WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO
settembre 2004
Firenze, 9 settembre 2004
Al Commissario del
Parco
Nazionale dell'Arcipelago Toscano
Via Guerrazzi, 1
57037
Portoferraio LI
e, p.c.
- Al Presidente
della Regione Toscana
Via
di Novoli, 26
50127
Firenze
- Spett. Agriconsulting Spa
Via
Vitorchiano, 123
00189
Roma
Oggetto:
Approvazione
�Piano del Parco� per il Parco Nazionale Arcipelago Toscano -
Osservazioni
del WWF alla bozza di piano del luglio 2004.
Egregio
Dottore,
dopo
le osservazioni da noi presentate il 30 settembre 2001 ed il 10 febbraio 2002,
il presente contributo costituisce la terza formulazione di osservazioni, che in
un percorso partecipativo per l'adozione del Piano del Parco (PDP),
l'Associazione WWF vorrebbe fossero tenute in debito conto e recepite nella
stesura finale Piano che secondo le norme di legge il Consiglio Direttivo di
codesto Ente Parco, se non il Commissario, con l�intesa delle altre
istituzioni territoriali aventi titolo, saranno chiamate a deliberare.
Riprendendo
alcuni dei concetti precedentemente rappresentati, che sostanzialmente non hanno
perso di validit� nel triennio, andiamo pertanto pi� in dettaglio ad
esporre quanto segue:
1--
Zonizzazione
Nella
definizione dei gradi di protezione alle varie aree, nelle nostre osservazioni
nel 2001 si sosteneva che:
Riserve
integrali:
la specificit� delle risorse presenti e la necessit� di conservazione delle
stesse, suggeriscono l' inclusione delle seguenti aree:
- Zone minerarie
-
Isola di
Montecristo: Per tale area in ogni caso dovrebbero essere definiti i vincoli e
limitazioni di utilizzo di livello non inferiore di quelle attuate in quanto
riserva naturale integrale.
-
Isola di
Pianosa: mantenimento degli attuali livelli di tutela con applicazione di
vincoli che rendano ammissibili forme di fruizione che non comportino alcun
fattore di disturbo e che
mantengano
tassativamente integre le risorse naturali.
-
Zone di
habitat la cui tutela si rende indispensabile perch� gravemente minacciate
dall'uso e dalla
pressione antropica e rimaste uniche nella loro specificit� e localizzazione:
come la zona umida di Mola, la fascia dunale di Lacona all'Elba.
-
Aree di
protezione: tutte le aree di riproduzione, sosta e svernamento delle specie di
uccelli di interesse comunitario (Direttiva Uccelli 49/79 CEE), comprese per
quanto possibile le zone umide residue fuori parco di Schiopparello-Prade e
Saline di San Giovanni.
Si
affermava che le zone a riserva integrale dovrebbero comprendere inoltre
tutte le zone a bosco o a macchia mediterranea, ovunque localizzate. Le
specificit� in esse presenti ed i processi ecologici relativi,
rendono necessario garantire forme di protezione massima per queste zone,
troppo spesso minacciate da azioni umane dolose (incendi).
Laddove
si registri in alcune delle suddette aree una modestissima presenza antropica,
-dicevamo- il vincolo potrebbe essere attenuato a quello di riserve generali
orientate, ma non a livelli inferiori.
Aree
di promozione economica e sociale:
come gi� detto, poich� la maggioranza delle aree antropizzate si collocano al
di fuori dei confini del Parco, tali aree diventano residuali e includerebbero
alcuni abitati interni all'area protetta (S.Piero, S.Ilario, Marciana) per i
quali tuttavia dovrebbe essere evitata l'espansione dell'edificato attuale;
eventuali esigenze abitative devono essere ricercate col ricorso all'edificato
esistente attraverso azioni di restauro conservativo ed eventualmente con
mutazioni delle destinazioni d'uso.
Ruderi:
insistono sul territorio dell'arcipelago immobili, seppur in numero ridotto,
con le caratteristiche di "rudere": al fine di garantirne la
tutela e la indebita trasformazione a fini
urbanistici, il Piano dovrebbe
comunque prevedere il divieto di qualsiasi intervento eccetto la messa in
sicurezza per evitare pericoli di crollo. La ricostruzione dei ruderi dovrebbe
essere di principio vietata, salvo
specifica previsione nel Piano per immobili necessitanti di interventi
specifici, a carattere storico e comunque da non destinare ad uso abitativo.
Altri
punti significativi delle nostre osservazioni erano la richiesta di prevedere:
-
divieto di
realizzazione di nuove opere infrastrutturali per la viabilit�, fatta salva la
regolare manutenzione
e messa in sicurezza eventuale della viabilit� esistente,
-
divieto di
riduzione delle aree boscate che siano lesive, per ubicazione ed estensione,
delle risorse naturali e paesaggistiche.
Gi�
nel 2001, auspicavamo che gli
interventi sull'ambiente avrebbero dovuto prevedere, anche con progetti
specifici, il
recupero della spontanea naturalit� nelle zone agricole abbandonate (es. nel
versante occidentale dell'Elba). Tali interventi conservativi dell'ambiente
naturale devono tendere all'obiettivo di evitare ogni
possibilit� di speculazione con finalit� agrituristica, che
significherebbe introdurre surrettiziamente, con il falso obiettivo del ritorno
all'agricoltura, sostanziali forme di speculazione urbanistica.
Poich�,
come sotto illustrato, tali nostre osservazioni non paiono aver avuto
particolare considerazione nella nuova bozza 2004, le riproponiamo nella loro
immutata validit� di principio generale.
Entrando
poi nello specifico della nuova zonizzazione, osserviamo ulteriormente quanto
segue:
1
-Rispetto alla bozza del dicembre 2001 sono state eliminate le zone A di
Capo Fonza Capo Stella e punta dei Ripalti
e fortemente ridotta quella del Monte Capanne, con il passaggio alla zona
B dell�alta valle di Pomonte, di monte Orlano, del Monte Cenno e del Colle
della Grottaccia.
2
-Nelle osservazioni alla bozza del 2001 il WWF aveva chiesto di
comprendere nella zona A del Monte Capanne anche il Piano della Sughera, che ha
importanti resti di tombe di epoca villanoviana indicati con la scheda 253 come
ritrovamento sporadico di epoca incerta nella Carta del patrimonio
storico-archeologico allegata al Piano. In questa zona non sono presenti edifici
rurali. La zona archeologica va tutelata come zona di riserva integrale.
