WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO

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settembre 2004


Firenze, 9  settembre 2004 

 

Al      Commissario del

Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

                                                Via Guerrazzi, 1

57037  Portoferraio  LI

 

                        e, p.c.

                                    - Al      Presidente della Regione Toscana

            Via di Novoli, 26

50127  Firenze

                                   

                                    - Spett.  Agriconsulting Spa

             Via Vitorchiano, 123

00189   Roma

 

 

Oggetto:         Approvazione �Piano del Parco� per il Parco Nazionale Arcipelago Toscano -

Osservazioni del WWF alla bozza di piano del luglio 2004.

 

 

 

Egregio Dottore,

 

dopo le osservazioni da noi presentate il 30 settembre 2001 ed il 10 febbraio 2002, il presente contributo costituisce la terza formulazione di osservazioni, che in un percorso partecipativo per l'adozione del Piano del Parco (PDP), l'Associazione WWF vorrebbe fossero tenute in debito conto e recepite nella stesura finale Piano che secondo le norme di legge il Consiglio Direttivo di codesto Ente Parco, se non il Commissario, con l�intesa delle altre istituzioni territoriali aventi titolo, saranno chiamate a deliberare.

 

Riprendendo alcuni dei concetti precedentemente rappresentati, che sostanzialmente non hanno perso di validit� nel triennio, andiamo pertanto pi� in dettaglio ad esporre quanto segue:

 

 

1-- Zonizzazione

 

Nella definizione dei gradi di protezione alle varie aree, nelle nostre osservazioni nel 2001 si sosteneva che:

 

Riserve integrali: la specificit� delle risorse presenti e la necessit� di conservazione delle stesse, suggeriscono l' inclusione delle seguenti aree:

-     Zone minerarie

-         Isola di Montecristo: Per tale area in ogni caso dovrebbero essere definiti i vincoli e limitazioni di utilizzo di livello non inferiore di quelle attuate in quanto riserva naturale integrale.

-         Isola di Pianosa: mantenimento degli attuali livelli di tutela con applicazione di vincoli che rendano ammissibili forme di fruizione che non comportino alcun fattore di disturbo e che mantengano tassativamente integre le risorse naturali.

-         Zone di habitat la cui tutela si rende indispensabile perch� gravemente minacciate dall'uso e      dalla pressione antropica e rimaste uniche nella loro specificit� e localizzazione: come la zona umida di Mola, la fascia dunale di Lacona all'Elba.

-         Aree di protezione: tutte le aree di riproduzione, sosta e svernamento delle specie di uccelli di interesse comunitario (Direttiva Uccelli 49/79 CEE), comprese per quanto possibile le zone umide residue fuori parco di Schiopparello-Prade e Saline di San Giovanni.

 

Si affermava che le zone a riserva integrale dovrebbero comprendere inoltre  tutte le zone a bosco o a macchia mediterranea, ovunque localizzate. Le specificit� in esse presenti ed i processi ecologici relativi,  rendono necessario garantire forme di protezione massima per queste zone, troppo spesso minacciate da azioni umane dolose (incendi).

 

Laddove si registri in alcune delle suddette aree una modestissima presenza antropica, -dicevamo- il vincolo potrebbe essere attenuato a quello di riserve generali orientate, ma non a livelli inferiori.

 

Aree di promozione economica e sociale: come gi� detto, poich� la maggioranza delle aree antropizzate si collocano al di fuori dei confini del Parco, tali aree diventano residuali e includerebbero alcuni abitati interni all'area protetta (S.Piero, S.Ilario, Marciana) per i quali tuttavia dovrebbe essere evitata l'espansione dell'edificato attuale; eventuali esigenze abitative devono essere ricercate col ricorso all'edificato esistente attraverso azioni di restauro conservativo ed eventualmente con mutazioni delle destinazioni d'uso.

 

Ruderi: insistono sul territorio dell'arcipelago immobili, seppur in numero ridotto,  con le caratteristiche di "rudere": al fine di garantirne la tutela e la indebita trasformazione a  fini urbanistici,  il Piano dovrebbe comunque prevedere il divieto di qualsiasi intervento eccetto la messa in sicurezza per evitare pericoli di crollo. La ricostruzione dei ruderi dovrebbe essere di principio vietata,  salvo specifica previsione nel Piano per immobili necessitanti di interventi specifici, a carattere storico e comunque da non destinare ad uso abitativo.

 

Altri punti significativi delle nostre osservazioni erano la richiesta di prevedere:

 

-         divieto di realizzazione di nuove opere infrastrutturali per la viabilit�, fatta salva la regolare     manutenzione e messa in sicurezza eventuale della viabilit� esistente,

-         divieto di riduzione delle aree boscate che siano lesive, per ubicazione ed estensione, delle risorse naturali e paesaggistiche.

 

Gi� nel 2001, auspicavamo che  gli interventi sull'ambiente avrebbero dovuto prevedere, anche con progetti specifici,  il recupero della spontanea naturalit� nelle zone agricole abbandonate (es. nel versante occidentale dell'Elba). Tali interventi conservativi dell'ambiente naturale devono tendere all'obiettivo di evitare ogni  possibilit� di speculazione con finalit� agrituristica, che significherebbe introdurre surrettiziamente, con il falso obiettivo del ritorno all'agricoltura, sostanziali forme di speculazione urbanistica.

 

Poich�, come sotto illustrato, tali nostre osservazioni non paiono aver avuto particolare considerazione nella nuova bozza 2004, le riproponiamo nella loro immutata validit� di principio generale.

 

Entrando poi nello specifico della nuova zonizzazione, osserviamo ulteriormente quanto segue:

 

1   -Rispetto alla bozza del dicembre 2001 sono state eliminate le zone A di Capo Fonza Capo Stella e punta dei Ripalti  e fortemente ridotta quella del Monte Capanne, con il passaggio alla zona B dell�alta valle di Pomonte, di monte Orlano, del Monte Cenno e del Colle della Grottaccia.

