistici comunali si legge:

"Articolo 27
Nuovi assetti edilizi e modifica di quelli esistenti
nelle aree con rilevante funzione ambientale


1. Per l'introduzione di nuovi assetti edilizi, o la modifica di quelli esistenti, gli S.U. comunali possono prevedere limitazioni e condizionamenti, al fine di mantenere gli assetti morfologici, strutturali e tipologici storicizzati, con particolare riguardo a:
1.1 localizzazione:
distanza da crinali
acque superficiali
dominanti paesaggistiche
compatibilità con l'uso del suolo
2. È, comunque, opportuno prevedere:

2.f l'individuazione delle aree di massima visibilità del territorio, ovvero i punti panoramici più significativi, da sottoporre ad adeguate norme di tutela.


3. È, inoltre, opportuno che l'ubicazione dei nuovi edifici non comporti la realizzazione di nuova viabilità e la sagoma degli stessi non determini modifiche alla linea dei crinali.


Osserviamo che dall'insediamento previsto sulla collina della Foce specialmente i punti 2f e 3 di cui sopra ne uscirebbero particolarmente disattesi. Se ne chiede la cassazione.

La riduzione complessiva della spiaggia libera a valori nominali del 50%, è particolarmente da criticare per la spiaggia di Marina di Campo, anche tenuto conto che l'esercizio della attività di noleggio ombrelloni sconfina quasi sempre nell'abuso di impegnare con ingombranti attrezzature l'arenile, teoricamente di libero uso, anche in assenza di clienti.
Del diritto alla tradizionale fruizione come spiaggia libera di una spiaggia urbana come quella di Marina di Campo i cui servizi sono facilmente usufruibili negli esercizi commerciali circonvicini si è detto nella osservazione 1. Come pure, circa il valore paesaggistico, che
se a Marina di Campo si costruisse davvero, ad esempio, il grande stabilimento balneare assegnato dai progettisti (salvo errori di stampa) al consigliere comunale Gianfranco Marchiani, oltre 30 metri per 15 verande comprese, dal lungomare Mibelli di Marina di Campo, abitanti e turisti non vedrebbero più il mare, ma il retro di un bar ristorante

Della proposta per la pineta di un area di ripristino per finte dune nel fronte mare, la nostra opinione è che in realtà si voglia individuare un retroterra di parcheggi e di accessi carrabili più che a vantaggio dei frequentatori di una spiaggia finora facilmente accessibile da chiunque, quanto a vantaggio degli appetibili nuovi esercizi commerciali che verrebbero edificati sull'arenile.
Ciò nonostante che di fatto si sia operato moltissimo negli anni scorsi a colmare una zona umida, ambientalmente di qualche pregio, retrostante il viale degli Etruschi, fino alla formazione progressiva di un parcheggio improvvisato (area I.U.1) che il piano spiagge ora lascerebbe al 60% nelle mani del proprietario, per la realizzazione di servizi privati connessi alla balneazione, ma ritenuti -secondo noi a torto- troppo lontani dai nuovi insediamenti sull'arenile.

