WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO

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giugno 2002


Pianosa: l'Isola "dimenticata"

di Leonardo Matragostino

Abbiamo letto sui quotidiani di Pianosa dell'Arcipelago Toscano, come dell' Asinara ed altri ambienti, tra i beni dello Stato in vendita; ma l'isola � da tempo ostaggio di un "disegno" che da una parte le ha sottratto l'avvio generale verso un auspicabile futuro e dall'altra ne ha impedito largamente l'emergere di tutte le potenzialit� culturali e quindi economiche sostenibili.

E' estremamente opportuno tornare a parlare ancora di questa particolare e stupenda isola, nell'intenzione di allontanare quel "velo di nebbia" che la avvolge e ha pregiudicato l'avvio di progetti concreti ecosostenibili.
Una necessit�, quindi, richiamare l'attenzione delle Istituzioni competenti, degli studiosi e di tutti i cittadini, a fronte di un periodo "delicato" per i parchi in genere e per i beni che costituiscono il patrimonio culturale dello Stato (per i quali ancora non si comprende chiaramente quale sar� il prossimo destino) ed a fronte di prerogative intrinseche diversificate dell'Isola di Pianosa e del mare circostante, di inestimabile valore, non ancora esattamente conosciute al grande pubblico che la ricorda prevalentemente come una Alcatraz toscana.
Il tempo sta giocando contro la conservazione, per es., dell'edificato storico di Pianosa; la mancanza di un insediamento (come doveva essere quello dell'Ordine Monastico dei Benedettini) connesso alle attivit� sostenibili ostacola un progressivo e coscienzioso adeguamento funzionale dell'isola al contesto del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, rendendo giustificati i timori di ipotetiche e pericolose alternative "tradizionali".
Il successo delle visite guidate che sono oggi possibili dimostrano l'attrazione che questo ambiente esercita ma tutto quello che, culturalmente e compatibilmente al rispetto delle esigenze ecologiche, potrebbe offrire l'Isola va ben oltre quello di cui oggi � possibile fruire.
La "Cornucopia" mitologica dell'abbondanza e della prosperit� � in Pianosa un fatto oggettivo attraverso i suoi specifici valori: l'Isola stessa � un incredibile contenitore culturale ed ecologico che supera largamente l'immaginazione di chi la osserva e conosce superficialmente.
La base primaria della ricca storia pianosina � insita nelle sue posizione geografica, costituzione geologica (prevalentemente calcarea) e nella morfologia pianeggiante, cui si connette la ricchezza di acqua.
Le numerose grotte formatesi naturalmente per erosione, persino un sistema carsico, hanno permesso di offrire comodo rifugio agli uomini preistorici; cos� dal paleolitico superiore, attraverso il mesolitico, il neolitico e la protostoria (et� dei metalli) le testimonianze lasciate dai nostri antenati sono numerosissime ed anche eccezionali: Pianosa ha ospitato comunit� stanziali con insediamenti in grotte naturali e poi anche artificiali, scavate con i primi strumenti metallici di rame.
Queste comunit� ci hanno tramandato anche strutture artificiali particolari (dalla forma a forno) destinate alle sepolture e quindi al culto dei morti con riti particolari che hanno mostrato (come nella famosa "Grotta dei Due Scheletri") l'inumazione con disposizione particolare dei corpi e dei corredi funebri costituiti da grosse conchiglie forate accostate al capo dei defunti e da corredi di strumenti litici, ecc.. Non meno famose e suggestive altre strutture artificiali (es. i "Pozzi a capanna") composite e misteriose sulle quali gli studiosi odierni e del passato non si sono ancora accordati sulle funzioni e sul periodo di realizzazione.
Per dare una idea del fenomeno solo delle cavit� artificiali citiamo che il famoso studioso e esploratore dell'ottocento, Gaetano Chierici (il massimo studioso dell'Isola di Pianosa), ne cont� al suo tempo 111. Le ricerche della Soprintendenza Archeologica e delle Universit� di Pisa e della Corsica hanno ripercorso e ampliato questi studi con ulteriori eccezionali ritrovamenti. Non solo � stato dimostrato che le comunit� stanziali di Pianosa erano analoghe a quelle presenti in Corsica, testimoniate da manufatti identici (ceramica "cardiale" o impressa, riccamente decorata anche con uso delle geometrie naturali di varie conchiglie), ma � stato osservato che sull'Isola hanno convissuto assieme, nello stesso tempo, comunit� di diversa provenienza continentale, identificate da materiali fittili diversamente decorati: con i manufatti in ceramica lineare (povera di decorazioni) presenti nella stessa stratigrafia di quelli di ceramica "cardiale" (riccamente decorata) e quindi coevi.