Il
piano presentato oggi va nella direzione opposta e limita il vero parco
all�Elba alla cima del Monte Capanne ( in quanto solo le norme tecniche di
attuazione della zona A consentono una tutela integrale del territorio ).
E�
molto grave lo spostamento dell�alta valle di Pomonte da zona A a zona B,
in quanto le norme tecniche consentono l�apertura di una strada per ogni
rudere, e con questa la ristrutturazione degli edifici rurali, consentendo
l�apertura della valle intera, cuore del parco,
allo sviluppo edilizio.
L�unica
valle dell�Elba ancora integra verrebbe consegnata in pochi anni alla
speculazione edilizia, se non alle ventilate ipotesi di grandi bacini idrici
artificiali.
Si
richiede di mantenere la stessa classificazione A del 2001.
3
-In generale la zona C � troppo ampia, in quanto dovrebbe essere
limitata alle zone agricole ed edificate, mentre � stata estesa a comprendere
anche zone non edificate o non pi� coltivate da 30/50 anni e quindi ad oggi
prevalentemente boscate, che si ricostituiscono spontaneamente anche quando
percorse dal fuoco.
In
particolare sopra la strada provinciale tra la Calle e Seccheto c�� una zona
che � stata inserita in zona C mentre -si richiede- dovrebbe essere
inserita in zona B.
2--Aree
marine
Nel
2001 il WWF affermava
��Innanzitutto conveniamo con la necessit� di porre sotto stretta tutela
(con riferimento alla legislazione vigente in tema di Parchi e Riserve Marine)
le aree che storicamente, e per condivisa valutazione scientifica, rappresentano
quelle con il maggior livello di integrit� degli ecosistemi marini (Pianosa,
Montecristo, Gorgona, Capraia, Giannutri). La valutazione sull�estensione delle diverse
zonizzazioni � un successivo passaggio su cui � auspicabile un confronto
fattivo tra le parti interessate��.
Non ci risulta ad oggi che tale confronto si sia svolto a livelli di generale e soddisfacente coinvolgimento. Per contro tali isole almeno a terra vengono a godere di forme di tutela sensibilmente inferiori alle precedenti ipotesi del 2001, dato che solo l�Elba verrebbe a fare un piccolo passo in avanti, nell�ambito del mare protetto.
In ogni caso � apprezzabile l�evidenziazione funzionale in questo Piano (Tavola dell�uso delle risorse, organizzazione funzionale, vincoli ed indirizzi particolari) di aree marine di elevato valore ambientale, o comunque di pregio, tra La Zanca e Punta del Nasuto, tra Punta Polveraia e Punta Nera, tra L�ogliera e la Punta di Fetovaia, tra Seccheto e Capo Poro, peraltro bisognoso di aggiustamenti di perimetro in ampliamento (cfr. punto 12.2 seguente), e poi tra lo scoglio della Triglia e Capo di Fonza, quindi davanti a Capo Stella, e tra Pareti e Capo Focardo, elementi che, unitamente alla presenza dell�area di tutela biologica di Capo Bianco a Portoferraio, costituiscono altrettanti punti di partenza per il conseguimento di necessari specifici obiettivi di pi� ampia portata.
Nautica
da Diporto; sempre nel 2001
osservavamo che
��lo sviluppo dissennato e senza regole di questa attivit� rappresenta un
serio e concreto pericolo per le aree costiere dell�Arcipelago. E�
opportuno indicare dei limiti al numero di posti barca e alla costruzione di
nuovi porti e approdi. Il diportismo va equilibrato e bilanciato con la
realt� ambientale delle isole in quanto l�indiscriminato accesso a tutte le
aree costiere porta inevitabilmente ad un impoverimento della qualit� delle
stesse��.
E
ancora:
La cementificazione costiera non � pi� una strada percorribile per il futuro
dell�Isola d�Elba mentre una pi� seria risistemazione delle realt�
portuali esistenti pu� essere una forma per corrispondere alle esigenze della
nautica da diporto.
Sulla
Pesca:
Devono essere messe in atto misure a tutela del patrimonio ittico
dell�Arcipelago verificando con puntualit� lo sforzo di pesca sostenibile.
Una rigida gestione delle attivit� di pesca salvaguarderebbe sia da un
depauperamento delle risorse ittiche che l�assetto economico delle attivit�
artigianali del settore presenti sulle isole. Su tale questione per� ricadono
innumerevoli competenze. Nonostante ci� il Parco deve coerentemente evidenziare
le linee guida per la gestione delle aree marine di propria competenza.
Sulla
materia, al di l� dell�occasione specifica del Piano del Parco, � ancora
opportuno che il PNAT si faccia parte attiva e costituisca punto di riferimento
per i vari soggetti a vario titolo interessati, onde conseguire risultati
concreti su una materia che effettivamente supera i confini del Parco e delle
sue competenze
3--Agricoltura
Tra
gli elementi, a nostro giudizio, da tenere nella giusta considerazione, nel 2001
sottolineavamo:
-
Difesa dei
terreni agricoli da cambiamenti di destinazione d�uso (insediamenti turistici,
urbanizzazioni, strade carrozzabili, asfaltate e non, etc);
-
Riqualificazione degli ambiti
degradati attraverso interventi di impianto e propagazione di vegetazione
autoctona (siepi);
-
Protezione degli aspetti morfologici
e ambientali anche se non rappresentano particolari qualit� ecologiche;
-
Tutela e incoraggiamento delle
attivit� e quelle tecniche culturali dentro e al di fuori del Parco che
mantengano buoni e/o eccellenti livelli di conservazione del territorio e del
paesaggio, oltre che per l�incremento della biodiversit� (reg. 2092/91 -
agricoltura biologica);
-
Di particolare importanza,
impedire la creazione di Aziende agricole laddove si sia consolidata una
copertura boscata di almeno 40 anni di vita; ci� per ostacolare operazioni di
esbosco con conseguente azione di denudamento del terreno ed innesco di fenomeni
erosivi e depauperamento dello strato fertile;
-
Sviluppare l�agricoltura biologica
(reg. CEE 2092/91);
-
Sostegno ad iniziative mirate
all�incremento di forme produttive riferite all�agricoltura sostenibile (Reg.