 

2   -Nelle osservazioni alla bozza del 2001 il WWF aveva chiesto di comprendere nella zona A del Monte Capanne anche il Piano della Sughera, che ha importanti resti di tombe di epoca villanoviana indicati con la scheda 253 come ritrovamento sporadico di epoca incerta nella Carta del patrimonio storico-archeologico allegata al Piano. In questa zona non sono presenti edifici rurali. La zona archeologica va tutelata come zona di riserva integrale.

 

Il piano presentato oggi va nella direzione opposta e limita il vero parco all�Elba alla cima del Monte Capanne ( in quanto solo le norme tecniche di attuazione della zona A consentono una tutela integrale del territorio ).

 

E� molto grave lo spostamento dell�alta valle di Pomonte da zona A a zona B, in quanto le norme tecniche consentono l�apertura di una strada per ogni rudere, e con questa la ristrutturazione degli edifici rurali, consentendo l�apertura della valle intera, cuore del parco,  allo sviluppo edilizio.

L�unica valle dell�Elba ancora integra verrebbe consegnata in pochi anni alla speculazione edilizia, se non alle ventilate ipotesi di grandi bacini idrici artificiali.

 

 Si richiede di mantenere la stessa classificazione A del 2001.

 

3  -In generale la zona C � troppo ampia, in quanto dovrebbe essere limitata alle zone agricole ed edificate, mentre � stata estesa a comprendere anche zone non edificate o non pi� coltivate da 30/50 anni e quindi ad oggi prevalentemente boscate, che si ricostituiscono spontaneamente anche quando percorse dal fuoco.

In particolare sopra la strada provinciale tra la Calle e Seccheto c�� una zona che � stata inserita in zona C mentre -si richiede- dovrebbe essere inserita in zona B.

 

 

2--Aree marine

 

Nel 2001 il WWF affermava ��Innanzitutto conveniamo con la necessit� di porre sotto stretta tutela (con riferimento alla legislazione vigente in tema di Parchi e Riserve Marine) le aree che storicamente, e per condivisa valutazione scientifica, rappresentano quelle con il maggior livello di integrit� degli ecosistemi marini (Pianosa, Montecristo, Gorgona, Capraia, Giannutri). La valutazione sull�estensione delle diverse zonizzazioni � un successivo passaggio su cui � auspicabile un confronto fattivo tra le parti interessate��.

 

Non ci risulta ad oggi che tale confronto si sia svolto a livelli di generale e soddisfacente coinvolgimento. Per contro tali isole almeno a terra vengono a godere di forme di tutela sensibilmente inferiori alle precedenti ipotesi del 2001, dato che solo l�Elba verrebbe a fare un piccolo passo in avanti, nell�ambito del mare protetto.

 

In ogni caso � apprezzabile l�evidenziazione funzionale in questo Piano (Tavola dell�uso delle risorse, organizzazione funzionale, vincoli ed indirizzi particolari) di aree marine di elevato valore ambientale, o comunque di pregio, tra La Zanca e Punta del Nasuto, tra Punta Polveraia e Punta Nera, tra L�ogliera e la Punta di Fetovaia, tra Seccheto e Capo Poro, peraltro bisognoso di aggiustamenti di perimetro in ampliamento (cfr. punto 12.2 seguente), e poi tra lo scoglio della Triglia e Capo di Fonza, quindi davanti a Capo Stella, e tra Pareti e Capo Focardo, elementi che, unitamente alla presenza dell�area di tutela biologica di Capo Bianco a Portoferraio, costituiscono altrettanti punti di partenza per il conseguimento di necessari specifici obiettivi di pi� ampia portata.

 

Nautica da Diporto; sempre nel  2001 osservavamo che ��lo sviluppo dissennato e senza regole di questa attivit� rappresenta un serio e concreto pericolo per le aree costiere dell�Arcipelago. E� opportuno indicare dei limiti al numero di posti barca e alla costruzione di nuovi porti e approdi. Il diportismo va equilibrato e bilanciato con la realt� ambientale delle isole in quanto l�indiscriminato accesso a tutte le aree costiere porta inevitabilmente ad un impoverimento della qualit� delle stesse��.

E ancora: La cementificazione costiera non � pi� una strada percorribile per il futuro dell�Isola d�Elba mentre una pi� seria risistemazione delle realt� portuali esistenti pu� essere una forma per corrispondere alle esigenze della nautica da diporto.

 

Sulla Pesca: Devono essere messe in atto misure a tutela del patrimonio ittico dell�Arcipelago verificando con puntualit� lo sforzo di pesca sostenibile. Una rigida gestione delle attivit� di pesca salvaguarderebbe sia da un depauperamento delle risorse ittiche che l�assetto economico delle attivit� artigianali del settore presenti sulle isole. Su tale questione per� ricadono innumerevoli competenze. Nonostante ci� il Parco deve coerentemente evidenziare le linee guida per la gestione delle aree marine di propria competenza.

 

Sulla materia, al di l� dell�occasione specifica del Piano del Parco, � ancora opportuno che il PNAT si faccia parte attiva e costituisca punto di riferimento per i vari soggetti a vario titolo interessati, onde conseguire risultati concreti su una materia che effettivamente supera i confini del Parco e delle sue competenze

 

 

 

3--Agricoltura

 

Tra gli elementi, a nostro giudizio, da tenere nella giusta considerazione, nel 2001 sottolineavamo:

 

-         Difesa dei terreni agricoli da cambiamenti di destinazione d�uso (insediamenti turistici, urbanizzazioni, strade carrozzabili, asfaltate e non, etc);

-         Riqualificazione degli ambiti degradati attraverso interventi di impianto e propagazione di vegetazione autoctona (siepi);

-         Protezione degli aspetti morfologici e ambientali anche se non rappresentano particolari qualit� ecologiche;

-         Tutela e incoraggiamento delle attivit� e quelle tecniche culturali dentro e al di fuori del Parco che mantengano buoni e/o eccellenti livelli di conservazione del territorio e del paesaggio, oltre che per l�incremento della biodiversit� (reg. 2092/91 - agricoltura biologica);

-         Di particolare importanza, impedire la creazione di Aziende agricole laddove si sia consolidata una copertura boscata di almeno 40 anni di vita; ci� per ostacolare operazioni di esbosco con conseguente azione di denudamento del terreno ed innesco di fenomeni erosivi e depauperamento dello strato fertile;

-         Sviluppare l�agricoltura biologica (reg. CEE 2092/91);

-         Sostegno ad iniziative mirate all�incremento di forme produttive riferite all�agricoltura sostenibile (Reg. CEE 2078/90);

 

Ritornavamo su questi concetti nel 2002 affermando che ��Sarebbe auspicabile comunque in sede PDP porre norme per evitare l�impianto di nuove attivit� agricole (o peggio ancora agrituristiche) in aree rinaturalizzate dove quindi si � ricostituita la macchia mediterranea da pi� di 50 anni.

