Antonio Montanari
Un sonetto inedito di L. Cenni per Sant'Eufemia
"Pagine di Storie e Storia", n. 2, supplemento al settimanale riminese "Il Ponte", n. 3 del 3 marzo 1996

Nel luglio 1760 Giovanni Bianchi chiese ad un suo ex allievo, l'abate Lucantonio Cenni, un sonetto dedicato a Sant'Eufemia, su incarico dell'omonimo monastero. Cenni rispose al suo maestro: «Se nel mio pensare poetico avrà luogo l'erudizione datale da codeste Monache, allorché mi metterò a comporre il sonetto, io non lo so: epperò posso assicurare V. S. Ill.ma di farglielo; ma non di voler dire precisamente così». La lettera poi prosegue: «mi farò dare il Leggendario de' Santi, e vedrò cosa vi sarà di cotesta Sant'Eufemia». Eufemia fu uccisa ad Aquileia, al tempo di Nerone. La sua festa cade il 3 settembre.
Il monastero riminese a lei intitolato, ha origini medievali (è citato anche dal Codice Bavaro). Sino all'anno 896 appartenne a famiglia privata. Venne quindi donato alla Chiesa di Ravenna. Nel sec. XIV «fu di Monache viventi sotto la Regola di S. Benedetto, poi nel 1430 passate nell'Ordine de' Servi di Maria» (Luigi Tonini). Le cronache dello Zanotti ci tramandano notizia che, quando fu eletto alla Sacra Porpora mons. Giuseppe Garampi (1785), sua sorella Suor Maria Geltrude celebrò un «rendimento di grazie» nella chiesa del suo monastero di Sant'Eufemia, con Messa cantata alla presenza del vescovo. Il terremoto dell'anno successivo danneggiò gravemente quel monastero, che era stato ricostruito nel 1576 in luogo distante dall'antica sede. L. Tonini lo colloca in zona oggi corrispondente all'angolo tra le vie Rosa, Guerrazzi e Bertani, dietro il Duomo. Nel 1805 le monache di Sant'Eufemia «furono trasportate nel monastero di San Matteo» (soppresso poi nel 1810), sui Bastioni nei pressi di Porta Montanara. La loro chiesa fu chiusa e, assieme a parte del convento, demolita.
Il 30 agosto 1760, nell'inviare a Bianchi il sonetto richiesto, Cenni ricordava: «Solamente la prego riflettere, che i Santi sono la spina de' Poeti, diceami il fu, ma sempre di degna memoria, Rettore Brunori». Il sonetto (sinora inedito) è firmato «Ab. Lucantonio Cenni Riminese, e maestro pubblico della Città di Bertinoro», dove allora viveva. Cenni era nato a Rimini nel 1721. Insegnò anche a Comacchio, San Marino ed Urbania. Carlo Tonini lo definisce «buon poeta» e «buon retore». Cenni fu complimentato da Federico di Prussia.
Antonio Montanari

Sonetto

Tratta è là nell'arena, e ad una schiera
di belve porge a crudo scempio il seno.
Ma obblia la tigre ed il lion la fiera,
e l'orso ha sol già sciolto all'ira il freno.

Pur come scoglio in mezzo al mar, che altera
serbi l'eccelsa cima in bel sereno,
la calcedone donna in tal maniera
ferma si sta, né a quel furor vien meno.

L'anima grande, che nel cor le siede,
corre delle ferite in sulle porte,
e poi… Ah che non più nel sen non riede.

Sulla vergin di Dio dunque la morte
ora può tanto? il può. Ma non di fede
far, che manchi giammai quel petto forte.

Lucantonio Cenni

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