Al Sindaco del Comune di Campo nell'Elba
Piazza Dante Alighieri
57034 Marina di Campo LI
RACCOMANDATA a mano
Oggetto: Deliberazione Consiglio Comunale n. 79 del 28 giugno 2002 Adozione Piano Strutturale ai sensi dell'art.25 commi da 2 a 6 della Legge reg. n.5/95
PREMESSO CHE
1. il WWF Italia si adopera al fine della conservazione della fauna, flora, foreste, paesaggi, acqua, suolo e altre risorse naturali, come indicato negli artt. 3 e 4 dello Statuto associativo,
2. il WWF Italia, O.N.L.U.S. ed Ente Morale approvato con DPR n. 493 del 4.4.74 individuata quale Associazione perseguente finalità di protezione ambientale a norma degli artt. 13 e 18 della L. 349/86 mediante decreto del Ministero dell'Ambiente del 20.2.87, costituisce centro di imputazione di interessi collettivi a difesa dell'ambiente e dei cittadini, al fine della loro tutela e del diritto alla salute individuale e collettiva ed è titolato peraltro a difendere tali interessi anche di fronte alle sedi giurisdizionali;
Ai sensi
della LRT 5/95, articolo e comma come in oggetto, con riferimento alla delibera del Consiglio Comunale di cui all'oggetto e fatta salva ogni riserva di integrazione della presente entro i termini di legge, tenuto conto che la pubblicazione dell'avvenuto deposito del P.S. (che la LRT 5/95 dispone debba essere immediata) è invece avvenuta sul BURT numero 35 in data 28.8.2002,
il sottoscritto
Egisto Gimelli, residente a Campo nell'Elba via Vespucci, 7, Consigliere regionale WWF Toscana, in qualità di responsabile del settore abusivismo della medesima associazione,
OSSERVA
Osservazione numero 1 - pregiudiziale tecnica.
La presente osservazione è articolata in sotto osservazioni come segue:
In riferimento alla L.R 5/95 il P.S si deve conformare a principi generali per la tutela e l'uso del territorio. In particolare l'art. 5 della L.R 5/95 stabilisce che nessuna risorsa naturale del territorio può essere ridotta in modo significativo ed irreversibile in riferimento agli equilibri di cui è componente e che le azioni di trasformazione del territorio sono soggette a "procedure preventive di valutazione degli effetti ambientali".
Tali valutazioni sugli effetti ambientali sopratutto in riferimento alle considerevoli cubature in aumento non sono esplicitate in alcun modo nel P.S. del Comune di Campo.
Inoltre deve essere garantita l'integrazione tra il sistema di organizzazione degli spazi ed il sistema di organizzazione dei tempi nei diversi cicli della vita umana che non induca necessità di mobilità in aumento. Il P.S. non accenna minimamente a valutare garanzie per tale integrazione ed i nuovi insediamenti determineranno certamente un aumento considerevole della mobilità.
Si deve notare inoltre che nel P.S. risultano già graficizzate viabilità interne alle U.T.O.E, in particolare nelle 5C (aree di frangia) che configurano già aree o lotti separati all'interno delle U.T.O.E stesse. Tali graficizzazioni devono far parte invece del Regolamento Urbanistico in applicazione del comma C dell'art.28. In tal modo il P.S. già prefigura un disegno del territorio in contrasto con quanto indicato nell'art.24 della L.R. che nel comma 1 stabilisce che il P.S. deve definire unicamente le indicazioni " strategiche " per il governo del territorio comunale.
Non risulta inoltre allegata al P.S. una relazione dettagliata sullo " STATUTO DEI LUOGHI" di cui al comma h dell'art.24.
Inoltre l'elaborato denominato " NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE" non trova riscontro tra gli elaborati dell'art.24 ed in effetti tale documento faceva parte del P.R.G.C. della L.1150/42 completamente superata dalla nuova legge regionale e quindi risulta incomprensibile il suo inserimento nel P.S.
Inoltre si deve far notare che per il Comune di Campo negli indirizzi di sviluppo del P.T.C.P. si indicano esclusivamente interventi di tutela e riqualificazione (e non certo notevoli aumenti di cubatura come previsto nel P.S.), di trasformazione per le attrezzature aeroportuali, salvaguardia dei terreni agricoli evitando ulteriori edificazioni rurali e miglioramento strutture ricettive per la nautica.
PQM
Le previsioni del P.S. del Comune di Campo risultano assolutamente contrarie agli indirizzi di sviluppo del P.T.C.P. e per tali motivi se ne chiede la cassazione nelle parti contrastanti il PTCP, l'integrazione per gli atti mancanti ed una nuova conseguente adozione.
Tra l'altro la legge RT /955 prevede che ogni UTOE deve essere dimensionata.
Il piano strutturale di Campo per contro non dimensiona le previsioni di incremento edilizio sulle UTOE 5 A, B, C (parte edificata) ma demanda la ripartizione delle volumetrie tra le frazioni e le UTOE al Regolamento Urbanistico.
Il Comune di Marciana ha invece creato una UTOE per ogni frazione e l'ha dimensionata in termini di volume e mc. . Si richiede anche per il P.S. di Campo tale impostazione
Osservazione numero 2 - Pedemontana
A nostro parere, questo progetto si pone in antitesi con gli obbiettivi del PTC provinciale di contenere il traffico veicolare nei momenti di punta della stagione estiva, posto che per almeno undici mesi all'anno il traffico veicolare di Marina di Campo, già con la situazione attuale, non viene a subire alcun rallentamento nell'attraversamento urbano.
La tangenziale La Pila - Pozzo al Moro, che meglio sarebbe stato chiamarla "pedemontana La Pila - La Lammia - Castiglione - Gli Alzi", non può essere definita tangenziale di Marina di Campo in quanto si snoda in realtà ai margine delle tre pianure della Pila, del Pian di Mezzo e del Piano di Marina di Campo, ben lontana dall'abitato, sostanzialmente ricalcando il confine che la cartografia del PTC (atlante urbanistico) evidenzia fra la zona agricola di pianura e l'area di valore ambientale a verde vincolato dei primi contrafforti del monte Perone e del massiccio occidentale elbano.
Nell'attraversare però il colle di Castiglione (Grechea) la strada insiste addirittura totalmente in area di valore ambientale e verde vincolato. Per il resto, dal punto di vista del sistema rurale a rilevante funzione ambientale, interessa aree di interesse paesaggistico (tipo B) e UPR con funzione prevalente agricolo-paesaggistica.
Dal punto di vista dei vincoli paesaggistici L. 431/85 siamo in presenza di vincolo paesaggistico ex L. 1497/39 e, in corrispondenza del Fosso di san Francesco e del Fosso di san Giovanni (Bovalico), la strada progettata attraversa due corsi d'acqua pubblici di categoria C. Ugualmente dicasi per l'attraversamanto, nel piano di Campo, del fosso degli Aiali.
Come sistema funzionale urbano, nel PTC non risulta alcuna previsione di viabilità, extraurbana o altro, nel territorio di cui sopra.
Come Sistema territoriale e unità paesaggistiche la strada correrebbe sul limitare del confine fra zona A - tessuto agricolo diffuso a valenza economica residuale e A4 - Aree di collina caratterizzate da frequenti affioramenti rocciosi con vegetazione forestale talora cespugliata.
Geologicamente (Carta geologica d'Italia, foglio 169) la strada scorrerebbe sui depositi alluvionali antichi della pianura ma ricalcando il percorso di faglia che in almeno due punti (Colle della Lammia e colle di Castiglione) separa i calcari marnosi e le arenarie delle due colline della Serra e di San mamiliano in direzione del mare rispetto ai diabasi, gabbri, serpentine più o meno trasformati da fenomeni termometamorfici che racchiudono il plutone granodioritico del Monte Capanne (metamorfismo di contatto).
Complessivamente come pericolosità geologica si collocherebbe in ambito 3 (medio bassa) nel tratto La Pila - Colle della Lammia ma si collocherebbe in ambito 3.2 (medio elevato) in corrispondenza del colle di Castiglione e del previsto torrnante sul versante sud dell'omonima collina.
La collina di Castiglione ed il colle di Castiglione (Grechea) è invece un sito archeologico cimiteriale etrusco ben documentato da varie fonti (all. 2), che una volta colmata la lacuna del vigente PTC e relative fonti in proposito, a nostro parere ben merita la tutela del''art. 26 delle Prescrizioni del PTC stesso: "In tali aree, con gli S.U. è opportuno che siano escluse le opere di scavo, perforazione, movimento terra, lavorazione agricola profonda, se non autorizzate dalla Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana".
L'interesse archeologico viene invece a coincidere con la zona a più alta pericolosità geologica di cui al punto 7, per cui le esigenze di progettazione ed esecuzione delle opere andrebbero lì a porsi in antitesi completa rispetto alla citata norma di salvaguardia.
Approfondendo l'ambito del sistema funzionale urbano, tra gli indirizzi del PTC al capitolo 4 (i sistemi territoriali e funzionali) al punto 4.1 nel paragrafo 7.7.3 (prestazioni ed ambiti localizzati nell'articolazione del S.E.L.), per il Comune di Campo nell'Elba (punto 24) si prevede come indirizzo del Piano Strutturale la "definizione del tracciato della variante stradale dell'abitato".
Ma a nostro parere il progetto di pedemontana in oggetto non può porsi in tale ambito prescrittivo, data la distanza di chilometri in cui si pone rispetto all'abitato di Marina di Campo.
Anche l'art.62 delle prescrizioni del PTC rimanda al punto 7.7 (viabilità dell'Isola d'Elba) dell'elaborato descrittivo di piano (vol 2, tomo 3, paragrafo 4.3.1) "gli indirizzi del Piano - trasporti ed infrastrutture" in cui si afferma "Per giungere alla necessaria separazione dei flussi di attraversamento da quelli di penetrazione ai centri abitati è necessario dare corso a soluzioni pianificate (Marina di campo)". Anche in questo caso a nostro parere la predetta Pedemontana non si pone in rispetto di tale prescrizione laddove lo strumento urbanistico vigente (Piano di fabbricazione del 1977) prevede unicamente una breve variante urbana dal vecchio cimitero del paese alla via Fucini, mentre la pedemontana in oggetto si snoderebbe al di là delle zone agricole, cioè a chilometri di distanza dall'abitato.
Ai fini dell'applicazione dell'art. 40 LR. 5/95 (norme transitorie per l'approvazione degli strumenti urbanistici comunali e loro varianti) a nostro parere non potrà per il progetto di pedemontana di cui trattasi, essere applicata la lettera a del comma 2, in quanto non è sostenibile possa trattarsi di opera pubblica di esclusivo interesse comunale. Per dimensioni, opere d'arte previste e tipo di traffico cui sarebbe destinata, essa va a configurarsi semmai come alternativa alla SP 25 (anello occidentale elbano) che serve i comuni di Marciana e Marciana Marina, oltre quello di Campo nell'Elba, in particolare per il traffico destinato alla frazioni marcianesi di Pomonte e Chiessi. Né potrà essere applicata la lettera b del medesimo comma, trattandosi di infrastruttura a rete (con modifica di zona omogenea) la cui localizzazione non è mai stata definita attraverso atti di programmazione sovracomunale definitivamente approvati.
Entrando nel merito delle scelte progettuali, gli impatti negativi sull'ambiente sono esaltati da scelte non giustificabili quali: Nel tratto Bivio della Lamia-Castiglione, con l'attraversamento dei due corsi d'acqua e relative opere d'arte, andrebbe a sconvolgere un territorio di notevole valore ambientale che oltre ai danni primari dovuti alla realizzazione dell'infrastruttura, verrebbe ad essere esposto a seri rischi di urbanizzazione futura.
Dell'attraversamento del sito di Castiglione già si è detto al punto 9.
CONCLUSIONI
Per i motivi finora esposti, a nostro parere il progetto di pedemontana non è conforme alle prescrizioni del vigente PTC e l'impatto sull'ambiente che esso comporta, in zone di valore riconosciute dal PTC, ci pare assolutamente insostenibile ed ingiustificabile.