CEE 2078/90);
Ritornavamo
su questi concetti nel 2002 affermando che ��Sarebbe
auspicabile comunque in sede PDP porre norme per evitare l�impianto di nuove
attivit� agricole (o peggio ancora agrituristiche) in aree rinaturalizzate dove
quindi si � ricostituita la macchia mediterranea da pi� di 50 anni.
L�impianto
di attivit� agricole in generale deve essere maggiormente incoraggiato quando
ispirato a principi di agricoltura biologica e comunque deve essere
espressamente vietata l�introduzione di nuove culture estranee al paesaggio e
all�ambiente dell�arcipelago. Opportune forme di contrasto devono essere
previste affinch� l�introduzione di specie vegetali o animali estranee
all�ambiente dell�arcipelago, anche a scopo puramente ornamentale,
non costituiscano pregiudizio alle attivit� agricole delle isole.��
Non ci risulta che queste
osservazioni siano state sufficientemente recepite.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
7:
ibidem:
"...interventi
atti a tutelare il germoplasma locale, in particolare tutte quelle cultivar
locali (Aleatico del Giglio, Ansonico del Giglio, Palmiziano di Capraia,
ecc.)...
Osservazione:
si rammenta che l�Aleatico � una cultivar tipica dell�Elba -
cfr Repertorio Arsia
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti:
�
La
gestione dell�agricoltura e della selvicoltura
Osservazione:
Si sottolinea primariamente che in tutto il capitolo non vengono citate forme di
promozione e tutela dell'agricoltura "biologica" che dovrebbe essere
obiettivo primario di un Parco Nazionale
�
"individuazione, anche mediante la concertazione con Regione e
Provincia delle superfici agrarie minime per le attivit� agricole ed
integrative delle aziende agricole;
Osservazione:
le attivit� integrative - vedi agriturismo - non possono derogare ai limiti di
legge previsti per SAU minima onde evitare abusi che trasformerebbero alberghi
in agriturismi anche con un piccolo giardino a fianco"
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
30:
Diversit�
culturale in agricoltura
Obiettivi:
conoscenza dei prodotti tipici che vanno scomparendo o di cui rimangono solo
poche tracce (es. vitigni autoctoni particolari, variet� di fruttiferi, forme
di trasformazione tipiche dei prodotti) in maniera che sia possibile un loro
recupero e rilancio in funzione della caratterizzazione territoriale.
Modalit�:
indagine diretta presso agricoltori e enti locali.
Personale:
agronomi
Osservazione:
i dati sui prodotti tipici sono gi� oggetto di rilevazione tramite lo studio
del "Germoplasma" dell'ARSIA Toscana i cui dati sono consultabili
anche dal sito dell'Arsia stessa, dati disponibili
a basso costo visto che in premessa viene dichiarata l'esiguit� delle
risorse finanziarie che il Parco pu� dedicare ad attivit� di ricerca.
4--
Norme tecniche di attuazione
Zone B,
Riserva generale orientata
1
-Viene purtroppo ribadito nel piano 2004 quanto gi� contenuto nella
bozza del 2001 sull�equiparazione a zona C delle aree di zona B qualora
edificate.
La
norma � invero peggiorata (art.18.5) perch� consentirebbe ci� per tutti gli
edifici costruiti prima del 1.9.67, mentre nella bozza precedente si applicava
solo ad immobili a destinazione agricola, edificati alla data di impianto del
catasto (1936).
Osserviamo
che questo articolo nella versione attuale, consentirebbe di trasformare di
fatto in zona C, senza limite di ampiezza alla trasformazione, ogni terreno in
cui � presente dal 1967 un edificio, rurale o civile. Si richiede la
cassazione della norma.
1
-Osserviamo in ogni caso che la nuova edificazione e gli
ampliamenti di edifici in zona B sono in netto contrasto con la legge quadro dei
Parchi che non consente in queste zone interventi di restauro e risanamento
conservativo o di ristrutturazione edilizia (lettere c e d, art. 31 comma 1
Legge 457/78), ma solo opere di manutenzione ordinaria o straordinaria (lettere
a e b, ibidem).
Si
chiede in primis l�eliminazione di una norma illegittima
ed in subordine si chiede che la trasformazione sia consentita solo per gli
edifici rurali ancora utilizzati a scopo agricolo e solo per l'ampiezza
dell'appezzamento coltivato. In ogni caso ci� non si deve applicare
all'intera particella catastale contenente l'edificio rurale, bens� al massimo
fino alla zona, pi� ristretta, individuata da una distanza massima
dall'edificio di metri 10.
In
caso contrario le zone B, grazie alla presenza sulle isole pi� grandi di
numerosi edifici per lo pi� abbandonati, diventeranno tutte C, con le
possibilit� indicate dall'art. 19 di nuova edificazione ed ampliamento -da noi
contestate- in ci� eludendo le previsioni di cui alla Legge Quadro sulle
Aree Protette.
2
-Osserviamo inoltre che nelle zone B e C sono consentiti
sostanzialmente gli stessi interventi.
Ci si
riferisce soprattutto all�apertura di nuove strade (18.2 lettera e) consentita
in zona B -con ambigua formulazione- per raggiungere gli edifici esistenti.
Nella
bozza del 2001 l�apertura di nuove strade era consentita solo in zona C
esclusivamente a scopo agricolo. L�apertura di nuove strade per
raggiungere edifici esistenti consentirebbe di raggiungere edifici rurali
abbandonati e successivamente trasformarli, con impatto negativo su zone ancora
integre dal punto di vista paesaggistico e ambientale.
4
-Norme
tecniche di attuazione - zone B
Punto
18.5: Si
osserva che l'equiparazione delle zone B alle C se edificate prima del
1.9.67 - data di entrata in vigore della c.d, "legge ponte"
sull'urbanistica - � in contrasto con la Legge sulle aree protette che
definisce ambiti di protezione significativamente diversi per le zone B e C,
posto soprattutto che per gli immobili edificati prima di tale data, l'art. 40
della L. 28.2.1985 n. 47 rende
sufficiente una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti
l'inizio dell'opera prima dell'1.9.1967 e si presta quindi a fin troppo facili
elusioni. Per cui si richiede di eliminare in ipotesi l�equiparazione
stessa.