 

L�impianto di attivit� agricole in generale deve essere maggiormente incoraggiato quando ispirato a principi di agricoltura biologica e comunque deve essere espressamente vietata l�introduzione di nuove culture estranee al paesaggio e all�ambiente dell�arcipelago. Opportune forme di contrasto devono essere previste affinch� l�introduzione di specie vegetali o animali estranee all�ambiente dell�arcipelago, anche a scopo puramente ornamentale,  non costituiscano pregiudizio alle attivit� agricole delle isole.��

 

Non ci risulta che queste osservazioni siano state sufficientemente recepite.

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 7:

ibidem:

"...interventi atti a tutelare il germoplasma locale, in particolare tutte quelle cultivar locali (Aleatico del Giglio, Ansonico del Giglio, Palmiziano di Capraia, ecc.)...

Osservazione:  si rammenta che l�Aleatico � una cultivar tipica dell�Elba -  cfr Repertorio Arsia

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti:

 

        La gestione dell�agricoltura e della selvicoltura

 

Osservazione: Si sottolinea primariamente che in tutto il capitolo non vengono citate forme di promozione e tutela dell'agricoltura "biologica" che dovrebbe essere obiettivo primario di un Parco Nazionale

 

        "individuazione, anche mediante la concertazione con Regione e Provincia delle superfici agrarie minime per le attivit� agricole ed integrative delle aziende agricole;

Osservazione: le attivit� integrative - vedi agriturismo - non possono derogare ai limiti di legge previsti per SAU minima onde evitare abusi che trasformerebbero alberghi in agriturismi anche con un piccolo giardino a fianco"

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 30:

 

Diversit� culturale in agricoltura

Obiettivi: conoscenza dei prodotti tipici che vanno scomparendo o di cui rimangono solo poche tracce (es. vitigni autoctoni particolari, variet� di fruttiferi, forme di trasformazione tipiche dei prodotti) in maniera che sia possibile un loro recupero e rilancio in funzione della caratterizzazione territoriale.

Modalit�: indagine diretta presso agricoltori e enti locali.

Personale: agronomi

 

Osservazione: i dati sui prodotti tipici sono gi� oggetto di rilevazione tramite lo studio del "Germoplasma" dell'ARSIA Toscana i cui dati sono consultabili anche dal sito dell'Arsia stessa, dati disponibili  a basso costo visto che in premessa viene dichiarata l'esiguit� delle risorse finanziarie che il Parco pu� dedicare ad attivit� di ricerca.

 

 

 

4-- Norme tecniche di attuazione

 

 

Zone B,  Riserva generale orientata

 

1  -Viene purtroppo ribadito nel piano 2004 quanto gi� contenuto nella bozza del 2001 sull�equiparazione a zona C delle aree di zona B qualora edificate.

La norma � invero peggiorata (art.18.5) perch� consentirebbe ci� per tutti gli edifici costruiti prima del 1.9.67, mentre nella bozza precedente si applicava solo ad immobili a destinazione agricola, edificati alla data di impianto del catasto (1936).

Osserviamo che questo articolo nella versione attuale, consentirebbe di trasformare di fatto in zona C, senza limite di ampiezza alla trasformazione, ogni terreno in cui � presente dal 1967 un edificio, rurale o civile. Si richiede la cassazione della norma.

 

1  -Osserviamo in ogni caso che la nuova edificazione e gli ampliamenti di edifici in zona B sono in netto contrasto con la legge quadro dei Parchi che non consente in queste zone interventi di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia (lettere c e d, art. 31 comma 1 Legge 457/78), ma solo opere di manutenzione ordinaria o straordinaria (lettere a e b, ibidem).

 

Si chiede in primis l�eliminazione di una norma illegittima ed in subordine si chiede che la trasformazione sia consentita solo per gli edifici rurali ancora utilizzati a scopo agricolo e solo per l'ampiezza dell'appezzamento coltivato. In ogni caso ci� non si deve applicare all'intera particella catastale contenente l'edificio rurale, bens� al massimo fino alla zona, pi� ristretta, individuata da una distanza massima dall'edificio di metri 10.

In caso contrario le zone B, grazie alla presenza sulle isole pi� grandi di numerosi edifici per lo pi� abbandonati, diventeranno tutte C, con le possibilit� indicate dall'art. 19 di nuova edificazione ed ampliamento -da noi contestate- in ci� eludendo le previsioni di cui alla Legge Quadro sulle Aree Protette.

 

2  -Osserviamo inoltre che nelle zone B e C sono consentiti sostanzialmente gli stessi interventi.

Ci si riferisce soprattutto all�apertura di nuove strade (18.2 lettera e) consentita in zona B -con ambigua formulazione- per raggiungere gli edifici esistenti.

Nella bozza del 2001 l�apertura di nuove strade era consentita solo in zona C esclusivamente a scopo agricolo. L�apertura di nuove strade per raggiungere edifici esistenti consentirebbe di raggiungere edifici rurali abbandonati e successivamente trasformarli, con impatto negativo su zone ancora integre dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

 

 

4 -Norme tecniche di attuazione - zone B

Punto 18.5: Si osserva che l'equiparazione delle zone B alle C se edificate prima del 1.9.67 - data di entrata in vigore della c.d, "legge ponte" sull'urbanistica - � in contrasto con la Legge sulle aree protette che definisce ambiti di protezione significativamente diversi per le zone B e C, posto soprattutto che per gli immobili edificati prima di tale data, l'art. 40 della L.  28.2.1985 n. 47 rende sufficiente una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti l'inizio dell'opera prima dell'1.9.1967 e si presta quindi a fin troppo facili elusioni. Per cui si richiede di eliminare in ipotesi l�equiparazione stessa.

