il Rimino 2009


Il Rimino 157, anno XI
Gennaio 2009
Diario italiano

29/01/2009
Bestemmie in Chiesa

Le parole pronunciate dal prete lefebvriano don Floriano Abrahamowicz sono purtroppo da mandare a memoria, non tanto per dargli gloria mondana, quanto per sottolineare la gravità dell'imprudenza romana nell'agire sul caso della Fraternità San Pio X. (Che poi sia soltanto imprudenza od anche impudenza, sta al nostro libero arbitrio di giudicare.)
L'Abrahamowicz ha detto sulle camere a gas dove erano mandati a morire gli ebrei: "L'unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare". Sono oscenità. Bestemmie che pronuncia un uomo di Chiesa in chiesa, qualificandosi come sacerdote.
Ieri scrivevo che i lefebvriani non sono soli. E che certi "tradizionalisti" sono più pericolosi di loro perché, non additati come "eretici", godono di stima e, soprattutto, di potere.
Sull'argomento oggi "Repubblica" ha pubblicato un fondo di Carlo Galli che esamina "il nucleo del pensiero dei tradizionalisti": "Un pensiero di micidiale coerenza".
Osserva Galli: "la Chiesa sembra trattare i tradizionalisti come 'fratelli che sbagliano', come un figliol prodigo esuberante ed estremista ma recuperabile, appunto perché è orientato nel senso giusto"...
Infine, c'è nella Chiesa un clima che la porta "a conciliarsi piuttosto con i tradizionalisti che col mondo d'oggi".
Massimo Franco sul "Corriere della Sera" sottolinea come il caso della riconciliazione con i lefebvriani sia stato "gestito male". E fa due ipotesi: o per sottovalutazione del contesto o per difficoltà nel comunicare.
Credo che sia valido l'approccio di Galli: la Chiesa si concilia con i tradizionalisti ma non con il mondo contemporaneo. E questo perché accade, è facile immaginare. La tradizione è un velo, un paraocchi, un comodo riparo dal quale lanciare tutte le possibili (e venerate) condanne e scomuniche agli altri, i "moderni". Senza "compromettersi" misurandosi con i nuovi problemi che la realtà ogni giorno presenta.
Sulla pericolosità politica di questi tradizionalisti, accertata per esperienza personale, dirò altra volta.

29/01/2009
Senza infamia ma con lodo

Ad Antonio Di Pietro. Dalla destra berlusconiana e dalla sinistra di Veltroni (si fa per dire, sinistra) la ringraziano.
Lei ha ragioni da vendere per la questione del "lodo Alfano". Non lo dico io, l'ha spiegato lo scorso agosto Antonio Baldassarre, ex presidente della Corte costituzionale. In parole povere, il "lodo Alfano" ricalca in parte il "lodo Schifani", poi dichiarato illegittimo dalla stessa Corte costituzionale con sentenza del 20 gennaio 2004, n. 24.
In luglio l'avevo scritto in un post, "Sono uguali?". Lo dico senza presunzione, soltanto per documentare i fatti.
Il suo comizio di ieri le ha attirato fulmini e saette. Per l'ex capo di Stato Scalfaro lei ha commesso un reato.
Le sue parole sono state queste: "Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano... [...]".
Poi ha aggiunto: "Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso".
Credo che nelle sue intenzioni, non volesse attribuite il "comportamento mafioso" al presidente Napolitano.
Se c'è stato un equivoco sintattico, i suoi avversari o finti amici hanno preso la palla al balzo in un momento in cui lei sta politicamente declinando.
Qui il 28 dicembre ho scritto che il suo mito è "(s)finito": lei "ha avuto coraggio nel proporre il referendum popolare contro il "lodo Alfano", facilitato dal silenzio ambiguo, se non ricordo male, del Pd".
La cosa non le è stata perdonata. Poi sono venute le ben note faccende famigliari. E' stato lei a parlare di "comportamento sbagliato e inopportuno" a proposito di suo figlio.
Ciò che fa sorridere oggi, leggendo i giornali, è la carica dei 101 contro di lei con argomenti non sempre sostenuti da ferrea logica.
Piero Ostellino ci perdoni se nel suo fondo del "Corriere" ravvisiamo un passo che è contraddetto dai fatti. Ostellino scrive che il capo dello Stato "può rinviare alle Camere le leggi del Parlamento per vizio di costituzionalità". Sulla incostituzionalità di un punto del "lodo Alfano" preso dal "lodo Schifani" la suprema Corte si era già espressa... Dunque?
Anche Massino Giannini dimentica questo stesso aspetto, accusando Di Pietro di cadere, con le argomentazioni sul "lodo Alfano", "ancora una volta nella furia giustizialista".
Egregi Ostellino e Giannini. Mettiamoci in testa una volta per tutte che la colpa della questione del "lodo Alfano" non è di Di Pietro. Il quale sta sbagliando tutte le sue mosse, è appunto "un mito (s)finito", e quindi alla grande stampa ed alla sotterranea alleanza fra governo e Pd sarà facile bruciare la terra attorno ad Antonio Di Pietro.
Ma fatto (e detto) tutto ciò, la questione del "lodo Alfano" non è scomparsa, perché non è un'invenzione retorica dell'ex pm.

28/01/2009
Chiesa, due problemi

La dichiarazione odierna del papa ("No al negazionismo ed al riduzionismo") giunge tardiva rispetto alla questione della riammissione dei lefebvriani.
A parte che la bestemmia del "vescovo" Williamson (secondo il quale non ci sono prove razionali per le camere a gas), non avrebbe mai potuto essere ripetuta da piazza San Pietro. A parte che la questione di questo "vescovo" era da affrontare prima della riammissione della sua "setta". Resta il problema: possono bastare queste parole odierne del papa per chiudere il discorso sul tema?
Credo di no. Il "vescovo" Williamson avrà tutela perché ormai fa parte della gerarchia romana. Né basta la lettera della Fraternità di San Pio X che chiede perdono per le affermazioni del prelato.
La riammissione dei lefebvriani doveva essere condizionata all'accettazione da parte loro del Concilio Vaticano II. E degli atti successivi del papato. Invece, essi hanno ancora la possibilità di restare ancorati alle loro affermazioni folli come questa sulle camere a gas. Nonostante le lettere di scusa. Williamson insiste. Loro fanno una mossa di pura diplomazia burocratica. La fede è qualcosa di molto diverso.
C'è un altro aspetto. I lefebvriani non sono soli. Certi "tradizionalisti" sono più pericolosi di loro perché, non additati come "eretici", godono di stima e, soprattutto, di potere. Questo è il secondo problema sul tappeto.
Ha ragione Hans Kung: l'attuale pontefice "vive nel suo mondo, si è allontanato dagli uomini, e oltre a grandi processioni e pompose cerimonie, non vede più i problemi dei fedeli". Direi, i problemi del mondo contemporaneo.
Tutto ciò ha stretti legami con la vita politica del nostro Paese, condizionata dall'obbedienza al Vaticano che nega la laicità dello Stato. Lo vediamo ogni giorno.

27/01/2009
Tocca a noi ricordare, come scrive Arrigo Levi

Tocca a noi ricordare, come scrive Arrigo Levi nell'editoriale della "Stampa" di oggi.
Ieri sera ho inserito un post intitolato appunto "Noi ricordiamo".
Nella giornata della memoria non possiamo dimenticare quella tragedia e non dobbiamo chiudere gli occhi sui drammi contemporanei.

26/01/2009
Noi ricordiamo

"Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah", è il titolo di un documento del Vaticano del 1998, richiamato oggi da Vito Mancuso nel suo fondo di "Repubblica".
Mancuso tratta del vescovo Richard Williamson, "lefebvriano ora pienamente cattolico grazie alla clemenza di Benedetto XVI". Williamson è un negazionista: cioè sostiene che non sono esistite le camere a gas, e riduce "il numero degli ebrei uccisi a un massimo di 300.000".
Mancuso scrive che negare un crimine "significa commetterlo di nuovo".
Ha ragione. Così come ha ragione Gianni Gennari sulla "Stampa" odierna quando osserva che a Williamson occorre chiedere una "ritrattazione", dandone un segno evidente.
Dietro tutta la vicenda del perdono allo scisma lefebvriano, e dell'insostenibile posizione del riammesso vescovo Williamson, c'è la conferma del tragico significato che le discussioni teologiche finiscono sempre per assumere.
Quelle discussioni non trattano mai di questioni astratte. Ma di problemi calati nella realtà. Da essa nascono, in essa ritornano con tutto il doloroso bagaglio che la storia della Chiesa ha accumulato. Quel bagaglio si chiama di volta in volta scomunica, condanna al rogo, offesa alla dignità dell'uomo.
Quella dignità che dovrebbe essere l'interesse primo di ogni analisi teologica. Per rispettare il divino che c'è in ogni creatura.
La stessa Chiesa ponendosi sul piano della Storia, finisce per essere un concentrato di interessi che riguardando la vita terrena e pertanto sono soltanto "politici".
Scrive Mancuso: "Il Papa ha ritenuto il bene della struttura ecclesiastica superiore al rispetto della verità e della memoria dei morti. È il tipico peccato degli uomini di potere, che per dare forza al proprio stato o partito o azienda sono disposti a calpestare la verità".
Quel "potere" è, come dicevo, simbolo e sintesi della "politica". Altra cosa, tutta all'opposto, è lo spirito evangelico della "rivoluzione" cristiana.
Per questo fatto, politicamente e cristianamente, "Noi ricordiamo".

