Antonio Montanari
Figli violenti
Lettera sul "Corriere Romagna", 21.11.2006

Il Tribunale civile di Milano ha riassunto in una breve formula la concezione del mondo che dovrebbe sottostare ai comportamenti collettivi. Se i figli sono violenti la colpa è dei genitori che non hanno impartito loro un'«educazione sentimentale» che, se realizzata, li avrebbe invece portati sulla buona strada degli ottimi sentimenti e delle cordiali manifestazioni di affetto nei confronti delle persone di sesso diverso.
Sembra facile parlare di «educazione sentimentale», soprattutto in una società che dei sentimenti non vuol farsi carico, anzi li disprezza, ma non soltanto da oggi. Ricordo una scena del 1973, l'inverno dell'emergenza petrolifera e delle domeniche a piedi. Ero su di un autobus fermatosi per accogliere due anziani che faticosamente salivano. Una signora di media età vicino a me, chiese retoricamente alla figlia adolescente: «Ma perché vanno in giro, se ne stiano a casa».
Se adesso una nipotina di quella signora che così parlò alla ragazza, dovesse dimostrare disprezzo verso le persone giovani od anziane come quei due passeggeri dell'inverno 1973, non mi sentirei di dare nessuna colpa a lei, né a sua madre, penserei piuttosto a quella che biologicamente è la nonna, forse una parola che alla signora in questione fa drizzare i capelli.
Questo mio ricordo potrebbe far pensare che hanno ragione quei giudici di oggi che dalla famiglia pretendono l'«educazione sentimentale» dei figli. Non è così. L'educazione in generale (non soltanto quella sentimentale che ne è una parte ed una conseguenza), è un processo così difficile, complesso e contorto che soltanto negli Stati totalitari ci si illude di poterla impartire come una serie di dogmi in cui credere, a cui obbedire e per i quali combattere. E con quali drammatici risultati, lo sappiamo tutti (o perlomeno in parecchi).
Antonio Montanari

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