 

 

Zone C,  di protezione

 

1  -Osserviamo che la nuova edificazione e gli ampliamenti di edifici in zona C sono in netto contrasto con la legge quadro dei Parchi che non consente interventi di ristrutturazione edilizia (lettera d, art. 31 legge 457/78) in queste zone, ma solo di restauro e risanamento conservativo lettera c, ibidem).

Si chiede in primis l�eliminazione di una norma illegittima ed in subordine che sia chiaramente esplicitato che l'aumento del 10% � consentito una sola volta, includendo nel computo anche gli aumenti comunque gi� eseguiti, anche prima dell'istituzione del Parco e l'adozione del Piano, onde evitare che gli edifici gi� ampliati sulla base degli attuali piani di fabbricazione e regolatori possano essere in qualche modo ulteriormente ingranditi. Inoltre, al posto di una dimensione volumetrica massima di 80 mc (corrispondente ad incrementi di 27 mq  calcolati su un edificio di 270 mq), sarebbe pi� in linea con i fini di protezione, vietarli per gli edifici superiori a 130 mq.

 

2  -Osserviamo che nel paragrafo 19.3 ultimo punto � inoltre indicato che per gli edifici ad uso agricolo gli ampliamenti sono consentiti oltre il limite del 10% se documentati da uno specifico piano o programma ai sensi delle normative regionali o nazionali. Ci� apre ulteriori possibilit� di elusione che -si richiede- vanno senz�altro rimosse cassando la norma, ovvero in subordine contemperate da obblighi di valutazioni di impatto ambientale per il richiedente e possibilit� di motivato rigetto dell�istanza in sede di nulla osta.

 

L�art. 19.3 porterebbe ad un notevole peggioramento rispetto alle attuali previsioni dei piani regolatori, -una sorta di deriva favorita dal PNAT- laddove ad esempio nel Comune di Campo, il pi� vasto degli 8 comuni elbani, gli ampliamenti sono gi� da tempo (1975) consentiti nelle zone di rispetto paesistico-ambientale solo per le unit� abitative con una superficie massima di 130 mq.

 

 

 

3   -Norme tecniche di attuazione - Zone C

Punto 19.3:  Si osserva in subordine alla precedente osservazione 1, come gli ampliamenti in zona C siano in contrasto con la legge quadro sulle Aree protette. Si ritiene non sufficientemente garantistica per la protezione che � il fine delle zone C la fissazione della cubatura massima consentita in ampliamento di 300 mc (che equivale comunque a consentire un'area di maggior superficie fino a 100 mq): si chiede che sia esplicitato chiaramente che l'ampliamento consentito, pur se finalizzato al rispetto delle norme igienico-sanitarie, sia comunque limitato ad una sola volta nella vita dell�edificio e sia inclusivo degli ampliamenti finora concessi con gli strumenti urbanistici vigenti.

 

 

4  -Norme tecniche di attuazione - Zone C

punto 19.5: Si osserva in subordine alla precedente osservazione 1 che la costruzione di nuovi edifici in funzione di usi agricoli e agrituristici unitamente alla previsione del mutamento di destinazione d'uso di cui al punto 19.4 apre di fatto ad un incontrollato sviluppo edilizio nelle residuali aree agricole, grazie alla facile elusione delle norme indicate.

Si chiede di esplicitare che nuovi edifici in funzione degli usi agricoli o agrituristici sono consentiti solo relativamente a fondi effettivamente in coltura e con vincolo di destinazione d'uso trentennale, quindi oltre la formulazione del vincolo ventennale in questi giorni stabilito dalla Regione Toscana nella nuova legge regionale sull�abusivismo edilizio in aree agricole ordinarie.

 

 

 

5-- Edificazioni

 

1 -- Osservavamo nel 2002 che prima di prevedere piani edilizi in sede PDP � necessaria una attenta verifica del patrimonio edilizio esistente da recuperare a fini pubblici abitativi (in particolare le sedi demaniali dismesse), effettuare poi un'attenta ricognizione delle conseguenze di impatto ambientale e idrico conseguenti alla cementificazione per abitazioni ed infrastrutture, alle depauperazione  e frammentazione ulteriore delle aree agricole, alla impermeabilizzazione dei suoli in generale che accentua la carenza idrica di cui l'Elba per le sue caratteristiche morfologiche gi� soffre in certi periodi dell'anno.

 

Ci� premesso Osserviamo pertanto che in quanto in zona B l�art. 18.1 delle Norme tecniche di attuazione consente anche il restauro ed il risanamento conservativo e che in quanto in zona C, art. 19.1, addirittura per edifici non rurali in relazione alla funzione insediativa presente, � ammessa dal Piano la ristrutturazione edilizia, in contrasto con la Legge Nazionale dei Parchi, ci preme rimarcare in questa sede di osservazioni che innegabilmente ci� costituirebbe un rilevantissimo punto di debolezza giuridica dello strumento di pianificazione di che trattasi. 

 

Si richiede pertanto all�Ente Parco, alla Regione Toscana ed alle altre Istituzioni competenti, l�emendamento del testo in esame, ovvero la non concessione dell�Intesa.

 

 

2 -- Poich� nella Relazione al Piano, luglio 2004, relativamente alle aree di protezione (zone C) si legge: ��Attraverso una concertazione con i Comuni e le Province, il Parco potr� demandare la regolamentazione e il controllo degli interventi di manutenzione e ristrutturazione edilizia ordinaria e straordinaria agli stessi Comuni.��, Si osserva che a nostro avviso appare ancora opportuno non indebolire il potere dovere di controllo del PNAT e l�istituto del nulla osta finale, per cui si richiede di limitare questa possibilit� di delega di regolamentazione e controllo, in zone C, ai soli aspetti istruttori delle pratiche, con mantenimento di una ratifica finale dell�Ente parco.