25/01/2009
Nessuno rispose ad Epifani

A futura memoria, perché non si possa accusare Epifani e la Cgil di aver incendiato il clima sociale, leggiamo quanto scrive Eugenio Scalfari nella sua "predica" (in senso einaudiano) della domenica.
Argomento, l'incontro fra forze sociali e governo.
Partiamo dalla conclusione. Spiega Scalfari: ""Mi spiace di non aver letto questo racconto sui giornali di ieri, eppure esso fa parte integrante dello "storico" incontro sulla riforma dei contratti ed è - diciamolo - abbastanza stupefacente"".
Ecco dunque il racconto che non è stato reso noto da nessun altro: ""... Epifani si è alzato ritenendo che la riunione fosse terminata ma ha constatato con stupore che tutti gli altri rappresentanti delle parti sociali (sindacati, commercianti, banchieri, cooperative, Confindustria) restavano seduti. Ha chiesto se c'erano altre questioni da esaminare. "Visto che siamo qui tutti" ha risposto Gianni Letta "utilizziamo l'incontro per discutere la riforma contrattuale".
La signora Marcegaglia a quel punto ha distribuito un documento sulla contrattazione privata e il ministro Brunetta ha distribuito un altro documento sulla contrattazione del pubblico impiego. Epifani ha chiesto 24 ore di tempo per l'esame dei due testi, preliminare alla discussione che ne sarebbe seguita.
Silenzio assoluto. "Debbo dedurre che i testi non sono emendabili?", ha domandato il segretario della Cgil. Ancora silenzio. A questo punto Epifani ha preso la via dell'uscio senza che alcuno lo trattenesse.""

25/01/2009
Personale, "sognatori" a Rimini

Ricevo e pubblico.
"In passato avevo visto la sua firma in calce al manifesto dei "sognatori" per una Rimini non invasa da nuovo cemento.
Nel nuovo appello, non ritrovo più il suo nome. Ha cambiato pensiero?. Comunque le sarei grato se potesse render noto il commento "Sognatori e svagati" che pubblico nel mio blog ed in quello di un gruppo politico cittadino. Alberto Cristofano"
Rispondo.
Nessuno mi ha chiesto di firmare il testo pubblicato dal "Corriere di Rimini. Si vede che non davo sufficiente affidamento di serietà intellettuale a chi ha curato la raccolta delle adesioni e la pubblicazione del nuovo "proclama".
Non ho nessun motivo per non render noto il suo testo. Eccolo qui.
""Giustamente, vi siete chiesti: "I quattro sognatori federati, hanno un programma, un documento, uno straccio di proposta per fare capire chi sono e cosa vogliono?"
Una confidenza: ho la massima stima per le persone che hanno firmato la lettera al "Corriere di Rimini". Alcuni sono personaggi di chiara fama, locale o nazionale.
Niente di personale contro nessuno, ma alcuni di loro sono molto vicini o all'ombra dei poteri cittadini, sono quasi sempre presenti "nel dibattito" o nelle pubbliche manifestazioni.
Mugugnano un po' come Bartali, "tutto sbagliato, tutto da rifare". Ma si sono chiesti se sinora hanno mai sbagliato una mossa, non so, un piccolo passo falso, che almeno dia loro la possibilità di dire un "mea culpa, mea minima culpa"?
Uno ha fatto la campagna elettorale per la candidata del Pd all'insegna del motto "basta all'influenza della Chiesa sul governo italiano", non sapendo che la gentile signora proveniva dalle istituzioni ecclesiastiche cittadine come direttrice di una radio della Curia....Un altro appartiene ad istituzioni culturali che sono emanazione della stessa Curia.
Diamo loro il credito della buona fede, altrimenti dovremmo sospettare che la loro finta ingenuità nasconda il desiderio di stare a galla, sempre e comunque.""

24/10/2009
Amletico Tremonti

Nell'elogio fatto da Giulio Tremonti a Romano Prodi ("Ha ragione quando dice che non esistono soluzioni nazionali a una crisi globale"), si trova la conferma (ho scritto qui il 19 scorso) del contrasto esistente tra la sua linea e quella del capo del governo.
Su quest'ultimo aspetto torna oggi Giovanni Sartori con l'editoriale del "Corrierone". Dove leggiamo:
1. davanti alla "gravissima crisi economica", Berlusconi "gronda ottimismo";
2. "Tremonti si divincola tra dire il vero e esternare assurdità", e soprattutto "pasticcia tra previsioni e ipotesi".
Sartori per farci sorridere riporta una frase del ministro, secondo cui oggi il prevedere è "un mestiere da astrologi".
C'è poco da sorridere se il responsabile dell'economia nazionale se ne esce con una simile battuta.
C'è da osservare forse che Tremonti è stato contagiato dal morbus arcorianus delle frasi da attore d'avanspettacolo che affligge, ahinoi, il presidente del Consiglio.
Invece tremendamente seria è la battuta di Sartori, che alla fine si rivela una spiazzante spiegazione del comportamento degli economisti. Non è vero, come sostiene Tremonti, che non capirebbero un tubo della loro materia, non avendo previsto la crisi. Sostiene Sartori: "semmai l'hanno avallata partecipando alla pappatoria".
E poi dicono che sono "antipolitici" i comici... Chi scrive così è uno studioso illustre, non un divo di quella televisione tanto odiata dal cavaliere.
I dubbi "di" Tremonti su cui scrive Sartori, diventano alla fine i dubbi "su" Tremonti.
Quest'amletico ministro finisce per rassomigliare troppo alla caricatura che del "pallido prence danese" faceva Ettore Petrolini.
Dal cui monologo prendiamo la sempre attuale conclusione: "Si ha da succedere, succederà".

23/01/2009
Veronica licenzia Veltroni

Veronica Lario in Berlusconi ci ha spiegato dolcemente oggi dalle colonne della "Stampa" che dovremo sorbirci suo marito al governo per altri dieci anni.
"Una battuta", spiega Luca Ubaldeschi. Forse è qualcosa di più, una prognosi politica. Dove in quel "governerà" pronunciato dalla signora e riferito al cavaliere, non sai se leggere soltanto il restare sulla poltrona di palazzo Chigi oppure anche un'ascesa al colle del Quirinale...
Nell'ottobre del 2007, alla signora era giunto il galante invito di Walter Veltroni di aderire al Pd. Lei rispose: buon segno, "Citare il cognome che porto significa anche superare quindici anni di conflitti".
Adesso la consorte di Berlusconi tira le orecchie al segretario del maggior partito d'opposizione, con una sincerità che non è nuova: le era piaciuto il discorso di Torino, ma Veltroni è poi "scomparso dalla scena".
E gli altri? "Non vedo qualcun altro capace di prenderne il posto e di impugnare saldamente il timone del Pd".
La signora non risparmia però le critiche al governo: invischiato al pari dell'opposizione "nel gioco dell’uno contro l’altro, senza pensare all’interesse comune, generale, superiore". Come invece accade negli Usa con Obama".
Forse in questo richiamo ad un'esperienza straniera, sta la chiave di volta della crisi italiana, non della spiegazione che ne dà la signora Lario (all'anagrafe Miriam Bartolini).
Noi abbiamo bisogno sempre di invocare modelli che non ci appartengono, e che sono storicamente diversi da quelli che si trovano nella nostra vicenda politica non soltanto di oggi.
Ieri Veltroni ha portato il Pd ad astenersi sulla riforma del federalismo. Non certo per attirarsi simpatie da parte del cavaliere. Ma per poter fare un giro di valzer con la Lega, sperando che, in un futuro non lontano, i seguaci di Bossi possano alzare il capo e defenestrare il cavaliere. Per aprire una pagina nuova a palazzo Chigi.
Ma Veltroni oggi è stato gelato dalla signora Lario che lui definì nel 2007 persona "con la mente aperta e con una grande autonomia intellettuale". Il re di Arcore "governerà" l'Italia ancora per dieci anni. E per il Pd, ha aggiunto la moglie del cavaliere, occorre "una figura nuova, giovane, capace di diventare leader".
Un benservito in piena regola per chi l'aveva invitata a seguirlo nel nuovo partito. Almeno la signora Lario è stata sincera ed ha detto cose di immediata comprensione. Anche se poi per definire fallita la conduzione di Veltroni non occorre tutta quella "mente aperta" che l'ex sindaco di Roma le riconosceva.

