WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO
I documenti, le osservazioni, le istanze formali
Arch. Sergio Rizzi: Pini a Campo / Riflessioni per una coerente salvaguardia
(Intervento presso la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Pisa).
Sergio Rizzi Architetto
Via Umberto I� 49 � 13019 Varallo- 016354368 / Villaggio La Serra 57034 Campo nell�Elba- 0565977713
Il mio vecchio Zingarelli, compagno di viaggio da molti anni, alla voce �politica� traduce "Arte di ben amministrare la citt�".
Atteso che questa definizione corrisponda pienamente agli obiettivi dell�Amministrazione Comunale di Campo, e non avendo alcuna ragione in generale per dubitarne, mi chiedo quale consequenzialit� possa sussistere tra questa specificazione e quelle otto righe tra virgolette apparse sul Tirreno di marted� scorso, 20 novembre, nelle quali si prospetta l�abbattimento di 89 pini, tanti sono quelli (101 ove si considerino anche i 12 di fronte al Municipio, 118 includendo quelli precedenti il Bovalico) che accompagnano le tre strade menzionate, via Mascagni, via Roma, via Pietri e che rappresentano, comprendendo i 10 gi� abbattuti, la met� della dotazione complessiva (eccettuata la pineta di viale Etruschi) di 255 pini messi a dimora, lungo i decenni precedenti, nell�insediamento urbano.
Certo nessuno pu� essere insensibile ai diritti di chi � costretto all�uso di carrozzelle, come specificato nella motivazione del menzionato articolo, specie in un Paese dove le barriere architettoniche non hanno ancora trovato, anche a Campo, conseguenti considerazioni ed adeguate soluzioni.
Tuttavia prima di avanzare decisioni irreparabili, che penalizzerebbero l�insediamento almeno per i prossimi 15/20 anni, come prospetta la lucidissima relazione del Prof. Francesco Ferrini, sarebbe ragionevole domandarsi, mi pare, se la causa di quei �marciapiedi divelti� (cito dall�articolo) sia davvero da accollare interamente ed esclusivamente alla semplice presenza di quel doppio filare di pini che punteggiano queste strade, senz�altro rimedio che il loro abbattimento.
Per quanto non abbia ragione d�essere la pretesa che le deleghe amministrative nei diversi settori siano coperte da corrispettive competenze nel merito, � pur sempre ragionevole ritenere che chi ha responsabilit� di governo del Territorio senta la necessit�, senza infirmare il primariato della politica, di relazionarsi a specifici supporti tecnici che assegnino certezze operative ai provvedimenti da assumere.
Ora � certamente comprensibile la suggestione dell�opinione popolare che responsabilizza la presenza dei pini in ordine ai �marciapiedi divelti�, ma una rapida lettura del documento di lavoro del Dr. Francesco Ferrini, Professore Associato alla Facolt� di Agraria di Milano, � condizione sufficiente a sfatare leggende e preoccupazioni.
Il capitolo "Proposte di Intervento", con le indicazioni per ovviare all�inconveniente dovuto al sollevamento delle pavimentazioni da parte delle radici, indica il principio base di �migliorare le caratteristiche del terreno, aerandolo e, al contempo, aumentare il volume a disposizione delle radici�, affermando anche, come ulteriore prescrizione, che la �creazione di uno strato isolante costituito da sabbia e pietrisco risolve il problema�, al punto che ricerche effettuate a distanza di diversi anni dall'intervento "anche su piante di oltre 30 anni" non presentano "segni sulla pavimentazione dovuti al sollevamento da parte delle radici".
D�altra parte i pini esistono quasi tutti da oltre mezzo secolo, la nuova pavimentazione deve essere ancora eseguita, e soprattutto progettata, e la cosa consente dunque, mi pare, di organizzare l�intervento al meglio e secondo le regole dettate dal parere tecnico di competenza.
Non � secondario annotare poi quanto relazionato al punto c) del capitolo "Problemi derivanti dalla mancanza di tale alberatura" dove si afferma che la sostituzione dell�esistente sarebbe �caratterizzata da una lunga fase (almeno 15-20 anni) di "degrado" (dovuta alla mancanza di alberi) e di "confusione ambientale" (assenza di una fisionomia tipicizzante della zona) che renderanno non solo meno attraente la zona nel suo intero, ma problematica la stessa gestione del nuovo impianto�.
Altrettanto precise le "Conclusioni" quando si ricorda che �il popolamento vegetale oggetto della verifica richiesta presenta le caratteristiche predisponenti per la sua classificazione come una "zona verde della citt� di non comune bellezza paesistica"�, dove il termine "bellezza paesistica" � richiamato dall�Autore in quanto il bene di che trattasi � �configurabile come una delle tipologie naturalistiche (ambientale), paesaggistiche (estetica) e tradizionali dell�Arcipelago Toscano�.
E infine il Prof. Francesco Ferrini afferma che �mancano i presupposti logici per la rimozione del bene oggetto�, ed ancora, in termini di assoluta chiarezza, che non � possibile prospettare, �in sostituzione dell�attuale vegetazione, la messa a dimora di piante appartenenti a specie con sviluppo pi� limitato ed appartenenti al patrimonio vegetale indigeno o naturalizzato che possano, in tempi ragionevolmente brevi, creare una continuit� visiva con il verde presente nella zona e tali da garantire il raggiungimento dell�obiettivo dello sviluppo sostenibile che � quello di salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio�.
Le convincenti argomentazioni scientifiche del Prof. Ferrini sono ampiamente confortanti e certamente risolutive sul piano tecnico.
E� augurabile, a breve, un pronunciamento Amministrativo di merito nelle Sedi idonee.