Tanto più che in una realtà paragonabile (un nuovo ingresso per l'abitato di Porto Azzurro) è il PTC stesso a prevedere (punto 28) come soluzione "la possibilità di una idonea galleria atta a minimizzare l'impatto ambientale". A nostro avviso la soluzione perla viabilità di attraversamento di Marina di Campo va quindi cercata unicamente nell'ambito di quanto previsto dal vigente strumento urbanistico, in funzione di necessità tutto sommato alquanto circoscritte, e senza escludere la praticabilità di una soluzione analoga a quella prospettata per Porto Azzurro, qualora si propendesse per soluzioni di maggiore impegno economico, e sempre che fosse dimostrato essere questa la soluzione capace di limitare i danni ambientali, che viceversa sono massimizzati dagli indirizzi approvati dal consiglio comunale di Campo nell'Elba il 30.10.99.
P.Q.M.
Si chiede agli enti in indirizzo l'accoglimento della nostre osservazione, la profonda revisione del progetto, ovvero il suo il ritiro, ovvero il suo rigetto, nelle parti che sono incompatibili con il PTC e più in generale con la difesa dei valori ambientali esistenti.
Osservazione numero 3 Collegamento viario Formicaio Galenzana.
Dal punto di vista dei vincoli paesaggistici L. 431/85 siamo in presenza di vincolo paesaggistico ex L. 1497/39 e, poco più oltre il punto di valico (Capo d'arco) di territorio interno al Parco Nazionale.
Come sistema funzionale urbano, nel PTC non risulta alcuna previsione di viabilità, extraurbana o altro, nel territorio di cui sopra.
Approfondendo l'ambito del sistema funzionale urbano, tra gli indirizzi del PTC al capitolo 4 (i sistemi territoriali e funzionali) al punto 4.1 nel paragrafo 7.7.3 (prestazioni ed ambiti localizzati nell'articolazione del S.E.L.), per il Comune di Campo nell'Elba (punto 24) si prevede come indirizzo del Piano Strutturale la "definizione del tracciato della variante stradale dell'abitato".
Ma a nostro parere il progetto di collegamento viario in questione si pone in profondo contrasto con la salvaguardia del territorio del PNAT, non trovando alcuna giustificazione un nuovo collegamento viario per la località di Galenzana, pressoché disabitata per la maggior parte dell'anno, e servita per gli usi agricoli e pedonali turistici dal collegamento viario esistente da ritenersi sufficiente allo scopo.
Entrando nel merito delle scelte progettuali, gli impatti negativi sull'ambiente sono esaltati da scelte non giustificabili quali il salire di ulteriori cento metri di quota a partire dal punto di valico (Capo d'arco, 70 m. slm) fino a raggiungere i terrazzamenti abbandonati delle Coste Grandi, per poi precipitarsi verso il piano di Galenzana seguendo la linea di massima pendenza, secondo scelte progettuali incompatibili con la possibilità di realizzare un collegamento viario con quel tracciat. In altre parole Tale collegamento appare surrettiziamente destinato unicamente a portare una viabilità ingiustificata ed ingiustificabile in una delle zone boscate del PNAT di maggior valore ambientale quale quella di Galenzana.
CONCLUSIONI
Per i motivi finora esposti, a nostro parere il progetto in questione non è conforme alle prescrizioni del vigente PTC e l'impatto sull'ambiente che esso comporta, in zone di valore riconosciute dal PTC e dal PNAT, ci pare assolutamente insostenibile.
P.Q.M.
Si chiede l'accoglimento della nostra osservazione rigettando la previsione stessa e sostituendola unicamente con la previsione di un collegamento pedonale, a mare o a terra, che possa garantire la percorribilità ogni tempo dalla spiaggia di Galenzana a Punta Bardella, attualmente possibile solo nei momenti di bassa marea stante l'erosione in corso di quel tratto di arenile e le proprietà private esistenti.
Osservazione numero 4 Pianosa.
E' da tener presente della novità ufficializzata anche alla soprintendenza che secondo alcune fonti vi sarebbero gallerie che partono dalla zona del carcere duro (il cardon) dove doveva esserci il palazzo romano principale dell'isola: qui non sono mai state fatte ricerche per ovvi motivi legati alla sicurezza del carcere e sicuramente saranno stati danneggiati i resti archeologici ma devono essere condotte ricerche (come contenuto anche negli atti del convegno del 97) sia su quello che può restare del palazzo sia sulle gallerie che vi si dipartono
Quanto sopra appare incompatibile, almeno quanto l'essere Pianosa un'isola parco Nazionale e pressoché disabitata, con la previsione del P.S. di una destinazione aeroportuale dell'area da Punta Brigantina a Cala della Ruta,a sud del Cardon, al di fuori di ogni previsione del PTC oltre che del buon senso.
Inoltre il problema isola-parco va visto nell'insieme e non frammentato: c'è tutto il discorso della protezione marina nell'insieme e di ecosistemi particolarmente ben mantenuto come la prateria di posidonia ecc, come i "marciapiedi" corallini, ecc: porti e turismo tradizionale non possono essere altro che nefasti: su questo hanno parlato largamente Sartoni (UniFi) e Cinelli (UniPi).
In sintesi non esaustiva si evidenzia quanto segue:
i fondali di Pianosa ospitano numerosi reperti di epoche diverse e dislocati diversamente attorno all'isola; di questi beni e della loro collocazione si parla diffusamente, per es. negli Atti del Convegno di Studi PIANOSA: PASSATO, PRESENTE, FUTURO del 1997 ed eviteremo quindi un lungo elenco nel presente documento rimandando all'originale.
Tale citazione serve però ad evidenziare i pericoli che tale patrimonio correrebbe alla presenza di una frequentazione turistica diffusa, in un eventuale regime di frequentazione diverso (deregulation) dall'attuale.
Si consideri che una parte dei beni archeologici è collocato in aree sommerse prossimali alla riva e di facile frequentazione.
Si consideri che esiste la possibilità concreta che non tutto quanto giace sotto il mare sia stato scoperto e che potrebbe esserlo facilmente in un regime di massiccia e libera frequentazione di difficile o più difficile controllo, con i danni conseguenti.
Negli Atti citati si parla inoltre di passate asportazioni da alcune zone e di siti apparsi manomessi a confronto della situazione odierna con quanto ripreso in passato nei documentari: una evidente situazione connessa alla gestione dell'area controllata per quanto riguarda il carcere ma non controllata sotto altri aspetti.
E' probabilmente del tutto indispensabile e non più procrastinabile insediare una entità gestionale e di controllo culturale, a tutto campo e senza interferenze turistiche-economiche-carcerarie tradizionali.
Quanto asserito sopra per la tutela dei beni storici e archeologici in mare, assieme a quanto può essere detto circa la necessità di tutela dal punto di vista naturalistico, porta alla conclusione che è ancora necessario regolare la frequentazione del mare di Pianosa, dedicandolo all'economia sostenibile dell'area con l'utilizzazione ottimale delle risorse culturali e naturali.
TUTELA DEI BENI STORICI E ARCHEOLOGICI SULL'ISOLA DI PIANOSA:
i beni storici e archeologici presenti in Pianosa sono ben diversificati e appartengono a culture antropiche diverse e a periodi storici diversi: essi abbracciano un arco temporale molto ampio e rappresentano un patrimonio per alcuni aspetti singolare e sicuramente di rilievo per un'isola dalle caratteristiche dimensionali contenute. Allo stato attuale delle conoscenze, a partire dal paleolitico (preistoria) si attraversano le età dei metalli (protostoria) e si entra nella storia, con siti e reperti generalmente di grande importanza, non tutti ancora studiati completamente. Alcune lacune nelle testimonianze di collegamento lasciano qualche periodo nell'ombra interpretativa che però non incide minimamente su un passato di grande rilievo culturale.
La varietà e diffusione sull'isola delle testimonianze ne fanno un museo a cielo aperto che non può essere esentato da una attenta e appropriata regolamentazione della presenza turistica e delle attività in toto.
Considerando solamente le testimonianze preistoriche e protostoriche, dobbiamo rifarci agli studi ottocenteschi che rivelano un conteggio di circa 111 cavità artificiali (scavate nel calcare artificialmente e con diversa funzione, alcune di possibile datazione più recente dei periodi protostorici), le quali devono essere annesse alle numerose grotte naturali di varia foggia ed utilizzazioni. Le ricerche della Soprintendenza hanno scoperto nuove cavità artificiali e ritrovato numerose di quelle storicamente citate assieme alle cavità naturali (oltre 60 siti), mentre alcune altre non sono state ritrovate e alcune possono essere nel tempo andate distrutte. Comunque sia questo patrimonio legato all'ipogeismo artificiale e ai ripari e grotte naturali offerti dalla bianca roccia pianosina (calcari di origine marina), costituiscono un patrimonio di eccezionale importanza che si connette allo studio di popolazioni di diversa provenienza continentale, che hanno sostato in Pianosa assieme e che si sono anche diffuse nel massiccio Sardo-Corso.
La consapevolezza dell'importanza generale di quanto è stato scoperto nel tempo, si esalta nel fatto che varie nuove scoperte risalgono a tempi recenti e recentissimi, conseguenti alle ricerche della Soprintendenza ed alle ricerche congiunte delle Università di Pisa e della Corsica in progetti comuni atti a verificare i popolamente dell'area tosco-corsa nell'Olocene. E l'importanza, si sottolinea, è in divenire a fronte delle ricerche non esaurite che riguardano periodi storici diversi e che, per es., verranno finalmente (dopo vari ritardi e problemi) affrontate ancora dall'Università di Pisa, ecc..
La storia offre ricchezze ulteriori di eccezionale importanza che in parte rimangono inspiegate: il periodo romano trova il massimo splendore con l'esilio di Postumo Agrippa connesso alle congiure di palazzo nel perido imperiale di Ottaviano Augusto. La situazione carceraria legata alla gestione di massima sicurezza ha per ora impedito di accertare quanto rimane del palazzo principale, citato dagli storici e da altre testimonianze. Il Cristianesimo si specchia nel vasto complesso catacombale ancora in fase di studio (si vedano le pubblicazioni del Prof. Bartolozzi Casti) considerato il secondo per importanza a Nord di Roma e l'unico su un'isola.
E' del tutto impensabile che a fronte di un patrimonio così vasto ed importante, non ancora - ripetiamo - inoltre del tutto studiato e con la possibilità di ulteriori nuove individuazioni e ritrovamenti di vecchi siti, l'Isola venga interamente lasciata alla libera frequentazione di possibili aspiranti residenti e turisti; questo anche nell'osservazione oggettiva di quanto avvenuto nel corso del tempo a danno delle varie emergenze durante la gestione della colonia penale (che parimenti non può e non deve liberamente ripristinarsi in un ambiente tanto importante).
Oltre alla diffusione di molti siti all'interno dell'isola e alla concentrazione in alcuni casi come sul Belvedere (Poggio Gian Filippo) di strutture ipogee, molti altri vanno a occupare buona parte del perimetro costiero, anche in tratti di maggiore e di potenziale interesse turistico (zone di costa bassa e maggiormente utilizzabile dai frequentatori) che minerebbe queste situazioni culturali (si veda per le dislocazioni le pubblicazioni dei ricercatori Ducci, Perazzi, La Morgia, Spinelli, Tozzi, Weiss, e quelle storiche di Chierici, Sommier, ecc.).
I ricercatori indicano anche che "si è constatato che in alcuni luoghi gli scavi ottocenteschi non hanno intaccato completamente il deposito archeologico: sarebbe quindi possibile eseguire altri saggi per ottenerne la stratigrafia". La mappa realizzata di Pianosa con la dislocazione dei siti che riguardano la preistoria-protostoria vede la suddivisione per tipologie:
"GROTTE NATURALI E RIPARI SENZA TRACCE DI FREQUENTAZIONE PREISTORICA, GROTTE E SITI ALL'APERTO CON TRACCE DI FREQUENTAZIONE PREISTORICA, GROTTE NATURALI CON SEPOLTURE E OSSARI, TOMBE IPOGEE A FORNO, POZZETTI A VASO, ALTRI MANUFATTI DI INCERTO SIGNIFICATO. E' INTERESSANTE LA LORO DISPOSIZIONE TOPOGRAFICA: LE ZONE CON REPERTI NEOILITICI E MESOLITICI SONO DISTRIBUITE LUNGO LA COSTA ORIENTALE E MERIDIONALE; LE SEPOLTURE ENEOLITICHE SONO CONCENTRATE ALL'INTERNO, NELLA ZONA DEL POGGIO DI BELVEDERE; LE SEPOLTURE DELL'ETA' DEL BRONZO SONO DISTRIBUITE SULLA COSTA ORIENTALE, IN VICINANZA DEI SITI ABITATI ..I POZZETTI A VASO .SONO DISTRIBUITI ALL'INTERNO .SEMPRE ALL'INTERNO VI SONO, SCAVATI NEL CALCARE, ALTRI MANUFATTI, GIA' CITATI DAL CHIERICI, MA NON ESPLORATI A SUFFICIENZA PER DATARLI O CAPIRNE IL SIGNIFICATO".