22/01/2009
Lacrimae rerum

Ringrazio l'autore del commento che ha inserito al mio post "Soliti noti".
Rispondo. Non volevo suggerire alcun discorso politico. Osservavo soltanto che "anche le cose più dolorose della storia presente, noi in Italia le trasformiamo nel carosello dei soliti noti".
Scriveva Italo Calvino a proposito della narrativa sulla ritirata di Russia: "... le memorie degli alpini nascono dal contrasto di un'Italia umile e sensata con le follie e il massacro della guerra totale".
Davanti alle follie ed ai massacri contemporanei, dobbiamo educare il nostro "occhio" a leggere i fatti stando dalla parte delle vittime, umili e sensate come quei soldati. Questo penso. Non ho progetti politici, che non contano nulla, neanche se li presentano illustri giornalisti.
Né la signora Annunziata né Santoro hanno, nel momento del loro battibecco, assunto il punto di vista delle vittime delle follie e dei massacri. Hanno addotto le loro ragioni personali. Grevemente Santoro, con (spensierata) rinunzia la signora Annunziata. Su quelle ragioni personali si è esercitata la cronaca del giorno dopo. Tutto qui. Il fatto in sé non può essere negato.
Diceva Senofonte ai suoi: "I nemici hanno buone ragioni per insidiarci...".
Di queste buone, reciproche ragioni si dovrebbe occupare il giornalismo, e non dello spettacolo in sé dove due personaggi noti e stranoti battibeccano fra loro.
Commentava Calvino il passo di Senofonte: "L'esercito degli Elleni [...] non distinguendo più fra dove è vittima e fin dove  è oppressore, circondato anche nella freddezza dei massacri dalla suprema ostilità dell'indifferenza e del caso, ispira un'angoscia simbolica che forse possiamo intendere soltanto noi".
Angoscia. Non la cancellano i battibecchi né i proclami dei politici.
"Sunt lacrimae rerum"... Il verso virgiliano era reso da Giovanni Pascoli (1897) con "son cose che fanno piangere". Oggi si legge e traduce diversamente per via di una virgola (accontentiamo pure i filologi): "sunt lacrimae, rerum...", la gloria ha lagrime...
Nelle "cose" della guerra ci sono soltanto lagrime, come vediamo sui volti di israeliani e palestinesi coinvolti nella conta dei morti. Come sempre, la poesia dice sempre più della politica.

20/01/2009
Riccione, Pd al veleno dopo le primarie

Dopo le primarie di domenica, il Pd riccionese si spacca. Dicono in molti: il voto è stato inquinato da partecipanti di destra, sul 25%: ovvero duemila suffragi circa (dei quasi ottomila espressi) andati al vincitore Massimo Pironi, consigliere regionale, e candidato amato dall'apparato e dal sindaco uscente. Che l'ha spuntata per ... 1.451 preferenze.
Per protesta escono dal Pd il vicesegretario Stefano Piccioni e l'ex assessore ai Lavori pubblici Giancarlo Gennari. Qualcun altro straccia la tessera. Platealmente.
L'altro candidato, il perdente Fabio Galli, denuncia: il risultato è stato "drogato dall'affluenza massiccia e organizzata dagli elettori di centrodestra", dai ciellini, dai parrocchiani di una certa chiesa e persino da qualche fascista nostalgico.
Parole grosse. A cui l'apparato del Pd risponde in maniera dolce, facendo finta di niente.
Il vincitore Pironi dice di aver previsto tutto: succede sempre che un 6-7% di voti alle amministrative passi da destra a sinistra.
Il risultato premierebbe la giunta attuale. Che era stata criticata dal perdente Galli. Appunto. Il segretario provinciale sostiene che queste "reazioni a caldo sfumeranno con il passare dei giorni". Ottimista come Veltroni lo scorso anno per le politiche...
Intanto questa sera su Internet non si leggono molte reazioni contrarie all'apparato. Ovvero grande dibattito democratico nel Pd.

19/01/2009
Tremonti elogia Prodi

Giulio Tremonti elogia in tv Romano Prodi: "Ha ragione quando dice che non esistono soluzioni nazionali a una crisi globale".
E' accaduto ieri sera da Fabio Fazio. Se ha ragione Prodi, ha ovviamente torto Berlusconi. Ma Tremonti è ministro di Berlusconi. Dunque? La politica è compito collegiale di un governo. Il titolare dell'Economia non condivide la linea del capo dell'esecutivo! Bel risultato.
Tremonti ha detto altre cose importanti ieri sera: non si considera un economista. (La parola sembra procurargli orticaria.) Gli economisti non hanno previsto questa crisi. Lui invece, questa crisi, l'aveva da tempo annunciata. (E giù modestamente con titoli di saggi e libri....)
Non ci saranno interventi a sostegno dei consumi, ha aggiunto.
Siccome per Tremonti non capisce nulla chi ha un pensiero diverso dal suo, è implicitamente bocciata Angela Merkel. Che oggi sulla "Stampa" scrive: il governo tedesco, fra le altre cose, ha varato un pacchetto per rottamare i vecchi veicoli. Il governo tedesco non "punta soltanto alla spesa pubblica o soltanto a tagli fiscali".
Tagli fiscali: e l'Italia? Il nostro governo, osserva Tito Boeri (su "Repubblica"), riesce "solo ad aumentare la pressione fiscale" ed a brevettare nuovi balzelli. Tasserà "i poveri immigrati per dare ai petrolieri".
Osserva Giuseppe De Rita ("Corsera"): in Italia anche questa volta seguiamo la filosofia di "non prendere di petto problemi ed eventi, nella speranza che tutto si risolva senza troppa fatica e troppi drammi".
Intanto Boeri invita Tremonti a parlare nelle sue lunghe interviste" (allude al "Corsera" di ieri), "anche di economia", per spiegare a tutti "il perché di scelte che ai comuni mortali appaiono del tutto arbitrarie".
Non serve a nulla che Tremonti dia ragione a Prodi. Anzi. Discredita non il governo soltanto ma l'intero Paese che ha votato per quel governo. Proprio mentre "Le stime di Bruxelles gelano l'Italia" come intitola oggi sul web la "Stampa".
Archivio del blog su Tremonti 2009:
1. Tremonti l'econo...mistico
2. Grazie ministro: Tremonti si ispira alla Bibbia. Come poi anche Gianni Riotta. Ma cos'è un'epidemia?

19/01/2009
Tu quoque Riotta

Anche Gianni Riotta sembra contagiato dal misticismo. In una lezione di giornalismo ("Corsera" di oggi) spiega che l'informazione deve rifarsi al Vangelo di Giovanni: "Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi" (8, 32).
Ma, direttore Riotta, quella di Giovanni è la "Verità" per eccellenza, teologica. post-ebraica, del Cristo che salva l'umanità con la morte in croce, ecc.
Non è la "verità" tipo Bruno Vespa che 40 anni fa raccontò la bugia: catturato il "mostro" di piazza Fontana.
Non possiamo farla lunga, direttore. Come blogger lei ci ha sputtanato sufficientemente. Vedansi titolo e sottotitolo del "Corrierone": "La Rete cancella l'opinione pubblica", "La verità moltiplicata all'infinito con Internet rischia la manipolazione".
Breve postilla. Chi nel corso dei secoli passati dissentiva dall'interpretazione ufficiale della "Verità" (emessa dagli uffizi romani...) finiva in carcere e pure sul rogo.
Per fortuna noi blogger, eretici per (sua) definizione (non produciamo "un confronto aperto" con "verità condivise"), siamo troppi perché il Potere (il Palazzo pasoliniano) possa perseguitarci ad un ad uno.
In certi Paese però ciò succede. Perché lì l'opinione pubblica non è stata cancellata dalla Rete, bensì dai governi che reggono quei Paesi.
Anche in uno Stato liberale come l'Italia ogni tanto qualcuno da destra o da sinistra ha la tentazione di metterci un freno...  A noi blogger che siamo la rovina del mondo. Altro che i "derivati". Forse anche la crisi finanziaria è colpa nostra. Che non ci senta Tremonti, altrimenti lo va a dire in giro o in un prossimo libro.