Zone C,
di protezione
1
-Osserviamo che la nuova edificazione e gli ampliamenti di edifici
in zona C sono in netto contrasto con la legge quadro dei Parchi che non
consente interventi di ristrutturazione edilizia (lettera d, art. 31 legge
457/78) in queste zone, ma solo di restauro e risanamento conservativo lettera
c, ibidem).
Si
chiede in primis l�eliminazione di una norma illegittima
ed in subordine che sia chiaramente esplicitato che l'aumento del 10% �
consentito una sola volta, includendo nel computo anche gli aumenti comunque gi�
eseguiti, anche prima dell'istituzione del Parco e l'adozione del Piano, onde
evitare che gli edifici gi� ampliati sulla base degli attuali piani di
fabbricazione e regolatori possano essere in qualche modo ulteriormente
ingranditi. Inoltre, al posto di una dimensione volumetrica massima di 80 mc
(corrispondente ad incrementi di 27 mq calcolati
su un edificio di 270 mq), sarebbe pi� in linea con i fini di protezione,
vietarli per gli edifici superiori a 130 mq.
2
-Osserviamo che nel paragrafo 19.3 ultimo punto � inoltre
indicato che per gli edifici ad uso agricolo gli ampliamenti sono consentiti
oltre il limite del 10% se documentati da uno specifico piano o programma ai
sensi delle normative regionali o nazionali. Ci� apre ulteriori possibilit� di
elusione che -si richiede- vanno senz�altro rimosse cassando la norma,
ovvero in subordine contemperate da obblighi di valutazioni di impatto
ambientale per il richiedente e possibilit� di motivato rigetto
dell�istanza in sede di nulla osta.
L�art.
19.3 porterebbe ad un notevole peggioramento rispetto alle attuali previsioni
dei piani regolatori, -una sorta di deriva favorita dal PNAT- laddove ad esempio
nel Comune di Campo, il pi� vasto degli 8 comuni elbani, gli ampliamenti sono
gi� da tempo (1975) consentiti nelle zone di rispetto paesistico-ambientale solo
per le unit� abitative con una superficie massima di 130 mq.
3
-Norme
tecniche di attuazione - Zone C
Punto
19.3:
Si osserva
in subordine alla precedente osservazione 1, come gli ampliamenti in zona C
siano in contrasto con la legge quadro sulle Aree protette. Si ritiene non
sufficientemente garantistica per la protezione che � il fine delle zone C la
fissazione della cubatura massima consentita in ampliamento di 300 mc (che
equivale comunque a consentire un'area di maggior superficie fino a 100 mq): si
chiede che sia esplicitato chiaramente che l'ampliamento consentito, pur se
finalizzato al rispetto delle norme igienico-sanitarie, sia comunque limitato ad
una sola volta nella vita dell�edificio e sia inclusivo degli ampliamenti
finora concessi con gli strumenti urbanistici vigenti.
4
-Norme
tecniche di attuazione - Zone C
punto
19.5: Si osserva in
subordine alla precedente osservazione 1 che la costruzione di nuovi edifici in
funzione di usi agricoli e agrituristici unitamente alla previsione del
mutamento di destinazione d'uso di cui al punto 19.4 apre di fatto ad un
incontrollato sviluppo edilizio nelle residuali aree agricole, grazie alla
facile elusione delle norme indicate.
Si
chiede di
esplicitare che nuovi edifici in funzione degli usi agricoli o agrituristici
sono consentiti solo relativamente a fondi effettivamente in coltura e con
vincolo di destinazione d'uso trentennale, quindi oltre la formulazione del
vincolo ventennale in questi giorni stabilito dalla Regione Toscana nella nuova
legge regionale sull�abusivismo edilizio in aree agricole ordinarie.
5--
Edificazioni
1
-- Osservavamo nel 2002 che prima di prevedere piani edilizi in sede PDP �
necessaria una attenta verifica del patrimonio edilizio esistente da recuperare
a fini pubblici abitativi (in particolare le sedi demaniali dismesse),
effettuare poi un'attenta ricognizione delle conseguenze di impatto ambientale e
idrico conseguenti alla cementificazione per abitazioni ed infrastrutture, alle
depauperazione e frammentazione
ulteriore delle aree agricole, alla impermeabilizzazione dei suoli in generale
che accentua la carenza idrica di cui l'Elba per le sue caratteristiche
morfologiche gi� soffre in certi periodi dell'anno.
Ci�
premesso Osserviamo pertanto che in quanto in zona B l�art. 18.1 delle
Norme tecniche di attuazione consente anche il restauro ed il
risanamento conservativo e che in quanto in zona C, art. 19.1, addirittura
per edifici non rurali in relazione alla funzione insediativa presente, �
ammessa dal Piano la ristrutturazione edilizia, in contrasto con la Legge
Nazionale dei Parchi, ci preme rimarcare in questa sede di osservazioni che innegabilmente
ci� costituirebbe un rilevantissimo punto di debolezza giuridica dello
strumento di pianificazione di che trattasi.
Si
richiede
pertanto all�Ente Parco, alla Regione Toscana ed alle altre Istituzioni
competenti, l�emendamento del testo in esame, ovvero la non concessione
dell�Intesa.
2
-- Poich� nella Relazione al Piano, luglio 2004, relativamente alle aree
di protezione (zone C) si legge: ��Attraverso
una concertazione con i Comuni e le Province, il Parco potr� demandare la
regolamentazione e il controllo degli interventi di manutenzione e
ristrutturazione edilizia ordinaria e straordinaria agli stessi Comuni.��, Si
osserva che a nostro avviso
appare ancora opportuno non indebolire il potere dovere di controllo del PNAT e
l�istituto del nulla osta finale, per cui si richiede di limitare
questa possibilit� di delega di regolamentazione e controllo, in zone C, ai
soli aspetti istruttori delle pratiche, con mantenimento di una ratifica
finale dell�Ente parco.
