il Rimino Sottovoce 2020

1421, il potere genera miseria
"il Ponte", 18.04.2021, n. 15, ANNIVERSARI



Nel 1421 Pandolfo Malatesti torna a Rimini. Ha avuto una bella carriera politica e militare. È stato Signore di Fano, Brescia e Bergamo, e Governatore di Milano. Le ultime pagine le scrive a Brescia e Bergamo, che deve lasciare dopo il lungo assedio di Francesco Bussone, detto il Carmagnola.
La vicenda personale di Pandolfo riassume con efficacia il quadro politico dell'intera Emilia e della Romagna a partire dal secolo precedente. Come osserva Gina Fasoli (1975), nella seconda metà del 1300 si formano leghe antiviscontee che coinvolgono in guerre feroci, combattute dalle più tremede compagnie di ventura. Le quali "non facevano la guerra soltanto per chi le aveva assoldate, ma la facevano anche per conto proprio, imponendo taglie e riscatti, compiendo saccheggi e devastazioni, terrorizzando le popolazioni inermi".
Al contesto militare di fine Trecento vanno collegate epidemie e carestie che danneggiano i commerci ed il quadro economico [M. E. Soldani, 2009]. È l'ultimo segnale negativo di una crisi che per tutto il Trecento condiziona la vita di campagne e città, provocando tensioni, conflitti e rivolte, tra cui quella degli operai salariati (detti Ciompi) delle corporazioni tessili: dalla loro sconfitta s'affaccia un potere oligarchico che nega i diritti dei lavoratori [A. Musi, 2009]. La crisi registra il suo punto più basso verso il 1380: dopo c'è non un ripresa "ma una sorta di stabiizzazione sul basso livello raggiunto" [D. Carpanetto, 2012].
Agli albori del XV sec., osserva G. Boccadamo [2009], i poveri "fanno sentire prepotentemente la loro voce in Europa": nel 1419 Jan Hus arma bande di Boemi proponendo un nuovo modello sociale basato sulla vita comunitaria, povera ed uguale per tutti. Le città sono il crocevia della miseria.
Il mondo economico italiano del 1400 è vecchio, non nuovo come in molti altri Paesi europei. La colpa è in gran parte dei regimi signorili che fanno una politica a misura di principe, dei suoi interessi familiari e clienteari, dei suoi gusti e delle sue ambizioni [A. I. Pini, 1975]. Sono illuminanti le pagine di A. Vasina (1971) sulla Rimini dei Malatesti: si stava creando il vuoto dove prima esisteva un operoso ceto medio, con il patriziato cittadino che tendeva a vivere di rendita (e magari anche a compromettersi politicamente con i nuovi signori), e con la media e piccola borghesia che ristagnava mel modesto artigianato domestico o addirittura a scendere al livello dei salariati. Alle forti imposte che gravano sui riminesi, s'accompagna la sudditanza cittadina agli affari commerciali di Venezia e Firenze, come contropartita all'appoggio politico-militare ricevuto dai Malatesti dalle due città mercantili.
Nel 1421 Carlo Malatesti è confermato rettore di Romagna come procuratore di Gregorio XII. Carlo (1368-1429) è fratello del ricordato Pandolfo (1370-1427), padre del ben più famoso Sigismondo Pandolfo (1417-1468).
Nel 1417 Carlo ha fatto restaurare il porto di Rimini, dopo averlo fatto sistemare nel 1400. Nel 1402 ha concesso ai fiorentini il libero accesso ad esso. I dazi per entrarvi erano una fonte di reddito indispensabile (A. Falcioni, 2001). I traffici marittimi toccano da vicino le aziende malatestiane che producono grano, commercializzato via mare con mercanti veneziani e via terra con quelli fiorentini. La straordinaria alluvione dell'ottobre 1410 ha gettato a terra un pezzo di muro di una porta cittadina, a cui si legavano grosse navi [C. Tonini, 1895].
A Carlo Malatesti si deve anche il progetto della prima biblioteca pubblica d'Italia, nel convento riminese di San Francesco, utile agli studenti poveri, come riconosciuto (2010) da C. S. Celenza e B. Pupillo (Johns Hopkins University). Il progetto è realizzato nel 1430 da suo nipote Galeotto Roberto, figlio naturale del fratello Pandolfo III. Un inventario del 1560 elenca 273 codici. Stando a Federico Sartoni (1730-1786), essa fu venduta dai frati di San Francesco alla famiglia romana dei Cesi, la stessa di Angelo vescovo di Rimini dal 1627 al 1646, e di Federico, fondatore dell'Accademia dei Lincei nel 1603. Risale al 1475 il testamento di Roberto Valturio che lasciava la propria biblioteca alla libreria del convento dei frati di San Francesco di Rimini, ad uso degli studenti, degli altri frati e dei cittadini.
L'esempio riminese di una biblioteca pubblica è ripreso a Cesena tra 1452 e 1454. Novello Malatesti destina parte delle proprie risorse al finanziamento della costruzione dell'edificio. Risorse che provenivano dai possedimenti della famiglia e dalla riscossione delle imposte indirette.
L'impegno rivolto da Novello all'edificazione ed alla dotazione della biblioteca, osserva A. Maiarelli (2003), "ha permesso a Cesena di dotarsi di un'istituzione culturale di primissimo livello, che la città ha saputo conservare e valorizzare nel tempo, fino a farne l'unico e meraviglioso esempio di biblioteca umanistica ad oggi perfettamente conservato".
Nel 1789 Francesco Gaetano Battaglini scrive che la memoria di Malatesta Novello "a' Cesenati particolarmente grata riesce ancor oggi", avendo fatto costruire la "rinomata Biblioteca, i Molini pubblici e lo Spedale degl'Infermi".
Ho citato Gina Fasoli. A lei va un mio pensiero di gratitudine, per averla avuta docente di Storia al Magistero di Bologna. Ne "il Ponte" del 17.02.2013 la definii un mito: "A lezione faceva tremare le vene ed i polsi perché rivolgeva domande agli studenti, mentre spiegava". Le lezioni, affollatissime, erano nell'emiciclo di Anatomia. Agli esami si dimostrava sempre molto corretta e cordiale, aggiunsi, a differenza di quei suoi giovani colleghi "che vedevano l'esaminando con l'occhio del cacciatore che imbraccia un fucile carico. Nella nostra elementare classificazione, dividevamo gli insegnanti in buoni o carogne. Eravamo molto rozzi ed incivili, noi. Forse lo erano anche quelli che al di là della cattedra credevano che la cultura fosse la memorizzazione di una sequenza di date, e non la capacità di elaborazione della materia".

Alla pagina Maestri di Bologna.
Alla STORIA DELLA BIBLIOTECA MALATESTIANA DI SAN FRANCESCO A RIMINI [2009]



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