PQM
Le previsioni del PS per Pianosa per quanto sommarie appaiono al di fuori di uno schema compatibile con la natura giuridica dei vincoli presenti sull'isola (Competenze PNAT, regime degli usi civici in cui è soggetto di diritti la comunità campese, che è giuridicamente cosa diversa dal Comune di Campo nell'Elba).
Se ne chiede lo stralcio rimandandone la definizione a conclusione di un percorso di approfondimento e studio da svolgersi con gli altri soggetti aventi giurisdizione sull'isola.
Osservazione numero 5 Fetovaia
- L'ambito della UTOE 5 A è moltoo più ampio delle zone B1 e C dell'attuale Piano di Fabbricazione.
Le Norme Tecniche di Attuazione includono in questa UTOE le aree di insediamento intensivo, ovvero aree esterne ai centri storici dotate di adeguate infrastrutture.
Ora l'abitato di Fetovaia si è sviluppato intorno a due nuclei, la parte della zona B1 verso est e la parte della zona C verso ovest. Altre abitazioni dall'altra parte del Fosso del Canaletto e tra l'Hotel Alma e la spiaggia sono isolate rispetto al resto dell'abitato.
Non è chiaro se il Regolamento Urbanistico prevedrà per questo ambito una saturazione edilizia con indici di fabbricazione, lotti minimi, percentuali di superficie coperta prevedendo la costruzione di altri edifici nelle zone attualmente a verde. Non sono definite nel Piano Strutturale le unità abitative previste, i metri cubi riservati a nuove edificazioni ed al recupero e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente.
Il piano spiagge ha previsto una zona AST intorno al Fosso del Forno e delle zone ASA nella pianura e lungo la costa balneabile ma non ha dato altre indicazioni per le zone non edificate all'interno dell'ambito dell'UTOE 5 A.
A Fetovaia non dovrebbero essere costruiti altri edifici né ampliati quelli esistenti. Le costruzioni sorte negli ultimi trent'anni hanno provocato una notevole cementificazione, come può essere rilevato confrontando le fotografie di allora con quelle di oggi. Lo scarso numero di residenti dimostra che sono quasi tutte seconde case o strutture alberghiere. Non è prevedibile un aumento degli abitanti residenti tale da giustificare nuove costruzioni o ampliamenti di quelle esistenti che produrrebbero solo nuovi appartamenti da immettere sul mercato delle seconde case e degli affitti turistici, peraltro già saturo vista la difficoltà di affittare le abitazioni esistenti anche nel periodo di punta.
Pertanto le zone non costruite tra gli edifici devono rimanere tali e il Regolamento Urbanistico non deve prevedere aree in cui siano possibili interventi di completamento.
Sarebbe preferibile definire l'area come UTOE 5 B, ovvero area di insediamento diffuso.
- E' stato previsto un ambito UTOE 5 C ddi frangia oltre il Fosso del Canaletto e lungo la strada provinciale per Pomonte.
Questa zona è in parte compresa nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il cui perimetro intorno a Fetovaia è stato dimenticato sulla Tavola 1 dei sistemi territoriali.
Nel rilievo aerofotogrammetrico della Tavola 3 questa zona è stata erroneamente compresa nel perimetro abitato. Essa dovrebbe essere eliminata in quanto non corrisponde ad un'area caratterizzata da scarsi insediamenti urbani bensì ad un'area intorno all'abitato con la presenza di 5 abitazioni, di cui una abusiva. La possibilità di autorizzare nuove edificazioni in questa zona destinando il 50% ad opere di urbanizzazione ed infrastrutture porterebbe ad estendere il perimetro dell'abitato in una zona attualmente a vincolo paesistico-ambientale in gran parte compresa nel perimetro del PNAT, il cui confine segue il limite della pianura verso il Monte Agaciaccio e il Fosso del Canaletto. L'area è caratterizzata da macchia mediterranea con una parte piantumata ad ulivi tra la strada provinciale e l'Hotel Montemerlo. E'assolutamente da evitare una nuova edificazione lungo il crinale ad ovest del Monte Agaciaccio.
Non si rileva la necessità di opere di urbanizzazione dato che il Piano Spiagge ha già individuato numerosi parcheggi nella zona pianeggiante ed altri sono presenti dietro l'edificio del Bambù.
Si apprezza invece la limitazione dell'abitato alla parte sottostante alla strada provinciale, lasciando gli edifici sopra la strada provinciale nell' UPR 2 A, Unità di Paesaggio Rurale a tipologia mista paesistico-produttiva. Gli edifici sopra la strada provinciale sono compresi nel PNAT e non rappresentano un nucleo abitato bensì un insieme di edifici rurali trasformati in civili abitazioni con ampie zone agricole e di macchia mediterranea tra l'uno e l'altro. Gli ampliamenti volumetrici dell'art. 21 dell'attuale PDF sono stati tutti sfruttati.
- La ANPIL della penisola di Fetovaia &eegrave; interamente compresa nel perimetro del PNAT e quindi andrebbe cancellata. Non ha senso riservare la caccia ai residenti in un'area in cui essa è vietata.
-L'impianto di depurazione fognario &egrrave; previsto ad est della cima del Monte Agaciaccio in una zona non servita da strada di accesso e compresa nel perimetro del PNAT. Quando è stata costruita la fognatura era stato previsto un impianto di pretrattamento, poi non realizzato, sul crinale della penisola di Fetovaia.
L'impianto previsto è a nord ovest di questa localizzazione e dovrebbe essere collegato con la rete fognaria.
Sarebbe preferibile realizzare l'impianto dove sono collocate le attuali pompe dietro il locale Bambù o dove era previsto l'impianto di pretrattamento, con un sistema che garantisca l'assenza di cattivi odori all'esterno.
La difficoltà di localizzazione dell'impianto e la possibilità di cattivi odori sull'abitato pongono un ulteriore limite all'aumento degli abitanti di Fetovaia.
Osservazione numero 6 Seccheto, Vallebuia, Cavoli, Colle Palombaia
Anche in queste località si evidenzia un'eccessiva ampiezza del perimetro abitato, un'erronea rappresentazione del rilievo areofotogrammetrico della Tavola 3, la creazione di aree di frangia che consentirebbero l'eccessiva cementificazione del territorio intorno agli abitati.
In particolare intorno a Seccheto ad est del Fosso di Vallebuia è prevista un'ampia zona di frangia in una zona ad elevata pendenza assolutamente inadatta alla edificazione di nuove costruzioni che creerebbe uno sbancamento di elevate dimensioni. Essa è interamente compresa nel perimetro del PNAT che non consentirebbe sicuramente un'espansione del perimetro abitato al suo interno.
Tra il campo sportivo e la strada provinciale è stata prevista una UTOE 5 B in una zona di scarsissima edificazione ed ad alto impatto in quanto sul crinale tra il golfo di Seccheto e quello di Cavoli. La zona è interamente compresa nel perimetro del PNAT e quindi non spetta al Piano Strutturale definire le zone di promozione.
In località Vallebuia l'UTOE 5 B è eccessivamente ampia e si estende per la metà tra la strada e il Fosso di Vallebuia in una zona compresa nel PNAT.
Non è pensabile un'ulteriore edificazione in Vallebuia, valle a destinazione eminentemente agricola.
A Cavoli l'UTOE 5 A si estende verso est sotto la strada provinciale in una zona non edificata.
Osservazione numero 7 Monte Tambone
Si evidenzia un perimetro errato del PNAT, che comprende tutto il territorio dell'ANPIL; questa andrebbe quindi cancellata. Non ha senso riservare la caccia ai residenti in un'area in cui essa è vietata dalla legge nazionale attuale.
Osservazione numero 8 Impostazione generale ed evoluzione demografica
Questa osservazione viene articolata nelle seguenti sotto osservazioni:
Come detto in calce alla osservazione 1, il piano strutturale non dimensiona le previsioni di incremento edilizio sulle UTOE 5 A, B, C ma demanda la ripartizione delle volumetrie tra le frazioni e le UTOE al Regolamento Urbanistico.
Si ritiene insufficiente questa impostazione per l'approvazione del Piano da parte della Provincia di Livorno e della Regione Toscana.
Inoltre il dimensionamento trae conseguenze errate dalla relazione sull'evoluzione demografica e della domanda abitativa allegata al piano del Prof. Marco Bottai.
La relazione ipotizza varie alternative di evoluzioni della popolazione e del numero delle famiglie di Campo nei prossimi trent'anni. L'ipotesi intermedia citata nelle N.T.A. prevede una crescita di circa il 20% ipotizzando costante il tasso di migrazione (saldo tra immigrazione ed emigrazione) degli ultimi 10 anni. Il tasso non è indicato nella relazione. Se questo saldo fosse nullo la popolazione diminuirebbe del 22 %.
Ora la stessa relazione, confrontando il tasso migrazione dei vari comuni dell'Elba, indica che a Marciana Marina questo tasso è stato nullo per un problema edilizio, in quanto questo comune ha adottato una "politica verde" che punta alla qualità dell'ambiente piuttosto che sullo sviluppo urbanistico e demografico (pag 11).
Ciò significa che il tasso di migrazione non è una variabile indipendente bensì una variabile dipendente dalla politica edilizia del Comune. La relazione cita tra le sue componenti il trasferimento di pensionati dalle zone urbanizzate e gli spostamenti "di comodo" per motivi fiscali.
Ora il Comune di Campo, con la sua enorme edificazione negli ultimi anni della pianura e delle zone collinari, ha attirato numerosi nuovi residenti. Evidentemente questa amministrazione vuole continuare in questa politica che non punta alla qualità dell'ambiente ma allo sviluppo urbanistico e demografico.
Sarebbe invece preferibile cambiare politica e seguire l'esempio di altri comuni elbani, come quello di Marciana che ha recentemente adottato un nuovo Piano Strutturale diminuendo drasticamente le previsioni del precedente Piano (220.000 mc per 614 unità abitative) in seguito alle osservazioni pervenute.
Peraltro, a fronte di una crescita prevista per la popolazione del 20%, lo studio ipotizza una percentuale di crescita delle famiglie del 37% sulla base dell'invecchiamento della popolazione e del fatto che la curva dei tassi di capo-famiglia è tendenzialmente crescente con l'età. A pag. 74 della relazione è scritto: "fermi restando i tassi di capo-familiarità per età, una popolazione più vecchia dà luogo a un numero maggiore di famiglie, ovvero, a famiglie di dimensione più ridotta".
Ora le NTA ignorano la dimensione più ridotta delle famiglie e associano ad ogni famiglia un fabbisogno abitativo di circa 115 mq per 2,7 m di altezza. Se le famiglie diventano più piccole la superficie necessaria dovrebbe diminuire in quanto le stanze da letto ed i servizi dipendono dal numero degli occupanti.
Inoltre l'immigrazione è in parte composta dal ritorno di emigranti che vanno in pensione e che hanno per la maggior parte già un'abitazione nel Comune spesso affittata a turisti e la trasformazione di seconde case in prime case a causa dello spostamento di persone dalle città.
Quindi, dato che il tasso di crescita delle famiglie e della popolazione dipende dall' immigrazione, non è necessario prevedere alcun aumento del fabbisogno abitativo.
E infatti il Piano Strutturale preparato dall'architetto Manetti su incarico del Sindaco Pertici con uno studio demografico del Prof. Ricci di Firenze prevedeva un aumento molto limitato del numero degli alloggi, circa 90 in tutto il Comune. La nuova amministrazione invece ha previsto un totale di 950 alloggi, tra PEEP e Piano Strutturale. Questa stima appare gonfiata rispetto alle esigenze effettive della popolazione residente e basata solo dalla volontà di aumentare le case da affittare e vendere ai turisti con diminuzione della qualità dell'ambiente.