6--
Suolo
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
5:
"Difesa
e ricostituzione degli equilibri idraulici/idrogeologici
�
individuazione ed applicazione di tecniche a basso impatto ambientale e
paesaggistico per la stabilizzazione delle aree franose, il controllo del
processo erosivo sui versanti ed il ripascimento delle spiagge;
�
individuazione ed applicazione di tecniche di rinaturalizzazione dei
corsi d�acqua, individuazione delle fasce di pertinenza fluviale e verifica
delle condizioni di rischio idraulico degli elementi antropici ubicati
all�interno di tale fasce"
Osservazione:
ancorch� non esistono nell�Arcipelago corsi d�acqua con le
caratteristiche fluviali, la
previsione deve essere ulteriormente dettagliata in modo da tener conto delle
effettive caratteristiche della idrografia
dell'Arcipelago, peraltro ugualmente suscettibile di esondazioni.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
7:
...
"recupero alla vegetazione spontanea di aree (precedentemente) destinate
all'agricoltura, oggi incolte, e rinaturalizzazione delle aree floristicamente
impoverite dal pascolamento o percorse dal fuoco predisponendo suoli lavorati
all'inerbimento naturale oppure tramite semina di "fiorume" raccolto
in posto..."
Osservazione:
la rinaturalizzazione di aree percorse dal fuoco sovente avviene naturalmente,
all�Elba in particolare, senza la necessit� di semina di �fiorume�;
andrebbe invece prevista la obbligatoria riforestazione delle aree percorse dal
fuoco con le stesse essenze presenti prima dell�incendio, se autoctone; mentre
il pascolamento all�Elba pu� dirsi praticamente assente. Si ha notizia di
pochi greggi di ovini di entit�
non rilevante siti per lo pi� nella zona del Campese e nel Riese, non si
vede pertanto l�esigenza forte di rinaturalizzare aree impoverite dal
pascolamento.
7--
Strade
Su
tutto il territorio elbano l'assetto idrogeologico fino a circa cinquant'anni fa
era curato dagli agricoltori in maniera quasi impeccabile ed � da rilevare che
ancor oggi le strade e i sentieri che presentano cunette e scoli ai lati della
strada stessa non sono cos� rovinati come tante altre strade dell'entroterra
elbano, realizzate mediante la mera applicazione della lama di una ruspa,
che sono praticamente intransitabili anche per i mezzi di soccorso.
A
questo proposito un concetto che dovrebbe essere fatto proprio da PDP � che prima
di creare ex novo una infrastruttura inevitabilmente di pesante impatto
ambientale quale una strada, specie se di uso privato e di transito oltremodo
saltuario, � necessario ripristinare ci� che in origine c'era di funzionale in
una fruizione del territorio non ancora segnata dalla intensa motorizzazione
riscontrabile nelle aree urbane delle citt�, che sarebbe errato riproporre alla
pari in un parco nazionale insulare.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
7:
ibidem
...controllo
della pressione antropica sul territorio e
diffusione di informazioni presso i turisti sulla corretta gestione
naturalistica delle fasce dove si
concentrano gli habitat di molte specie importanti della flora insulare.
Predisposizione di sentieristica. Controllo dell'accesso con automezzi secondo
uno schema generale di viabilit� sostenibile"
Osservazione:
date le caratteristiche del Pnat che si estende nell�arcipelago �a macchia
di leopardo� occorre specificare cosa si intende per �controllo
dell�accesso con automezzi�, posto che la viabilit� attuale interseca in pi�
punti il Parco e si ritiene pertanto controproducente un qualsivoglia sistema
di controllo accessi che in futuro potrebbe tradursi in pretestuosi ancorch�
legittimi �balzelli" per il pubblico.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
22:
�.
agevolare progetti di completamento, ripristino o qualificazione dei bordi dei
centri storici per favorire l''assorbimento' paesistico delle nuove
infrastrutture di accesso, la mitigazione di impatto degli interventi incongrui,
la valorizzazione dell'immagine fruibile dei centri e dei loro contesti di
paesaggio agrario o naturale.
Osservazione:
per quanto si possa intuire circa i bordi dei centri storici e l�assorbimento
paesistico delle nuove infrastrutture di accesso, si richiede di escludere esplicitamente nel testo che si possa
intendere la cancellazione di aree
naturali di pregio, anche paesaggistico, limitrofe ai centri storici per creare
le nuove strade ed i nuovi parcheggi. Decisamente meglio favorire e privilegiare
l�accesso ai centri con un sistema di mezzi pubblici, come peraltro
correttamente riportato in altre parti del testo.
8--Ambienti
naturali
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
8:
�
"... protezione dei residui ambienti umidi di bassa quota, con
particolare riferimento al biotopo dello Stagnone (Capraia), alla limitata zona
umida alle spalle della chiesa di Giglio Campese (Isola del Giglio), e ai
sistemi di fossi, impaludamenti, e giuncheti residuali presenti sull�Isola
D�Elba, in particolare alla foce del fosso della Madonnina, tra bivio Boni e
Magazzini presso Portoferraio, a Est di Marina di Campo, presso Lacona, e presso
la Spiaggia La Mola di Porto Azzurro.
osservazione:
� necessario individuare e correlare tra di loro in maniera pi� precisa
sul piano funzionale, le aree umide comunque oggetto di protezione, anche quando
esterne al perimetro del PNAT, almeno quelle specificamente classificate come
SIC /SIN e cio� �SIC Area Umida di Mola -e non erroneamente �Spiaggia La
Mola�- e come la SIN - Area Umida di Schiopparello.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
8:
IBIDEM:
.... Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai due piccoli corsi d�acqua a monte rispettivamente di Bagnaia e di Rio nell�Elba, tra i pi� ricchi di endemismi dell�Arcipelago, e a quelli tra Procchio e Marciana Marina, e a monte di Rio Marina.
Osservazione:
la previsione risulta generica: sarebbe opportuno indicare, almeno
succintamente, gli endemismi l� presenti e oggetto di tutela.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
8:
ibidem:
�.Diffusione
delle informazioni su di una corretta gestione naturalistica (a livello di enti
locali e soprattutto dei turisti) dei sistemi di pozze ipersaline di scogliera,
che ospitano piccole ma importanti e specializzate comunit� di invertebrati
alobionti (specialmente Insetti Coleotteri, Ditteri e Imenotteri, e Crostacei).
Sollecitare in tutte le Isole l�attenzione dei turisti soprattutto sulla
necessit� di non immettere alcun tipo di rifiuti o scarichi entro le pozze, con
particolare riferimento a mozziconi di sigarette, residui di cibi e vivande,
escrementi, urina.