Si osserva la mancanza di qualsiasi motivazione sulla necessità di acquisire al patrimonio pubblico una porzione di pineta esistente nella zona alle spalle dell'arenile con la costituzione di improbabili aree pic-nic che con il loro richiamo sottoporrebbero a stress notevole e nelle forme meno adatte, un luogo unico per la bellezza paesaggistica esponendolo, tra l'altro ad un grave rischio di incendio.
La fruizione pubblica di un qualsiasi "parco", al quale velleitariamente è equiparata la pineta di cui trattasi, non è per nulla paragonabile - in termini di rischio da incendio - a quella che venisse consentita in una pineta, il cui suolo è completamente ricoperto da un alto letto di aghi di pino, la cui facilissima incendiabilità e combustibilità è di comune esperienza.
Ed è altrettanto noto che è proprio la fruizione pubblica (soprattutto per pic-nic, diurni e notturni, con pernottamenti e quant'altro consentito dal libero accesso!) che crea le situazioni tipiche idonee a determinare un altissimo rischio di incendio.
Forse i complilatori della Variante ignorano - colposamente - che data la estrema infiammabilità della coltre di aghi di piano presente per tutta l'estensione di una pineta folta come quella di cui al presente punto, un principio di incendio può trasformarsi in brevissimo tempo in un incendio che investe globalmente l'intera pineta; ciò implicherebbe inevitabilmente il disastroso coinvolgimento non solo delle abitazioni presenti, ma anche delle restanti strutture.
Con la destinazione pubblica della porzione della pineta in questione l'Amministrazione si assume una gravissima responsabilità riguardo all'intera località, esposta con inaudita leggerezza a rischi immensi.
Finora la preservazione della pineta dal fuoco è stata garantita perché la stessa è stata sottratta a qualsiasi utilizzo diverso da quello rigorosamente limitato alla sua mera conservazione: l'uso pubblico indiscriminato (perché insuscettibile di controllo continuativo, diurno e notturno, senza l'impiego di mezzi e risorse umane dai costi insostenibili avuto riguardo alle finalità dell'uso stesso!) costituisce l'opposto della tutela della pineta, e crea le premesse per la sua totale distruzione.
Pertanto la logica, ma soprattutto un doveroso elementare senso di responsabilità, impongono la eliminazione di qualsiasi uso pubblico della pineta nella quale sono inserite abitazioni private; tale rilievo è giustificato dal fatto che l'attuale contesto vegetazionale solo se protetto e conservato come sin qui l'hanno protetto e conservato i proprietari sostenendo anche ingenti oneri per la cura e il mantenimento delle piante, resterà a beneficio di tutti (e quindi del pubblico) per tutti gli aspetti (come quelli ambientale e paesaggistico in genere) che non coincidono con la materiale "fruizione" di quel contesto, consistente nell'utilizzarlo quale fosse un bosco qualsiasi.
La pineta "pubblica" ha costi ingentissimi di conservazione, ove si vogliano fronteggiare gli elevati rischi che il libero accesso per pic-nic e permanenza - diurna e notturna - di centinaia di persone comportano: ma tale impegno di mezzi (palesemente nemmeno considerato dal Comune) potrebbe essere giustificato in ambiti ben diversi (quali le vaste pinete pianeggianti dei litorali della Versilia), mentre appare improponibile per una (relativamente) modesta porzione di pineta, che - esposta ai gravissimi rischi sopra descritti - può da sola essere causa di eventi disastrosi di proporzioni smisurate.
Né appare ipotizzabile l'avocazione in mano pubblica della pineta in funzione di una sua maggior cura in quanto allo stato attuale la porzione privata di pineta versa in uno stato di conservazione identico se non addirittura migliore di quella pubblica, dove invece si sono consentite edificazioni e sono sorti di esercizi commerciali di vario tipo.


Particolarmente esecrabile è soprattutto la proposta di compensare gli espropri di pineta agli attuali proprietari con la possibilità di concedere l'edificazione di nuove volumetrie, a compenso, nella fascia più interna della pineta stessa. La possibilità di costruire nuovi volumi sul fronte mare, anche se fossero solo stabilimenti balneari, è un errore del passato che non va ripetuto.

Come meglio illustrato dall'osservazione dell'Arch. Rizzi richiamata all'inizio, partendo dalla constatazione che le dune erano un sistema naturale interattivo con il mare messo in crisi dai fenomeni erosivi in atto più che dagli interventi a terra, attraverso il rigetto di ogni mistificazione del finto naturale (il cosiddetto recupero delle dune) vale ancora l'affermazione del Rizzi per cui laddove gli attuali vincoli prevedano la realizzazione di attrezzature pubbliche per esempio per il tempo libero e lo sport, il cosiddetto ristoro è commutabile in una partecipazione privata alla realizzazione dell'opera con contestuale convenzione per la gestione, non certo con l'esproprio tout court del fronte mare abbinato alla oscena concessione edificatoria sul fronte interno di una pineta che noi vogliamo ritenere intangibile e definitivamente acquisita nella sua interezza al valore ambientale e paesaggistico del golfo di Campo.