19/01/2009
Latinorum

Ai musulmani sarà proibito pregare nella lingua araba. Ed ai cristiani di usare il latino nella messa. Conseguenze della proposta dell'on. Fini che richiede prediche in italiano nelle moschee.
18/01/2009
Grazie, ministro Tremonti

Grazie ministro Tremonti per aver confermato la mia diagnosi su di lei. Che  ieri ho definito uno degli "econo...mistici" attualmente in circolazione nel nostro Paese.
Intervistato da Sergio Rizzo sul "Corriere della Sera" di oggi, lei dichiara: per vincere la "sfiducia che domina la finanza" (a causa dei terribili "derivati"), occorre applicare "l'immagine del sabbatico, della segregazione del bene dal male".
Forse la parola da lei usata è "separazione". Ma comunque la distinzione tra bene e male non c'entra nulla con "l'immagine del sabbatico" che lei accredita.
Dimostrazione. Apriamo la "Bibbia". In "Neemia" 10, 32 si legge: "Ogni sette anni [...] cancelleremo ogni debito". E' questo che lei ministro vuole? Con i soldi di chi?
Stamani ho ascoltato una telefonata a Radio3: un camionista licenziato avrà un "ammortizzatore sociale" di 50 (ripeto: 50) euro al mese. Al posto degli euro per mangiare, lei gli dà una lezione teologica.
In "Levitico" 25, 35-30 per l'anno giubilare si prevede di dare prestiti ai poveri senza esigere interessi. Ai poveri non alle banche. Dunque tutto il richiamo biblico non c'entra un bel nulla nel quadro della crisi finanziaria.
Anche perché, sempre in "Levitico" (25, 14-36) si parla delle maledizioni a chi non obbedisce alla legge divina ("Nel mio odio contro di voi...", ivi 25,30). Siamo ancora uno stato laico?
Signor ministro, non ci prenda in giro. Ad Eugenio Scalfari, ("Repubblica" di oggi) lei "come persona fa tenerezza". Anche se poi aggiunge che le sue parole sulla recessione ("Si torna al Pil del 2005, mica al Medioevo"), paiono "irresponsabili".
A proposito di errori. Due appunti.
1. Ieri sera a Fabio Fazio, Riccardo Chiaberge  (della "Domenica" del "Sole-24 Ore") ha detto che "Galileo criticò Bibbia e Vangelo". Non è vero.
Anzitutto il Vangelo non c'entra. Galileo cercò di conciliare scienza e teologia. Non criticò nulla della Bibbia, ma l'interpretazione che ne era data dalla Chiesa di Roma. Altrimenti sarebbe finito sul rogo come Giordano Bruno.
(Gli bastò il processo talora negato da certi cattolici contemporanei. Oggi apprendiamo della scomparsa di Italo Mereu, storico del diritto, che dedusse dal "rigoroso esame" a Galileo, la prova della tortura a cui fu sottoposto.)
2. Sul "Sole-24 Ore" Alessandro De Nicola, trattando del caso "Anno Zero", scrive che la Rai è l'incarnazione del nostro "modus rei publicae regendi". Matita blu: "modus rem publicam regendi".

17/01/2009
Soliti noti

Ed ora, del dramma della Palestina, che cosa si dice sui giornali? Tutto è ridotto alla lite fra il conduttore esagitato e la >giornalista arrabbiata. Con la graziosa appendice di sua maestąa' Berlusconi che proclama sorridendo: la signora "ha fatto come me". Insomma, anche le cose più dolorose della storia presente, noi in Italia le trasformiamo nel carosello dei soliti noti. Gli altri crepino pure, ed amen.
17/01/2009
Econo...mistici

Tony Blair ha definito il nostro Giulio Tremonti "il ministro del Tesoro più colto d'Europa". Lo ricordava ieri Massimo Giannini su "Repubblica".
Non è tutto oro quello che luce, e non sempre gli inglesi dicono cose giuste. Per provincialismo culturale e sudditanza psicologica a volte crediamo loro ciecamente.
Tremonti ha scritto un libro dal titolo molto teologico, "La paura e la speranza". Esso rispecchia una tendenza presente nella mente di alcuni studiosi italiani del settore. Per cui più che economisti sono "econo...mistici".
Li ha presi una fregola di predicare come se fossero sacerdoti di Santa Romana Chiesa. Dove certi esperti molto peccatori hanno legato il loro ruolo a vicende terribilmente serie e drammatiche, in tempi non troppo lontani. Quando l'unico politico italiano inflessibile fu il compianto Nino Andreatta.
Tremonti di recente disse ad Aldo Cazzullo che con la crisi non finiva il mondo, ma era "la fine di un mondo". Peccato che la frase di Tremonti avesse una precisa paternitą in un articolo di Domenico Siniscalco apparso sulla "Stampa". Dove principia e termina l'originalitą del pensiero del nostro ministro del Tesoro? Forse Siniscalco aveva letto quello che ribolliva nel cervello di Tremonti e lo aveva preceduto nell'esternazione...
Un altro noto economista, come mi segnala un lettore, puė essere citato perché ha dichiarato cose inesatte addirittura sull'origine della parola finanza. Che significa "pagare alla fine", derivando dal provenzale "cessare, finire", e non avere un fine (uno scopo) come sostiene l'esperto. Il quale poi, misticheggiando a più non posso, sostiene erroneamente pure che i francescani, con i monti di pietą, hanno "inventato la finanza così come la conosciamo oggi".
Il nostro lettore precisa: secondo documenti pubblicati nelle storie economiche, le carte di fondazione dei "monti di pietą" proclamavano il "favor pauperibus" contro "la voragine dell'usura praticata dai perfidi giudei"...
Ecco che il nuovo misticismo si colora del vecchio livore contro gli israeliti, un tema più che mai attuale in questi giorni per tanti motivi.
Il misticismo degli economisti contrasta con il pragmatismo della Chiesa italiana che ha bussato alle casse del governo ed ha ottenuto subito 120 milioni di euro per le sue scuole.
Ma quel pragmatismo ha usato in maniera non corretta il misticismo di Tremonti. Non gli ha detto evangelicamente di guardare i gigli dei campi e gli uccelli del cielo. Gli ha intimato bruscamente in un orecchio: dammi i soldi o vai all'inferno.... Poi il papa ha pronunziato davanti a tutti parole ineccepibili: "Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli sono un diritto inalienabile".
La Chiesa di Roma aveva la speranza di ottenere quello che ha poi avuto, ma Tremonti ha tremato di paura davanti alla minaccia della pena eterna all'inferno se avesse rifiutato.
I nostri "econo...mistici" si vogliono salvare l'anima ma rovinano il Paese.

15/01/2009
Il vizietto

E' il solito vizietto italico di ridurre tutta la vita politica alla gestione del potere personale di questo o quel personaggio. Possono cambiare, almeno a parole, le "Repubbliche" (ho perso il conto: siamo alla terza o alla quarta?). Cambiano i movimenti od i cosiddetti partiti. Resta immutabile quel gusto tolemaico dei protagonisti per cui tutto deve girare attorno alla loro persona.
Fini rialza ogni tanto il capo, poi deve nuovamente inchinarsi al re di Arcore. Il menu non prevede altra scelta di quella del cuoco. O mangiare quella minestra o saltare dalla finestra. Ieri Berlusconi ha finto di fare pace con lui. Intanto, sussurrano le cronache, sta pensando a come toglierselo dai piedi. Nelle nebbie degli oroscopi parlamentari si vocifera persino di una "rappresentanza nelle sedi internazionali", come si legge su "Repubblica" di oggi.
E' già successo con Prodi e Fassino. Può avvenire anche con Fini. Sino a quando una "rivoluzione copernicana" della nostra politica non riuscirà a dimostrare che bisogna rovesciare le prospettive morali. Non contano sopra tutto e tutti gli interessi dei partiti (e dei gruppi di potere economico), ma quelli della società intera.
Nulla ci permette di essere ottimisti. Lo dimostra il fondo del "Corriere della Sera" di Massimo Franco. "Forse non succederà nulla", è l'inizio del pezzo; ma c'è quasi la certezza che si sta rovinando la luna di miele con il Paese, è la conclusione. Nel mezzo  dell'articolo sta il problema più serio del momento: "... l'assenza di un'opposizione compatta e rocciosa dà al centrodestra l'illusione di potersi permettere molti lussi: compreso quello di litigare".
Mi scrive un amico, Marcello Forcini, un'efficace sintesi della nostra situazione: "Il governo la fa sempre fuori dal vaso, al contrario l'opposizione soffre di stitichezza".
Al governo ed all'opposizione consigliamo di riflettere su quanto Maurizio Molinari racconta  oggi nella "Stampa"  dagli Usa sul crac della Sanità. Una sola citazione: un ospedale è stato costretto a chiudere il reparto pediatrico mettendo alla porta oltre cento bambini. La notizia è ripresa dal servizio di Lisa Girion e Mark Medina sul "Los Angeles Times" di ieri: "... in Northern California, NorthBay Healthcare closed a $15-million projected shortfall by shuttering a pediatric hospital unit and an outpatient pediatric rehabilitation program with a waiting list of 100 children".

14/01/2009
Facciamo finta

Filippo Andreatta osserva, sul "Corriere della Sera"  di oggi, che la politica italiana sembra ignorare "quasi completamente l'incombente arrivo della crisi economica internazionale".
Finora, spiega, la recessione ha "solo sfiorato il nostro Paese, ma l'anno appena cominciato sarà invece con ogni probabilità uno dei peggiori del dopoguerra...".
Andreatta contrappone "l'ostinato ottimismo del governo" alla "latitanza dell'opposizione".
Berlusconi in agosto rifiutò la prospettiva della recessione. I fatti gli hanno dato torto, dimostrando che non basta considerarsi monarchi costituzionali per essere veri statisti.
Adesso nel suo governo assistiamo a continui contrasti dialettici e politici che non diventeranno insopportabili. E che non produrranno nessun cambiamento istituzionale.
Qualche protagonista si agita, come Fini. Il "(retro)marcia su Roma" da solo non va da nessuna parte, ormai.
Recita bene la commedia della differenza rispetto al "dominus" della situazione. Riceve qualche applauso.
E' contento. Passerà alla storia come il "sor Tentenna". Meglio che niente diranno lieti in casa sua e forse amaramente i posteri.
Il problema è l'opposizione: "presa dai suoi tormenti interni rinuncia a incalzare l'esecutivo come sarebbe suo compito istituzionale", osserva Filippo Andretta.
Questo è il vero dramma politico italiano. Il governo non incontra ostacoli. Hanno fregato Lega, Lombardia, Milano in un botto solo con l'Alitalia. A Prodi l'avrebbero inseguito con i forconi padani.
Con Berlusconi al potere, quelli del Nord si accontentano di qualche titolo di giornale. Meglio così. Ci siamo risparmiati le processioni con l'acqua del dio Po ed il tribunale popolare affascinato da qualche Borghezio e dalle sue parole in libertà.
L'intero articolo di Filippo Andreatta si legge sul sito di "Libertà e Giustizia".

