il Rimino Sottovoce 2020

1420, Cleofe parte da Rimini

Ginevra, 1999. Al Musèe d'Art et d'Histoire arrivano i resti della cosiddetta mummia di Mistra, l'antica Sparta capitale della Morea. Marielle Martiniani-Reber, famosa archeologa di Lione, ne fornisce l'identikit. Si tratta di Cleofe Malatesti, nata a Pesaro all'inizio del XV secolo dal signore della città Malatesta I, detto "dei Sonetti o Senatore" (1366 ca-1429) e da Elisabetta Da Varano (1367-1405) di Camerino.
Malatesta I è figlio di Pandolfo II e Paola Orsini (pronipote di un fratello di papa Niccolò III); nipote di Malatesta Antico detto Guastafamiglia (1299-1364); e pronipote di Pandolfo I nato da Malatesta da Verucchio "il centenario". Fratello di Malatesta Antico è Galeotto I (1301c-1385) che nel 1367 sposa Gentile da Varano, sorella di Elisabetta madre di Cleofe. Da loro nascono Carlo (1368-1429), marito di Elisabetta Gonzaga (sorella di Francesco che sposa Margherita sorella di Carlo...), e Pandolfo III (1370-1427) signore di Brescia nonché padre di Sigismondo Pandolfo Malatesti e di Domenico Novello, rispettivamente signori di Rimini e di Cesena.
Il 19 gennaio 1421 Cleofe sposa Teodoro Paleologo (1396-1448), despota di Morea e figlio dell'imperatore bizantino Manuele II (1350-1425). Di questo matrimonio, concluso nel 1433 con la morte di Cleofe, i contemporanei non hanno scritto la cronaca. Ed i posteri ne hanno a lungo travisata la storia, sino agli studi di Silvia Ronchey (2006), da cui siamo partiti citando la notizia del 1999 da Ginevra.
Sul finire del 1427 o all'inizio del 1428 nasce la loro figlia Elena Paleologa, la prima erede diretta al trono di Costantinopoli oltre che di Mistra, perché i fratelli di suo padre non hanno e non avrebbero avuto figli. Nel 1442 sposa Giovanni III di Lusignano (1418-1458), re di Cipro (1432-1458), e muore l'11 aprile 1458. La loro primogenita Carlotta (1442-1487) va a nozze dapprima (1456) con Giovanni di Portogallo (1433-1457) e poi (1459) con Luigi di Savoia conte di Genova (1436-1482).
Le nozze di Cleofe sono celebrate assieme a quelle di Sofia di Monferrato con Giovanni VIII Paleologo. Sofia e Cleofe sono state unite nello stesso progetto di Martino V (che secondo Ronchey scelse "personalmente" la Malatesti), per riunire la Chiesa latina e quella greca, separate sin dal 1054.
Assieme Sofia e Cleofe s'imbarcano a Venezia per Costantinopoli nell'agosto 1420. Vi erano arrivate da Rimini. L'imbarcazione è stata costretta dal maltempo a rientrare in porto a Rimini, per cui debbono compiere via terra il viaggio sino alla laguna. Anche di Sofia di Monferrato le cronache del tempo offrono scarse notizie: nell'agosto 1425 Sofia (+1434) scappa da Costantinopoli, poco dopo la scomparsa del suocero Manuele II. Cleofe muore nel 1433, forse vittima di un delitto politico, lasciando una figlia, Elena, nata tra 1427 e 1428. Nel 1442 Elena sposa Giovanni III di Lusignano (1418-1458), re di Cipro (1432-1458), e muore l'11 aprile 1458.
Per Cleofe è stato accreditato un inesistente ritorno in patria, associandolo a quello del fratello arcivescovo di Patrasso nel 1430, quando al dominio veneziano subentra il bizantino. La drammatica situazione vissuta da Cleofe, è testimoniata nel 1427 da Battista di Montefeltro con la lettera a papa Martino V, in difesa di Cleofe, riproposta a Londra nel 1851 dallo scozzese James Dennistoun (1803-1855) e da Filippo Ugolini in un testo edito ad Urbino nel 1859.
Della figlia di Cleofe, Elena, nel 1647 Giovanni Francesco Loredano, ricorderà la vendetta consumata contro Marietta di Patrasso, amante del marito Giovanni III, con il taglio del naso e delle orecchie, nel tentativo forse di farla abortire della creatura che aveva in seno, il futuro re Giacomo II il Bastardo. Anche Elena era allora incinta. Della primogenita Carlotta.
Sigismondo non poteva essersi dimenticato di Cleofe, vissuta "per lo più" (Clementini) alla corte di Rimini, dove lui stesso era stato portato fanciullo da Brescia nel 1421, l'anno delle nozze della giovane pesarese. Di lei certamente aveva sentito parlare dai famigliari, con narrazioni che risalivano al concilio di Costanza (1414-1418). Navigando verso la Morea nel 1464, Sigismondo non poteva non avvertire il peso di una storia ormai lontana nel tempo e rimossa nella memoria politica, tuttavia sempre presente alla sua coscienza di principe indocile ma sapiente. Il suo sguardo era senza i sereni accenti immaginati dalla poesia di Basinio Parmense (1425-57): la bella Cleofe aveva generato Elena "alle spiagge dolci di graziosa luce". Anche Elena era già scomparsa, a trent'anni, nel 1458.
Basinio aggiunge che il glorioso Malatesti aveva concesso a Cleofe d'andare ad uno sposo greco, essendosi degnato d'imparentarsi con gli antichi Achei. Non un greco qualsiasi, però, bensì un grande re. Che la condusse alle patrie rive. Sotto la retorica encomiastica di Basinio, c'è una verità storica: il ricordo di Cleofe era presente nella corte riminese, anche se il poeta nulla dice della sua sorte.
Con Sigismondo Pandolfo i Malatesti svolgono un ruolo politico europeo che ha salde radici. Il nonno di Cleofe, Pandolfo II, nel 1357 è a Praga ed a Londra, non soltanto per sparlare dei Visconti dai quali era stato umiliato, ma per svolgere una missione da agente segreto al servizio della Chiesa. Con la quale la sua famiglia si era rappacificata l'8 luglio 1355.
Antonio Montanari


Archivio Malatesti
Storia di Rimini



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