Non risulta infine agli atti del P.S. il capitolo "evoluzione della domanda abitativa" del ridetto studio Bottai.
Tale mancanza inficia sommamente il nostro diritto di controdedurre su un tema, quello del fabbisogno abitativo pregresso e prospettico, su cui l'Amministrazione di Campo ha ritenuto di fondare le asserite necessità emergenti per almeno due atti fondamentali della amministrazione quali il PEEP (vedere più avanti la specifica osservazione) e quella sbalorditiva necessità abitativa di altri 1500 appartamenti.
Previsione quest'ultima che, almeno sulla stampa, ha trovato finora la più recisa opposizione dei competenti massimi livelli regionali e provinciali, di prestigiosi urbanisti capiscuola quali Giuseppe Campos Venuti, di esponenti politici non sospetti come l'on. Fabio Mussi, dei massimi quotidiani nazionali, di esponenti governativi e, più modestamente, di semplici locali associazioni come la nostra, ma tanto da poter far ascrivere a mero equivoco verbale, o a millantato credito, le incaute dichiarazioni di Sindaco e (non si sa quanto) competente Assessore, comparse sulla stampa circa asserite dimostrazioni di compiacimento ricevute si disse- dagli stessi amministratori comunali, per lo spessore dei contenuti di questo Piano strutturale, da parte di Regione, Provincia e via dicendo istituzioni varie.
(Valga per tutte l'ultima che recitava " Ma io invito tutti a venire a vedere il nostro Piano strutturale, il nostro piano spiagge, che farà storia.", Antonio Galli, Sindaco, su Il Tirreno del 19 luglio 2002, pagina quinta.).
Osservazione numero 9 Analisi della previsione demografica per il Comune di Campo nell'Elba (relazione Prof. Bottai)
Data la ridetta importanza del punto, si ritorna sull'argomento con le seguenti osservazioni, peraltro facenti parte della specifico contributo con cui alcuni professionisti, con il coordinamento dell'Arch. Sergio Rizzi, hanno voluto attraverso un proprio documento correlato, affiancare l'azione svolta da questa associazione:
A PAG 23 DELLA RICERCA SI AFFERMA CHE "
LA RIGIDITA' DEI SISTEMI INFORMATICI CHE GESTISCONO L'ANAGRAFE E TALVOLTA , LA SCARSA DISPONIBILITA' DEGLI ADDETTI AD ESTRARRE GLI ARCHIVI ANAGRAFICI , HANNO CREATO ENORMI DIFFICOLTA' ED IN ALCUNI CASI E' STATO NECESSARIO PROCEDERE ALLO SPOGLIO MANUALE DEI REGISTRI ANAGRAFICI" . Si osserva quindi la SCARSA ATTENDIBILITA' DEI DATI
IN FONDO A PAG 23 ANCORA SI AFFERMA:"
UN VOLTA OTTENUTI I DATI DEGLI 8 COMUNI DELL'ISOLA D'ELBA , LI ABBIAMO CONFRONTATI, A LIVELLO DEI TOTALI, CON QUELLI DEI REGISTRI ISTAT PER VERICARNE L'ATTENDIBILITA'. SPESSO TRA LE DUE FONTI SI SONO RISCONTRATE DELLE DISCREPANZE NUMERICHE ..."
PER SUPERARE QUESTE DIFFERENZE ABBIAMO DECISO DI RIVALUTARE I DATI COMUNALI RISPETTO ALLA FONTE UFFICIALE RAPPRESENTATA DALL'ISTAT" Si osserva quindi lN BASE A QUALE METODOLOGIA E' STATA EFFETTUATALA CORREZIONE DEI DATI ?
A PAG 25 SI AFFERMA "
OVVIAMENTE , COME SI E' GIA' OSSERVATO , I LIVELLI DELLE CURVE POSSONO ESSERE DIVERSI , MA QUI CONTA SOLO LA FORMA,PERCHE' POI AL MOMENTO DELLA PROEZIONE IL LIVELLO SARA' ADEGUATO ALL'ANDAMENTO DELLE FUNZIONI DI CAMPO NELL'ELBA" Si osserva quindi COSA SIGNIFICA CONTA SOLO LA FORMA ?
A PAG 37 SI AFFERMA CHE"
IL PRIMO CONFRONTO E' STATO REALIZZATO FRA L'ISOLA D'ELBA E IL COMUNE DI PISA, IN QUANTO NEL 1996 AVEVAMO COSTRUITO LE STESSE CURVE UTLIZZANDO UNA METODOLOGIA ANALOGA" Si osserva quindi PERCHE' IL RAFFRONTO CON IL COMUNE DI PISA E NON CON ALTRI COMUNI ?
A PAG 40 SI AFFERMA :"
QUESTO PUO' ESSERE DOVUTO ANCHE AL NUMERO ESIGUO DI EVENTI CHE SI TRATTANO QUANDO SI REALIZZANO LE TAVOLE DI MORTALITA' PER PICCOLE AREE E L'UTILIZZO DELLA FUNZIONE DI GOMPERTZ-MAKEHAMFER PER FINI DELL'INTERPOLAZIONE ALL'ETA' PIU' ANZIANE. PERCHE' IN REALTA' ALL'ELBA SI CAMPA UN PO PIU' CHE IN ITALIA IN GENERALE" Si osserva quindi che ciò appare AFFERMAZIONE TROPPO GENERICA
A PAG 43 SI AFFERMA "
IN DEFINITIVA, SI FANNO PIU' FIGLI ALL'ISOLA DELL'ELBA O NEL RESTO D'ITALIA ? ". IDEM
A PAG 45 SI AFFERMA "
SU QUESTA CIFRA PERALTRO BISOGNEREBBE FARE UN PICCOLO SCONTO DOVUTO ALLE RESIDENZE DI COMODO CHE CERTO SONO IN AUMENTO NEGLI ULTIMI ANNNI" Si osserva quindi PERCHE' NON SI SCONTANO ANCHE LE SECONDE E LE TERZE CASE ?
A PAG 47 SI AFFERMA :"
MA DOVE VA LA FECONDITA' ALL'ELBA?..."
E' CHIARO CHE SI PROIETTA AL FUTURO LA TENDENZA OSSERVATA NEGLI ULTIMI DIECI ANNI NEL TFT NON SI PUO CHE PREVEDERE UN ULTERIORE CALO D"I FECONDITA' E UN DRAMMATICO CALO DELLE NASCITE, PER PRODURRE IL QUALE LA PROPENSIONE SI SPOSERA' FATALMENTE CON L'ESPOSIZIONE AL RISCHIO CIOE' CON LA CONTRAZIONE DELLE GENERAZIONI RIPRODUTTRICI...." Si osserva quindi SE LA FECONDITA' E' IN CALO PERCHE TENERLA COSTANTE COME NELL'IPOTESI CENTRALE ?
A PAG 48 SI AFFERMA "
D'ALTRO CANTO QUELLO CHE FA SPERARE IN UNA RIPRESA DELLA FECONDITA' E' L'ESPERIENZA DI ALCUNI PAESI TIPICAMENTE MALTHUSIANI..."
" DALCHE' DISCENDE CHE LA FECONDITA' DIPENDE DALLE SCELTE URBANISTICHE..."
Si osserva quindi che trattasi di AFFERMAZIONE AUTOREFERENTE
A PAG 49 SI AFFERMA
"ALL'ELBA SI VIVE DI PIU' PERCHE 'PROBABILMENTE SI VIVE MEGLIO LONTANO DALLO STRESS..." " E CHE NEANCHE L'ATTACCO ALLE TWIN TOWERS PUO CAMBIARE" Si osserva quindi OCCORRE UN ESPERTO PER QUESTE AFFERMAZIONI ?
A PAG 52 SI AFFERMA "
L'ISOLA D'ELBA SI ALLINEA IN QUESTO SENSO ALLE GRANDI LOCALITA' TURISTICHE DELLA RIVIERA LIGURE E DELLA COSTA AZZURRA"
Si osserva quindi: FORSE SI HANNO IN MENTE ALTRI MODELLI DI SVILUPPO PER L'ELBA ?
A PAG 60 SI AFFERMA "
MA TUTTO QUESTO HA UN VALORE DIDASCALICO PIUTTOSTO CHE PREVISIVO PERCHE' , COME LE PREVISIONI DEL TEMPO, LE PREVISIONI DEMOGRAFICHE PERDONO RAPIDAMENTE DI AFFIDABILITA' MAN MANO CHE CI SI SPINGE DAL BREVE , AL MEDIO , AL LUNGO PERIODO" "QUALCHE MALIGNO POTREBBE ADDIRITTURA OSSERVARE CHE SONO TUTTI BUONI A DIRE CHE CHE LA POPOLAZIONE DEL COMUNE FRA 30 ANNI SARA' COMPRESA FRA 3677 E 6777 ABITANTI"
Si osserva quindi MA ALLORA PERCHE 30 ANNI DI PREVISIONE ? (LUNGO PERIODO)
A PAG 71 SI AFFERMA
"PER PASSARE DA UNA POPOLAZIONE DI INVIDUI A UNA POPOLAZIONE DI FAMIGLIE OCCORREREBBERO CONOSCENZE SOFISTICATE CIRCA LA PROPENSIONE ALLA FORMAZIONE DI NUOVI NUCLEI FAMILIARI..."
Si osserva quindi PERCHE ' APPLICARE IL METODO DEI TASSI CAPO-FAMILIARITA'? (ORMAI DESUETO?)
Conclusioni:
IN SOSTANZA SIAMO IN PRESENZA DI UN QUADRO DI GRANDI INCERTEZZE E DI SCARSO RIGORE SIA NELLA DISPONIBILITA' ED ATTENDIBILITA' DICHIARATA DEI DATI , DELLA METOLOGIA ADOTTATA, DEI RAFFRONTI CON ALTRE REALTA' DEL TUTTO DIVERSE (IL COMUNE DI PISA, LE GRANDI LOCALITA' TURISTICHE DELLA RIVIERA LIGURE E DELLA COSTA AZZURRA ETC.) CHE CONSENTONO DI VALUTARE LE PREVISIONI DEMOGRAFICHE CON PROEZIONE TRENTENNALE DELLO STUDIO BOTTAI ASSOLUTAMENTE OPINABILI E FACILMENTE CONFUTABILI.
INFATTI ,VI E' UN DATO INOPPUGNABILE CHE RIGUARDA LA STABILITA' DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE A CAMPO NEGLI 40 ANNI, COME SI EVINCE DALLA TABELLA 5 DAL TITOLO "EVOLUZIONE E PROEZIONE DELLA POPOLAZIONE DI CAMPO NELL'ELBA 1962-2030 ".
DAI 4043 ABITANTI RESIDENTI NEL 1962 ,SI PASSA AI 4070 DEL CENSIMENTO DEL 72 , AI 4445 DELL'82, AI 4248 DEL 92,ED INFINE OSCILLANO, CON MODESTISSIME FLUTTUAZIONI IN INCREMENTO O DIMINUZIONE, IN UN QUADRO DI SOSTANZIALE STABILITA' ,COL DATO CERTO DEL 2001 DI 4335 ABITANTI.
PER CONTRO DALL'ULTIMO DATO RILEVATO DI 4335 ABITANTI SI SCATTA AD UNA IMPENNATA DEMOGRAFICA "CUI ANNETTIAMO LA MASSIMA PROBABILITA' DI VERIFICARSI " DI UN AUMENTO DELLA POPOLAZIONE "DI UN PO' DI PIU' DEL 20% NEI PROSSIMI 30 ANNI.
RITENIAMO QUESTA PROEZIONE, VISTA LA SERIE STORICA CHE RISALE AL 62, 40 ANNI, MANIFESTAMENTE INFONDATA ED ILLOGICA, NON SUFFRAGATA DA ARGOMENTAZIONI DISCIPLINARMANTE RIGOROSE , ANZI APPARENDO QUESTE INSPIEGABILMENTE STRUMENTALI E SUB ALTERNE, TESE OGGETTIVAMENTE A GIUSTIFICARE UN DIMENSIONAMENTO ABNORME DI FABBISOGNO EDILIZIO CHE, OBBIETTIVAMENTE, NON HA MOTIVO DI ESSERE PREVISTO.
