L'INQUISIZIONE SOTTO INQUISIZIONE
INTRODUZIONE
La lotta contro le sette medioevali
E' evidente, o più esattamente dovrebbe essere evidente, che non ho la minima intenzione di fare l'apologia della Inquisizione, e nemmeno di difenderla.
Non ho alcuna simpatia per i tribunali speciali, quand'anche fossero creati per difendere lo Stato e la Società. Ancor meno nel caso della Religione.
Così pure condanno fermamente ogni forma di censura e di indice di libri proibiti, anche se come sociologo so che, a meno d'essere anarchico - e non è il mio caso - ogni società, di qualunque genere sia, deve potersi difendere contro coloro che minacciano, più ancora che la sua esistenza, le sue ragioni d'essere, i suoi valori, la sua anima.
Ciò che mi propongo di fare è di studiare attentamente, obiettivamente, dai punto di vista sociologico e storico, questa sorgente di leggende che è divenuta l'Inquisizione.
Si tratta di procedere ad un esame, il più radicale possibile, il più rigoroso e "disincantatore", per riprendere un termine del grande sociologo tedesco Max Weber (1846-1920); un esame, cioè, animato dalla volontà di dissipare le immagini menzognere (non conformi allo stato attuale delle nostre conoscenze) che il nome stesso di Inquisizione non manca di suscitare e capace di fornire, per quanto è possibile, un "inventario dei luoghi" esatto e preciso.
Per fare ciò mi porrò le seguenti domande: "perché un'Inquisizione? E come funziona?"
Procederò mettendo in luce una serie di fatti caratteristici, di dettagli quotidiani, tipici di una mentalità o di un certo genere di vita. Spero, così, di rendere le pagine seguenti più attraenti e, soprattutto, di non perdermi in considerazioni astratte, cioè di non allontanarmi dalla realtà e dalla verità per permettere così al lettore di farsi un'idea più esatta, perché più concreta, dell'inquisizione.
L'Inquisizione dei tempi moderni
Prima, però, di entrare nel vivo della questione, occorre che io accenni alle origini dell'Inquisizione dei tempi moderni, comunemente chiamata "Spagnola o Romana
La sua immagine, sempre presente negli scritti - o peggio, la sola presente - falsa irrimediabilmente ciò che si può dire dell'inquisizione medioevale.
Infatti l'Inquisizione moderna non ha niente in comune (se non il nome e le procedure) con quella medioevale. Essa è diventata una polizia di Stato al servizio dei Re, dei Papi, dei Principi, che difende, se non sempre i loro interessi, almeno la loro visione del mondo: centralizzatrice, unificatrice e secolarizzante, ben lontana in ciò dalla visione medioevale che accetta la diversità, l'eterogeneità e le "innumerevoli libertà" di cui paria Karl Marx.
Il Medioevo non è altro che "oscurantista" e il Rinascimento luminoso solo per un pugno dì principi, di letterati, di umanisti, di artisti e di pittori che non cessano di lodare la loro epoca e la società in cui vivono, da loro vista come una "rinascita" dopo la "morte" che l'aveva preceduta.
In realtà, agli occhi degli specialisti di quest'epoca (Delumeau, per esempio) il XV, il XVI e i secoli immediatamente successivi, sono segnati da terribili traumi: religiosi, politici, sociali, culturali e morali. E' l'era delle guerre di religione, delle grandi paure, delle feroci intolleranze, dei processi di stregoneria (Newton, il grande Newton, uno dei padri dello spirito scientifico moderno, scrive un trattato di demonologia), del controllo sospettoso e permanente di tutte le attività religiose, artistiche e intellettuali, come capita quando una società si sente colpita e minacciata nel suo essere (società che, per di più', sogna di assicurare l'integrale assimilazione degli elementi "diversi", come i Marrani, gli Ebrei, i Mori). Da qui i processi a Galileo, Giordano Bruno, Campanella e molti altri.
Uno degli uomini che meglio ha intuito fino a che punto l'epoca moderna avesse distrutto e traumatizzato i rapporti umani e' stato, fatto stupefacente, Karl Marx.
Nel "Manifesto Comunista" del 1848, egli denuncia violentemente l'azione distruttrice di quella che chiama "la borghesia, forza progressista e rivoluzionaria". Egli scrive: "tutto ciò che è sacro viene profanato (...) Essa ha spogliato della loro aureola tutte le attività - quella del prete, del medico, del sapiente, del poeta - fino ad allora rispettate". E ancora: "i legami che univano l'individuo al suo naturale superiore, l'uomo all'uomo, essa li ha recisi impietosamente. I fremiti sacri delle esaltazioni religiose essa li ha annegati nell'acqua glaciale del calcolo egoista".
Tale è stato l'impatto con i tempi moderni.
Gli storici del secolo scorso hanno fatto a gara nel diffamare l'Inquisizione. Il soggetto si presta, bisogna riconoscerlo, soprattutto nella sua forma spagnola o romana. L'ottimismo sciocco della Belle Epoque immaginava che le persecuzioni, di qualunque natura fossero, appartenessero definitivamente ad un passato particolarmente oscuro. Il progresso avrebbe radiato per sempre la tortura dagli strumenti della giustizia umana. Anche le pene di detenzione sarebbero andate verso una maggiore umanità, fino a scomparire completamente. "Aprite una scuola - affermava Victor Hugo - e potrete chiudere una prigione". E così via.