Archivio Filippo Andreatta del blog. Post principali:
18 agosto 2007: Nelle pagine odierne di "Repubblica" di Bologna, Filippo Andreatta confessa tutto il suo sconforto per come stanno procedendo le cose in casa del nascituro Partito Democratico. āLa mia freddezza attuale dopo l'entusiasmo dei mesi precedentiť, spiega, nasce dal fatto che Ds e Margherita stanno cercando di mettere ai vertici locali soltanto uomini loro: se ci riusciranno, "quella sarà la cartina di tornasole che il test del rinnovamento è fallito".

12 gennaio 2008: Filippo Andreatta denuncia all'interno del partito che ha contribuito a far nascere, la presenza di contraddizioni provocate dalle "ambiguità con cui è venuto alla luce il Pd".

19 agosto 2008: "La Margherita si sta sfaldando di fronte alla granitica posizione dei Ds e in qualche modo oggi è già sciolta nel Pd. Mi sembra emergano due posizioni: da un lato chi china la testa di fronte ai Ds e viene unificato solo dalla sete di poltrone e di potere. E confluisce nella maggioranza del futuro Pd. Dall'altro lato c'è chi cerca ancora di mantenere una posizione autonoma".

13/01/2009
Europee, rispondo

Rispondo a Lev che definisce "una sciocchezza" la discussione sull'astensione dal voto alle prossime elezioni europee.
Ne ha tutti i diritti. Ma non capisco come imposti il suo ragionamento. Forse ha letto soltanto il titolo o la prima parte.
Ho spiegato che sono un ulivista convinto (aggiungo: al pari di Renato Soru). Come tale non voglio dirottare il problema, ovvero premiare liste a destra o a sinistra dell'Ulivo che fu... (L'Ulivo unì, ora "tutto" è disgregato.)
Ho il massimo rispetto per tutti i movimenti e/o partiti che Lev indica.
In un precedente post "Miti (s)finiti" vi ho elencato anche quello di Di Pietro, nonostante l'iniziativa referendaria contro il "lodo Alfano".
A quanto già osservato circa le vicende "di famiglia", aggiungo che il suo partito fatica e faticherà a trovare nuove leve sufficientemente vaccinate (non dico capaci) per affrontare le gravi questioni del momento.
Ho l'esperienza locale sotto gli occhi, una sua candidata, Karen Visani, è finita assessore comunale con ben 95 preferenze raccolte su 142 seggi dove Idv ha registrato 2.910 voti. Ovvero la signorina era sconosciuta persino al suo elettorato.
Aveva promesso di affrontare le priorità cittadine (tra cui anzitutto quelle del territorio, "la nostra ricchezza"), "candidando persone pulite, fuori dai giochi e dalle delle elites di potere che si sono spartite la gestione della cosa pubblica nel riminese negli ultimi anni".
Il territorio inteso come ambiente, in mezzo a tante chiacchiere e dichiarazioni politiche, rischia di essere distrutto una volta per tutte, a Rimini.
Circa giochi ed élites, nel Pd per le prossime primarie si stanno scannando da parecchio. Con gravi riflessi sulla vita della città. Sarebbe utile pubblicare un'antologia delle accuse che suoi personaggi importanti si scambiano nei giornali.
Non ricordo altre imprese degne di nota della rappresentante di Di Pietro se non le conferenze per le donne, tenute da uno psichiatra con venature mistiche (è "portavoce" di un celebre sacerdote indagato per abusi sessuali e ridotto allo stato laicale dal Vaticano nello scorso marzo) che poi i massoni ospitano alle loro riunioni definendolo pubblicamente "loro amico".
La signorina dell'IdV, nata nel 1985, quindi beatamente giovane, è studentessa universitaria dal 2004, dopo essersi diplomata perito-turistico. Il sito del Comune la qualifica assessore a: "Pari opportunità, Finanziamenti e Programmi dell'Unione Europea, Tempi e spazi della città, Politiche della pace, Formazione professionale".
Non ho ascoltato una sua parola sulla guerra in Medio Oriente in corso in questi giorni, ad esempio. On. Di Pietro, la solleciti lei ad intervenire. Dica una qualsiasi cosa, ma la dica, perbacco. Fa apposta l'assessore.
"Padrino" d'eccezione per la candidata nel 2006, si legge sul web, fu Raffaele Bersani, padre del cantautore cattolichino Samuele, che ne decantò pubblicamente le lodi scolastiche. Altra impresa memorabile della Nostra, l'invito fatto al presidente della Provincia a parlare della fedeltà in amore... Ed una dichiarazione sulle conferenze per le donne: "... non si tratta di un corso di educazione sessuale. Non ci sono momenti di fisicità. Si tratta di lezioni solo teoriche".

12/01/2009
Andreotti, ghigno romano

Andreotti? "Un grande statista del Vaticano", sostiene Francesco Cossiga con Aldo Cazzullo nel "Corriere della Sera" di ieri. Aggiungendo: "La sua vocazione politica e' una vocazione religiosa".
Se l'etichetta e' fedele al soggetto, lo classifica nel peggiore dei modi. Il Vangelo ammaestra a distinguere tra Cesare e Dio. Andreotti che fa della politica la sua religione, diventa il simbolo di una fusione molto pericolosa per lo Stato.
Cossiga ha approfittato dell'intervista per lanciare una frecciata velenosa contro il pci di Berlinguer e Pecchioli: "E' la prima volta che lo dico", i due andarono da lui al Viminale a bloccare le trattative per liberare Aldo Moro.
Contro il pci Cossiga aveva "gia' dato". Il 14 novembre 2007, sempre ad Aldo Cazzullo del "Corriere" aveva dichiarato: i comunisti "in mille" sapevano dove era prigioniero Moro. Piu' che alla Storia italiana, Cossiga pare interessato a piccole vendette romane.

"Ma Andreotti e' spiritoso?" ieri si chiedeva una pagina della "Stampa". Secondo Vauro, "l'arroganza messa in mano ad una persona investita di autorita' si chiama arroganza" e "piace perche' a volte piace anche il cinismo".
Sono d'accordo. Ho gia' scritto che "il sorriso-ghigno romano alla Giulio Andreotti" esprime il gusto sadico dei potenti.
"Andreotti con la solita battutina presentata quale ricetta capace di risolvere tutti i problemi", avevo aggiunto, "e' l'anti-ingenuo per eccellenza".
"Ne' comico ne' simpatico" ha precisato Paolo Villaggio, ma "diabolico".
Ad Andreotti, quel sorriso-ghigno risolveva molte situazioni giornalistiche. Non credo che sia mai stato utile al Paese. Berlusconi dovrebbe ringraziare il "divo Giulio", accettandone la lezione "teatrale": insinuare maliziosi, non proclamare ilari. Il popolo vuol ridere ma non ama a lungo i potenti che ridono. Perche', prima o poi, pensa di essere preso per i fondelli. Qualche politologo moderno o qualche storico antico lo avranno scritto senz'altro.

11/01/2009
Jan Palach. 16.1.1969

Caso Jan Palach-Riccione, di cui ho parlato lo scorso anno.
Ovvero come quel Comune non intitolo' una strada al giovane che il 16 gennaio di 40 anni fa si diede fuoco in piazza San Venceslao nel centro di Praga.
Ho potuto leggere i documenti relativi alla vicenda.
La decisione dell'intitolazione fu presa l'8 settembre 1969 dall'apposita commissione comunale per la toponomastica.
Il 25 novembre la commissione stessa, con alcuni componenti cambiati, si rimangia quanto deliberato.
Il Consiglio comunale verbalizza il tutto il 9 febbraio 1970.
Questi documenti erano gia' stati visti dallo studioso riccionese che mi aveva informato (vedi il post del 31.05.2008).
Essi confermano quanto quello studioso mi aveva esposto: cioe', che la Giunta aveva bocciato (informalmente e sottobanco) la prima proposta. Questo atteggiamento "privato" della Giunta comunale spiega la retromarcia della commissione del 25 novembre rispetto alla decisione dell'8 settembre 1969.
Piccolo particolare che poteva fungere da alibi per spiegare la vicenda della retromarcia. La via Palach 'rubava' il nome alla Flaminia! Immaginate se il  mutamento del nome bimillenario di una strada romana, poteva essere approvato.
Infine, la delibera comunale del 9 febbraio 1970, affissa il 13 febbraio 1970 al pubblico ed inviata alla Prefettura, fu approvata da questa il 24 aprile 1975, dopo i pareri favorevoli espressi dalla Soprintendenza ai monumenti e dalla Deputazione di Storia Patria. Erano passati cinque anni. Diconsi cinque.
Ai post del 2008 sull'argomento:
1. Strade facendo
2. Stalinisti a Riccione