Si chiede pertanto
    1. la riduzione delle previsioni di Piano alla sola fascia dell'arenile,
    2. la cassazione dei cinque insediamenti alberghieri proposti (Albarelli, Scuole - I.U.3, C.A.V. vedi punto 6, i due sulla collina della Foce),
    3. il mantenimento della attuale destinazione urbanistica d'uso della scuola media (I.U.3),
    4. la non trasformazione delle concessioni attuali, esistenti a vario titolo, in altrettanti stabilimenti balneari a detrimento della spiaggia libera,
    5. la reiterazione dei vincoli attuali sulla intera fascia della pineta,
    6. la cassazione della previsione di una casa albergo vacanze CAV in attuale pineta (I.U.2) a compenso di esproprio fronte mare,
    7. il mantenimento dell'assetto attuale per il Lungomare e per la vista reciproca, dal mare, di Marina di Campo attraverso l'inedificabilità dell'arenile.
    8. la cassazione con riproposizione eventuale nel piano strutturale della collocazione di un eventuale museo del mare privato a Segagnana (I.U.4).
    9. La cassazione, per evidenti motivi paesaggistici, in sottozona H2 e qualora diventassero ulteriormente visibili dal mare, della possibilità di concedere l'aumento di un piano agli alberghi impossibilitati ad ampliamenti orizzontali (fino al 20%) del volume attuale.
    10. evidenzia in particolare l'arguzia dimostrata dai progettisti Bellucci Rodriguez nell'aver definito area pedonale l'intero lungomare di Marina di Campo laddove, stanti le recenti interruzioni artificiali create nell'asse interno della viabilità urbana (via Roma via Marconi), si verrebbe quantomeno a perdere l'accessibilità primaria al nucleo storico del paese (e delle banchine), salvo incombenti necessità di sventramenti, peraltro sinora non emerse, per la conosciuta strettoia viaria del Vapelo.

Ugualmente sorprendente appare infine la previsione di un area sotto tutela di ripristino ambientale strettamente confinata al tratto finale dell'alveo di tutti i torrenti che sfociano nel Golfo di Campo, aree in cui le cui previsioni di recinzioni con materiali naturali con la collaborazione col Corpo Forestale dello stato, i programmi di bonifica decennali rinnovabili e quant'altro si legge nelle norme tecniche di attuazione, ci appaiono alquanto fuori misura rispetto alla colata di cemento, dentro e fuori gli arenili, che nelle sue pieghe questo piano spiagge sottende.



Osservazione 3: FONZA

L' Art. 1 comma 3 L.394/91 istitutiva dei Parchi nazionali recita:

3.
I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità:
  1. conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;

  1. applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;

c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;

  1. difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.

Concordiamo con il piano spiagge quando nella relazione prevede per Fonza la necessità di un adeguato ripristino ambientale con norme di mantenimento.
Osserviamo però che il Piano spiagge in parola, quando passa a prevedere uno stabilimento balneare a Fonza, sicuramente non persegue la finalità di conservazione di valori scenici e panoramici previsti da una legge nazionale quale quella istitutiva dei parchi nazionali, da considerarsi invece prevalente rispetto ad altre direttive regionali quali la citata 47/90. Come pure vogliamo rivendicare tra la "salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività tradizionali" anche quella della balneazione tradizionale libera, anche e soprattutto in piccole spiagge del Parco Nazionale.
Pur considerando quindi che se l'Ente Parco Nazionale condividerà la nostra posizione, per la quale ci impegneremo a fondo, il proposto nuovo esercizio commerciale non vedrà mai la luce, si chiede in ogni caso sul punto che la previsione di un nuovo stabilimento balneare per Fonza venga cassata dal Piano.


Osservazione 4: GALENZANA
Concordiamo con il piano quando nella relazione si legge che i tratti di arenile a Galenzana sono particolarmente significativi dal punto di vista ambientale e paesaggistico, anche se fragili e vulnerabili.
Non corrisponde a verità invece che la fruizione per attività balneari sia praticamente inesistente. Soprattutto colpisce che, in mancanza di un accesso pubblico carrabile alla spiaggia di Galenzana, cosa che a nostro modo di vedere è stata la fortuna del luogo per tanti anni, si rinunci ad assicurare via terra la piena percorribilità pedonale dell'intero arco di quel Golfo.
Potremmo maliziosamente immaginare che la svista sia dovuta all'impossibilità di concepire su una delle 10 o 12 spiagge ritenute le più belle d'Italia una qualche forma di stabilimento balneare.
Osserviamo però che invece deve esser prevista per la spiaggia di Galenzana la possibilità pedonale di accedere alla punta Bardella.ed alla sua spiaggia e deve con l'occasione essere messo in pristino il breve tratto di sentiero di arrivo, franato sugli scogli, lato Salandri.