 

 

6-- Suolo

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 5:

"Difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici/idrogeologici

        individuazione ed applicazione di tecniche a basso impatto ambientale e paesaggistico per la stabilizzazione delle aree franose, il controllo del processo erosivo sui versanti ed il ripascimento delle spiagge;

        individuazione ed applicazione di tecniche di rinaturalizzazione dei corsi d�acqua, individuazione delle fasce di pertinenza fluviale e verifica delle condizioni di rischio idraulico degli elementi antropici ubicati all�interno di tale fasce"

Osservazione:  ancorch� non esistono nell�Arcipelago corsi d�acqua con le caratteristiche  fluviali, la previsione deve essere ulteriormente dettagliata in modo da tener conto delle effettive caratteristiche della  idrografia dell'Arcipelago, peraltro ugualmente suscettibile di esondazioni.

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 7:

 

... "recupero alla vegetazione spontanea di aree (precedentemente) destinate all'agricoltura, oggi incolte, e rinaturalizzazione delle aree floristicamente impoverite dal pascolamento o percorse dal fuoco predisponendo suoli lavorati all'inerbimento naturale oppure tramite semina di "fiorume" raccolto in posto..."

 

Osservazione: la rinaturalizzazione di aree percorse dal fuoco sovente avviene naturalmente, all�Elba in particolare, senza la necessit� di semina di �fiorume�; andrebbe invece prevista la obbligatoria riforestazione delle aree percorse dal fuoco con le stesse essenze presenti prima dell�incendio, se autoctone; mentre il pascolamento all�Elba pu� dirsi praticamente assente. Si ha notizia di pochi  greggi di ovini di entit�  non rilevante siti per lo pi� nella zona del Campese e nel Riese, non si vede pertanto l�esigenza forte di rinaturalizzare aree impoverite dal pascolamento.

 

 

7-- Strade

 

Su tutto il territorio elbano l'assetto idrogeologico fino a circa cinquant'anni fa era curato dagli agricoltori in maniera quasi impeccabile ed � da rilevare che ancor oggi le strade e i sentieri che presentano cunette e scoli ai lati della strada stessa non sono cos� rovinati come tante altre strade dell'entroterra elbano, realizzate mediante la mera applicazione della lama di una ruspa,  che sono praticamente intransitabili anche per i mezzi di soccorso.

A questo proposito un concetto che dovrebbe essere fatto proprio da PDP � che prima di creare ex novo una infrastruttura inevitabilmente di pesante impatto ambientale quale una strada, specie se di uso privato e di transito oltremodo saltuario, � necessario ripristinare ci� che in origine c'era di funzionale in una fruizione del territorio non ancora segnata dalla intensa motorizzazione riscontrabile nelle aree urbane delle citt�, che sarebbe errato riproporre alla pari in un parco nazionale insulare.

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 7:

ibidem

...controllo  della pressione antropica sul territorio e  diffusione di informazioni presso i turisti sulla corretta gestione naturalistica  delle fasce dove si concentrano gli habitat di molte specie importanti della flora insulare. Predisposizione di sentieristica. Controllo dell'accesso con automezzi secondo uno schema generale di viabilit� sostenibile"

Osservazione: date le caratteristiche del Pnat che si estende nell�arcipelago �a macchia di leopardo� occorre specificare cosa si intende per �controllo dell�accesso con automezzi�,  posto che la viabilit� attuale interseca in pi�  punti il Parco e  si ritiene pertanto controproducente un qualsivoglia sistema di controllo accessi che in futuro potrebbe tradursi in pretestuosi ancorch� legittimi �balzelli" per il pubblico.

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 22:

 

�. agevolare progetti di completamento, ripristino o qualificazione dei bordi dei centri storici per favorire l''assorbimento' paesistico delle nuove infrastrutture di accesso, la mitigazione di impatto degli interventi incongrui, la valorizzazione dell'immagine fruibile dei centri e dei loro contesti di paesaggio agrario o naturale. 

 

Osservazione: per quanto si possa intuire circa i bordi dei centri storici e l�assorbimento paesistico delle nuove infrastrutture di accesso, si richiede   di escludere esplicitamente nel testo che si possa intendere  la cancellazione di aree naturali di pregio, anche paesaggistico, limitrofe ai centri storici per creare le nuove strade ed i nuovi parcheggi. Decisamente meglio favorire e privilegiare l�accesso ai centri con un sistema di mezzi pubblici, come peraltro correttamente riportato in altre parti del testo.

 

 

 

 

8--Ambienti naturali

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 8:

 

        "... protezione dei residui ambienti umidi di bassa quota, con particolare riferimento al biotopo dello Stagnone (Capraia), alla limitata zona umida alle spalle della chiesa di Giglio Campese (Isola del Giglio), e ai sistemi di fossi, impaludamenti, e giuncheti residuali presenti sull�Isola D�Elba, in particolare alla foce del fosso della Madonnina, tra bivio Boni e Magazzini presso Portoferraio, a Est di Marina di Campo, presso Lacona, e presso la Spiaggia La Mola di Porto Azzurro.

 

osservazione:  � necessario individuare e correlare tra di loro in maniera pi� precisa sul piano funzionale, le aree umide comunque oggetto di protezione, anche quando esterne al perimetro del PNAT, almeno quelle specificamente classificate come SIC /SIN e cio� �SIC Area Umida di Mola -e non erroneamente �Spiaggia La Mola�- e come la SIN - Area Umida di Schiopparello.

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 8:

IBIDEM:

.... Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai due piccoli corsi d�acqua a monte rispettivamente di Bagnaia e di Rio nell�Elba, tra i pi� ricchi di endemismi dell�Arcipelago, e a quelli tra Procchio e Marciana Marina, e a monte di Rio Marina.

Osservazione: la previsione risulta generica: sarebbe opportuno indicare, almeno succintamente, gli endemismi l� presenti e oggetto di tutela.

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 8:

ibidem:

�.Diffusione delle informazioni su di una corretta gestione naturalistica (a livello di enti locali e soprattutto dei turisti) dei sistemi di pozze ipersaline di scogliera, che ospitano piccole ma importanti e specializzate comunit� di invertebrati alobionti (specialmente Insetti Coleotteri, Ditteri e Imenotteri, e Crostacei). Sollecitare in tutte le Isole l�attenzione dei turisti soprattutto sulla necessit� di non immettere alcun tipo di rifiuti o scarichi entro le pozze, con particolare riferimento a mozziconi di sigarette, residui di cibi e vivande, escrementi, urina.