Osservazione:
�
limitativo, se non addirittura inopportuno,
scoraggiare tali comportamenti solo per le pozze di scogliera: obiettivo
di un Parco Nazionale dovrebbe essere anche quello di disincentivare tali
atteggiamenti anche per tutto il resto del Pnat, occorre semmai recuperare il
deficit di diffusione della opportuna segnaletica delle previsioni sanzionatorie.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
9:
Anfibi
- monitoraggi effettuati, in primavera, in tutte la raccolte d�acqua dove,
potenzialmente possono essere presenti il Discoglossus
sardus e Hyla sarda in alcuni
periodi dell�anno, a Montecristo, Giglio, Capraia e all�Isola d�Elba.
Osservazione:
non viene
citato il rospo smeraldino (Bufo viridis) oggetto di apposita segnalazione al
PNAT da parte del WWF e di
successiva indagine che sarebbe stata affidata al dott. Zuffi dell�Universit�
di Pisa.
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
10:
ibidem:
�
Interventi per la tutela di zone umide dell�Arcipelago.
Osservazione:
la previsione � assolutamente generica. Gi� oggi le zone umide del Parco (vedi
Mola) si presentano in assoluto stato di degrado, gi� pi� volte oggetto di
nostre segnalazioni anche a codesto Ente. Si chiede che vengano definite misure
di riqualificazione dettagliate. Attesa l'importanza per le rotte migratorie, si
ritiene di estrema importanza una azione volta all'inclusione nel perimetro del
Parco delle zone umide di Schiopparello e Saline di San Giovanni nel Comune di
Portoferraio
9--
Organizzazione funzionale
Circa
l'organizzazione funzionale, nel 2002 dicevamo che
��appariva accettabile la previsione di punti di ormeggio in tutte le
frazioni costiere abitate, pi� Lacona, Margidore, Barbarossa, Reale.
Risulta
viceversa ingiustificata, per evidenti motivazioni tecniche nautiche, la
previsione di punti di ormeggio proprio sulla testa di Capo d'Enfola, in assenza
di ogni ridosso.
Diremmo
sia del tutto accettabile la definizione di Portoferraio come porto primario ed
anche spiegabile la previsione di porti secondari a Marciana Marina, Porto
azzurro, Rio Marina, Cavo.
Ancora
spiegabile, a certe condizioni limitative e di salvaguardia della vicina zona
umida, un porto secondario a Mola (struttura che costituisce
ormai un dato di fatto
e prevista nel piano dei porti e
approdi turistici della Regione, oltre che nel PTC).
E'
pure accettabile la previsione di un punto di ormeggio a La Foce di Marina di
Campo, in quanto solo marginale al PNAT.
Risulta
invece completamente fuori luogo, a nostro avviso, la previsione di un porto,
addirittura secondario, in pieno PNAT, desumibile
dalla citata carta a Punta Bardella (Galenzana), invece che a Marina di Campo
(l'infrastruttura gi� esistente cui sono attestati i sevizi navali turistici
per Pianosa), laddove Galenzana, per i suoi bassi fondali e la prateria di
Posidonia oceanica che li caratterizza, l'unicum paesaggistico rappresentato
dall'intera baia, -una
delle 10 spiagge pi� belle d�Italia �secondo la classifica di Legambiente
nel 2003. NdR-, le sue pinete naturali di Pinus alepensis, i suoi diffusi
insediamenti di Juniperus phoenicia,
il suo livello di massima protezione goduto precedentemente all'avvento
del PNAT dall'intera baia (zona bcd ai sensi della deliberazione del Consiglio
Regionale della Toscana n.296
del 19.07.88 ed attuativa del
disposto di cui all' art. 1 bis della Legge nazionale
431/85 e
Legge Regione Toscana n. 52/82, zona
43/o),
�
del tutto incompatibile con la sua destinazione portuale,
potendosi tranquillamente invocare -come facciamo- per essa, almeno nella
intera propaggine sud di tale golfo (Capo Poro) e le sue falesie (Grotta del
Vescovo, Grotta del Bue marino) in cui nidificano diverse specie di uccelli, la
zonizzazione A al pari di quanto in ipotesi previsto nel PDP per Capo Fonza,
Capo Calamita, Capo Stella, La Caletta e Punta del Nasuto.
Per
motivazioni paesaggistiche si chiede la zona A anche per la penisola di Fetovaia,
la zona costiera di Monte Grosso (Rio Elba, Rio Marina) e quella di Punta
Nera (Marciana).
Ad
oggi dobbiamo invece rilevare che rispetto al 2001 sul piano della tutela da
zonizzazione sono stati compiuti evidenti passi indietro e che i livelli di
tutela 2004 sono assolutamente non condivisibili e non motivabili, per quanto
andiamo ad osservare con la tabella che segue.
|
localit� |
Zona 2001 |
Zona 2004 |
Note
e osservazioni |
|
Penisola
dell�Enfola |
As |
B |
|
|
Punta
del Nasuto |
A |
B |
|
|
Punta
Nera |
B |
B |
(*) |
|
Punta
Fetovaia |
B |
B |
(*) |
|
Capo
Poro Galenzana |
B |
B |
(*) |
|
Capo
Fonza |
A |
B |
|
|
Capo
Stella |
A |
B |
|
|
Calamita
Punta dei Ripalti |
A |
B |
|
|
Cima
del Monte M. Strega |
As |
B |
|
|
Monte
Grosso |
B |
B |
(*) |
|
Perone
Calanche Masso alla Quata |
A |
|
Zona A arretra alla vetta del Monte Maolo ed esclude il suo versante sud e Perone; Comprende Le Calanche, esclude intero versante est Masso alla Quata.Esclude Piane del Canale; Le parti escluse passano a B; |
|
Grottaccia
Cenno Monte Orlano |
A |
B |
Declassato
interamente a B tutto l�ampio contrafforte SW del M. Capanne |
|
La
terra La stretta M.Giove |
A |
|
La
Terra esce dalla zona A e diventa B. permane in A il resto; |
|
|
|
|
|
|
Gorgona |
A
la costa N e W |
Costa
W diventa B |
|
|
Capraia |
A
la costa W e SE |
Costa
SE diventa B |
|
|
Pianosa |
A
la costa W e N; C la parte centrale; D il paese |
A
ed il paese diventa tuttoB; permane il C centrale |
|
|
Giglio |
A
la costa S e SW |
Passano
a B |
|
|
Giannutri |
A
la costa N e S |
Costa
N passa B; costa S permane A |
|
|
Montecristo |
As
tutto, salvo D La villa |
La
villa diventa B. permane A il resto |
|
(*)
Osserviamo che nei casi indicati sopra, permanendo tutte le motivazioni
paesaggistiche ed ambientali del 2001 e 2002, si ribadisce la richiesta
di una zona costiera A per Punta Nera (Marciana), Punta Fetovaia, Capo
Poro-Galenzana, Monte Grosso (Rio Elba, Rio Marina), al pari di quanto
originariamente previsto nel 2001 per Capo Fonza, Capo Calamita, Capo Stella, La
Caletta e Punta del Nasuto.
