il Rimino Sottovoce 2020

Rimini 1220, liberi anche i servi

Luigi Tonini, nel terzo volume della sua storia di Rimini (1862), ricorda che allora sotto le logge del Palazzo Municipale era murato un marmo che recava il testo latino della "francazione dei servi". Preziosissimo lo definisce, "col dichiarare libero ed ingenuo cittadino venuto d'altronde, tutto che servo fosse, avesse qui abitato per un anno ed un giorno senza essere stato cerco o requisito, ed avesse giurato nel generale Consiglio di fissar domicilio nella città" (p. 24).
Il testo latino successivo, contenente la formula "exceptamus etiam", va tradotto così: "Per eccezione accogliamo anche i servi dei cittadini nostri". Tonini la rende erroneamente con la frase: "Eccettuati coloro...". Il verbo "excipio" classicamente significa pure "cogliere, accogliere", al pari di "accipio", per cui incontriamo "aliquem benigne excipere" (T. Livio) e "bene excipere" (Cicerone). Il Du Cange ("Glossarium mediae et infimae latinitatis") reca un "hospitio excipere" che rende con "accogliere".
Quando nel 1895 Carlo Tonini, figlio di Luigi, pubblica il "Compendio della Storia di Rimini", quel marmo era passato "nel museo archeologico gambalunghiano". Allora Carlo Tonini era direttore della Biblioteca gambalunghiana e della sua Galleria archeologica.
Luigi Tonini ipotizza che il decreto sulla "francazione dei servi" sia del 1220, anno in cui a Rimini fu deciso "uno Statuto d'aggregazione de' forastieri alla cittadinanza di Rimini", di cui quel marmo è testimonianza (p. 27).
Il nostro Palazzo municipale rappresenta secondo Maria G. Tavoni (1975) le possibilità finanziarie del Comune di Rimini e la sua politica autonomistica rispetto alla Chiesa per favorire "attività che producono reddito e che sono anche fonte di risorse per l'erario pubblico": ai cittadini, specie se benestanti, è vietato di trasferire il proprio domicilio, proprio mentre si favorisce l'ingresso dei liberi cittadini.
Prosegue Tavoni: "A decorrere dagli inizi del secolo XIII" molti nobili del contado scendono a Rimini: esentati da tasse e collette, s'impegnano ad aiutare la città contro chiunque, eccetto l'imperatore. Così "Rimini vive gli anni migliori della sua autonomia".
Il marmo di cui s'è detto fu collocato sotto la loggia del Palazzo Municipale nel 1780 per decreto dei Consoli, capo dei quali era il conte Federico Santoni, come leggiamo nella "Guida di Rimini (1893) di Luigi Tonini.
Tale Palazzo fu eretto a partire dal 1204, quando era podestà Madio Bolognese, che Luigi Tonini in altro testo ("Rimini dopo il Mille", a cura di P. G. Pasini), definisce "infelice" perché al cessare della sua funzione pubblica nel 1206 "fu ucciso da una contraria fazione di Riminesi".
Al tragico fatto Luigi Tonini, nel cit. terzo volume della sua storia di Rimini (pp. 10-12), dedica attenzione ricordando che Rimini si adoperò per placare la situazione, ed evitare che il "potente Comune di Bologna" vendicasse l'ingiuria. Ai figli dell'ucciso furono dati soldi e restituite "tutte le robe che gli erano state tolte".
Il 1220 è anche l'anno in cui papa Onorio III consacra imperatore Federico II di Svevia, nato nel 1994 a Jesi nella Marca d'Ancona da Costanza d'Altavilla, regina dei Normanni di Sicilia, e da Enrico VI capo del Sacro Romano Impero. Federico nel 1202 è stato incoronato re di Sicilia. Due anni dopo è re di Germania. Nel 1215 ha ricevuto la corona imperiale. L'incoronazione imperiale da parte del papa Onorio III avviene il 22 novembre 1220.
Per recarsi a Roma (come leggiamo ancora nel cit. III volume di L. Tonini, p. 28), passa per la Romagna, con un'unica preoccupazione: "domare i Saraceni che erano in Sicilia". "Crederemo che fosse il benaccolto e festeggiato dai Riminesi in particolare, divoti allora all'Impero" (p. 29). In Sicilia Federico realizza una riforma rivoluzionaria: fa arrestare alcuni baroni, come scrive G. Tramontana (2012), e programma "la radicale revisione di ogni concessione feudale e la restituzione dei beni e dei privilegi illegalmente ottenuti negli ultimi trent'anni". In Romagna infeuda il conte Uberto della Signoria di Castelnuovo (Tonini, p. 29).

Rilettura, Rimini 1220. Versioni 2016-2019


Antonio Montanari




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