 

Osservazione: � limitativo, se non addirittura inopportuno,  scoraggiare tali comportamenti solo per le pozze di scogliera: obiettivo di un Parco Nazionale dovrebbe essere anche quello di disincentivare tali atteggiamenti anche per tutto il resto del Pnat, occorre semmai recuperare il deficit di diffusione della opportuna segnaletica delle previsioni sanzionatorie.

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 9:

 

Anfibi - monitoraggi effettuati, in primavera, in tutte la raccolte d�acqua dove, potenzialmente possono essere presenti il Discoglossus sardus e Hyla sarda in alcuni periodi dell�anno, a Montecristo, Giglio, Capraia e all�Isola d�Elba.

Osservazione:  non viene citato il rospo smeraldino (Bufo viridis) oggetto di apposita segnalazione al PNAT da parte del WWF e  di successiva indagine che sarebbe stata affidata al dott. Zuffi dell�Universit� di Pisa.

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 10:

ibidem:

        Interventi per la tutela di zone umide dell�Arcipelago.

Osservazione: la previsione � assolutamente generica. Gi� oggi le zone umide del Parco (vedi Mola) si presentano in assoluto stato di degrado, gi� pi� volte oggetto di nostre segnalazioni anche a codesto Ente. Si chiede che vengano definite misure di riqualificazione dettagliate. Attesa l'importanza per le rotte migratorie, si ritiene di estrema importanza una azione volta all'inclusione nel perimetro del Parco delle zone umide di Schiopparello e Saline di San Giovanni nel Comune di Portoferraio

 

 

 

 

9-- Organizzazione funzionale

 

Circa l'organizzazione funzionale, nel 2002 dicevamo che ��appariva accettabile la previsione di punti di ormeggio in tutte le frazioni costiere abitate, pi� Lacona, Margidore, Barbarossa, Reale.

Risulta viceversa ingiustificata, per evidenti motivazioni tecniche nautiche, la previsione di punti di ormeggio proprio sulla testa di Capo d'Enfola, in assenza di ogni ridosso.

Diremmo sia del tutto accettabile la definizione di Portoferraio come porto primario ed anche spiegabile la previsione di porti secondari a Marciana Marina, Porto azzurro, Rio Marina, Cavo.

Ancora spiegabile, a certe condizioni limitative e di salvaguardia della vicina zona umida, un porto secondario a Mola (struttura che costituisce ormai un dato di fatto e  prevista nel piano dei porti e approdi turistici della Regione, oltre che nel PTC).

E' pure accettabile la previsione di un punto di ormeggio a La Foce di Marina di Campo, in quanto solo marginale al PNAT.

 

Risulta invece completamente fuori luogo, a nostro avviso, la previsione di un porto, addirittura secondario, in pieno PNAT,  desumibile dalla citata carta a Punta Bardella (Galenzana), invece che a Marina di Campo (l'infrastruttura gi� esistente cui sono attestati i sevizi navali turistici per Pianosa), laddove Galenzana, per i suoi bassi fondali e la prateria di Posidonia oceanica che li caratterizza, l'unicum paesaggistico rappresentato dall'intera baia, -una delle 10 spiagge pi� belle d�Italia �secondo la classifica di Legambiente nel 2003. NdR-, le sue pinete naturali di Pinus alepensis, i suoi diffusi  insediamenti di Juniperus phoenicia,  il suo livello di massima protezione goduto precedentemente all'avvento del PNAT dall'intera baia (zona bcd ai sensi della deliberazione del Consiglio Regionale della Toscana    n.296 del 19.07.88 ed attuativa  del disposto di cui all' art. 1 bis della Legge nazionale  431/85  e  Legge Regione Toscana n. 52/82,  zona 43/o),

 

 � del tutto incompatibile con la sua destinazione portuale, potendosi tranquillamente invocare -come facciamo- per essa, almeno nella intera propaggine sud di tale golfo (Capo Poro) e le sue falesie (Grotta del Vescovo, Grotta del Bue marino) in cui nidificano diverse specie di uccelli, la zonizzazione A al pari di quanto in ipotesi previsto nel PDP per Capo Fonza, Capo Calamita, Capo Stella, La Caletta e Punta del Nasuto.

 

Per motivazioni paesaggistiche si chiede la zona A anche per la penisola di Fetovaia, la zona costiera di Monte Grosso (Rio Elba, Rio Marina) e quella di Punta Nera (Marciana).

 

Ad oggi dobbiamo invece rilevare che rispetto al 2001 sul piano della tutela da zonizzazione sono stati compiuti evidenti passi indietro e che i livelli di tutela 2004 sono assolutamente non condivisibili e non motivabili, per quanto andiamo ad osservare con la tabella che segue.

 

 

localit�

Zona 2001

Zona 2004

Note e osservazioni

Penisola dell�Enfola

As

B

 

Punta del Nasuto

A

B

 

Punta Nera

B

B

(*)

Punta Fetovaia

B

B

(*)

Capo Poro Galenzana

B

B

(*)

Capo Fonza

A

B

 

Capo Stella

A

B

 

Calamita Punta dei Ripalti

A

B

 

Cima del Monte M. Strega

As

B

 

Monte Grosso

B

B

(*)

Perone Calanche Masso alla Quata

A

 

Zona A arretra alla vetta del Monte Maolo ed esclude il suo versante sud e Perone; Comprende Le Calanche, esclude intero versante est Masso alla Quata.Esclude Piane del Canale; Le parti escluse passano a B;

Grottaccia Cenno Monte Orlano

A

B

Declassato interamente a B tutto l�ampio contrafforte SW del M. Capanne

 

La terra La stretta M.Giove

A

 

La Terra esce dalla zona A e diventa B. permane in A il resto;

 

 

 

 

Gorgona

A la costa N e W

Costa W diventa B

 

Capraia

A la costa W e SE

Costa SE diventa B

 

Pianosa

A la costa W e N; C la parte centrale; D il paese

A ed il paese diventa tuttoB; permane il C centrale

 

Giglio

A la costa S e SW

Passano a B

 

Giannutri

A la costa N e S

Costa N passa B; costa S permane A

 

Montecristo

As tutto, salvo D La villa

La villa diventa B. permane A il resto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) Osserviamo che nei casi indicati sopra, permanendo tutte le motivazioni paesaggistiche ed ambientali del 2001 e 2002, si ribadisce la richiesta di una zona costiera A per Punta Nera (Marciana), Punta Fetovaia, Capo Poro-Galenzana, Monte Grosso (Rio Elba, Rio Marina), al pari di quanto originariamente previsto nel 2001 per Capo Fonza, Capo Calamita, Capo Stella, La Caletta e Punta del Nasuto.

