il Rimino Sottovoce 2021

Rimini 1521, l'editore ebreo Soncino
ANNIVERSARI


La chiamavano l'arte di scrivere artificialmente. Era l'arte della stampa. Nel 1520 arriva a Rimini un tipografo che appartiene ad una famiglia illustre di editori ebraici la quale deriva il suo nome da quello di un piccolo paese lombardo, equidistante tra Cremona, Brescia e Bergamo, i Soncino. Egli si chiama Gerolamo. Due anni prima, nel 1518, i Consoli del Comune ed il Consiglio Ecclesiastico di Rimini gli hanno concesso il permesso di venire in città ad esercitare la professione, con i consueti privilegi e le esenzioni idonee al suo lavoro, oltre ad una sovvenzione per un alloggio decoroso.
L'appoggio del Comune a Soncino ricalca un analogo episodio del 1511, quando Rimini aveva dato ampi privilegi ed uno stipendio a Niccolò Brenta, perché impiantasse una tipografia in città: non ci sono rimaste sue edizioni (G. Montecchi, 1997). Brenta aveva lavorato prima a Venezia e poi a Pesaro.
Nel 1521 il figlio di Soncino, Moshesh (lo stesso nome del nonno), si trasferisce a Salonicco, nella Grecia turca. Gerolamo fa un breve soggiorno a Cesena e poi segue il figlio a Salonicco, dove accorrevano ebrei di tutto il mondo, attirati dalla politica di tolleranza religiosa di Solimano il Magnifico. In Europa erano, invece, gli anni inquieti del dopo-Lutero.
Ai nostri antichi lettori la storia non è nuova. Ne abbiamo parlato ne "il Ponte" del 3 marzo 1991. Le notizie fondamentali derivano da un saggio di Luigi Tonini, apparso a Rimini nel 1866 ed intitolato "Sulle officine tipografiche riminesi memoria e documenti".
L'atto dei Consoli riminesi, permette a Soncino anche l'apertura di una bottega di legno sul ponte di Tiberio, per vendere libri durante due famose fiere: quella "delle pelli" per la ricorrenza di sant'Antonio dal 12 al 20 giugno, e quella di san Giuliano (nata nel 1351) estesa sino alle Celle dal 21 giugno (vigilia delle festa del santo) al 22 luglio.
I Soncino hanno abbandonato la cittadina lombarda da cui avevano preso il cognome nel 1491, forse per colpa di un processo "ideologico". Proseguendo la loro attività, diventano ben presto celebrati e richiesti. Essi stampano la prima edizione della Bibbia ebraica completa. Sono tra i primi ad introdurre l'illustrazione nel frontespizio del libro, ed i primi in assoluto nello stampare un libro ebraico interamente illustrato. Anzi, la metà dei libri editi in quegli anni in Italia, escono dai loro torchi.
Girolamo nel 1494 stampa a Brescia la prima Bibbia tascabile, una cui copia sarà utilizzata da Martin Lutero per la sua versione tedesca dell'"Antico Testamento". Girolamo percorre un itinerario lungo ed a volte ossessivo, per i continui ritorni in luoghi già frequentati. Dovunque vada, mette in funzione i suoi torchi e così vedono la luce pregevoli opere in ebraico, greco, latino ed in volgare. Unico fra gli stampatori ebraici, pubblica di continuo negli ultimi due decenni del 1400 e nei primi quattro del 1500. Di lui, si conoscono 150 edizioni.
Dopo un vasto giro in Lombardia, Girolamo Soncino approda sulla costa adriatica, attratto dalla mitica potenza di Venezia. Vi soggiorna a lungo in più riprese, cercando inutilmente di impiantarvi la sua officina. La sua 'diversità' di ebreo non lo favorisce. Aldo Manuzio ha la palma degli stampatori veneziani, ed è il cristiano Daniele Bomberg (originario di Anversa) ad ottenere il privilegio esclusivo di stampare libri ebraici nella Serenissima, investendo nell'impresa ingenti capitali. Girolamo Soncino non si arrende: Bomberg stampa testi ebraici, e lui allora pubblica testi anche cristiani.
Soncino stampa ad Ortona, a Pesaro, a Fano, ad Ancona ed infine a Rimini. Da noi sembra vivere un periodo di quiete. Il suo soggiorno sembra una sistemazione definitiva e soddisfacente. Qui stampa libri di culto ebraico e classici latini, volumi di edificazione cristiana e Statuti della città, persino commedie. E' del 1526 l'edizione dei "Suppositi", una commedia dell'Ariosto.
Il suo errare da una città all'altra non gli concede soste troppo prolungate. Dopo Rimini, c'è un breve soggiorno a Cesena, e quindi avviene il grande balzo: si trasferisce a Salonicco, nella Grecia turca, dove nel '21 lo aveva preceduto il figlio Moshesh. A Salonicco, accorrevano ebrei di tutto il mondo, attirati dalla politica di tolleranza religiosa di Solimano il Magnifico. In Europa erano, invece, gli anni inquieti del dopo-Lutero
"A Salonicco, oltretutto, era più facile reperire manoscritti inediti della cultura orientale", ci aveva spiegato Giovanni Luisé, autore della ricerca che abbiamo sintetizzato: "Girolamo, i suoi figli ed i suoi nipoti continuano a stampare libri, ed assurgono a grande fama. Girolamo muore a Costantinopoli, nel 1534. Un suo figlio, Yheshua, stamperà in Egitto fino al '57, ed un nipote Ghershom (un altro 'pellegrino') sarà attivo, sempre in Egitto, fino al 1562".
In un testo del 1987 (di Simonetta M. Bondoni e G. Busi), si legge che i libri stampati a Rimini da Soncino sono 19, di cui 8 in lingua ebraica. Un'analisi del lavoro di Soncino fu curata da Giacomo Manzoni in un testo pubblicato a Bologna nel 1885, in cui troviamo che a Rimini nel 1521 c'era uno stampatore veneziano, Bernardino Vitali. La presenza a Rimini di Soncino riflette la migrazione ebraica verso l'Est avvenuta nel Rinascimento, con grande apertura verso l'Europa (G. Levi, 2020) di cui tratta il recente volume di Giuseppe Veltri, "Il Rinascimento nel pensiero ebraico".
Altre notizie sulla presenza riminese degli Ebrei sono nelle pagine che ho curato sul "Ponte" nel 2005 (nn. 42, 43, 44), intitolate "Rimini anticipa il ghetto ebraico", "Dal dazio del porto ai prestiti", "Le sinagoghe e il cimitero".
Antonio Montanari



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