11/01/2009
Europee, sciopero del voto

Alle prossime elezioni europee sara' forse il caso di fare lo sciopero del voto, dicevo ieri mezzogiorno a tavola. A meno che non vogliate sostenere Berlusconi e se nel contempo desiderate (come dicono gli esperti) mandare un segnale "forte e chiaro" al Pd veltroniano. Che naviga nella nebbia totale e sta per affondare.
Oggi sfoglio il "Venerdi' di Repubblica". In ultima pagina Michele Serra affronta lo stesso argomento. Lui dice che "molti italiani di sinistra" (aggiungo: come inevitabilmente finiscono per essere etichettati quanti non aderiscono ai programmi del Pdl), "tutt'altro che qualunquisti, tutt'altro che snob, stanno seriamente prendendo in considerazione l'idea di saltare un turno".
La rabbia in corpo e' forte, pensando a quante ciance ci stanno raccontando dal Pd in un momento grave come questo. Sono un ulivista convinto, non perche' Prodi avesse la bacchetta magica. Sono confermato nella mia opinione dal fallimento di chi lo ha scalzato. Parlo a livello nazionale, perche' non voglio rogne accostandomi a quello locale. Gia' in troppi incontrandomi per strada non mi salutano...

10/01/2009
Riccione 1929, il tragico naufragio della "Bruna"

17 gennaio 1929. Cinque pescatori riccionesi muoiono per un violento fortunale nel naufragio della motonave "Bruna".
La "notte era gelida, soffiava un vento freddissimo e un fitto nevischio cadeva ininterrotto", racconto' "Il Popolo di Romagna".
Altri nove marinai perdono la vita quella notte a bordo della "Titona" di Bellaria.
Le vittime riccionesi sono il "parone" Secondo Tomassini detto Pirule'in, 34 anni, Paolo Ceccarelli, motorista, 23, Giulio Gennari, 31, Roberto Pronti, 38, ed Ubaldo Righetti, 19.
Al loro ricordo il Comune della Perla Verde ha dedicato una piccola pubblicazione curata da Fosco Rocchetta, direttore della Biblioteca Comunale.
Vi sono documentate anche le vicende del ritrovamento di quattro delle cinque salme (manco' quella di Gennari) nel corso dell'estate successiva. E del recupero del relitto della "Bruna".
Questo volumetto e' un'altra importante testimonianza per ricostruire il ruolo che la marineria rivierasca ebbe nel corso degli ultimi secoli nella nostra storia sociale ed economica.

09/01/2009
Grazie, G. A. Stella

Sul "Corriere della Sera" di oggi, Gian Antonio Stella, scrivendo (come dice il titolo) "In difesa dei clochard lasciati al gelo di notte", ricorda quanto successo a Rimini in novembre: "la bravata criminale dei quattro teppisti" che hanno dato fuoco ad un barbone. Stella mette tra virgolette la spiegazione circolata in citta': "per noia".
Ringrazio Stella per aver chiamato "teppisti" i giovani della combriccola, che le cronache locali hanno sempre presentato pietosamente come giovani di brava famiglia.
Circa quel "per noia" che giustamente Stella riporta come citazione, avrei i miei dubbi.
Qualcuno scrisse anche: l'hanno fatto per divertimento. Sopra un altro blog osservai il 25 novembre:
"L'hanno fatto per "divertirsi". Tentato omicidio di un barbone con le fiamme...
Discutete pure della crisi dei valori, del vuoto di questa societa', e di tanti bei temi da intellettuali come li chiamano nella mia citta' (Rimini, il luogo dove tutto cio' e' accaduto). Ma io non ci credo. Non credo che a quel "vuoto" declamato non corrisponda un'idea, un'immagine. Un progetto. Per cui si disprezza un altro uomo e si cerca di ucciderlo soltanto perche' e' un clochard.
L'uomo e' un animale politico. Che a vent'anni si dichiari che ci si voleva soltanto divertire, forse e' semplicemente il comodo paravento per nascondere le scelte dell'animale politico.
Avallare quelle dichiarazioni significa prendere una scorciatoia per negare le evidenze.
A vent'anni i giovani normali si "divertono" altrimenti. Tirare petardi ad un poveraccio e poi dargli fuoco, e' qualcosa che il mondo adulto dovrebbero leggere con un occhio meno rassegnato al verbale di polizia".
A Rimini, c'e' sempre un clima strano. Al proposito avevo osservato l'11 novembre:
"Gli hanno dato fuoco, di notte, mentre dormiva sopra una panchina, vicino alla chiesa della Colonnella, all'ingresso sud di Rimini, nella zona dove c'e' anche il Palazzo di Giustizia, a due passi verso l'entroterra.
E' un barbone. "Abitava" cosi' da tanti anni in citta'. Diciamo una ventina? Mi telefona un amico e collega: "Allora era un ragazzo, moro, un po' tarchiato. Si diceva che nei giardinetti dell'Ausa (stava a meta' strada fra l'Arco e la vecchia fiera sull'antica statale per San Marino) facesse anche da informatore della polizia e che per questo ogni tanto fosse riempito di botte da nordafricani e compagnia varia".
Lo choc di oggi dipende da tanti fattori di contorno. La caccia al "diverso" e' uno sport molto praticato da troppi leader politici.
C'e' un altro lato ancora piu' oscuro ed inquietante. Tutto locale. Talora hai l'impressione che a Rimini la gestione dell'ordine pubblico sia non troppo attenta a curare certe piaghe che poi si sviluppano ed incancreniscono, provocando pensieri violenti verso immigrati o barboni. Qualcuno alla fine dai pensieri passa alle azioni".
Sul blog mi giunse questo commento: "Per quel giovane aggredito in maniera cosi' terribile, oltre che scandalizzati ci siamo preoccupati. Perche' in primo luogo ha corso il rischio di essere ucciso (e questo e' un dato di fatto che dovrebbe superare ogni altra considerazione), e poi perche' il gesto riminese potrebbe rispondere ad un certo clima politico. Che abbiamo visto materializzarsi qualche giorno dopo a Bologna contro dei giovani colpevoli di girare "vestiti da comunisti"".
Risposi:
"L'estate scorsa si erano dimenticati un cadavere in cella frigorifera all'obitorio, e ne cercavano due in mare e lungo il fiume...
Adesso sapevano qualcosa dai vicini (cattivo odore...) di una casa in cui abitava una vecchia madre con due figli assistiti dai servizi psichiatrici.
Dopo ferragosto i vigili sono andati, i figli hanno resistito nel silenzio.
Ieri i medici ci hanno riprovato, dopo altre sollecitazioni dei vicini (quel cattivo odore...) e con l'aiuto della polizia.
Morale della favola. La povera mamma era gia' uno scheletro. I figli aspettavano la resurrezione del suo corpo. Le autorita' competenti forse anche loro".
Avevo aggiunto nel mio testo dell'11 novembre:
"Siamo circondati da questuanti, in pieno centro cittadino, che fanno i pendolari da Ferrara e da Ancona. Non puoi parcheggiare a pagamento in pieno centro, senza sentirti chiedere "minacciosamente" un pizzo da uomini di colore contro cui hanno inviato denuncia i commercianti ed i residenti della zona qualche giorno fa. ("Nella caserma dei carabinieri sono arrivate diverse denunce da parte degli automobilisti per aver trovato la macchina sfregiata", scrive "NewsRimini" proprio di oggi, intitolando "Esposto dei commercianti contro il racket dei nigeriani".)
Nello scorso agosto presidente della Provincia e sindaco di Rimini si sono detti notevolmente preoccupati per notizie che "configurano un quadro di infiltrazione malavitosa in diversi settori del tessuto economico-imprenditoriale".
Scrissi una lettera ad un giornale locale per dimostrare che il problema non e' nuovo, come documentano alcuni dati "storici". Che poi elencavo. La mia lettera non e' stata pubblicata.
Non limitiamoci a compiangere la sorte del barbone aggredito con le fiamme. Analizziamo il contesto politico nazionale. Ed il modo di vivere di certi sottoboschi urbani. Su cui e' sempre intervenuto don Oreste Benzi, aiutando e salvando molte persone.
Ma la carita' non basta, ci vuole la presenza delle forze dell'Ordine, non delle ronde padane, per controllare il territorio. Forze sempre piu' insufficienti per decisioni romane...
I dati "storici" a cui accenno sopra sono gli stessi che ho pubblicato qui sopra nel post "Cemento 'armato'", e che ripresento di seguito.
Nel 1993 il presidente dell'Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma e' ben presente". Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro societa' dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere.
Nel 1994 il prof. Giancarlo Ferrucini, occupandosi del "balletto dei fallimenti", ipotizza che vi sia interessata anche la mafia, con quelle infiltrazioni denunciate dalla Commissione parlamentare antimafia, che "potrebbero attecchire piu' facilmente nei settori dell’abbigliamento e della ristorazione, dove fra l’altro si verificano frequenti turn over nella titolarita' delle aziende".
Nello stesso anno il senatore Carlo Smuraglia, estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali", spiega che "in Romagna e' ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta, quella che e' piu' difficile" da combattere rispetto a quella che spara e prepara stragi.
Sempre nel 1994 la sezione riminese della "Rete" che fa capo a Leoluca Orlando, in occasione dell’assemblea nazionale tenutasi a Riccione, lancia pesanti accuse alle Giunte di sinistra che avrebbero sottovalutato il fenomeno mafioso in Romagna.
Dicembre 2005, infine. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso spiega: anche per Rimini vale il principio che il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord.
Concludo oggi, qui: a Rimini in troppi sembrano mettersi la coscienza a posto dicendo che quei giovanotti erano tutti di buona famiglia. E con cio'? Il loro reato tale resterebbe anche se discendessero da magnanimi lombi.
Per non guardare in faccia la realta' ci nascondiamo dietro troppi alibi.