 

Si richiede anche per le zonizzazioni in tabella il ripristino delle zone A almeno cos� come proposte nel 2001. 

Si richiede la rimozione della classificazione C e classificazione come B, in localit� Colle di Palombaia, laddove essa si incunea, eccedendo ogni motivazione agricola, come un asse di penetrazione stradale, in una prevalente classificazione B.

 

Osserviamo che appare del tutto immotivata ed immotivabile, stanti i valori naturalistici e paesaggistici in gioco, l�esclusione dalla classificazione A della foresta demaniale di Monte Perone e di tutta la sinistra idrografica della valle di Pomonte come pure di tutta la medio bassa valle medesima, di cui chiediamo l�estensione alla zona A anche per il versante meridionale e orientale del monte Cenno, Monte Orlano, verso Vallebuia e Fetovaia fino al Piano della Sughera, per motivi in primis paesaggistici e poi naturalistici.

 

 

Si rileva per contro, che di molti di questi valori naturalistici e paesaggistici d� ampiamente conto ad esempio la ��Tavola funzionale dell�uso delle risorse�� come pure altri strumenti conoscitivi del Piano medesimo.

 

Solo non riducendo i livelli di salvaguardia delle zone costiere ed interne, massimamente quelle montane delle isole, in buona sostanza, pu� apparire un significativo ed apprezzabile progresso la previsione contenuta nel Piano di nuove possibili forme di tutela a mare anche per almeno una delle due isole dell�arcipelago che finora ne erano state escluse (Elba e Giglio).

 

 


 

10 �fauna e attivit� venatoria

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 9:

IBIDEM:

        Consenso all�attivit� venatoria per i soli residenti, limitatamente alle sole specie reintrodotte (es. Fagiano).

Osservazione: La previsione �  alquanto ambigua e in questa formulazione si traduce di fatto nella legittimazione dell'esercizio della caccia nel Parchi: non � accettabile il consenso all�attivit� di caccia alle specie �reintrodotte� in quanto non conforme alla L. 394/94 secondo la quale nei Parchi la caccia pu� essere ammessa solo per contenimento di specie previo appositi studi. Le specie �c.d. reintrodotte� possono essere anche specie definite dalla Direttiva Uccelli come NON cacciabili.

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 10:

        Chiusura temporanea della caccia alla pernice rossa, ridefinizione dei confini delle zone di ripopolamento e cattura, e convenzione fra le parti (Ente Parco, ATC, provincia) per la gestione della specie;

Osservazione: gia nelle osservazioni 2001 dicevamo ��Si ritiene opportuno richiedere su tutta l�isola d�Elba l�interdizione della caccia alla Pernice rossa (Alectoris rufa), presente con una popolazione stimata di circa 300-330 individui, uno dei ceppi autoctoni numericamente pi� importanti della specie in Toscana. L�incidenza dell�attivit� venatoria (circa 700 cacciatori residenti) fuori dal perimetro del Parco pu� inficiare gravemente il mantenimento sull�isola di una specie inserita in Allegato 2 Direttiva CEE 79/409. ��

A distanza di soli tre anni le popolazioni di pernice rossa risultano in drastico calo. Gli stessi cacciatori LOCALI avrebbero dovuto da tempo cessare ogni forma di caccia alla pernice. Il divieto deve quindi essere a tempo indefinito in quanto le brigate di pernici presenti nell�Arcipelago sono di poche decine di unit�.

 

 

Zonizzazione - cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 12:

 

        Piano di controllo del randagismo canino e felino, imperniato sulla messa a punto dei seguenti protocolli:

monitoraggio, sintonizzato sulle diverse forme di randagismo (forme padronali, randage, ferali), al fine di identificare natura, andamento e potenzialit� del fenomeno

cattura, sterilizzazione e/o affidamento (canili, privati), come rimedio immediato alla presenza di forme vaganti sul territorio e nel rispetto della L.N. 281/91;

prevenzione tramite programmi di informazione e sorveglianza, l'istituzione di un'anagrafe felina e canina gestita autonomamente dall'Ente Parco, la limitazione dell'accesso alle risorse trofiche dislocate sul territorio (rifiuti, bestiame domestico).

Osservazione: l'istituzione di una anagrafe felina e canina deve essere preceduta da rigorosi controlli sul rispetto della normativa regionale oggi vigente (obbligo di tatuaggio per i cani di privati); l'istituzione di una anagrafe canina del Parco � una inutile duplicazione della normativa esistente che, se mancano i controlli, non avr� alcun effetto nella riduzione del randagismo. L'anagrafe felina, per le caratteristiche della specie, risulterebbe poi di improbabile e difficoltosa attuazione; resta comunque necessario l'attuazione di verifiche e controlli igienico-sanitari sulle "gattare" esistenti che potrebbe essere esercitato anche tramite convenzioni con le Associazioni Ambientaliste.

 

 

11 � promozione economica

 

 

Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti:

La gestione del patrimonio storico-culturale

 

        .... Sensibilizzare e coinvolgere operatori di varie categorie (studiosi, professionisti, gestori delle strutture alberghiere che soffrono quasi dappertutto della mancanza di movimento nei periodi fuori stagione) e gruppi interessati (cooperative di giovani);

 

Osservazione: la �sofferenza� di movimento fuori stagione potrebbe essere abbattuta creando l�offerta: ad oggi il 70-80% degli esercizi sulle isole chiude dopo il 15 di settembre, per volont� degli stessi operatori. L'offerta turistica dovrebbe essere complessivamente riqualificata anche favorendo l'uscita dal mercato degli esercizi marginali ed elevando la qualit� dei servizi offerti anche con formazione  e professionalizzazione del personale, al fine di elevare la qualit� dell'offerta e limitare la pressione sugli ecosistemi.

