Antonio Montanari
Dimenticanze degli storici
[«Corriere di Romagna», 28.10.2010]

In una mia lettera qui ospitata il 26 aprile 2007, in occasione della manifestazione morcianese per san Pier Damiani, ricordavo l'importanza della figura di Benno dato per ucciso nel corso di una «guerra» del 1061. Questo risulta, aggiungo ora, da una nuova lezione di un testo dello stesso Damiani, offerta dall'illustre studioso Scevola Mariotti già nel 1965.
Scevola Mariotti aggiungeva che la nuova edizione di quel testo comporta conseguenze di ordine storico. Spiace constatare che non se ne siano accorti quanti hanno composto la nuova “Storia della Chiesa riminese”, il cui primo volume è appena apparso (cfr. p. 65)
Antonio Montanari

Ecco la lettera del 26 aprile 2007
San Pier Damiani tra Morciano e Rimini
Il ricordo di san Pier Damiani organizzato a Morciano (27-29 aprile 2007) nel millenario della nascita, riguarda anche Rimini. Dove abitava la famiglia dei Bennoni che gli fece varie donazioni tra cui quella della terra su cui fu fondata, nel 1061 dallo stesso Pier Damiani, l'abbazia di san Gregorio in Conca a Morciano.
Il padre Benno era un grande feudatario, proprietario di vaste estensioni di terreni. Sua moglie Armingarda gli aveva recato in dote altre proprietà fondiarie. Dal loro matrimonio nacquero tre figli. Uno soltanto, Pietro Bennone, sopravvisse al padre. I territori assoggettati al loro controllo o di loro proprietà s'estendevano tra Rimini, l'entroterra riminese e quello marchigiano.
Quando Benno morì nello stesso 1061, fu ricordato da Pier Damiani in un carme. Benno vi è definito «onore del regno, e gloria della stirpe romana, padre della Patria, luce dell'Italia». Padre della Patria o della città era chiamato il rappresentante della vita municipale che doveva vegliare alla difesa del Comune sotto il dominio della Chiesa romana. Era una figura ben distinta dal conte che era un delegato pontificio od imperiale.
Uomo giusto e pio, severo con gli oppositori ma dolce con gli indifesi, Benno è dato da Pier Damiani per ucciso nel corso di una «guerra»: «lui, per merito del quale fiorì la pace», fu forse vittima di una lotta sulla cui origine possono essere avanzate soltanto ipotesi connesse al ruolo politico svolto dallo stesso Benno.
Uomo di fede e difensore degli interessi della Chiesa (altrimenti Pier Damiani non l'avrebbe glorificato), mentre la feudalità laica mirava ad una sostanziale autonomia politica ed aumentavano i sostenitori dell'indipendenza cittadina, Benno probabilmente non riuscì a pervenire ad una sintesi originale tra mondo laico ed ecclesiastico, per conciliare gli interessi «particulari» cioè cittadini con quelli della sede di Pietro.
I riminesi possono aver visto in Benno un capo che finiva per essere più il rappresentante del pontefice (come il conte) che della loro comunità. E quindi possono aver cessato di considerarlo come un'espressione della giustizia e dell'equilibrio nei rapporti fra la città e Roma. Nell'additarlo pubblicamente come traditore, sarebbe stata così scritta la sua condanna a morte.
Antonio Montanari, 26.4.2007


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