Da architetto riterrei non superfluo aggiungere alcune personali riflessioni esponendo le ragioni della indispensabile salvaguardia integrale di quel patrimonio, posto che qualcuno non si sia ancora reso conto di cosa sarebbe via Roma, una strada poverissima di edilizia, senza il supporto della straordinaria architettura rappresentata da quella stupenda presenza di verde. Con o senza pavimentazioni in granito.
�Simon Schama, presentando il quadro di Asher Brown Durand "Nel bosco" (1855), ne assimila le betulle inclinate le une verso le altre a strutture riecheggianti l�architettura gotica�.
La citazione, che ricorda una notazione presente nel gran libro di Schama "Paesaggio e memoria", � tratta dall�ultimo libro "Architettura e Paesaggio / Memoria e pensieri" di Lodo Meneghetti, Professore ordinario di urbanistica alla facolt� di Architettura del Politecnico di Milano, gi� direttore del Dipartimento di progettazione dell�architettura e Condirettore dell�Archivio Piero Bottoni.
L�opera, per la quale ho avuto il privilegio di partecipare recentemente, con una mia relazione esegetica, alla sua presentazione pubblica, si origina proprio dal raffronto tra l�Architettura e gli elementi costitutivi del paesaggio naturale, foreste, fiumi, montagne, essi stessi �altre architetture, pur acquisibili nel nostro schedario di architetti e dunque utilizzabili nei ragionamenti generali o distintivi sull�architettura�. Da qui si dipana il �filo delle interpretazioni e dei pensieri� dell�Autore sul rapporto Natura-Architettura: l�architettura delle foreste, l�architettura dei boschi, �l�architettura del singolo albero�.
Su questa riflessione di Meneghetti � interessante relazionarci con Pietro Citati per un suo articolo su "Repubblica" dello scorso giugno dal titolo emblematico "Requiem per gli alberi in citt�" nel quale, ricordando gli straordinari esempi di viali alberati che �proteggevano d�ombra il passo dei viandanti�, annota, non senza adeguata insofferenza, �l�immensa idiozia degli urbanisti e dei Comuni degli anni Cinquanta e Sessanta� nella sistematica distruzione degli alberi in citt� e la sconsolata visione di come �i grandi viali verdi, che erano stati l�orgoglio dell�urbanistica ottocentesca, sono ormai le pallide ombre scheletriche di se stessi�.
E� poi lo stesso Meneghetti a richiamare ancora Pietro Citati per un suo scritto proposto al Convegno sul Paesaggio, promosso dal Ministero dei Beni Culturali nel novembre �99, in relazione ad un passaggio sugli alberi che popolano le rovine di Fountains Abbey nello Yorkshire: �La relazione tra natura e arte � stata fissata per sempre. Gli alberi hanno la stessa dignit� di una cattedrale. Questo ci fa capire che dobbiamo difendere ogni quercia, ogni pino, ogni leccio, come se difendessimo le pietre stesse della cattedrale��.
Ora sto qui davanti alla "dignit�" cinquantennale di questo duplice filari di pini di via Roma, e l�osservazione di Citati, ripresa da Meneghetti, mi appare in tutta evidenza e tanto intelligente da assumere persino un significato anche pi� convincente dell�immagine di architettura osservata da Schama in quell�intreccio di alberi raffigurati nel quadro di Durand.
Perch� qui, nel reale, sono davvero i pini la vera architettura di questa strada: una galleria, la straordinaria galleria di Campo che conduce al centro storico e che, con la sua forza, riesce persino ad assegnare significato alla palese scarsezza della cortina edilizia. Una presenza, tra l�altro, nient�affatto isolata perch� la "galleria" � partecipe di un pi� vasto sistema che si origina dal fosso Bovalico dove i pini iniziano a punteggiare, ai due lati della strada, il passaggio della �Provinciale� in viale di accesso all�insediamento urbano, interagendo lungo via Roma coi 12 pini prospicienti il Comune e con quelli della "finitiva" (via Pisa), per connettersi coi pini di Aleppo del lungo mare Mibelli e delle successive aree pubbliche tramite le folte presenze arboree dei giardini privati sul sullo steso viale Mibelli.
Un disegno preciso dunque, che si ritrova anche lungo la via Pietri, l�altra direzione di accesso a Campo, anch�essa punteggiata da un doppio filare di pini a sostenere il rapporto di avvicinamento dalla campagna all�insediamento.
Non si pu� pertanto non rilevare che nell�obiettivo, assai condivisibile, di un consolidamento dell�uso pubblico dell�area urbana questo "sistema verde" rappresenta un elemento imprescindibile.
La giusta preoccupazione di assegnare maggiore vivibilit� all�insediamento verrebbe di fatto contraddetta nella prassi ove l�abbattimento dichiarato venisse davvero portato a termine, a fronte di abbellimenti sovrastrutturali di pavimentazioni, cordoli, fioriere, panchine e quant�altro proposto in fatto di attrezzature dello spazio pubblico in uno sforzo davvero inutile e secondario ove tale spazio fosse poi privato dell�unico elemento di significato che lo sostiene, come d�altra parte si annota in tutta evidenza quando, provenendo dall�alberata via Marconi, ci si affaccia sul primo tratto di via Roma, orfana dei pini gi� abbattuti, ancorch� sconciati da precedenti potature non professionali.
La durezza del paesaggio, reso ancor pi� triste dai due poveri lecci malandati, di nuovo impianto, i quali affrontano in solitudine il trentennale cammino che, ove riescano a sopravvivere, li render� finalmente "alberi", � solo mitigata dal sospiro di sollievo che suscita la lontana, bellissima visione della successiva galleria alberata.
Dovranno forse i Campesi e gli ospiti stagionali rinunciare anche a questo?
Sergio Rizzi
Campo nell�Elba 25 novembre 2001
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