Si
richiede
anche per le zonizzazioni in tabella il ripristino delle zone A almeno cos�
come proposte nel 2001.
Si
richiede
la rimozione della classificazione C e classificazione come B, in localit�
Colle di Palombaia, laddove essa si incunea, eccedendo ogni motivazione
agricola, come un asse di penetrazione stradale, in una prevalente
classificazione B.
Osserviamo
che appare del tutto immotivata ed immotivabile, stanti i valori naturalistici e
paesaggistici in gioco, l�esclusione dalla classificazione A della foresta
demaniale di Monte Perone e di tutta la sinistra idrografica della valle di
Pomonte come pure di tutta la medio bassa valle medesima, di cui chiediamo
l�estensione alla zona A anche per il versante meridionale e orientale del
monte Cenno, Monte Orlano, verso Vallebuia e Fetovaia fino al Piano della
Sughera, per motivi in primis paesaggistici e poi naturalistici.
Si
rileva
per contro, che di molti di questi valori naturalistici e paesaggistici d�
ampiamente conto ad esempio la ��Tavola funzionale dell�uso delle
risorse�� come pure altri strumenti conoscitivi del Piano medesimo.
Solo
non riducendo i livelli di salvaguardia delle zone costiere ed interne,
massimamente quelle montane delle isole, in buona sostanza, pu� apparire un
significativo ed apprezzabile progresso la previsione contenuta nel Piano di
nuove possibili forme di tutela a mare anche per almeno una delle due isole
dell�arcipelago che finora ne erano state escluse (Elba e Giglio).
10
�fauna e attivit� venatoria
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
9:
IBIDEM:
�
Consenso all�attivit� venatoria per i soli residenti, limitatamente
alle sole specie reintrodotte (es. Fagiano).
Osservazione:
La previsione � alquanto ambigua e
in questa formulazione si traduce di fatto nella legittimazione dell'esercizio
della caccia nel Parchi: non � accettabile il consenso all�attivit� di
caccia alle specie �reintrodotte� in quanto non conforme alla L. 394/94
secondo la quale nei Parchi la caccia pu� essere ammessa solo per contenimento
di specie previo appositi studi. Le specie �c.d. reintrodotte� possono
essere anche specie definite dalla Direttiva Uccelli come NON cacciabili.
Zonizzazione � cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag. 10:
�
Chiusura temporanea della caccia alla pernice rossa, ridefinizione dei
confini delle zone di ripopolamento e cattura, e convenzione fra le parti (Ente
Parco, ATC, provincia) per la gestione della specie;
Osservazione:
gia nelle osservazioni 2001 dicevamo ��Si
ritiene opportuno richiedere su tutta l�isola d�Elba l�interdizione della
caccia alla Pernice rossa (Alectoris rufa), presente
con una popolazione stimata di circa 300-330 individui, uno dei ceppi
autoctoni numericamente pi� importanti della specie in Toscana. L�incidenza
dell�attivit� venatoria (circa 700 cacciatori residenti) fuori dal perimetro
del Parco pu� inficiare gravemente il mantenimento sull�isola di una specie
inserita in Allegato 2 Direttiva CEE 79/409.
��
A
distanza di soli tre anni le popolazioni di pernice rossa risultano in drastico
calo. Gli stessi cacciatori LOCALI avrebbero dovuto da tempo cessare ogni forma
di caccia alla pernice. Il divieto deve quindi essere a tempo indefinito in
quanto le brigate di pernici presenti nell�Arcipelago sono di poche decine di
unit�.
Zonizzazione
- cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti - pag.
12:
�
Piano di controllo del randagismo canino e felino, imperniato sulla messa
a punto dei seguenti protocolli:
monitoraggio,
sintonizzato sulle diverse forme di randagismo (forme padronali, randage,
ferali), al fine di identificare natura, andamento e potenzialit� del fenomeno
cattura,
sterilizzazione e/o affidamento (canili, privati), come rimedio immediato alla
presenza di forme vaganti sul territorio e nel rispetto della L.N. 281/91;
prevenzione
tramite programmi di informazione e sorveglianza, l'istituzione di un'anagrafe
felina e canina gestita autonomamente dall'Ente Parco, la limitazione
dell'accesso alle risorse trofiche dislocate sul territorio (rifiuti, bestiame
domestico).
Osservazione:
l'istituzione di una anagrafe felina e canina deve essere preceduta da rigorosi
controlli sul rispetto della normativa regionale oggi vigente (obbligo di
tatuaggio per i cani di privati); l'istituzione di una anagrafe canina del Parco
� una inutile duplicazione della normativa esistente che, se mancano i
controlli, non avr� alcun effetto nella riduzione del randagismo. L'anagrafe
felina, per le caratteristiche della specie, risulterebbe poi di improbabile e
difficoltosa attuazione; resta comunque necessario l'attuazione di verifiche e
controlli igienico-sanitari sulle "gattare" esistenti che potrebbe
essere esercitato anche tramite convenzioni con le Associazioni Ambientaliste.
11
� promozione economica
Zonizzazione
� cartografia Allegato 1b al Piano - quadro delle azioni e dei progetti:
La
gestione del patrimonio storico-culturale
�
.... Sensibilizzare e coinvolgere operatori di varie categorie (studiosi,
professionisti, gestori delle strutture alberghiere che soffrono quasi
dappertutto della mancanza di movimento nei periodi fuori stagione) e gruppi
interessati (cooperative di giovani);
Osservazione:
la �sofferenza� di movimento fuori stagione potrebbe essere abbattuta
creando l�offerta: ad oggi il 70-80% degli esercizi sulle isole chiude dopo il
15 di settembre, per volont� degli stessi operatori. L'offerta turistica
dovrebbe essere complessivamente riqualificata anche favorendo l'uscita dal
mercato degli esercizi marginali ed elevando la qualit� dei servizi offerti
anche con formazione e
professionalizzazione del personale, al fine di elevare la qualit� dell'offerta
e limitare la pressione sugli ecosistemi.
