il Rimino Sottovoce 2021

Cronaca nera per vendere più giornali
Come nascevano le notizie negli anni Sessanta


Negli anni Sessanta la diffusione dei quotidiani dipendeva da tanti fattori. C'erano i gruppetti di amici che al mattimo si riunivano al bar vicino a casa od in centro città, e si raccontavano le notizie ricavate dall'unica copia che circolava tra loro. Qualcuno della compagnia faceva sempre finta di non capire quando toccava a lui di andare all'edicola ed aprire il portamonete. C'erano quelli che aspettavano che la copia sistemata dal barista sul bancone per i clienti e che avevano aperta per primi, tornasse al suo posto per poterne sfogliare qualche altra pagina. Gli sportivi venivano considerati persone non normali perché osavano acquistare quelle testate riservate a loro.

In prima magistrale mi costò caro la lettura di una di quelle testate durante le ore di Matematica, materia che digerivo benissimo ma non sopportavo per motivi ignoti. Beccato dalla prof., fui rimandato a settembre. Sulla sua scia si misero l'insegnante di Francese e quella di Italiano. La prima non apprezzava la mia pronuncia. La seconda aveva censurato il mio svolgimento d'un tema intitolato "Quando piove...". Avevo raccontato che allora mi piaceva girare in bicicletta. Dopo una trentina d'anni scoprii che era lo stesso gusto che aveva animato il fratello di mia madre.

La diffusione dei giornali dipendeva da tantissime cose. Aumentava d'estate, con l'arrivo dei turisti da altre regioni, a cui si accompagnavano testate come "Il Giornale d'Italia" di Roma, o "La Stampa" di Torino che cominciò a diffondersi tra noi grazie ad una distribuzione capillare fatta da un edicolante in bicicletta: partiva la mattina alle 7 e mezza dalla Stazione ferroviara, dove ritirava il pacco spedito da Torino.
Nel 1964 divenni suo cliente abituale. Lo incontravo recandomi al Grattacielo, ad insegnare nella Nuova Scuola Media (ne parlai su "il Ponte" del 26.02.2006). "Il Giornale d'Italia" d'estate pubblicava gli appuntamenti locali per i turisti: ero allora corrispondente di quel quotidiano, grazie a Carlo Granaroli, collega riminese per l'"Avvenire d'Italia" di Bologna, che mi aveva fatto suo erede nella Capitale.

Di solito i fogli locali battevano molto sulla cronaca nera che giungeva attraverso tre fonti: il poliziotto di guardia all'Ospedale civile che si trovava nella sede dell'attuale Museo della Città (ex-convento dei Padri Gesuiti); il Comando dei Carabinieri vicino allo Stadio e l'ufficio dei Vigili Urbani in pieno centro. Il controllo all'ospedale avveniva due volte al giorno, per avere un ampio e fresco prospetto di eventi. Giunto al Pronto soccorso, lo sguardo del poliziotto già mi riassumeva il quadro delle notizie, con molti aggiornamenti per ogni fatto. Una volta seppi del decesso di una persona infortunata in un incidente stradale, prima del medico stesso che l'aveva visitata e che sul momento non mi voleva credere. Un fattaccio d'amore era avvenuto in un albergo del centro. Lui era morto, lei (maritata altrove) finita in ospedale. Dove poi da casa giunse il coniuge che s'inferocì contro noi cronisti parlando con gli infermieri. I quali il giorno dopo mi dissero di non farmi vedere in reparto per avere notizie fresche, altrimenti avrei preso dei pugni in testa da quel tizio.

L'incontro più traumatico lo ebbi con un capitano dei Carabinieri appena giunto a Rimini nel 1961. In termini simpaticamente bruschi (che censuro...) mi disse di contattare soltanto lui. Un pomeriggio dall'alto della scala di metallo che dal primo piano conduceva al terzo dove lui lavorava, mi avvertì che se avessi pubblicato solo tre parole di un certo fatto, mi avrebbe buttato giù da quella stessa scala. Era l'omicidio della creatura appena partorita, compiuto da una ragazzina di 14 anni, la stessa età di sua figlia, aggiunse per farsi capire.
Nel 1960 la sede della Polizia era nel palazzo Diotallevi-Mattioli di via Sigismondo 27. (Una Diotallevi, Raffaella, nel 1592 sposò Alessandro Gambalunga.) I pavimenti ballavano quando camminavi, per cui l'edificio fu ristrutturato l'anno dopo, ed il Commissariato trasferito sul Corso d'Augusto, vicino alla Madonna del Giglio.
Un ricordo sul 1964 al Grattacielo. Una ragazzina di prima Media fu colta sul fatto da un'anziana bidella mentre consegnava ad un compagno di classe un biglietto in cui era scritto: "Se mi vuoi baciare, domenica vieni al cinema di San Nicolò". La preside s'infiammò con i genitori della fanciulla.
A proposito di Grattacielo. Nel 1961 vi piombò con una lussuosa sede tale Carlo de' Siena, con il settimanale "Europa flash", che scomparve dopo pochi numeri: era l'imitazione del noto rotocalco "Oggi". Si presentava come un grande esperto, ma non conosceva neppure le telescriventi. Questo mi convinse a non aderire alla sua richiesta di lavoro in redazione. Per notizie molto successive, credo che quell'impresa editoriale fosse più legata al controllo mascherato, da servizio segreto, della città (allora base militare Nato), che ad un progetto editoriale nuovo nel panorama giornalistico nazionale.
Antonio Montanari


- Sul caso di Carlo de' Siena, v. Rimini come [5], "il Ponte", Rimini, 28.08.1988:
"Soltanto agli inizi degli anni Sessanta, ci fu un'improvvisa ventata di novità, con l'approdo a Rimini di un tizio strano che volle lanciare un settimanale tipo «Oggi», tutto stampato in tipografia con vecchie macchine 'piane', cioè senza rotative. Si spacciava per esperto fotoreporter che aveva lavorato a Londra, ma faceva discorsi strampalati.
Al grattacielo impiantò la sua scarna redazione, e tirò avanti per pochi numeri.
Dava l'impressione che il giornalismo, lui non sapesse nemmeno dove stesse di casa. Ignorava ad esempio l'uso delle telescriventi, e definiva fotoromanzi, comuni immaginmi d'agenzia.
Di lì a qualche anno, si lesse sui quotidiani che era stato arrestato a Genova, per abuso della professione giornalistica. Sospetti confermati.
Allora, che cosa era venuto a fare a Rimini? E se si fosse trattato di un aggregato ai Servizi segreti, poi scaricato per inaffidabilità, in una zona strategicamente importante, come la nostra, soprattutto in quegli anni?"
- Le pagine di "Rimini come" si leggono da questa pagina.


"Rimini come, viaggio dentro la città" [1988]

1. Le mode, i danzator, luci e colori
2. 'Farfalle' e vecchi progetti
3. Foto di famiglia con albergo
4. Eppur non si muove...
Con un'appendice sul dopo 1988.
5. Il resto del «Carlino» è dentro una «Gazzetta»

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