il Rimino Sottovoce 2021

Rimini 1721, la grande paura per la peste
"il Ponte", 07.02.2021, n. 6, ANNIVERSARI


Nel 1721 si continua a temere il diffondersi del contagio della peste bovina. Fanno paura le notizie francesi: a Marsiglia nel 1720 essa ha fatto 45 mila vittime, non negli animali ma tra le persone. Poi ci sono i ricordi ereditati dalle memorie collettive sul lontano 1630, non soltanto per l'Italia settentrionale ma pure per i nostri territori e la Toscana; e per il biennio 1656-57 nelle regioni meridionali.
La gravità della situazione generale è documentata da un testo di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) pubblicato in prima edizione a Modena nel 1710, e poi ristampato nel 1714 (sempre a Modena), nel 1720 e 1743 a Napoli ed infine ad Arezzo nel 1767. Il suo titolo è "Del governo della peste e delle maniere di guardarsene". Muratori presenta notizie che testimoniano lo sguardo attento di uno scrittore che vuole documentare quel tragico fenomeno che coinvolge tutta l'Europa, come evidenziano le cronache del 1713 da Praga ed Amburgo, per illustrare un problema che nello stesso 1713 ha coinvolto la specie bovina dei ducati di Modena e Reggio.
L'intenzione di comporre "un trattato popolare" è spiegata così: egli non vuole usare i "termini astrusi, con cui alcuni Professori della Medicina cercano di farsi credito con poca spesa presso i meno intendenti". Per Muratori, nei sospetti di contagio bisognava "alleggerire di gente le Città". Fondamentale allo scopo, precisa, è l'organizzazione dello Stato. Come ha scritto Ezio Raimondi (1967), Muratori è l'erudito razionalista di gusto moderno che crede in una scienza che si applica sempre al reale. Lo vediamo quando lo stesso Muratori osserva: nel 1576 a Venezia c'è stata una orribilissima strage perché i medici disputavano se fosse peste vera o no. I ricchi, aggiunge, hanno l'obbligo di soccorrere i poveri.
Sono "tempi calamitosi": così li definisce il cardinal Galeazzo Ruspoli Marescotti (1627-1726) al Consiglio Municipale di Rimini in una lettera del 27 gennaio 1703, spiegando che bisognava non fare spese superflue, si dovevano evitare abiti sfarzosi e gioielli, anche se falsi. La città s'adegua con una serie di norme che mirano ad imporre un'attenta cura per evitare sprechi nelle vesti, nei servitori e nel modo di gestire la propria famiglia, come scrive Luigi Tonini.
Ruspoli Marescotti era a capo della Congregazione del Sollievo, sorta per decisione di Clemente XI nel marzo 1701 ed attiva praticamente fino al 1715 (anno delle sue dimissioni), per favorire la modernizzazione agraria, il controllo dei prezzi ed il miglioramento della viabilità (G. Motta, 2008). Essa era composta da altri quattro cardinali oltre che da prelati e laici che facevano parte dell'organizzazione amministrativa dello Stato. La chiusura della sua attività è ufficialmente datata 1725. Marescotti (come apprendiamo in un testo di G. De Novaes, 1802) aveva riedificato la città di Rimini "quasi distrutta dal terremoto del 1672". Luigi Tonini da scritti di Monsignor Giacomo Villani (1605-1690) riprende la notizia che scosse e crolli durarono a sentirsi per lo spazio di cinque mesi. Un'accurata biografia di Villani è presentata da Carlo Tonini nella sua storia della cultura riminese (1884).
Nel 1703, racconta Luigi Tonini, un grande terremoto scuote nuovamente la città, ma per fortuna non provoca danni. I quali sono temuti l'anno dopo per il corso del fiume Marecchia rivolto verso la città. Nel 1705 si pensa di chiamare un perito forestiero che il Pontefice aveva mandato a Ferrara per i ripari da farsi al Po. Tra 1709 e 1710 le casse comunali riminesi debbono provvedere con grandi spese a mantenere i ventimila militari tedeschi che transitano diretti a Napoli "ove quel popolo si era levato a tumulto contro il governo de' Francesi". I tedeschi inondano tutta la Romagna. Nemmeno le case dei poveri sono risparmiate dall'obbligo degli alloggi, per cui (scrive Tonini) quegli infelici dovettero più e più volte levarsi il pane di bocca. Poi passano le truppe pontificie di pari consistenza numerica per combattere atti di prepotenza imperiale, come l'occupazione di Comacchio e le minacce al duca di Parma perché cedesse il proprio potere allo Stato di Milano.
L'esausto erario comunale necessita di entrate: si rincarono i dazi e si inventano nuove imposte che colpiscono soprattutto il mondo agricolo che protesta duramente con il potere politico locale. Tra 1712 e 1713 una peste bovina si era diffusa nel territorio lombardo, in quello veneto, nello Stato ecclesiatico e nel regno di Napoli: ma le "patrie memorie" sono mute, osserva Luigi Tonini. Per la guerra col Turco ci sono passaggi di truppe sino al 1720, come si ricava da mons. Antonio Sartoni che fa "un quadro assai doloroso della nostra Città in quelle congiunture", leggiamo ancora in Luigi Tonini. Sartoni era un suo zio paterno. Carlo Tonini ricorda nella citata storia della cultura riminese uno "Zibaldone di memorie inedite" composto da Sartoni.
Muratori in uno scritto del 1715 osserva che "l'istoria principalmente dipende da documenti sicuri e copiosi". Luigi Tonini intitola il capitolo sugli anni 1720-1738 con una confessione dolorosa: "Scarsezza di notizie". Poi annota sul 1721: "Continuavano i sospetti del contagio" per cui i Consigli comunali decidevano cure e spese per la vigilanza con cui tenergli chiuso l'accesso alle nostre contrade. Suo figlio Carlo Tonini nel 1796 per gli anni dal 1720 al 1732 ribadiva: "le nostre memorie scarseggiano assai".
Antonio Montanari



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