12
� il repertorio cartografico
1
-- Tavola del sistema
insediativi elbano: Sono da classificare senz�altro tra i beni
culturali e da meglio riportare sulla cartografia, stante le ormai nutrite
pubblicazioni esistenti sulla materia, alcune tra le pi� complete edite da Enti
pubblici quali la Comunit� montana dell�Elba e Capraia (R. Rosolani e M.
Ferrari, Elba territorio e civilt� di un�isola, RS editore, Genova, dicembre
2001, 522 pagg. a colori), particolari forme di insediamento agricolo
pastorale quali le decine di Caprili in pietra con copertura a volta (domoliti
pastorali) che costellano ancora ben conservati a decine, presenti in alcune
centinaia, la met� occidentale dell�Elba ma non solo quella, e le fornaci
costiere, meno conservate dei primi, per la produzione in epoca storica di
calce e laterizi, se non i resti dei forni fusori etruschi e medioevali
le cui schiume ad esempio costituiscono i ciottoli della battigia di tratti di
golfi e spiagge (ad esempio Galenzana).
La
esigenza di un migliore lavoro di catalogazione e segnalazione di questi come
dei veri e propri siti archeologici rappresentati dalle fortezze di
altura (Monte Castello a Procchio, Castiglione a Campo, Castiglione di San
Martino a Portoferraio, i resti di chiese romaniche e delle torri
pisane, tracce di abitati medioevali sulle alture di Rio o alle
spalle di Pomonte, ciclopiche colonne romane in granito abbandonate nei
luoghi di produzione alle spalle di Seccheto e Cavoli,
cos� come dei beni culturali minori diffusi sul territorio menzionati pi�
sopra, non possono rimanere estranee dai doveri e dai compiti, anche
promozionali, di un Ente parco.
Una
precisa cartografia ne costituisce il presupposto essenziale per la
tutela e per la visita.
Ad
una visione dall�alto, segnaliamo alcune sviste rilevate: Sul monte San
Bartolommeo non � riportata la pieve romanica omonima. Di epoca pi� recente,
sulla cima di Campo alle Serre (Chiessi), manca il semaforo navale che
controllava il Canale di Corsica; a Capo Poro ed all�Enfola, le batterie
navali costiere ed i correlati ridotti ed osservatori; A sud di Monte Maolo, la
chiesa di San Francesco, da cui il toponimo; A Galenzana ed a Fonza, due fornaci
da calce; a Marina di Campo, la esatta collocazione della Chiesa di San
Mamiliano, vescovo di Palermo ed eremita a Montecristo, nella localit� omonima
piuttosto che sulla battigia (!??). La fortezza di altura di Castiglione (sk
47), da porre sulla collina omonima e non in pianura, cos� come sconosciuta ai
pi� risultava finora la collocazione di una casa etrusca (sk 46) sotto la pista
in asfalto dell�aeroporto di Marina di Campo.
Si
richiede
una prosecuzione dell�esame della bibliografia disponibile, la verifica sul
campo ed il diretto contatto con le associazioni culturali locali, che hanno
manifestato la disponibilit� a fornire gratuitamente i loro contributi.
2
-- Tavola dell�uso delle risorse, organizzazione funzionale, vincoli ed
indirizzi particolari
Per
completezza, si richiede di classificare l�intero golfo di Galenzana e
le falesie a est di Capo Poro siti di nidificazione di alcune specie di uccelli,
come �area marina di pregio ambientale�, almeno pari a quello della
costa e del mare a sud del Capo omonimo, gi� cos� classificato, o addirittura
col pi� alto grado di �elevato valore ambientale�, ci� stante la
diversa natura delle rocce costiere e la pi� rilevante presenza di bassifondi
rocciosi e praterie di Posidonia nel Golfo di Galenzana, nonch� di grotte
emerse e sommerse nelle falesie a est di Capo Poro (Grotta del vescovo e Grotta
del bue marino). Tali conformazioni determinano un �prioritario interesse
faunistico� ittico che andrebbe parimenti evidenziato; Nello stesso
comprensorio andrebbe evidenziato di �particolare interesse vegetazionale�
la stazione di Juniperus phoenicia di Monte Turato, una delle pi� ampie
dell�isola.
Si
richiede
di classificare �di attenzione paesistica� la zona del Colle della
Grottaccia, Monte Cenno e Monte Orlano, e pi� a sud il sito archeologico della
Sughera, in rapporto organico di continuit� fino alla costa con le contigue
classificazioni di Vallebuia, Fetovaia e Pomonte, stanti i rapporti visivi e le
emergenze morfogenetiche di particolare interesse.
In
entrambe le citate cartografie sono per lo pi� omessi fondamentali punti
panoramici e scenografici del territorio elbano, altrettante mete ambite
dell�escursionismo del parco Nazionale, quali Monte Maolo, Le Calanche, Masso
alla Quata, Pietra Murata, Monte Orlano, il M. San Bartolommeo, La stretta,
Campo alle Serre, Capo Poro, tutti nel versante occidentale, e Monte Tambone,
Fonza, nel settore pi� centrale. I Caprili di Monte Fonza, Monte Tambone, la
Grottaccia, Le Mure (il pi� ampio e conservato) le Macinelle (i due pi�
belli), quelli di monte Orlano, e via dicendo, come meglio potrebbero illustrare
le guide ambientali ed escursionistiche locali e come sempre pi� spesso riporta
la stampa nazionale e internazionale specializzata.
Queste
osservazioni vengono presentate a nome della sede centrale del WWF Italia,
che le ha fatte proprie, come da separata comunicazione indirizzata
all�Ente Parco.
Nel
sottolineare l'importanza che la nostra Associazione WWF attribuisce ad un
favorevole accoglimento delle osservazioni che precedono, cogliamo l'occasione
per porgerLe i nostri migliori saluti
|
WWF
Italia |
WWF
Italia |
|
Sezione
regionale Toscana |
Sezione
locale Arcipelago Toscano |