09/01/2009
Non con i nostri soldi

Il principino Emanuele Filiberto di Savoia ballera' in Rai a spese nostre. Restando nei secoli fedele alle tradizioni della casa. Fare nulla, incassare tanto. E ringraziare mandando in guerra i militar soldati. A morire assieme a tanti civili.
Quella vecchia baldracca della Storia (definizione di Gianni Brera) insomma non insegna nulla.
Non c'e' uno straccio d'oppositore che dica che il giovanotto ballerino con i nostri soldi in compenso, e' una inconfutabile oscenita' politica.

09/01/2009
Gratitudine

Nei confronti di Anna Masera e della "Stampa web" ho un debito di gratitudine che nasce nel 2005. Quando nel suo blog, a proposito del tema web-giurisprudenza, pubblica un mio messaggio.
Nel quale racconto una carognata molto grave compiuta nei miei confronti: "Per aver riprodotto nel 2001 nel mio blog, in una rassegna-stampa locale, una notizia apparsa sulla "Stampa" del 21 gennaio dello stesso anno, il mio sito e' stato appena oscurato dal gestore: cosi', casualmente, ho appreso d’essere stato querelato per diffamazione dalla persona a cui si riferiva la notizia".
Non rivelo nessun pericoloso segreto politico se pubblico la mail di risposta di Anna Masera (28.3.2005): "Non mi sembra che lei abbia fatto nulla di grave... ho pubblicato il suo messaggio nel mio forum. Grazie e in bocca al lupo".
Sia questo messaggio sia la pubblicazione del mio testo (piu' articolato di quello che ho riprodotto), mi dettero la forza d'andare avanti nella difesa della mia dignita'.
Il mio primo legale non volle fare azione legale perche' dovevamo andare contro "i templi del Diritto" di via Monte Napoleone a Milano. Dove lavorava quella persona. La quale aveva comunicato al gestore che io ero sottoposto a due indagini giudiziarie, a Roma ed a Rimini dove risiedo.
Il mio secondo avvocato appuro' che contro di me non era in corso nessuna azione giudiziaria ne' a Roma ne' a Rimini, e scrisse al gestore. Il quale non riapri' il mio sito.
Febbraio 2007, la persona che mi aveva accusato falsamente e fatto oscurare il mio sito, e' arrestata per presunti reati finanziari. Poi patteggera' una pena.
Trasmetto al gestore la foto della prima pagina di un giornale locale con la notizia, e nel giro di poche ore il sito e' stato riaperto e riattivato.
Con il che si dimostra che il mio avvocato non era stato preso in nessuna considerazione dall'ufficio legale del gestore...
Bella ed interessante quest'immagine del rispetto del Diritto in un Paese in cui piu' che la norma positiva conta l'informazione spicciola. Ma cosi' va l'Italia, anche dove ci sono "i templi" dello stesso Diritto.

08/01/2009
Che cosa capirò...?

Dunque, a proposito del post di ieri e relativamente a quello dell'altro ieri: e che cosa dovremmo mai apprendere di tanto misterioso in futuro?
Per uso di mondo ed abbondanza d'anni, so che non sempre tutto quello che ci si fa "vedere" corrisponde alla realtà. Per cui scetticamente sospendiamo il giudizio. In quale direzione dovremo guardare per carpire tutto il segreto? Mah.
Non scrivo questo per sfiducia verso il cortese Vittorio Pasteris che mi ha commentato il post da cui tutto è partito.
Lo dico soltanto perché ho accumulato molta esperienza in cinquant'anni esatti di attività pubblicistica, al punto da poter ridere di me stesso quando anche vagamente penso che le matasse si possano dipanare in tutta tranquillità.
Un amarcord veloce. Avevo 19 anni nel 1961. Come scrissi anni fa, piombò a Rimini, con lussuosa sede al grattacielo, tale Carlo de' Siena, con un settimanale ("Europa flash"), che scomparve dopo pochi numeri: era l'imitazione del noto rotocalco "Oggi". Si presentava come un grande esperto, ma non conosceva neppure le telescriventi.
Credo, per notizie molto successive, che quell'impresa editoriale fosse più legata al controllo della città che era base militare Nato, che ad un'idea di fare qualcosa di nuovo nel panorama giornalistico nazionale.
Una quindicina d'anni dopo aiutai un amico a sopravvivere ad una carognata estrema ricevuta da un quotidiano, collaborando ad un suo foglio locale. Ad un certo punto anche per noi arrivò una lussuosa sede (non ne avevamo mai avuta una, tranne un tavolo in tipografia), avendo ricevuto un contratto editoriale: la pagina fissa di un centro studi giuridico-economici. Che poi (molti anni dopo) scoprii essere una emanazione dei "servizi", curata da un collega che avrebbe fatta brillante carriera universitaria. Transitando dalla estrema destra molto surriscaldata di quegli anni. E godendo di un appoggio famigliare a sua volta basato sulla massoneria bolognese-romagnola.
Quindi, morale della favola, quali scoperte potremo fare in futuro, nel nostro mondo blog della Stampa, non riesco ad immaginare, e neppure m'interesserà tanto. Non posso pretendere alla direzione delle edizioni locali della carta igienica illustrata (vecchia vicenda vera, questa... con tanto di iscrizione all'Ordine lombardo per il responsabile).
Una storiella fresca fresca per terminare. Per confermare che non tutto quello che appare, è veramente così. Leggo su un giornale della seconda edizione di un volume che ho curato anni fa. Ne chiedo una copia all'editore. Mi risponde: la pubblicità contiene una piccola bugia. Sono gli avanzi della prima edizione. A me sembra una truffa in commercio. Per usare l'esatta terminologia.

07/01/2009
Un giorno capirò...?

Un giorno capirò...? Ringrazio Vittorio Pasteris del "testo" lasciato nel post precedente: "Non commento il tuo post con parole ti dico solo che un giorno capirai".
Appartengo alla sparuta categoria di quelli che vogliono capire all'istante. Bella l'espressione usata, sembra quasi il titolo di una canzonetta di quand'ero giovane, epoca degli urlatori, "Un giorno capirai...".
E poi dopo aver capito, se resti egualmente con un bel palmo di naso...? (E non certo per colpa tua.)
Il fatto è che sono poco portato alla dietrologia. Oggi va tanto di moda, come insegna la battuta: "Ma quando dici buonasera, che cosa intendi dire?".
Dotato di poche e grezze virtù intellettuali e di scarsa fantasia, non so immaginare i possibili scenari che potrebbero aprirsi davanti a quel post. Od in cui il suo autore potrebbe perdersi, perdutamente afflitto.
La caccia è aperta, lettori e colleghi blogger, voi che diavolo v'immaginate per quel giorno?

07/01/2009
Auguri ad Anna Masera ed ai blog della Stampa

Nel blog di Anna Masera appare questo mio commento postato il 3 gennaio scorso:
"Sono affezionato alla Stampa, ai suoi blog, eccetera. Sono grato ad Anna Masera per la sua cortesia ed intelligenza. L'evoluzione del sistema-blog dei lettori nell'ultimo anno ha registrato molte carenze (sono sincero). La colonnina delle otto segnalazioni è meno efficace del sistema iniziale, di certo molto più laborioso: segnalazioni in home sotto gli articoli relativi o pertinenti.
Mi auguro che Anna Masera per il 2009 escogiti qualcosa che lasci il nostro mondo blog all'avanguardia. La democrazia è una cosa difficile da realizzare, proviamoci tutti assieme: non vogliamo, noi "blogger-lettori" portare via nulla né pane né gloria ai "blogger-professionisti" del giornale. Se il giornale vuole continuare in questa linea, per prima cosa abbandoni le classifiche Wikio che ho già criticato nel mio blog dimostrando con dati inoppugnabili la mia convinzione.
Volevo scrivere qui, oggi, non per commentare questa faccenda del web master del 2009, ma la storia di Wikipedia che chiede fondi. Invierei anch'io qualcosa se fossero tenuti lontano da Wiki certi soggetti che scambiano il mondo per il loro stretto cervello, per cui dopo aver letto due righe di una pagina molto seria in elaborazione, la cancellano facendomi veramente sentire come l'automobilista di Joele Dx, "inc....to nero". Auguri a tutti, e per Anna Masera esprimo l'auspicio che stia come sempre dalla nostra parte. Buon 2009 sul web. E nella vita civile dell'Italia.

