WWF SEZIONE ARCIPELAGO TOSCANO

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ottobre 2002



Capraia e Giglio: ma quale salvaguardia del territorio


L'intervista ai Sindaci di Capraia e Giglio pubblicata da "Lisola" lo scorso 10 settembre ha suscitato nel WWF grandi perplessità specialmente per il riferimento ai temi della tutela e conservazione dell'ambiente che non sembrano consoni alla realtà dei fatti. In particolare, il Sindaco di Capraia, dichiara da un lato di tendere "alla difesa del territorio", ribadendo più volte il prospettato "recupero delle volumetrie esistenti senza nuove edificazioni", il tutto per puntare ad "avere almeno 4500 posti letto" sull'Isola, in pratica con un raddoppio rispetto all'attuale capacità.

Per il WWF il dato citato fa senz'altro riflettere e poco si adatta alle dichiarazioni di intenti del Sindaco: assumendo una media di circa 4 persone a stanza ciò significherebbe almeno 1000 stanze in più, tra alloggi e strutture recettive. Difficile credere che tale obiettivo sia perseguibile solo ristrutturando gli edifici esistenti.
Non solo, ma assicurare servizi efficienti tarati sulla presenza di 4500 persone in più su un'isola che adesso ha servizi molto limitati, ha un territorio ristretto e per metà incluso nel Parco Nazionale, comporterebbe uno stravolgimento ambientale e il definitivo depauperamento delle risorse.

Già stando ai dati contenuti nel "Piano territoriale di Coordinamento" (PTC) della Provincia di Livorno del quale lo strumento urbanistico di Capraia dovrà tener conto, alla luce anche dei recenti impegni presi dalla Provincia e dalla Regione a partire dalle vicende connesse ai piani strutturali elbani, la percentuale di posti letto disponibili sull'isola - per il 67% allocati in seconde case - è pari a circa 6 posti letto per residente (l'isola contava 323 residenti secondo le rilevazioni del 1996), contro la metà di posti letto per residente stimata all'Isola dell'Elba che ha un territorio ben più ampio.

Per ospitare convenientemente un simile contingente occorre quindi porsi il problema dei servizi: ossia come garantire la fornitura dell'energia elettrica rispetto all'attuale fabbisogno, come assicurare un efficiente smaltimento dei rifuti prodotti da 4500 persone in più che non sia il semplice convogliamento a mare delle condotte dove andrebbero ad aumentare l'inquinamento anche a danno della balneazione; come assicurare a questa gente l'approvvigionamento idrico a fronte di una cronica carenza tipica delle isole dell'arcipelago? La progettata costruzione di un desalinizzatore, tra l'altro dai costi gestionali proibitivi che ricadrebbero inevitalmente sulla popolazione capraiese, non farebbe altro che aumentare l'impatto ambientale, dovendo essere localizzato vicino al mare.

E se d'altro canto i capraiesi credessero in questo modo di dare impulso alla loro economia, aumentando le loro entrate e i posti di lavoro, potrebbero avere una amara delusione: le strutture alberghiere di un certo livello normalmente hanno una loro organizzazione e un loro personale che portano da fuori, al massimo assumeranno soltanto qualche operatore stagionale sul posto, da rimandare a casa alla fine della stagione: qualche posto di lavoro in più forse ci sarà ma per figure con bassa professionalità e a scarsa remunerazione.
Invece di massimizzare i picchi di presenza sull'isola per periodi limitati dell'anno che finirebbero per deprimere irrimediabilmente le risorse e la natura di Capraia, riteniamo si dovrebbero maggiormente cogliere le opportunità offerte dalla presenza del Parco per un recupero effettivo delle strutture esistenti dell'ex carcere senza porsi obiettivi numerici irraggiungibili, puntando piuttosto a qualificare e diversificare l'offerta turistica per allentarne la pressione estiva sul fragile equilibrio dell'Isola, come suggerito anche dalla Provincia negli indirizzi del PTC.

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