Ritorniamo ora all'Inquisizione spagnola, per finire in fretta con questo che è un elemento estraneo alla nostra riflessione ma che malgrado tutto è presente nello spirito, e capace di falsare del tutto la nostra percezione dell'inquisizione medioevale. Facciamo tuttavia notare che anche la terribile e onnipresente Inquisizione spagnola- e malgrado la pubblicazione, per sua sollecitudine, tra il 1569 e il 1790, di una decina di "Index Librorum Prohibitorum" - non ha per questo impedito al "Siglo de Oro" della cultura spagnola, il XVII, di svilupparsi e di dare all'Europa una messe di frutti tra i più straordinari della sua storia. Citiamo:
- per la letteratura: Garcilaso de la Vega, Luis de Leòn, Lope de Vega, Baltasar Graciàn, Luis de Gòngora, Francisco Quevedo, Mateo Alemàn, Miguel de Cervantes;
- per il teatro: Tirso de Molina, Lope de Vega, Calderon de la Barca;
- per la pittura: Velasquez, Murillo, Zurbaran, El Greco, Goya;
- per la mistica: Fray Luis de Leon, S. Teresa d'Avila, S. Juan de la Cruz;
- per la musica: Tomàs Luis de Victoria, Antonio de Cabezon, Guerrero;
- per la teologia: Suarez.
Galileo, figura emblematica come poche altre (diciamo, di sfuggita, che egli non ha mai pronunciato la storica frase "Eppur si muove"), vide la sua pena commutata dal Papa il giorno stesso della sua condanna. Gli si assegnò, per dimora, non una prigione, come vuole la leggenda, ma il palazzo del Gran Duca di Toscana - la villa Medici - e, più tardi, l'Arcivescovo di Siena Piccolomini gli offri una sontuosa ospitalità.
Le regole della ricerca storica
Si è mancato gravemente contro le regole della ricerca storica: sono state ignorate le fonti; si sono proiettate la sensibilità, le illusioni, le speranze di un secolo, il XIX, su un passato certamente brutale e sanguinario, ma anche umano e luminoso; si sono utilizzati materiali appesantiti e minati da innumerevoli anacronismi per fini ideologici e, più spesso, polemici; ci si è fidati troppo delle proprie conclusioni. Noi abbiamo cercato, in questo piccolo saggio, di farci un 'immagine un po' più chiara e un po' più esatta di quali furono l'azione, i mezzi, la condizione di spirito dell'Inquisizione, mettendo la stessa sotto inquisizione, nello spirito del più esigente libero esame.
Il professor Charles Moeller, dell'Università di Lovanio, in un articolo intitolato: "Les bùchers et les auto-da-fés de l'Inquisition depuis le Moyen Age", scrive: "l'Inquisizione ha cominciato ad infierire soprattutto alla fine del XV secolo, prima in Spagna, e in seguito nella maggior parte dei paesi successivamente riuniti sotto la corona di Spagna; gli altri Stati, sia cattolici che protestanti, non hanno mancato di adeguarsi nel far rivivere una istituzione che rispondeva così bene alle passioni religiose del tempo. Sarebbe dunque più giusto dire che l'Inquisizione è soprattutto un fenomeno dei tempi moderni"
(il corsivo è mio).Uno storico valido come Charles Langlois (L'Inquisition d'aprés des travaux récents, Paris, 1902, p. 84) può scrivere: "l'inquisizione non ha turbato profondamente la vita normale della società del Medio Evo, se non in qualche provincia dell'Italia del Nord e della Francia del Sud, per qualche anno del XIII secolo. Altrove, e in seguito, non sembra che la sua attività, piuttosto attenuata, abbia avuto dei risultati socialmente considerevoli". B. Hamilton (L'Inquisizione Medioevale, 1981) dice (pag. 41) che l'azione di questo tribunale era "flimsy", vale a dire "inconsistente" (e quale azione dei tribunali del passato non lo fu, a paragone di quella di certi tribunali del XX secolo?).
Citiamo un testimone insospettabile, il cui lavoro abbiamo largamente utilizzato per questo studio: H. C. Lea.
Charles Lea è autore di una monumentale storia dell'Inquisizione (1886) in tre volumi, di una incontestabile ricchezza documentaria. Si tratta di un autore inattaccabile, come diciamo oggi. Pubblicista protestante impegnato, acceso antipapista, la sua opera è una lunga arringa in favore di quelli che, nello spirito "umanitario" dell'epoca e della società cui appartiene, egli considera come dei martiri del libero-pensiero, vittime della Sanguinosa repressione organizzata da Roma.
Ma molto obiettivamente egli riconosce (t.I, p. 618) che "tra i metodi di repressione ... il rogo fu il meno utilizzato" e sottolinea che, se la scarsità, o addirittura l'assenza di documentazione, non rendesse impossibile la produzione di statistiche almeno un po' attendibili, "si sarebbe Sorpresi di incontrare così poche esecuzioni sul rogo". Altrove (t. I, p. 120) ancora, egli scrive, e ciò va a suo onore di storico "impegnato":
"Qualunque sia l'orrore che ci ispirino i mezzi impiegati per combatterli, qualunque sia la pietà che noi sentiamo per coloro che morirono vittime delle loro convinzioni, riconosciamo senza esitare che in queste circostanze (parla dei Catari) la causa dell'ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso
(il corsivo è mio). Se il catarismo fosse diventato dominante o anche solo paritario rispetto al cattolicesimo, non c'è dubbio che la sua influenza sarebbe stata disastrosa". Infatti, Lea non manca di sottolineare gli aspetti antisociali delle dottrine catare.