Osservazione 5: COLLE PALOMBAIA


L' Art. 1 comma 3 L.394/91 istitutiva dei Parchi nazionali recita:

3.
I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità:
  1. conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;

  1. applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;

c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;

  1. difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.


Osserviamo pertanto che il Piano spiagge in parola, quando prevede stabilimenti balneari al Colle di Palombaia sicuramente non persegue la finalità di conservazione di valori scenici e panoramici veramente unici in questo caso, previsti da una legge nazionale quale quella istitutiva dei parchi nazionali, da considerarsi invece prevalente rispetto ad altre direttive regionali quali la citata 47/90. Come pure vogliamo rivendicare tra la "salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività tradizionali" anche quella della balneazione tradizionale libera, anche e soprattutto in piccole spiagge del Parco Nazionale.
Manca tra l'altro per questa località ogni riferimento alla sorte di immobili abusivi e loro pertinenze, oggetto di sequestro giudiziario sorti sul limitare dell'arenile e parzialmente sul demanio, nei quali si sono in passato esercitate offerte di servizi balneari, per i quali siamo ancora in attesa dei provvedimenti demolitori da parte del Comune, che avevamo da tempo ripetutamente sollecitato.
Pur considerando quindi che se l'Ente Parco Nazionale condividerà la nostra posizione, per la quale ci impegneremo a fondo, il proposto nuovo esercizio commerciale non vedrà mai la luce, si chiede in ogni caso sul punto che la previsione di un nuovo stabilimento balneare per Colle di Palombaia venga cassata dal Piano, conservando unicamente la previsione di un "Punto azzurro".



Osservazione 6: OGLIERA
La zona è di particolare valore paesaggistico, e interna al perimetro PNAT ed occorre non snaturare una zona già caratterizzata da spazi ristretti, situati lungo una costa in gran parte ripida. Si riafferma la necessità di limitare l'intervento al solo aspetto della accessibilità pedonale.



Osservazione 7: SECCHETO
Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata..



Osservazione 8: CAVOLI
Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata.