Si chiede il ritiro dello studio esibito e la sua riproposizione su basi metodologicamente meno opinabili, con riserva da parte nostra di valutazione dello stesso sulla base di altri eventuali profili di responsabilità.
Osservazione numero 10 - Vincoli aeroportuali.
A Marina di Campo appare non in linea con il PTC, la previsione di riduzione dei vincoli aeroportuali attualmente perimetrati dalle strade della Foce e della Bonalaccia.
In particolare appare del tutto illogica la localizzazione dei due auto porti a sud avest ed a nord est della pista. Non è infatti concepibile la nascita di due autoporti su di un'isola limitata per superficie quale l'elba Né può essere condivisa la giustificazione di evitare l'attraversamento di Marina di Campo dei mezzi di trasporto merci, posto che la distribuzione delle merci avviene per tutte le località dell'isola con i medesimi mezzi per ovvi criteri di economicità da parte ditte interessate.
Soprattutto appare veramente forzata la rappresentazione di tale necessità per una comunità di sole 4400 anime per 10 mesi all'anno e la valenza almeno regionale o interprovinciale che tali infrastrutture finora hanno avuto nella nostra regione.
In conclusione, per non indebolire la possibilità di sviluppo dell'offerta turistica complessiva e di allungamento della stagione turistica, con il beneficio ambientale di minore stress del territorio e minor consumo delle risorse, appare quindi preferibile il mantenimento, circa i vincoli aeroportuali, della previsione di PTC, unitamente alla cassazione di ogni previsione aeroportuale che abbiamo già espresso nella specifica osservazione per l'isola di Pianosa.
Osservazione numero 11 Marina di Campo ed aree di Frangia.
In località Formicaio ed Orzaio appare definita in adiacenza al PNAT un'area di frangia in cui l'edificazione sarebbe prevista di regola al 50% con convenzione con il Comune.
Si chiede l'eliminazione delle previsioni di area di frangia per tutti i territori in adiacenza al PNAT per una profondità di regola pari ad almeno metri 700 e la loro limitazione alla immediata adiacenza dei centri abitati attuali.
Ciò vale in particolare per i paesi collinari in cui profonde aree di frangia andrebbero addirittura ad incunearsi entro i confini del PNAT. Invadendo con ciò le prerogative di quella istituzione, posto che non risultano convenute con lo stesso le aree di promozione teoricamente possibili, ma di fatto improponibili ad esempio per San Piero e Sant'Ilario nell'ampiezza tratteggiata dalla allegata cartografia.
Risulta addirittura classificata area di frangia (edificabile quindi a determinate condizioni) la pista dell'aeroporto, previsione del tutto illogica e contraddittoria che necessita a parere nostro di specifica motivazione, che richiediamo, in quanto del tutto contraria alle previsioni del PTC.
Si osserva anche quanto detto più sotto, nella ripresa delle osservazioni al piano spiagge l'assoluta improponibilità, stante la congestione urbana riscontrabile nel mese di agosto in tutte le frazioni, la possibilità di ulteriori edificazioni a carattere ricettivo.
Se ne chiede la cassazione, con l'unica previsione, in alternativa, di un centro congressuale e sportivo a Marina di Campo, fondamentale per caratterizzare l'offerta turistica anche in bassa stagione, ed a vantaggio anche dei residenti, secondo una linea di sviluppo diametralmente opposta a quella della realizzazione dei 1500 appartamenti prima detti.
Per le aree del piano di Campo esondate nel corso della recente alluvione del 4.9.02 si richiede unicamente la previsione nel P.S. di opere di bonifica idrogeologica e l'apposizione per il momento di un vincolo di assoluta inedificabilità.
Osservazione numero 12 Marina di Campo e Sistema collinare.
Si richiede la classificazione come area costiera (e quindi riserva naturale) dell'intera valle e baia di Galenzana, comprendendovi Capo Poro e Monte Turato, incluso tutto il versante nord di quest'ultimo fino a Ciampone, posto che la copertura boschiva della zona merita un maggior grado di protezione anche nelle previsioni urbanistiche, tenuto conto della sua intera appartenenza al territorio del PNAT. Questa osservazione è perciò correlata alla osservazione numero 3 per la cassazione della previsione di una nuova strada Formicaio Galenzana.
Osservazione numero 13 Sant'Ilario
A margine della richiesta di cassazione delle previsioni PEEP per Sant'Ilario, si richiede la cassazioneanche della previsione di una zona per attrezzature logistico produttive a sud di Campotondo.
Non appare infatti credibile, per il suo troppo vasto significato urbanistico e per la sua assoluta illogicità, la giustificazione di piano (canile) per le stesse motivazioni di carattere paesaggistico che ci hanno portato in sede di osservazioni al PEEP ed al conseguente ricorso al TAR per le localizzazioni PEEP di Carraie e Campotondo.
Osservazione numero 14 Protocollo di intesa Comune - Soprintendenza.
L'atto in questione allegato al piano strutturale, in quanto non firmato da chi ne aveva facoltà, ci impedisce di argomentare pienamente sulla sua portata e sulla sua rilevanza giuridica.
La firma in qualità di progettista del P.S. da parte del Funzionario di Zona della Soprintendenza anche con competenza su Campo nell'Elba, appare elemento degno di approfondimento circa il suo profilo di legittimità.
La nostra osservazione al momento non può pertanto che limitarsi a chiedere l'esibizione del documento ufficiale e la precisazione degli intendimenti in proposito dell'Amministrazione comunale.
Con riserva da parte nostra di ogni successivo approfondimento sulla giuridicità dell'atto, attualmente sprovvisto, per come depositato, di ogni rilevanza giuridica e le eventuali responsabilità dei soggetti stipulanti.
Osservazione numero 15 Area artigianale del Vallone.
Tenuto conto del valore paesaggistico della zona e della vicinanza di numerose abitazioni, si richiede lo spostamento delle attività artigianali o comunque diverse dalle agricoleivi esistenti, in una zona di nuova individuazione, che suggeriremmo vicina alla discarica comprensoriale del Literno.
Osservazione numero 16 Valutazione dell'impatto ambientale. Studio del Prof. Mario Preti.
In generale si osserva he purtroppo mancano le valutazioni degli effetti che le previsioni di piano avrebbero sull'ambiente. Ciò vale soprattutto per le infrastrutture stradali, l'aeroporto a Pianosa, il porto sotto la torre medicea, a Pianosa etc etc. Questa carenza appare veramente sostanziale tanto da sollevare dubbi di legittimità dell'atto complessivo. Se ne chiede la conveniente dovuta integrazione e la successiva nuova adozione del piano.
In ogni caso a pag. 39 (punto 2.8.3) si chiede la cassazione della previsione di energie alternative eoliche, in quanto le riteniamo paesaggisticamente incompatibili con i vincoli esistenti, la presenza del PNAT e la salvaguardia della qualità dell'offerta turistica possibile.
A pagina 41 (azioni di tutela floro faunistica) appare curiosa la trattazione dell'isola di Montecristo (notoriamente appartenente a d altro Comune) e l'omissione di ogni previsione, sullo specifico, per l'isola di Pianos, ampiamente rinaturalizzata da decenni di abbandono delle attivita agricole ed in ogni caso sede di un laboratorio scientifico di primissimo livello internazionale (Pianosa Lab) basato proprio sull'interazione piante atmosfera dell'isola.
Se ne chiede la trattazione integrativa specialmente in relazione alla ipotesi di creazione ex novo di un aeroporto sull'isola, posto che non corrisponde più a verità, perlomeno dalla fine della seconda guerra mondiale, che sull'isola esista un aeroporto, come comunemente inteso.
Osservazione numero 17 Piano dei rumori
Nonostante sia citato come allegato delle Norme tecniche di attuazione, specificatamente all'art.2 punto 4.e, il piano dei rumori non risulta agli atti e quindi ci è impossibile presentare le relative osservazioni.
Se ne fa richiesta, cui dovrà seguire la riadozione del Piano.
Osservazione numero 18 PEEP.
Considerato che il Piano strutturale in oggetto fa propria la normativa e la cartografia di riferimento delle aree PEEP approvata dal Consiglio comunale il 10.5.2001 con deliberazione n.38, con la stessa formula si ripropongono integralmente le osservazioni sul PEEP presentate da questa Associazione, datate 14.7.2001 e già agli atti del Comune, e per le quali è pendente il giudizio di fronte al TAR della Toscana a seguito del ricorso da noi presentato il 6 marzo 2002.
Osservazione numero 19 Piano spiagge.
Considerato infine che il Piano strutturale in oggetto fa propria la normativa e la cartografia di riferimento per la definizione dei criteri di utilizzazione degli arenili, approvata dal Consiglio comunale il 29.05.02 con deliberazione n.54, con la stessa formula si ripropongono come segue le osservazioni presentate da questa Associazione WWF, datate 25.7.2002 e già agli atti del Comune, Oggetto: Comune di Campo nell'Elba.Variante al piano di fabbricazione vigente, ai sensi dell'art. 40 commi da 8 a 20 della legge 16/1/95 n. 5, per la definizione dei criteri di utilizzazione degli arenili con formazione di punti di ormeggio nel rispetto della direttiva regionale per la fascia costiera n. 47/90 (Piano spiagge).
Non senza osservare che ad una attenta lettura della Direttiva Regionale 47/90 emerge chiaramente l'obbligo per i Comuni di contrastare l'erosione dovuta ad antropizzazione (vedasi la spiaggia di Campo erosa per via del più nuovo molo detto diga), e come la stessa norma impedisce di costruire sulla duna, sui residui di duna e sulle aree retrodunali... (viceversa previste con la costruzione di Residence sulla proprietà Molinari in cambio di cessione del fronte mare all'Ente comunale).
Viceversa la variante ora recepita in sede di P.S., prendendo le mosse dalla asserita necessità di dettagliare le previsioni di pianificazione, anche alla luce di una altrettanto presunta inadeguatezza dell'offerta turistica rispetto alla domanda, si pone come obbiettivi (del tutto opinabili): la riqualificazione di stabilimenti balneari e attività del litorale, la riqualificazione e l'incremento delle strutture turistiche, la valorizzazione tutta da dimostrare delle aree retrostanti gli arenili nonché la salvaguardia ambientale coniugata all'uso pubblico delle pinete.
Nulla dicendo della distruzione di parte della pineta stessa di Marina di campo a segito delll'edificazione contrattata con il Comune che il Piano sottende.
E' invece verità conclamata che non sussiste la necessità di ridurre ulteriormente la quantità di spiaggia libera tradizionalmente caratteristica dell'offerta turistica elbana, come bene hanno evidenziato il dibattito politico culturale nel frattempo sviluppatosi a margine di iniziative quali SOS Elba e la costituzione, più specificatamente, di associazioni quali il Comitato di difesa dell'identità Campese.
(qui di seguito, dalle osservazioni pregresse)
SI OSSERVA
come segue, visti gli elaborati approntati dagli Arch. Nevio Bellucci e Ing. Mario Rodriguez che costituiscono detto Piano adottato il 29.7.2001 e premesso che le considerazioni stesse si pongono in riferimento al PTC vigente, ma non in riferimento al Piano strutturale nel frattempo adottato il 28.6.2002, la cui documentazione richiesta all'autorità comunale il 5.7.2002 non ci è stata ancora consegnata, nemmeno nella parte testuale. Osservazione 1: (INSERIMENTO NELLE LINEE DIRETTIVE DEL PTC)
Raffrontato alle previsioni del vigente PTC della Provincia di Livorno, il Piano spiagge adottato dal comune di Campo, in teoria (ma in pratica come vedremo se ne discosta sensibilmente fino a capovolgerle) dovrebbe discendere dalle seguenti linee direttive:
(A) Per le previsioni di piano di Seccheto, Cavoli, Fetovaia, Le Tombe e tutte le altre spiagge, escluse Marina di Campo e Fonza, trattasi dell'unità paesaggistica PTC del monte Capanne:
Unità di paesaggio Monte Capanne
n. scheda 73
sistema: Elba
sottosistema: M.Capanne e M.Perone
classe: A4
comune/i: Campo Elba, Marciana
ettari: 6.031,60
perc urbanizzazione: 2,22%
densità: 37,39
L.R. 64/95 Unità di Paesaggio Rurale con aree agricolo-forestali a rilevante funzione ambientale
Tipologia Funzionale Area agricolo-forestale con rilevante funzione ambientale di
interesse scientifico.