06/01/2009
Effetto Luxuria

Scatta anche per il principino Emanuele Filiberto di Savoia l'effetto Luxuria: voler apparire (in tivù) per sentirsi utile a qualcosa.
Auguri al giovanotto.
Sarà un'altra buona occasione per rallegrarci degli scampati pericoli grazie alla nascita della Repubblica.

05/01/2009
Giustizia (2009)

Si fa presto a dire riforme e dialogo. Carlo Federico Grosso ha saggiamente posto dei paletti invalicabili e inamovibili in tema di Giustizia.
"Vi sono decisioni sulle quali avere condivisione è difficile", ha scritto sulla "Stampa" del 2 gennaio. La prima decisione riguarda la riforma dell'ufficio del PM rendendolo "avvocato dell'accusa".
La seconda, le forze di polizia che diverrebbero autonome rispetto alla procura "nella fase di ricerca delle notizie di reato", mentre il PM "dovrebbe essere autorizzato a iniziare le sue indagini a seguito di un rapporto" delle stesse forze dell'ordine.
CFG teme che l'opposizione non sappia sfuggire alla tentazione di "tagliare in qualche modo le unghie alle Procure"...
In un precedente editoriale (27 dicembre) CFG aveva ammonito, altrettanto molto saggiamente, che il problema della Giustizia non tocca soltanto i politici ma "interessa tutti i cittadini, che, appunto tutti, hanno il diritto di non essere trascinati in procedimenti penali avventati, in giudizi non sufficientemente ponderati, in iniziative esorbitanti".
E tra queste "iniziative esorbitanti" ci sembra di poter mettere proprio le due "decisioni" difficili da condividere di cui CFG ha trattato il 2 gennaio.
Il problema è: di tutti questi discorsi importanti e fondamentali, che cosa giunge alla pubblica opinione attraverso i mass media?
Non basta invocare il "volemose bene", bisogna salvaguardare il rispetto della Costituzione. Abbiamo un presidente della Repubblica che ne è consapevole, pur avendo firmato il "lodo Alfano".
Ma c'è pure un presidente del Consiglio che pensa già come se fosse lui il capo di uno Stato a regime presidenziale e non parlamentare. E che in questa sua visione delle cose, pensa di poter pretendere dall'opposizione un'obbedienza cieca. Egli è favorito dal fatto che la spartizione dei favori lobbistici su cui indaga da qualche parte la Magistratura, potrebbe indurre in tentazione l'opposizione stessa (come paventa CFG) a "tagliare in qualche modo le unghie alle Procure". Facendo un favore al capo del governo e facilitando le sue pretese pericolose presidenzialistiche.

03/01/2009
Giustizia (2001)

La Giustizia è uguale per tutti. Più o meno. Lo dicono all’unisono in tre, da sponde opposte: in ordine alfabetico, Berlusconi, Fassino, Violante.
Dalla Prima Lettera del Cavaliere agli Avvocati riuniti a Firenze: in passato ci sono state «indagini senza riscontri» e «condanne senza prove».
La tendenza autobiografica non è soltanto degli scrittori romantici.
Fassino sul Foglio di Giuliano Ferrara e Veronica Lario Berlusconi, rifiuta la «concezione ultragiacobina» che certi amici («compagni»?) della rivista Micromega hanno «del rapporto tra politica e giustizia». Ed elogia il coraggio di Craxi del 1992 nel denunciare alla Camera il finanziamento illecito dei partiti. (Di Pietro intanto chiede conto di un miliardo sparito del Pds.)
Violante: bisogna «favorire una ripresa civile del Paese», niente tentazioni giacobine da parte nostra, niente attacchi ai magistrati dalla maggioranza.
Arrivando sino ai giacobini, si salta comodamente il momento intermedio del comunismo. Non quello attuale che procura incubi notturni del Cavaliere, anche dopo gli abbracci di Putin. Ma quello d’un tempo raccontato pure da un libro fresco di stampa, lettere inedite di Antonello Trombadori, un rosso rompiballe pure da morto.
La sera del 26 febbraio 1990 egli cena con due colleghi di partito. Discutono su cosa sarebbe accaduto se il Pci fosse andato al potere dopo il ’45: chi tra loro si sarebbe trovato dalla parte dei «fucilati e chi dalla parte dei fucilatori»? La mattina dopo Trombadori mette nero su bianco le sue riflessioni. Il figlio commenta: «Penso che non escludesse di poter capitare anche nelle file dei fucilatori». Definendosi comunista e non giacobino, suppongo.
Sergio Romano sostiene che «l’Italia è stata per molti anni pericolosamente vicina ad una rivoluzione giudiziaria» predisposta dalla Sinistra che ora si serve della stampa internazionale per attaccare il governo. Così Berlusconi appare ad «una parte della opinione pubblica europea, un piccolo Milosevic». C’è stata in Italia una via giudiziaria alla politica, l’ho scritto altre volte. Ma non dimentichiamo la corruzione.
Oggi processano in tv l’ex-magistrato Di Pietro, con Vespa presidente del Tribunale Popolare. Forse per cancellare la memoria dei reati?
Sulle rogatorie svizzere al processo Toghe sporche, rese inutilizzabili dal Parlamento, la procura milanese ha ottenuto da Berna un attestato di autenticità. Berlusconi e Cesare Previti restano imputati. Più o meno.
Antonio Montanari ["il Ponte" n. 39, 4.11.2001, Tam-Tama 802]

02/01/2009
Le sue prigioni

Il senatore Marcello Pera si sente prigioniero come del resto lo è, a suo dire, tutto il Parlamento.
Lo ha scritto sulla "Stampa" il 30 dicembre in un impietoso atto d'accusa contro Silvio Berlusconi, mascherandolo da referto politico di una crisi che ha soltanto nel modo di agire del cavaliere la sua origine.
Il parlamento sostiene Pera è prigioniero di una degenerazione che "ha eroso la natura democratica" del nostro sistema politico. Con l'aggiunta della "circostanza tragica che oggi in questo sistema non c'è neppure l'opposizione politica...".
Di Berlusconi si ricorda con giri di parole che ha "trasformato l'Italia in una repubblica presidenziale".
Pera non si accorge che la prima "prigione" che ha bloccato la vita politica italiana si trova ad Arcore.
Ora l'ex presidente del Senato grida al vento, con l'eleganza dell'intellettuale che pretende di sapere tutto, cose che persone di cultura più modesta della sua (ragioniere dal 1962, poi laureatosi in filosofia nel 1972), hanno già compreso da tempo.
Quale fiducia accordare ad un maestro del pensiero come Marcello Pera?
Non abbiamo letto sue smentite ad un terribile articolo apparso su "Repubblica" a firma Pietro Citati (15 dicembre 2008) sul suo recente libro "Perché dobbiamo dirci cristiani".
Ha scritto Citati che Pera "ignora quasi tutto di Islam classico e ignora persino cosa sia una religione".
Dove stava il prof. Pera quando in Italia si fabbricava questo nuovo sistema politico che lo fa sentire "prigioniero"?
Il suo articolo manca di ogni accenno autobiografico. Tipico costume italico, è quello di dare sempre tutta colpa agli altri. In questo caso, fa capire benissimo Pera, è tutta colpa del "suo" cavaliere...
Come cittadino elettore mi sento più preso in giro da lui che dal capo del governo.

01/01/2009
Parli alle Camere, presidente

Tutti uniti contro la crisi? L'auspicio di Napolitano val bene un discorso d'auguri. Ma per non restare nel limbo delle pie intenzioni, dovrebbe tramutarsi in un solenne e severo messaggio al parlamento (l'ho già auspicato).
Dovrebbe convincere chi governa che non si definiscono coglioni (termine sacro all'eloquio di Berlusconi) quanti non hanno votato per il partito che ha vinto le elezioni.
Dovrebbe garantire il rispetto della Costituzione invece violata dal "lodo Alfano".
Altrimenti le pie intenzioni diventano retorica.
Dovrebbe insegnare all'opposizione che certezza della vita politica democratica è saper dibattere con fermezza le questioni. Veltroni ha compreso troppo tardi il problema.
Troppi "ladri di Pisa" (che litigavano di giorno e rubavano assieme di notte), ci sono sul mercato politico. Inteso troppo spesso come mercato delle vacche per fottere il cittadino qualunque.
Presidente Napolitano, non chiuda il discorso del Capodanno in un cassetto. Lo invii anche ai signori del parlamento.


Antonio Montanari - 47921 Rimini. - Via Emilia 23 (Celle). Tel. 0541.740173
RIMINISTORIA è un sito amatoriale, non un prodotto editoriale. Tutto il materiale in esso contenuto, compreso "il Rimino", è da intendersi quale "copia pro manuscripto". Quindi esso non rientra nella legge 7.3.2001, n. 62, "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416", pubblicata nellaGazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001.//2746, 14.03.2018

il Rimino 2009