Osservazione 9: FETOVAIA

Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata.
Osserviamo la mancanza di motivazione sulla necessità di acquisire al patrimonio pubblico una porzione di pineta esistente nella zona alle spalle dell'arenile. In particolare osserviamo come sia illogico per non dire insensato allestire in una zona urbana priva di sbocchi, se non a prezzo di insostenibili prezzi ambientali, improbabili zone pic nic che con il loro richiamo congestionerebbero ulteriormente e nelle forme meno adatte un luogo unico per bellezza paesaggistica; spregiudicato e insentato l'uso pubblico di una pineta, che costituisce parte di un più esteso ambito vegetazionale tutelato e di uso privato, a causa del gravissimo rischio di incendio cui la pineta sarebbe esposta.
La fruizione pubblica di un qualsiasi "parco", al quale velleitariamente è equiparata la porzione di pineta di cui trattasi, non è per nulla paragonabile - in termini di rischio da incendio - a quella che venisse consentita in una pineta, il cui suolo è completamente ricoperto da un alto letto di aghi di pino, la cui facilissima incendiabilità e combustibilità è di comune esperienza.
Ed è altrettanto noto che è proprio la fruizione pubblica (soprattutto per pic-nic, diurni e notturni, con pernottamenti e quant'altro consentito dal libero accesso!) che crea le situazioni tipiche idonee a determinare un altissimo rischio di incendio.
Forse i complilatori della Variante ignorano - colposamente - che data la estrema infiammabilità della coltre di aghi di piano presente per tutta l'estensione di una pineta folta come quella di cui al presente punto, un principio di incendio può trasformarsi in brevissimo tempo in un incendio che investe globalmente l'intera pineta; ciò implicherebbe inevitabilmente il disastroso coinvolgimento non solo di tutte le abitazioni presenti nella contigua pineta privata, ma anche delle strutture dell'intera zona di Fetovaia, con il rischio per la vita di moltissime persone.
Deve infatti tenersi presente che l'eventualità di un incendio nella pineta di Fetovaia assumerebbe assai facilmente dimensioni catastrofiche in presenza della conformazione fisica dei luoghi: trattasi infatti di località raccolta a "conca", prevalentemente chiusa ad anfiteatro, con accessi ristretti, dove il solo fumo prodotto dall'incendio riempirebbe completamente la conca, creando in tal modo gravissimo pericolo per le persone anche prima del sopraggiungere delle fiamme. In un contesto come quello descritto anche i mezzi di soccorso ed antincendio incontrerebbero assai gravi limiti operativi.
Con la destinazione pubblica della porzione della pineta in questione l'Amministrazione si assume una gravissima responsabilità riguardo all'intera località, esposta con inaudita leggerezza a rischi immensi.
Finora la preservazione della pineta dal fuoco è stata garantita perché la stessa è stata sottratta a qualsiasi utilizzo diverso da quello rigorosamente limitato alla sua mera conservazione: l'uso pubblico indiscriminato (perché insuscettibile di controllo continuativo, diurno e notturno, senza l'impiego di mezzi e risorse umane dai costi insostenibili avuto riguardo alle finalità dell'uso stesso!) costituisce l'opposto della tutela della pineta, non solo contraddicendo clamorosamente la funzione di "salvaguardia" pomposamente ma fittiziamente assegnata al "vincolo A.S.A", ma addirittura creando le premesse per la sua totale distruzione.
Pertanto la logica, ma soprattutto un doveroso elementare senso di responsabilità, impongono la eliminazione di qualsiasi uso pubblico della pineta nella quale sono inserite abitazioni private; tale rilievo è giustificato dal fatto che l'attuale contesto vegetazionale solo se prootetto e conservato come sin qui l'hanno protetto e conservato i proprietari sostenendone anche i connessi oneri economici, resterà a beneficio di tutti (e quindi del pubblico) per tutti gli aspetti (come quelli ambientale e paesaggistico in genere) che non coincidono con la materiale "fruizione" di quel contesto, consistente nell'utilizzarlo quale fosse un bosco qualsiasi.
La pineta "pubblica" ha costi ingentissimi di conservazione, ove si vogliano fronteggiare gli ingenti rischi che il libero accesso per pic-nic e permanenza - diurna e notturna - di centinaia di persone comportano: ma tale impegno di mezzi (palesemente nemmeno considerato dal Comune) potrebbe essere giustificato in ambiti ben diversi (quali le vaste pinete pianeggianti dei litorali della Versilia), mentre appare improponibile per una (relativamente) modesta porzione di pineta, che - esposta ai gravissimi rischi sopra descritti - può da sola essere causa di eventi disastrosi di proporzioni smisurate.


Sulla posizione delle pinete private retrodunali ripetiamo qui le considerazioni svolte per gli espropri concepiti per la pineta di Marina di Campo. Se ne chiede la cassazione.



Osservazione 10: PIANOSA
Riteniamo prematuro ogni discorso su questa isola.
Riteniamo che la previsione di balneazione al momento possa essere limitata a Cala Giovanna. Si nota come il Piano non faccia mensione a forme di erosione che pure affliggono il sito. Riteniamo prematuro in particolare spingersi ad ipotizzare in questa sede forme di balneazione per zone più lontane quali cala del Bruciato, scogliera più che spiaggia e Porto Romano, per il medesimo motivo.



Osservazione 11: (CONSIDERAZIONI ECONOMICHE E LINEE DI SVILUPPO)


Gioverà ripetere a questo proposito per contrasto la citata previsione di PTC "il fattore determinante dello sviluppo non è l'antropizzazione di nuovo territorio, ma la capacità di riqualificare e riequilibrare l'esistente e di integrarlo in sistemi ed in reti che possono valorizzare l'offerta turistica e garantire alla natura la possibilità di autorigenerarsi." Per rilevare una spiccata difformità dell'impostazione del piano spiagge dalle linee del PTC: cinque nuovi alberghi a Marina di Campo di cui due sulla collina della Foce sono infatti pura antropizzazione di nuovo territorio, che va anche contro ogni interesse della categoria degli albergatori stessi (si rileggano in materia le ripetute dichiarazioni di Giancarlo Pacini presidente dell'associazione Albergatori) e della "integrazione in sistemi e reti capaci di riequilibrare l'esistente", malauguratamente nel Piano spiagge Bellucci/Rodriguez c'è troppo poco, e forse nulla.


