il Rimino Sottovoce 2018

I Vanzi, dimenticati da Rimini

Propongo due pagine sulla famiglia Vanzi, la prima riguarda Sebastiano, un grande dimenticato (lettera al Corriere Romagna, 29.09.2011); la seconda il Bibliotecario Gambalunghiano Ignazio, attivo tra 1711 e 1715.


Sebastiano Vanzi,
un grande dimenticato

Il filosofo olandese Ugo Grozio (1583-1645) in una lettera del 1631 inserisce citazioni tratte da scritti di due giuristi italiani, il bolognese Ippolito Marsili (1450-1529) ed il riminese mons. Sebastiano Vanzi, autore di un trattato sulle nullità processuali, concluso nell’anno giubilare 1550 ed apparso a Lione nel 1552. Sino al 1717 il volume, che gli dà fama internazionale di giurisperito, è pubblicato 29 volte. Lione, secondo centro tipografico della Francia dopo Parigi, è una delle principali piazze finanziarie d’Europa per le sue fiere e per l’industria tipografica d’esportazione. Lione è una capitale della cultura sin dalla prima metà del XVI secolo, e quasi una città italiana.Vanzi, prima di diventare Vescovo di Orvieto il 17 aprile 1562, lavora a Roma sotto Paolo IV (1555-1559) quale Luogotenente dell’Auditore Generale della Camera Apostolica, e Referendario (prima carica dopo quella del Prefetto) delle due Segnature, una delle quali è un vero tribunale. Pio IV (1559-1565) lo fa Auditore della Sacra Rota e suo Consultore. Dopo la nomina a Vescovo, Vanzi partecipa al Concilio di Trento, occupando uno dei quattro posti di Definitore. Gli affidano l’esame di delicate questioni.
Vanzi scompare nel 1571 a 57 anni, si legge nell’aggiunta all’epigrafe collocata nel 1562 nella cappella di San Girolamo del Tempio malatestiano di Rimini, sotto il busto di Vanzi (appena fatto Vescovo), in segno di riconoscenza per averla riccamente dotata.
Sulla sua tomba nella Cappella del Corporale della cattedrale di Orvieto, la data del decesso è il 1570. Nel 1556 la città lo ha già onorato con un «monumento» per celebrare gli amplissimi meriti che, conseguiti negli studi e con scritti giuridici, hanno onorato la sua patria. A lui, vivente, è stata così dedicata la sesta tomba nella fiancata destra dello stesso Tempio di Sigismondo.
La carriera di Vanzi a Roma comincia quando Vescovo di Rimini è Giulio Parisani di Tolentino (1550-1574), nipote e successore del Cardinal Ascanio che ha retto la diocesi dal 1529, avendo poi come coadiutore lo stesso congiunto. Ascanio è ricordato per i molti ruoli svolti a Roma. Dove muore nel 1549. Se Vanzi compie la brillante carriera che conosciamo, la scoperta delle sue qualità intellettuali ed un orientamento didattico per i suoi studi, li possiamo accreditare al Cardinal Parisani.
Il 2 febbraio 1556 il Consiglio generale di Rimini decide di aggregare Vanzi allo stesso nel numero dei Nobili, «per il gran merito acquistatosi nella difesa delle Cause di questo Pubblico nella Corte di Roma»


[Da "Corriere Romagna" del 29 settembre 2011.]



Una citazione del mio saggio "Sebastiano Vanzi, Vescovo e giurista", 10/2011, Fano [2013], si trova in un volume di Thomas F. Mayer del 2013, "The Roman Inquisition. A Papal Bureaucracy and Its Laws in the Age of Galileo".
Nella Famiglia Vanzi, anche un Bibliotecario Gambalunghiano

Nella Famiglia Vanzi, incontriamo anche il Bibliotecario Gambalunghiano Ignazio (attivo in quel servizio tra 1711 e 1715).
Abbiamo dato la notizia nel testo "Esilio di fiorentini nell'età di Dante" apparso nel quaderno n. 8 (2010) dell'Accademia Fanestre (pp. 83-133), disponibile sul web.

Circa la famiglia Vanzi, pubblichiamo ora una genealogia più completa di quella che appare nella seconda immagine, elaborata nel 1996.


Genealogia elaborata nel 1996.


Questa immagine è stata realizzata nel 1996. Va precisato che Maddalena Nozzoli è deceduta nel 1998, Guido Nozzoli nel 2000.
Alla versione aggiornata Albero Vanzi 2011 [.doc] [01.10.2011]

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Antonio Montanari



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2844, 15.12.2018/Agg.: 16.12.2018