Connotato di ambiente rurale esclusivo agricolo-forestale
Indirizzi di sviluppo
Tutela. Conservazione, recupero e ripristino
Riqualificazione dei centri urbani minori.
Tutela e valorizzazione della copertura forestale a fini ambientali con gestione omogenea naturalistica delle risorse forestali, anche a fini AIB e a fini turistico-ricreativi, attraverso la individuazione di percorsi naturalistici. Interventi di edilizia rurale limitati al recupero di volumetrie e alla qualificazione colturale delle poche aziende presenti.
La potenzialità delle strutture per la nautica minore e dei relativi servizi possono essere incrementate in forme differenziate nelle varie località.
classificazione
Il Sistema si può ritenere in classe A (di equilibrio).
(B) Per le localizzazioni del piano spiagge di Marina di Campo e Fonza, trattasi dell'unità paesaggistica del PTC denominata Campo:
Unità di paesaggio Campo
n. scheda 78
sistema: Elba
sottosistema: San Martino e Monte Orello
classe: A
comune/i: Campo Elba, Marciana
ettari: 908,27
perc urbanizzazione: 31,74%
densità: 354,52
L.R. 64/95 Unità di Paesaggio Rurale con aree agricolo-forestali a esclusiva o prevalente funzione agricolo-paesaggistica
Tipologia Funzionale Area agricolo-forestale con prevalente funzione ambientale
Connotato di ambiente rurale Rurale residenziale-turistico.
Indirizzi di sviluppo
Tutela: Riqualificazione.
Trasformazione limitatamente alle attrezzature aeroportuali.
Salvaguardia dei terreni agricoli residuali evitando un ulteriore edificazione rurale. Recupero del patrimonio edilizio rurale esistente. Miglioramento per le strutture ricettive per la nautica.
classificazione
Il Sistema si può ritenere in classe B (di stress).
Sia nel caso A che nel caso B osserviamo quindi che nessuna norma specifica del PTC va nella direzione caratterizzante del piano spiagge di cui trattasi, fortemente orientata a incrementare l'edificazione a destinazione ricettivo alberghiera, soprattutto nel capoluogo (vedasi la ns. osservazione numero 2): giova infatti ripetere, con le scarne parole che il PTC spende in materia per le frazioni occidentali: le davvero generiche affermazioni " La potenzialità delle strutture per la nautica minore e dei relativi servizi possono essere incrementate in forme differenziate nelle varie località" e quelle, altrettanto generiche " Miglioramento per le strutture ricettive per la nautica." per Marina di Campo, il quale sistema però viene classificato B cioè di stress.
Sempre citando dal vigente PTC,
negli "Indirizzi del Piano (piano territoriale di coordinamento, PTC), si legge:
7.0 S.E.L. Isola d'Elba e Capraia 7.1 Inquadramento del sistema
il sistema territoriale è giunto ad una fase matura, non può essere sottoposto a pesanti prelievi di risorse pena la perdita del delicato equilibrio ambientale, che comunque richiede interventi manutentivi;
Conclusioni
L'analisi delle tendenze in atto e dei limiti di sostenibilità delle risorse dell'isola pone in evidenza che oggi il fattore determinante dello sviluppo non è l'antropizzazione di nuovo territorio, ma la capacità di riqualificare e riequilibrare l'esistente e di integrarlo in sistemi ed in reti che possono valorizzare l'offerta turistica e garantire alla natura la possibilità di autorigenerarsi."
Sulla linea di tali affermazioni del PTC osserviamo che, come risulta dalle 12 osservazioni relative ai singoli siti più avanti esposte, e come risulta dalla separata ma complementare osservazione presentata a Codesta Amministrazione dall'Arch. Sergio Rizzi, nella linea di una reciproca ed apprezzata sua collaborazione tecnica da tempo in corso con il WWF e mirata all'analisi dei problemi ambientali connessi con la Pianificazione del Territorio, il Piano spiagge adottato dal comune di Campo risulta connotato da uno smodato incremento di antropizzazione e di svilimento commerciale a vantaggio di pochi esercenti. Quest'ultimo poi risulterebbe irreversibile nelle previsioni di costruire sugli arenili nuovi stabilimenti balneari, in localizzazioni spesso di rilevante valore paesaggistico ove non addirittura interne al Parco nazionale. Una connotazione che nessun recupero di finte dune (si veda l'osservazione n 2, su Marina di Campo) può stemperare.
In altre parole laddove il PTC provinciale ha giustamente evitato di recepire acriticamente, per le realtà delle isole, le norme della direttiva regionale per la fascia costiera n. 47/90 pensate per i grandi litorali versiliesi e maremmani (nelle isole letteralmente inapplicabili a spiagge in genere di dimensioni contenute, in cui meno sono prioritari i concetti della sicurezza assoluta e più alti sono i valori paesaggistici e delle tradizioni dell'uso del mare da contemperare, ed in cui spesso già la individuazione della fascia di rispetto dalla battigia (6 metri) che deve restare libera impegna la quasi totalità della profondità a disposizione), il piano spiagge di Campo nell'Elba invece è tutto teso a spingere verso la fruizione non tanto pubblica quanto economicamente privata (da parte del concessionario) di una offerta di servizi già presente ed adeguata, fino ad imporla di fatto a chi non la desidera (si considerino a questo proposito le reazioni avverse comparse sulla stampa nei giorni scorsi e le petizioni pervenute agli enti sovraordinati (Provincia, Regione ma anche a Sovrintendenza e Parco Nazionale) anche a causa della totale assenza di confronto, sia nella fase preparatoria che dopo, con le altre forze politiche, le associazioni, le categorie economiche che invece la lettera e lo spirito della legge urbanistica regionale 5/95 prevede espressamente.
Osserviamo infatti che quando si legge, nella delibera consiliare di adozione del 29 maggio 2002, una affermazione quale quella dell'assessore per nomina sindacale Graziani "la progettazione di questo piano ha comportato un lavoro complesso che ha trovato ampi consensi da parte di tutti gli enti interessati (Regione Provincia Capitaneria di porto e Soprintendenza)" non si può che ritenerle parole incaute e tutte da verificare, almeno nelle sedi formali in cui si formerà il parere, tecnico oltre che politico, sul merito.
La Provincia infatti potrebbe entro certi limiti cambiare il proprio PTC ma non potrebbe certo derogare, per il solo comune di Campo nell'Elba, dalle sue evidenti prescrizioni attuali, in tutt'altro senso orientate rispetto al piano di cui si tratta.
Né basta a formare il parere di merito della Soprintendenza per i beni Architettonici ed il Paesaggio, ancora da venire, la presenza come consulente paesaggistico, nei frontespizi degli elaborati del piano spiagge, dell'architetto Fiorella Ramacogi., che è Funzionaria di Zona della Soprintendenza stessa per quasi tutti i comuni elbani, presenza che vogliamo sperare sia riconducibile a mera prestazione da retribuirsi a tariffa professionale, poco parlando di Campo e nulla di spiagge, ed il cui nome avremmo preferito non leggere, per motivi se non altro di stile, laddove l'effetto sul paesaggio che si determinerebbe in molti casi è che se a Marina di Campo si costruisse davvero, ad esempio, il grande stabilimento balneare assegnato dai progettisti (salvo errori di stampa) al consigliere comunale Gianfranco Marchiani, oltre 30 metri per 15 verande comprese, dal lungomare Mibelli di Marina di Campo, abitanti e turisti non vedrebbero più il mare, ma il retro di un bar ristorante.
Esaminando invece del PTC il punto
7.3 Prestazioni ed ambiti localizzati sull'articolazione e sulle linee di evoluzione del S.E.L.
Si legge al punto
2 - Relazioni con i Sistemi Funzionali di connotato
2.2 - Urbano
"Il Comune di Campo ha avviato la redazione del Piano Strutturale per il quale si tratta di definire:
<omissis>
la individuazione del Patrimonio Edilizio di cui alla L.R. 59/80 ai fini del recupero delle salvaguardie;
il contenimento delle espansioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali;
nonché si legge al punto:
8 - Indirizzi ed obiettivi
Per il sistema urbano
"Per Campo nell'Elba il P.S. deve perseguire:
il contenimento delle urbanizzazioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali ed il parallelo recupero del patrimonio edilizio esistente anche attraverso variazioni delle destinazioni d'uso;
<omissis>
Tralasciando di approfondire qui in che misura il piano strutturale adottato il 28.6.2002 dal Consiglio Comunale interpreti "il contenimento delle espansioni residenziali, ricettive, artigianali e commerciali" e risolva o tenti almeno di impostare una soluzione per "il parallelo recupero del patrimonio edilizio esistente anche attraverso variazioni delle destinazioni d'uso", argomenti che saranno oggetto di osservazioni del WWF a tempo debito in quella sede, non possiamo non osservare che in questo piano spiagge, pur essendo collocato a oltre 300 metri dalla battigia, uno tra gli edifici a subire una variazione di destinazione d'uso sono le scuole medie comunali, che acquisirebbero la destinazione urbanistica ricettivo alberghiera.
Pur nella sua estrema illogicità, stante la buona collocazione funzionale e baricentrica dell'attuale complesso scolastico, con altrettanto buone possibilità di completamento e di arricchimento dell'offerta di servizi culturali erogabili alla collettività durante l'intero anno, questa previsione di dislocare le scuole potrebbe non rilevare granché, su un piano strettamente limitato agli impatti ambientali, che sono quelli che maggiormente interessano l'associazione WWF.
Ritornando però al concetto dell'antropizzazione del territorio, indirizzo contrastato dal PTC, non possiamo non osservare che questo piano spiagge, in materia scolastica ed in materia alberghiera innova solo nel senso che lascia in sospeso la localizzazione della nuova scuola media.
In un quadro complessivo di limiti all'antropizzazione si allocherebbe in altre parole un albergo da subito, salvo dislocare una scuola media chi sa dove, ed in ogni caso pagando il prezzo inevitabile di una nuova antropizzazione.
La ratio è forte unicamente nel senso della perversione. La proposta a nostro avviso dovrebbe essere quindi interamente respinta. Osserviamo pertanto che il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez, nelle more di un piano strutturale ormai adottato, deve in sostanza essere ritirato, limitato territorialmente ai soli arenili, mantenendo per le nuove strutture edili la sua conformità alle (limitate) previsioni del PTC, con nessuna previsione di nuove costruzioni stabili sugli arenili stessi, ed eliminandone la impostazione sbagliata ed inaccettabile di derivazione continentale, mancandone i presupposti geografici e territoriali, come prima detto. Il tutto senza intralciare né sovrapporsi alla discussione del Piano strutturale, per i restanti aspetti.
Osservazione 2: MARINA DI CAMPO
Della variazione di destinazione d'uso per le scuole medie comunali, che perderebbero il vincolo scolastico ed acquisirebbero la destinazione urbanistica ricettivo - alberghiera, si è già detto nella nostra osservazione 1 definendola una proposta di estrema illogicità, stante la buona collocazione funzionale e baricentrica dell'attuale complesso scolastico, con altrettanto buone possibilità di completamento e di arricchimento dell'offerta di servizi culturali erogabili alla collettività durante l'intero anno.
Come pure si è detto che tale previsione costituisce di fatto una ulteriore spinta all'antropizzazione del territorio, indirizzo non contemplato anzi contrastato dal PTC provinciale.
A proposito della previsione sulla collina della Foce di un albergo e di un residence al posto della attuale pizzeria, non possiamo non osservare che nel PTC, Capo III indirizzi per gli Strumenti Urbanistici comunali si legge:
"Articolo 27
Nuovi assetti edilizi e modifica di quelli esistenti
nelle aree con rilevante funzione ambientale
1. Per l'introduzione di nuovi assetti edilizi, o la modifica di quelli esistenti, gli S.U. comunali possono prevedere limitazioni e condizionamenti, al fine di mantenere gli assetti morfologici, strutturali e tipologici storicizzati, con particolare riguardo a:
1.1 localizzazione:
distanza da crinali
acque superficiali dominanti paesaggistiche compatibilità con l'uso del suolo
2. È, comunque, opportuno prevedere:
2.f l'individuazione delle aree di massima visibilità del territorio, ovvero i punti panoramici più significativi, da sottoporre ad adeguate norme di tutela.
