Rimini 1920 (2)
1921. Chi uccise Luigi Platania?

"il Ponte", n. 4, 26.01.2020

Alle elezioni politiche del 15 maggio 1921, nell'intero circondario riminese, il primo posto resta ai socialisti con 7.256 suffragi rispetto ai 9.784 di due anni prima, mentre 2.198 voti vanno ai comunisti, e 4.560 ai popolari (ne avevano avuti 3.440 nel '19). I repubblicani salgono da 715 a 1.308 voti, e il blocco nazionale va da 1.394 a 2.003.
I socialisti calano anche nel dato complessivo di tutta l'Italia, passando da 156 a 123 seggi; 15 li conquistano i comunisti, 107 i popolari (aumentati di 6). Il grosso di 265 seggi (sui 535 disponibili), va a liste di blocchi nazionali favoriti da Giolitti per far fronte ai due grandi partiti di massa: tra essi ci sono i 35 seggi dei fascisti ed i 10 dei nazionalisti. Giolitti, non potendo contare su di una maggioranza salda, si dimette.
Il 19 maggio alle 23,45 viene assalito ed ucciso alla stazione ferroviaria di Rimini, dove lavorava come guardasala, Luigi Platania, di trentun anni. Abbiamo incontrato il suo nome tra i fondatori del primo nucleo dei fasci di combattimento locali del 1919. Figlio maggiore di una famiglia modesta venuta dal Meridione e trapiantata a Rimini, Platania da giovane è stato anarchico, e come tale ha fatto anche lui, nel '14, la sua «settimana rossa». Ha partecipato alla guerra di Libia, guadagnandosi una medaglia d'argento. Nella grande guerra, come sergente maggiore dei fucilieri, è stato il primo decorato con medaglia d'argento al valor militare. È rimasto mutilato ed è stato decorato con due croci di guerra e tre medaglie d'argento al valor militare. Quando nel luglio del '20 è andato a fuoco il Grand Hotel, è intervenuto a spegnere le fiamme, guadagnandosi una medaglia d'argento ed un premio di mille lire.
Nelle file fasciste è tra i più accesi, fedele al suo temperamento. «Vivace, inquieto, impulsivo, generoso, coraggioso» lo definisce Flavio Lombardini. (2) Su di lui «corrono… voci di misfatti compiuti a Cesena e a Pesaro». Forse i socialisti lo consideravano «il responsabile morale delle prepotenze fasciste nella città e nel circondario». (3) È stato ucciso per questo motivo?
In città circola in quei giorni un'altra voce: nel corso della «settimana rossa», quando gli anarchici tennero Rimini in stato di terrore, Platania venne visto «correre lungo la via XX settembre con una cassaforte sulle spalle e dirigersi verso la città». Con lui venne individuato anche Carlo Ciavatti. Ma Platania si sarebbe impossessato da solo del contenuto della cassaforte, ricevendo da Ciavatti la minaccia: «Faremo i conti». Frase che Platania si sente ripetere dai più duri tra gli anarchici concittadini quando, con altri quattro compagni di fede, parte per il fronte nel '15. Così ricostruisce i fatti Flavio Lombardini. Liliano Faenza è con sicurezza contro l'ipotesi del delitto politico: «Il 19 maggio, un anarchico, passato alle camicie nere e diventato squadrista, era stato ucciso per ragioni che con la politica nulla avevano a che vedere, da un amico personale con il quale aveva compiuto in passato parecchie “imprese”. Il fascio di combattimento aveva addossato la responsabilità del delitto ai comunisti…». (4)
Per l'omicidio di Luigi Platania, in base alla testimonianza di una donna, Maria Lombardi, l'unica tra i presenti al fatto a ricordare qualcosa, viene accusato «un giovane bruno e snello», come lei dice, individuato in Guerrino Amati, anni 24. Amati è arrestato a San Marino, dove si è rifugiato dopo che il 27 giugno '20 ha sparato, ferendolo, al commissario di Pubblica sicurezza di Rimini, Pio Maldura.
Per il delitto della stazione ferroviaria viene incolpato in un secondo momento (primavera del 1923), quel Carlo Ciavatti che nella «settimana rossa» sarebbe stato complice di Platania nel furto della cassaforte. Però Ciavatti non poteva essere responsabile dell'omicidio. Quella tragica sera del 19 maggio, lui era stato al cinema Fulgor, e di ciò aveva i testimoni. Ma Ciavatti si dichiara colpevole: perché? Al processo sostiene di aver confessato «per umanità». Quando la Lombardi conferma le sue accuse contro Amati, Ciavatti le si rivolge ricorrendo alla qualifica plebea del cosiddetto mestiere più antico, che la donna avrebbe esercitato.
La vicenda giudiziaria diventa contorta ed oscura nella sua trama. Il 14 novembre '24, essa si conclude con la condanna a venti anni di Carlo Ciavatti. Ne sconterà quattordici, per amnistia. Dopo, non tornerà più a Rimini.
Sono tempi sempre più oscuri per l'Italia, quelli del '24. Matteotti è stato rapito il 10 giugno. Il suo corpo è stato ritrovato il 16 agosto. «Dopo il delitto Matteotti, don Montali giorno per giorno aspettava ansiosamente l'arrivo dei giornali: non c'era la radio quella volta, non c'era altra fonte di notizie che i giornali, E tutti si aspettavano, in modo particolare lui, che ci fosse la condanna del fascismo, la condanna di Mussolini come responsabile del delitto Matteotti, condanna da parte del re, e si aspettavano la condanna anche da parte della Chiesa stessa, cosa che non è mai avvenuta». A don Montali rincresceva che la Chiesa non avesse espresso quella condanna: «Dato il suo carattere, sapeva essere anche irruente, avrebbe voluto che la Chiesa avesse presa posizione più netta, specialmente conoscendo il papa, che era Pio XI, un papa energico, un papa giovane ancora. Da lui si aspettava un gesto forte che non è venuto». (5)
NOTE
(2) Cfr. F. Lombardini, Chi ha ucciso Platania?, p. 6/bis.
(3) Cfr. E. Vichi-A. Bertozzi, Nelle mani della giustizia-Il delitto Platania nella lotta politica riminese, p. 30. La ricostruzione parte da quanto appare su «La penna fascista» del 30 aprile 1923, nell'articolo intitolato Il mistero dell'assassinio di Luigi Platania squarciato, riprodotto da Vichi-Bertozzi, ibidem, pp. 159-173.
(4) Testimonianze di A. Stagni, C. Musiani e A. Graziosi, raccolte da F. Lombardini in Chi ha ucciso Platania?, p. 5. Cfr. L. Faenza, Papalini, p. 393. Sull'argomento, cfr. pure Il delitto Platania, Il processo per il delitto Platania, corrispondenze del Corriere della sera 1921-24, fotocopie presso la Biblioteca Gambalunghiana, 1981.
(5) Cfr. Intervista di Maurizio Casadei a don Michele Bertozzi.
Antonio Montanari

Pagina originale: 1921. Chi uccise Luigi Platania?, "il Ponte", n. 11, 14.03.1993.
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