Pianosa � stata quindi anche un tramite di collegamento tra il continente e il Massiccio Sardo-Corso.
Gli studi dei manufatti hanno inoltre mostrato che le pietre e le ceramiche (e i materiali per realizzarle), che non potevano essere di Pianosa in quanto calcarea, venivano qui trasportati anche da zone molto lontane, come dalle Isole Eolie, dalle Isole Ponziane, dalla Sardegna, oltrech� dalla vicina Elba: le grotte dove abili artigiani realizzavano stupendi manufatti litici hanno restituito i nuclei residui di lavorazione di vari tipi di pietra, gli stessi manufatti e moltissime schegge di lavorazione; in altre aree, come nell'isolotto satellite La Scola, forni di cottura della ceramica testimoniano anche questa antica attivit� che univa necessit� ed arte.
Molti anche i ritrovamenti di antichi gioielli, di attrezzi, di reperti ossei di animali: tutto a testimonianza di usi e costumi, di attivit� di pesca, caccia, allevamento, ecc..
Singolari anche i reperti delle faune fossili che hanno mostrato la differenziazione genetica delle due specie, endemiche, nane del cervo e del bue: fenomeno dovuto al prolungato isolamento sull'isola di questi animali, in condizioni ecologiche particolari, causato dall'isolamento dal continente al termine di una glaciazione che riport� il livello marino ad altezze tali da annullare il "ponte" terrestre con l'Elba e la penisola.
Dalla protostoria si passa attraverso la prima storia ancora misteriosa, con labili tracce della presenza etrusca (comunque certa per un popolo che ha dominato il Tirreno), per giungere allo splendore del periodo romano cui prevalentemente ma non esclusivamente un esilio e le trame familiari dell'Imperatore Augusto dettero impulso: molto di questo periodo ci � noto ma ancora molto rimane da scoprire. Per es. quanto pu� rimanere di quello che si riteneva essere il palazzo principale dove oggi � ubicato il carcere di massima sicurezza su cui convergono citazioni degli storici, dell'ex soprintendente Dr. Nicosia al convegno pianosino del '97, oppure le notizie provenienti da Pianosa stessa che indicano la probabile esistenza di gallerie che da questa localit� dirigevano al mare forse verso l'antica spiaggia di S.Giovanni. Ed ancora il vasto complesso catacombale (un altro mistero se paragonato a quella che era ritenuta una comunit� di piccole dimensioni) definito il pi� importante a Nord di Roma e l'unico su un'isola cos� piccola, il quale solo recentemente � stato in parte restaurato ed ancora dovr� offrire ulteriori "immagini" dal passato. Cos� dal cristianesimo attraverso altri periodi pi� o meno oscuri, attraverso il Medioevo con le guerre tra Pisa e Genova che dopo aver combattuto assieme contro le scorrerie dei Saraceni (forse presenti anche in Pianosa) si contesero le conquiste; e dalle enfiteusi alle propriet� succedutesi, alle prime costruzioni e fortificazioni circoscritte, gli inizi del 1500 vengono descritti come prosperi dagli storici che riportano poi della successiva distruzione ad opera della flotta turca alleata dei francesi. Ancora proprietari e vicissitudini diverse vedono attraversare Pianosa, tra cui l'annessione alla Francia; la guerra tra questa potenza e altre nazioni europee vedono anche qui i margini del conflitto con effetti funesti ad opera degli inglesi. Arriviamo poi al breve ma intenso periodo napoleonico (1814): egli qui volle avviare il forte successivamente terminato dal Granducato. Le alterne vicende legate al reddito agrario, in parte fallimentari contrariamente a precedenti periodi redditizi, portano alla costituzione sperimentale nel 1855 di una piccola colonia penale che poi diviene concreta con l'unione al Regno d'Italia. Le vicende successive, legate lungamente alla colonia penale agricola, vedono gestioni pi� illuminate e altre veramente oscure; attraverso gli anni pi� recenti del carcere di massima sicurezza si giunge a noi con una dismissione che per� non libera l'isola da un atavico destino di sottomissione ad ideali "invasori".
Pianosa, descritta sinteticamente nella sua storia e nelle sue ricchezze, � ancora in grado di offrire ulteriori informazioni scientifiche, a quegli studiosi che attendono da tempo di approfondire le ricerche in seno alla biologia, alla archeologia, ai popolamenti olocenici dell'area corso-toscana, ecc..
Ma dove � possibile osservare tutto quanto � stato trovato sull'Isola e dove � possibile osservare quelle anguste e particolari strutture ipogee che non � possibile materialmente visitare ? Dove � un museo multidisciplinare che accolga la magnifica storia dai primordi fino ai giorni nostri ?
Ancora non esistono i presupposti per appropriarsi culturalmente, da parte dei visitatori, di tanto di ci� che offre Pianosa, nonostante sia stato proposto e chiesto pi� volte.