3. È, inoltre, opportuno che l'ubicazione dei nuovi edifici non comporti la realizzazione di nuova viabilità e la sagoma degli stessi non determini modifiche alla linea dei crinali.
Osserviamo che dall'insediamento previsto sulla collina della Foce specialmente i punti 2f e 3 di cui sopra ne uscirebbero particolarmente disattesi. Se ne chiede la cassazione.
La riduzione complessiva della spiaggia libera a valori nominali del 50%, è particolarmente da criticare per la spiaggia di Marina di Campo, anche tenuto conto che l'esercizio della attività di noleggio ombrelloni sconfina quasi sempre nell'abuso di impegnare con ingombranti attrezzature l'arenile, teoricamente di libero uso, anche in assenza di clienti.
Del diritto alla tradizionale fruizione come spiaggia libera di una spiaggia urbana come quella di Marina di Campo i cui servizi sono facilmente usufruibili negli esercizi commerciali circonvicini si è detto nella osservazione 1. Come pure, circa il valore paesaggistico, che se a Marina di Campo si costruisse davvero, ad esempio, il grande stabilimento balneare assegnato dai progettisti (salvo errori di stampa) al consigliere comunale Gianfranco Marchiani, oltre 30 metri per 15 verande comprese, dal lungomare Mibelli di Marina di Campo, abitanti e turisti non vedrebbero più il mare, ma il retro di un bar ristorante
Della proposta per la pineta di un area di ripristino per finte dune nel fronte mare, la nostra opinione è che in realtà si voglia individuare un retroterra di parcheggi e di accessi carrabili più che a vantaggio dei frequentatori di una spiaggia finora facilmente accessibile da chiunque, quanto a vantaggio degli appetibili nuovi esercizi commerciali che verrebbero edificati sull'arenile.
Ciò nonostante che di fatto si sia operato moltissimo negli anni scorsi a colmare una zona umida, ambientalmente di qualche pregio, retrostante il viale degli Etruschi, fino alla formazione progressiva di un parcheggio improvvisato (area I.U.1) che il piano spiagge ora lascerebbe al 60% nelle mani del proprietario, per la realizzazione di servizi privati connessi alla balneazione, ma ritenuti -secondo noi a torto- troppo lontani dai nuovi insediamenti sull'arenile.
Si osserva la mancanza di qualsiasi motivazione sulla necessità di acquisire al patrimonio pubblico una porzione di pineta esistente nella zona alle spalle dell'arenile con la costituzione di improbabili aree pic-nic che con il loro richiamo sottoporrebbero a stress notevole e nelle forme meno adatte, un luogo unico per la bellezza paesaggistica esponendolo, tra l'altro ad un grave rischio di incendio.
La fruizione pubblica di un qualsiasi "parco", al quale velleitariamente è equiparata la pineta di cui trattasi, non è per nulla paragonabile - in termini di rischio da incendio - a quella che venisse consentita in una pineta, il cui suolo è completamente ricoperto da un alto letto di aghi di pino, la cui facilissima incendiabilità e combustibilità è di comune esperienza.
Ed è altrettanto noto che è proprio la fruizione pubblica (soprattutto per pic-nic, diurni e notturni, con pernottamenti e quant'altro consentito dal libero accesso!) che crea le situazioni tipiche idonee a determinare un altissimo rischio di incendio.
Forse i complilatori della Variante ignorano - colposamente - che data la estrema infiammabilità della coltre di aghi di piano presente per tutta l'estensione di una pineta folta come quella di cui al presente punto, un principio di incendio può trasformarsi in brevissimo tempo in un incendio che investe globalmente l'intera pineta; ciò implicherebbe inevitabilmente il disastroso coinvolgimento non solo delle abitazioni presenti, ma anche delle restanti strutture.
Con la destinazione pubblica della porzione della pineta in questione l'Amministrazione si assume una gravissima responsabilità riguardo all'intera località, esposta con inaudita leggerezza a rischi immensi.
Finora la preservazione della pineta dal fuoco è stata garantita perché la stessa è stata sottratta a qualsiasi utilizzo diverso da quello rigorosamente limitato alla sua mera conservazione: l'uso pubblico indiscriminato (perché insuscettibile di controllo continuativo, diurno e notturno, senza l'impiego di mezzi e risorse umane dai costi insostenibili avuto riguardo alle finalità dell'uso stesso!) costituisce l'opposto della tutela della pineta, e crea le premesse per la sua totale distruzione.
Pertanto la logica, ma soprattutto un doveroso elementare senso di responsabilità, impongono la eliminazione di qualsiasi uso pubblico della pineta nella quale sono inserite abitazioni private; tale rilievo è giustificato dal fatto che l'attuale contesto vegetazionale solo se protetto e conservato come sin qui l'hanno protetto e conservato i proprietari sostenendo anche ingenti oneri per la cura e il mantenimento delle piante, resterà a beneficio di tutti (e quindi del pubblico) per tutti gli aspetti (come quelli ambientale e paesaggistico in genere) che non coincidono con la materiale "fruizione" di quel contesto, consistente nell'utilizzarlo quale fosse un bosco qualsiasi.
La pineta "pubblica" ha costi ingentissimi di conservazione, ove si vogliano fronteggiare gli elevati rischi che il libero accesso per pic-nic e permanenza - diurna e notturna - di centinaia di persone comportano: ma tale impegno di mezzi (palesemente nemmeno considerato dal Comune) potrebbe essere giustificato in ambiti ben diversi (quali le vaste pinete pianeggianti dei litorali della Versilia), mentre appare improponibile per una (relativamente) modesta porzione di pineta, che - esposta ai gravissimi rischi sopra descritti - può da sola essere causa di eventi disastrosi di proporzioni smisurate.
Né appare ipotizzabile l'avocazione in mano pubblica della pineta in funzione di una sua maggior cura in quanto allo stato attuale la porzione privata di pineta versa in uno stato di conservazione identico se non addirittura migliore di quella pubblica, dove invece si sono consentite edificazioni e sono sorti di esercizi commerciali di vario tipo.
Particolarmente esecrabile è soprattutto la proposta di compensare gli espropri di pineta agli attuali proprietari con la possibilità di concedere l'edificazione di nuove volumetrie, a compenso, nella fascia più interna della pineta stessa. La possibilità di costruire nuovi volumi sul fronte mare, anche se fossero solo stabilimenti balneari, è un errore del passato che non va ripetuto.
Come meglio illustrato dall'osservazione dell'Arch. Rizzi richiamata all'inizio, partendo dalla constatazione che le dune erano un sistema naturale interattivo con il mare messo in crisi dai fenomeni erosivi in atto più che dagli interventi a terra, attraverso il rigetto di ogni mistificazione del finto naturale (il cosiddetto recupero delle dune) vale ancora l'affermazione del Rizzi per cui laddove gli attuali vincoli prevedano la realizzazione di attrezzature pubbliche per esempio per il tempo libero e lo sport, il cosiddetto ristoro è commutabile in una partecipazione privata alla realizzazione dell'opera con contestuale convenzione per la gestione, non certo con l'esproprio tout court del fronte mare abbinato alla oscena concessione edificatoria sul fronte interno di una pineta che noi vogliamo ritenere intangibile e definitivamente acquisita nella sua interezza al valore ambientale e paesaggistico del golfo di Campo.
Si chiede pertanto
la riduzione delle previsioni di Piano alla sola fascia dell'arenile,
la cassazione dei cinque insediamenti alberghieri proposti (Albarelli, Scuole - I.U.3, C.A.V. vedi punto 6, i due sulla collina della Foce),
il mantenimento della attuale destinazione urbanistica d'uso della scuola media (I.U.3),
la non trasformazione delle concessioni attuali, esistenti a vario titolo, in altrettanti stabilimenti balneari a detrimento della spiaggia libera,
la trasformazione a verde privato dei vincoli attuali sulla fascia di pineta attualmente di proprietà privata, in quanto complessivamente meglio tutelata e tutelabile,
la cassazione della previsione di una casa albergo vacanze CAV in attuale pineta (I.U.2) a compenso di esproprio fronte mare,
il mantenimento dell'assetto attuale per il Lungomare e per la vista reciproca, dal mare, di Marina di Campo attraverso l'inedificabilità dell'arenile.
la cassazione con riproposizione eventuale nel piano strutturale della collocazione di un eventuale museo del mare privato a Segagnana (I.U.4).
La cassazione, per evidenti motivi paesaggistici, in sottozona H2 e qualora diventassero ulteriormente visibili dal mare, della possibilità di concedere l'aumento di un piano agli alberghi impossibilitati ad ampliamenti orizzontali (fino al 20%) del volume attuale.
evidenzia in particolare l'arguzia dimostrata dai progettisti Bellucci Rodriguez nell'aver definito area pedonale l'intero lungomare di Marina di Campo laddove, stanti le recenti interruzioni artificiali create nell'asse interno della viabilità urbana (via Roma via Marconi), si verrebbe quantomeno a perdere l'accessibilità primaria al nucleo storico del paese (e delle banchine), salvo incombenti necessità di sventramenti, peraltro sinora non emerse, per la conosciuta strettoia viaria del Vapelo.
Ugualmente sorprendente appare infine la previsione di un area sotto tutela di ripristino ambientale strettamente confinata al tratto finale dell'alveo di tutti i torrenti che sfociano nel Golfo di Campo, aree in cui le cui previsioni di recinzioni con materiali naturali con la collaborazione col Corpo Forestale dello stato, i programmi di bonifica decennali rinnovabili e quant'altro si legge nelle norme tecniche di attuazione, ci appaiono alquanto fuori misura rispetto alla colata di cemento, dentro e fuori gli arenili, che nelle sue pieghe questo piano spiagge sottende.
Osservazione 3: FONZA
L' Art. 1 comma 3 L.394/91 istitutiva dei Parchi nazionali recita:
3. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità:
conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;
applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;
c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;
difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici
.
Concordiamo con il piano spiagge quando nella relazione prevede per Fonza la necessità di un adeguato ripristino ambientale con norme di mantenimento.
Osserviamo però che il Piano spiagge in parola, quando passa a prevedere uno stabilimento balneare a Fonza, sicuramente non persegue la finalità di conservazione di valori scenici e panoramici previsti da una legge nazionale quale quella istitutiva dei parchi nazionali, da considerarsi invece prevalente rispetto ad altre direttive regionali quali la citata 47/90. Come pure vogliamo rivendicare tra la "salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività tradizionali" anche quella della balneazione tradizionale libera, anche e soprattutto in piccole spiagge del Parco Nazionale.
Pur considerando quindi che se l'Ente Parco Nazionale condividerà la nostra posizione, per la quale ci impegneremo a fondo, il proposto nuovo esercizio commerciale non vedrà mai la luce, si chiede in ogni caso sul punto che la previsione di un nuovo stabilimento balneare per Fonza venga cassata dal Piano.
Osservazione 4: GALENZANA
Concordiamo con il piano quando nella relazione si legge che i tratti di arenile a Galenzana sono particolarmente significativi dal punto di vista ambientale e paesaggistico, anche se fragili e vulnerabili.
Non corrisponde a verità invece che la fruizione per attività balneari sia praticamente inesistente. Soprattutto colpisce che, in mancanza di un accesso pubblico carrabile alla spiaggia di Galenzana, cosa che a nostro modo di vedere è stata la fortuna del luogo per tanti anni, si rinunci ad assicurare via terra la piena percorribilità pedonale dell'intero arco di quel Golfo.
Potremmo maliziosamente immaginare che la svista sia dovuta all'impossibilità di concepire su una delle 10 o 12 spiagge ritenute le più belle d'Italia una qualche forma di stabilimento balneare. Osserviamo però che invece deve esser prevista per la spiaggia di Galenzana la possibilità pedonale di accedere alla punta Bardella.ed alla sua spiaggia e deve con l'occasione essere messo in pristino il breve tratto di sentiero di arrivo, franato sugli scogli, lato Salandri.
Osservazione 5: COLLE PALOMBAIA
L' Art. 1 comma 3 L.394/91 istitutiva dei Parchi nazionali recita:
3. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità:
conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;
applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;
c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;
difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici
.