Anche nelle stesure finora circolate Piano del Parco Nazionale largo spazio è dato al recupero del territorio, al recupero delle attività tradizionali attualmente sofferenti (agricoltura), alla diversificazione economica di qualità (non alberghi ma agriturismo), alla destagionalizzazione turistica, al controllo dei flussi turistici, a proposte di fruizione altamente qualificate e specializzate (con guide naturalistiche e subacquee), all'accesso controllato ad aree di alta valenza naturalistica con inneschi occupazionali qualificati, recupero del patrimonio edilizio esistente, forte condizionamento degli indirizzi di Piano sulle scelte urbanistiche dei Comuni (importanza delle aree contigue).

Le concessioni demaniali attuali (che solamente quelle più commerciali sugli arenili nel Comune di Campo assommavano a 29) sono più che sufficienti ad una offerta turistica che in avvenire dovrebbe impegnarsi soprattutto verso l'allungamento della stagione.

Il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez non è invece sostenibile perché purtroppo non parte dal presupposto che su un isola che vive di turismo l'ambiente è un bene tanto prezioso (materia prima del motore economico principale) quanto fisicamente limitato e perché per la finalità balneare estiva arriva a compromettere gravemente ed inutilmente, a vantaggio di pochi, il suo valore paesaggistico che è invece un valore, anche commerciale, di tutti e di tutte le stagioni.

Citando quanto a più riprese osservato dall'associazione Albergatori, dovrebbe essere rispettato l'art. 5 della LRT 5/95 secondo cui "i nuovi insediamenti sono consentiti se le infrastrutture che consentono la tutela delle risorse essenziali del territorio, l'approvvigionamento idrico e la depurazione, la difesa del suolo, lo smaltimento dei rifiuti solidi … la disponibilità dell'energia, …la mobilità…" come pure non può essere sottaciuto che per il settore turistico il PTC provinciale indica come obbiettivo "l'allungamento della stagione attraverso il potenziamento delle infrastrutture per una offerta congressuale, culturale sportiva etc." che deve essere a supporto della ricettività esistente infatti recita: "non si ravvisano ulteriori necessità di potenziamento ma di qualificazione dei servizi alberghieri".

La nostra osservazione è pertanto che le previsioni del Piano vadano cassate, come abbiamo detto nell'analisi territoriale dettagliata, per tutte le nuove strutture ricettive preventivate.



Osservazione 12: (ADOZIONE DEL PIANO STRUTTURALE)

I motivi per cui il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez confligge con l'iter in corso che porterà alla adozione del Piano Strutturale di Campo nell'Elba sono stati puntualmente evidenziati nelle singole osservazioni precedenti.

Osserviamo anche che l'entità ed il dimensionamento degli interventi del
Piano spiagge Bellucci/Rodriguez, l'arco temporale delle supposte esigenze di servizi sulle quali si fonda e le ipotesi di interventi futuri che vengono portate a pretesa motivazione degli interventi attuali, non rispettano i contenuti dell'intesa fra Provincia di Livorno e Comuni del territorio provinciale per la definizione delle scadenze di adozione dei piani strutturali, data altrimenti scaduta il 31.12.2000, e di cui alla delibera del Consiglio Comunale n. 30 del 23.4.2001, dove si legge "A seguito della definizione di tali termini trova giustificazione, in attesa del Piano strutturale, il ricorso alle varianti ai vigenti strumenti urbanistici soltanto qualora tali varianti contengano previsioni di entità e dimensionamento riferiti all'arco temporale di ulteriore efficacia dello strumento urbanistico vigente", per l'appunto 30.6.2002.

L'adozione del piano strutturale, avvenuta per l'appunto allo scadere dei termini concessi in data 28 giugno 2002, è quindi di per sé motivo sufficiente a che l'intero Piano spiagge venga accantonato e sostituito da nuove previsioni nella sede più idonea del Piano strutturale.

P.Q.M.

Si chiede al Consiglio Comunale di Campo nell'Elba:

  1. La cassazione delle previsioni come espresse nelle dodici precedenti osservazioni.
  2. L'accantonamento del Piano spiagge medesimo, da sostituirsi con nuove previsioni equivalenti alle nostre osservazioni, nella sede più idonea del Piano strutturale.

Con preghiera di procedere secondo legge a motivare, separatamente per ciascuna osservazione che precede, in sede di Consiglio Comunale.




Distinti saluti,


WWF Sezione Locale Arcipelago Toscano
Lorena Nannini
Responsabile


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