A fronte dei nuovi pericoli amministrativi centrali, come potrebbe svilupparsi questa situazione se tutto l'edificato ed anche i terreni fossero venduti a privati ricchi contro Istituzioni scientifiche "povere" che non potrebbero competere con essi ?
Chi tiene in "ostaggio" da tempo il futuro di questa Isola si � gi� reso responsabile del deterioramento di parte dei beni che essa conserva. Pianosa non ha bisogno della valorizzazione imprenditoriale tradizionale, spesso artificiale, perch� gi� possiede quelle fortunatissime e singolari preziosit� che agiscono da attrattive, nobili vicarianti della mercificazione degli ambienti, e che possono benissimo fare a meno di file di ombrelloni e porticcioli: tenere compressi e nascosti i veri valori, spostare l'attenzione dalle potenzialit� naturali a quelle artificiose del turismo cialtrone, � un crimine verso il patrimonio collettivo e verso un possibile inestimabile esempio di economia sostenibile e duratura.
E' perfettamente plausibile che tutti questi tesori culturali e naturalistici non possano essere governati da chi non ha quelle sensibilit� e competenze necessarie; nemmeno � ipotizzabile una gestione dei molti edifici dedicata essenzialmente al turismo tradizionale che, invasivo e viscerale, farebbe sentire i suoi effetti sugli ambienti terrestri e poi marini (supponendo anche un venir meno delle tutele regolamentate).
Oltre la difesa del paesaggio e delle emergenze storiche, � d'altra parte sempre pi� affermata l'esigenza (generale) di dare continuit� alle aree protette funzionalmente alle necessit� vitali delle entit� biologiche, lavorando in senso inverso a quello riduttivo (che oggi qualcuno torna a perpetrare o a perorare) e in senso inverso alla "scatolatura" della natura: la conservazione della massima biodiversit� si realizza con atti concreti e non con i pasticci politico-amministrativi. Difendere la natura significa difendere anche le risorse utili a mantenere quelle attivit� umane tradizionali come la pesca costiera con strumenti di basso impatto: tutto questo significa difendere anche l'Uomo ed il suo lavoro nobile, in modo perenne: non a caso in passato Pianosa richiamava pescatori anche dalla Campania; un segnale chiaro di ricchezza di risorse ed un segnale chiaro di ricchezza produttiva odierna utile a irradiare risorse verso ambienti periferici defraudati come quelli elbani..
In Pianosa occorre eliminare le perturbazioni del passato e ripristinare un equilibrio uomo-natura dove le interferenze del primo soggetto non causino problemi ai secondi: qui pu� trovare spazio l'intelligente progettazione e sperimentazione di sistemi autosufficienti ed a emissione zero (ed agli studi connessi al clima che solo la situazione di questa isola permette con esattezza), come indicato nel recente convegno relativo al PianosaLAB svoltosi presso l'Accademia dei Georgofili a Firenze. Quando si ricostituir� una comunit� in Pianosa, questa dovr� avere i connotati gestionali ecocompatibili, valorizzando i pregi culturali per un turismo di qualit�. Coltivazioni biologiche tornerebbero a dare prodotti di "nicchia" ad uso locale e esterno all'isola; una recettivit� dedicata al contingentamento previsto permetterebbe la visita alle emergenze diversificate che in un giorno solo attualmente non � possibile raggiungere e che in parte non sono nemmeno esplorabili; un museo interdisciplinare (o pi� musei specifici) esporrebbe quanto adesso � dislocato altrove disomogeneamente (spesso nemmeno visibile al pubblico) e, con ricostruzioni adeguate, permetterebbe di vedere vestigia ipogee anguste o scomparse, di comprendere l'evoluzione dell'isola attraverso i millenni, ecc.; telecamere (era stato ipotizzato anche subacquee) potrebbero permettere di visionare reperti archeologici immersi, fauna, avifauna anche nei periodo riproduttivi, ecc..
Solo in subordine a queste primarie esigenze affidate alla comunit� scientifica-amministrativa, i privati dovrebbero inserirsi per l'oculata gestione logistica con benefici sicuri e durevoli, proiettati temporalmente anche in quelli che sono tradizionalmente i periodi di bassa stagione del turismo balneare.
E' troppo auspicare che i parchi continuino ad assolvere sempre meglio alle loro indispensabili funzioni, a dimostrazione anche della possibilit� dell'affermarsi dell'economia pulita e di una funzionalit� educativa sociale centrifuga ?

Leonardo Mastragostino
Autore dei libri: "I Tesori dell'Isola di Pianosa nel Mar Tirreno", Ed. Morgana Firenze, 2001; "L'Isola di Pianosa dell'Arcipelago Toscano, Ed. Centerweb-Soprattuttolibri (www.freebooks.it) Prato 2000.


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