Osserviamo pertanto che il Piano spiagge in parola, quando prevede stabilimenti balneari al Colle di Palombaia sicuramente non persegue la finalità di conservazione di valori scenici e panoramici veramente unici in questo caso, previsti da una legge nazionale quale quella istitutiva dei parchi nazionali, da considerarsi invece prevalente rispetto ad altre direttive regionali quali la citata 47/90. Come pure vogliamo rivendicare tra la "salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività tradizionali" anche quella della balneazione tradizionale libera, anche e soprattutto in piccole spiagge del Parco Nazionale. Manca tra l'altro per questa località ogni riferimento alla sorte di immobili abusivi e loro pertinenze, oggetto di sequestro giudiziario sorti sul limitare dell'arenile e parzialmente sul demanio, nei quali si sono in passato esercitate offerte di servizi balneari, per i quali siamo ancora in attesa dei provvedimenti demolitori da parte del Comune, che avevamo da tempo ripetutamente sollecitato. Pur considerando quindi che se l'Ente Parco Nazionale condividerà la nostra posizione, per la quale ci impegneremo a fondo, il proposto nuovo esercizio commerciale non vedrà mai la luce, si chiede in ogni caso sul punto che la previsione di un nuovo stabilimento balneare per Colle di Palombaia venga cassata dal Piano, conservando unicamente la previsione di un "Punto azzurro".
Osservazione 6: OGLIERA
La zona è di particolare valore paesaggistico, e interna al perimetro PNAT ed occorre non snaturare una zona già caratterizzata da spazi ristretti, situati lungo una costa in gran parte ripida. Si riafferma la necessità di limitare l'intervento al solo aspetto della accessibilità pedonale.
Osservazione 7: SECCHETO
Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata..
Osservazione 8: CAVOLI
Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata.
Osservazione 9: FETOVAIA Valgono per questo caso le osservazioni svolte per Marina di Campo sulla necessità di salvaguardare comunque le possibilità di uso libero tradizionale dell'arenile che nel piano appare sacrificata.
Osserviamo la mancanza di motivazione sulla necessità di acquisire al patrimonio pubblico una porzione di pineta esistente nella zona alle spalle dell'arenile. In particolare osserviamo come sia illogico per non dire insensato allestire in una zona urbana priva di sbocchi, se non a prezzo di insostenibili prezzi ambientali, improbabili zone pic nic che con il loro richiamo congestionerebbero ulteriormente e nelle forme meno adatte un luogo unico per bellezza paesaggistica; spregiudicato e insentato l'uso pubblico di una pineta, che costituisce parte di un più esteso ambito vegetazionale tutelato e di uso privato, a causa del gravissimo rischio di incendio cui la pineta sarebbe esposta.
La fruizione pubblica di un qualsiasi "parco", al quale velleitariamente è equiparata la porzione di pineta di cui trattasi, non è per nulla paragonabile - in termini di rischio da incendio - a quella che venisse consentita in una pineta, il cui suolo è completamente ricoperto da un alto letto di aghi di pino, la cui facilissima incendiabilità e combustibilità è di comune esperienza.
Ed è altrettanto noto che è proprio la fruizione pubblica (soprattutto per pic-nic, diurni e notturni, con pernottamenti e quant'altro consentito dal libero accesso!) che crea le situazioni tipiche idonee a determinare un altissimo rischio di incendio.
Forse i complilatori della Variante ignorano - colposamente - che data la estrema infiammabilità della coltre di aghi di piano presente per tutta l'estensione di una pineta folta come quella di cui al presente punto, un principio di incendio può trasformarsi in brevissimo tempo in un incendio che investe globalmente l'intera pineta; ciò implicherebbe inevitabilmente il disastroso coinvolgimento non solo di tutte le abitazioni presenti nella contigua pineta privata, ma anche delle strutture dell'intera zona di Fetovaia, con il rischio per la vita di moltissime persone.
Deve infatti tenersi presente che l'eventualità di un incendio nella pineta di Fetovaia assumerebbe assai facilmente dimensioni catastrofiche in presenza della conformazione fisica dei luoghi: trattasi infatti di località raccolta a "conca", prevalentemente chiusa ad anfiteatro, con accessi ristretti, dove il solo fumo prodotto dall'incendio riempirebbe completamente la conca, creando in tal modo gravissimo pericolo per le persone anche prima del sopraggiungere delle fiamme. In un contesto come quello descritto anche i mezzi di soccorso ed antincendio incontrerebbero assai gravi limiti operativi.
Con la destinazione pubblica della porzione della pineta in questione l'Amministrazione si assume una gravissima responsabilità riguardo all'intera località, esposta con inaudita leggerezza a rischi immensi.
Finora la preservazione della pineta dal fuoco è stata garantita perché la stessa è stata sottratta a qualsiasi utilizzo diverso da quello rigorosamente limitato alla sua mera conservazione: l'uso pubblico indiscriminato (perché insuscettibile di controllo continuativo, diurno e notturno, senza l'impiego di mezzi e risorse umane dai costi insostenibili avuto riguardo alle finalità dell'uso stesso!) costituisce l'opposto della tutela della pineta, non solo contraddicendo clamorosamente la funzione di "salvaguardia" pomposamente ma fittiziamente assegnata al "vincolo A.S.A", ma addirittura creando le premesse per la sua totale distruzione.
Pertanto la logica, ma soprattutto un doveroso elementare senso di responsabilità, impongono la eliminazione di qualsiasi uso pubblico della pineta nella quale sono inserite abitazioni private; tale rilievo è giustificato dal fatto che l'attuale contesto vegetazionale solo se prootetto e conservato come sin qui l'hanno protetto e conservato i proprietari sostenendone anche i connessi oneri economici, resterà a beneficio di tutti (e quindi del pubblico) per tutti gli aspetti (come quelli ambientale e paesaggistico in genere) che non coincidono con la materiale "fruizione" di quel contesto, consistente nell'utilizzarlo quale fosse un bosco qualsiasi.
La pineta "pubblica" ha costi ingentissimi di conservazione, ove si vogliano fronteggiare gli ingenti rischi che il libero accesso per pic-nic e permanenza - diurna e notturna - di centinaia di persone comportano: ma tale impegno di mezzi (palesemente nemmeno considerato dal Comune) potrebbe essere giustificato in ambiti ben diversi (quali le vaste pinete pianeggianti dei litorali della Versilia), mentre appare improponibile per una (relativamente) modesta porzione di pineta, che - esposta ai gravissimi rischi sopra descritti - può da sola essere causa di eventi disastrosi di proporzioni smisurate.
Sulla posizione delle pinete private retrodunali ripetiamo qui le considerazioni svolte per gli espropri concepiti per la pineta di Marina di Campo. Se ne chiede la cassazione.
Osservazione 10: PIANOSA
Riteniamo prematuro ogni discorso su questa isola.
Riteniamo che la previsione di balneazione al momento possa essere limitata a Cala Giovanna. Si nota come il Piano non faccia mensione a forme di erosione che pure affliggono il sito. Riteniamo prematuro in particolare spingersi ad ipotizzare in questa sede forme di balneazione per zone più lontane quali cala del Bruciato, scogliera più che spiaggia e Porto Romano, per il medesimo motivo.
Osservazione 11: (CONSIDERAZIONI ECONOMICHE E LINEE DI SVILUPPO)
Gioverà ripetere a questo proposito per contrasto la citata previsione di PTC "il fattore determinante dello sviluppo non è l'antropizzazione di nuovo territorio, ma la capacità di riqualificare e riequilibrare l'esistente e di integrarlo in sistemi ed in reti che possono valorizzare l'offerta turistica e garantire alla natura la possibilità di autorigenerarsi." Per rilevare una spiccata difformità dell'impostazione del piano spiagge dalle linee del PTC: cinque nuovi alberghi a Marina di Campo di cui due sulla collina della Foce sono infatti pura antropizzazione di nuovo territorio, che va anche contro ogni interesse della categoria degli albergatori stessi (si rileggano in materia le ripetute dichiarazioni di Giancarlo Pacini presidente dell'associazione Albergatori) e della "integrazione in sistemi e reti capaci di riequilibrare l'esistente", malauguratamente nel Piano spiagge Bellucci/Rodriguez c'è troppo poco, e forse nulla.
Anche nelle stesure finora circolate Piano del Parco Nazionale largo spazio è dato al recupero del territorio, al recupero delle attività tradizionali attualmente sofferenti (agricoltura), alla diversificazione economica di qualità (non alberghi ma agriturismo), alla destagionalizzazione turistica, al controllo dei flussi turistici, a proposte di fruizione altamente qualificate e specializzate (con guide naturalistiche e subacquee), all'accesso controllato ad aree di alta valenza naturalistica con inneschi occupazionali qualificati, recupero del patrimonio edilizio esistente, forte condizionamento degli indirizzi di Piano sulle scelte urbanistiche dei Comuni (importanza delle aree contigue).
Le concessioni demaniali attuali (che solamente quelle più commerciali sugli arenili nel Comune di Campo assommavano a 29) sono più che sufficienti ad una offerta turistica che in avvenire dovrebbe impegnarsi soprattutto verso l'allungamento della stagione.
Il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez non è invece sostenibile perché purtroppo non parte dal presupposto che su un isola che vive di turismo l'ambiente è un bene tanto prezioso (materia prima del motore economico principale) quanto fisicamente limitato e perché per la finalità balneare estiva arriva a compromettere gravemente ed inutilmente, a vantaggio di pochi, il suo valore paesaggistico che è invece un valore, anche commerciale, di tutti e di tutte le stagioni.
Citando quanto a più riprese osservato dall'associazione Albergatori, dovrebbe essere rispettato l'art. 5 della LRT 5/95 secondo cui "i nuovi insediamenti sono consentiti se le infrastrutture che consentono la tutela delle risorse essenziali del territorio, l'approvvigionamento idrico e la depurazione, la difesa del suolo, lo smaltimento dei rifiuti solidi la disponibilità dell'energia, la mobilità " come pure non può essere sottaciuto che per il settore turistico il PTC provinciale indica come obbiettivo "l'allungamento della stagione attraverso il potenziamento delle infrastrutture per una offerta congressuale, culturale sportiva etc." che deve essere a supporto della ricettività esistente infatti recita: "non si ravvisano ulteriori necessità di potenziamento ma di qualificazione dei servizi alberghieri".
La nostra osservazione è pertanto che le previsioni del Piano vadano cassate, come abbiamo detto nell'analisi territoriale dettagliata, per tutte le nuove strutture ricettive preventivate.
Osservazione 12: (ADOZIONE DEL PIANO STRUTTURALE) I motivi per cui il Piano spiagge Bellucci/Rodriguez confligge con l'iter in corso che porterà alla adozione del Piano Strutturale di Campo nell'Elba sono stati puntualmente evidenziati nelle singole osservazioni precedenti.
Osserviamo anche che l'entità ed il dimensionamento degli interventi del Piano spiagge Bellucci/Rodriguez, l'arco temporale delle supposte esigenze di servizi sulle quali si fonda e le ipotesi di interventi futuri che vengono portate a pretesa motivazione degli interventi attuali, non rispettano i contenuti dell'intesa fra Provincia di Livorno e Comuni del territorio provinciale per la definizione delle scadenze di adozione dei piani strutturali, data altrimenti scaduta il 31.12.2000, e di cui alla delibera del Consiglio Comunale n. 30 del 23.4.2001, dove si legge "A seguito della definizione di tali termini trova giustificazione, in attesa del Piano strutturale, il ricorso alle varianti ai vigenti strumenti urbanistici soltanto qualora tali varianti contengano previsioni di entità e dimensionamento riferiti all'arco temporale di ulteriore efficacia dello strumento urbanistico vigente", per l'appunto 30.6.2002.
L'adozione del piano strutturale, avvenuta per l'appunto allo scadere dei termini concessi in data 28 giugno 2002, è quindi di per sé motivo sufficiente a che l'intero Piano spiagge venga accantonato e sostituito da nuove previsioni nella sede più idonea del Piano strutturale.
P.Q.M.
Si chiede al Consiglio Comunale di Campo nell'Elba:
La cassazione delle previsioni come espresse nelle dodici precedenti osservazioni.
L'accantonamento del Piano spiagge medesimo, da sostituirsi con nuove previsioni equivalenti alle nostre osservazioni, nella sede più idonea del Piano strutturale.
Con preghiera di procedere secondo legge a motivare, separatamente per ciascuna osservazione che precede, in sede di Consiglio Comunale.