 


12 � il repertorio cartografico

 

 

1 --  Tavola del sistema insediativi elbano: Sono da classificare senz�altro tra i beni culturali e da meglio riportare sulla cartografia, stante le ormai nutrite pubblicazioni esistenti sulla materia, alcune tra le pi� complete edite da Enti pubblici quali la Comunit� montana dell�Elba e Capraia (R. Rosolani e M. Ferrari, Elba territorio e civilt� di un�isola, RS editore, Genova, dicembre 2001, 522 pagg. a colori), particolari forme di insediamento agricolo pastorale quali le decine di Caprili in pietra con copertura a volta (domoliti pastorali) che costellano ancora ben conservati a decine, presenti in alcune centinaia, la met� occidentale dell�Elba ma non solo quella, e le fornaci costiere, meno conservate dei primi, per la produzione in epoca storica di calce e laterizi, se non i resti dei forni fusori etruschi e medioevali le cui schiume ad esempio costituiscono i ciottoli della battigia di tratti di golfi e spiagge (ad esempio Galenzana).

La esigenza di un migliore lavoro di catalogazione e segnalazione di questi come dei veri e propri siti archeologici rappresentati dalle fortezze di altura (Monte Castello a Procchio, Castiglione a Campo, Castiglione di San Martino a Portoferraio, i resti di chiese romaniche e delle torri pisane, tracce di abitati medioevali sulle alture di Rio o alle spalle di Pomonte, ciclopiche colonne romane in granito abbandonate nei luoghi di produzione alle spalle di Seccheto e Cavoli,  cos� come dei beni culturali minori diffusi sul territorio menzionati pi� sopra, non possono rimanere estranee dai doveri e dai compiti, anche promozionali, di un Ente parco.

Una  precisa cartografia ne costituisce il presupposto essenziale per la tutela e per la visita.

 

Ad una visione dall�alto, segnaliamo alcune sviste rilevate: Sul monte San Bartolommeo non � riportata la pieve romanica omonima. Di epoca pi� recente, sulla cima di Campo alle Serre (Chiessi), manca il semaforo navale che controllava il Canale di Corsica; a Capo Poro ed all�Enfola, le batterie navali costiere ed i correlati ridotti ed osservatori; A sud di Monte Maolo, la chiesa di San Francesco, da cui il toponimo; A Galenzana ed a Fonza, due fornaci da calce; a Marina di Campo, la esatta collocazione della Chiesa di San Mamiliano, vescovo di Palermo ed eremita a Montecristo, nella localit� omonima piuttosto che sulla battigia (!??). La fortezza di altura di Castiglione (sk 47), da porre sulla collina omonima e non in pianura, cos� come sconosciuta ai pi� risultava finora la collocazione di una casa etrusca (sk 46) sotto la pista in asfalto dell�aeroporto di Marina di Campo.

 

Si richiede una prosecuzione dell�esame della bibliografia disponibile, la verifica sul campo ed il diretto contatto con le associazioni culturali locali, che hanno manifestato la disponibilit� a fornire gratuitamente i loro contributi.

 

 

2 -- Tavola dell�uso delle risorse, organizzazione funzionale, vincoli ed indirizzi particolari

 

Per completezza, si richiede di classificare l�intero golfo di Galenzana e le falesie a est di Capo Poro siti di nidificazione di alcune specie di uccelli, come �area marina di pregio ambientale�, almeno pari a quello della costa e del mare a sud del Capo omonimo, gi� cos� classificato, o addirittura col pi� alto grado di �elevato valore ambientale�, ci� stante la diversa natura delle rocce costiere e la pi� rilevante presenza di bassifondi rocciosi e praterie di Posidonia nel Golfo di Galenzana, nonch� di grotte emerse e sommerse nelle falesie a est di Capo Poro (Grotta del vescovo e Grotta del bue marino). Tali conformazioni determinano un �prioritario interesse faunistico� ittico che andrebbe parimenti evidenziato; Nello stesso comprensorio andrebbe evidenziato di �particolare interesse vegetazionale� la stazione di Juniperus phoenicia di Monte Turato, una delle pi� ampie dell�isola.

 

Si richiede di classificare �di attenzione paesistica� la zona del Colle della Grottaccia, Monte Cenno e Monte Orlano, e pi� a sud il sito archeologico della Sughera, in rapporto organico di continuit� fino alla costa con le contigue classificazioni di Vallebuia, Fetovaia e Pomonte, stanti i rapporti visivi e le emergenze morfogenetiche di particolare interesse.

 

 

 

In entrambe le citate cartografie sono per lo pi� omessi fondamentali punti panoramici e scenografici del territorio elbano, altrettante mete ambite dell�escursionismo del parco Nazionale, quali Monte Maolo, Le Calanche, Masso alla Quata, Pietra Murata, Monte Orlano, il M. San Bartolommeo, La stretta, Campo alle Serre, Capo Poro, tutti nel versante occidentale, e Monte Tambone, Fonza, nel settore pi� centrale. I Caprili di Monte Fonza, Monte Tambone, la Grottaccia, Le Mure (il pi� ampio e conservato) le Macinelle (i due pi� belli), quelli di monte Orlano, e via dicendo, come meglio potrebbero illustrare le guide ambientali ed escursionistiche locali e come sempre pi� spesso riporta la stampa nazionale e internazionale specializzata.

 

 

 

 


 

Queste osservazioni vengono presentate a nome della sede centrale del WWF Italia, che le ha fatte proprie, come da separata comunicazione indirizzata all�Ente Parco.

 

Nel sottolineare l'importanza che la nostra Associazione WWF attribuisce ad un favorevole accoglimento delle osservazioni che precedono, cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri migliori saluti

  

WWF Italia

WWF Italia

 

Sezione regionale Toscana

Sezione locale Arcipelago Toscano

 





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