Antonio Montanari
Caro Francesco Cossiga
Lettera sul "Corriere Romagna", 29.11.2006

Caro Francesco Cossiga, ogni volta che cronisticamente mi sono occupato di lei, ho scritto che è una persona simpatica.
Adesso che leggo delle sue dimissioni da senatore a vita, confermo il vecchio giudizio, aggiungendo un particolare apprezzamento. Lei è uno dei pochi che danno le dimissioni, seguendo un esempio illustre ed ormai dimenticato, quello del presidente Enrico De Nicola, primo capo di Stato (provvisorio, ed anzi secondo perché le funzioni della più alta carica erano state prima assunte in via transitoria da Alcide De Gasperi).
De Nicola raggiunse un primato da Guiness. Lei lo eguaglia con un solo gesto, rumoroso ma forse inascoltabile nel chiasso mediatico che ci circonda.
Mi permetta di dire però che a volte dietro l'aggettivo «simpatico» si cela rispettosamente il riconoscimento di una geniale follia politica che forse è necessaria o forse potrebbe essere instradata verso diversi binari.
Comunque, caro Francesco Cossiga, le sue uscite che dovrebbero costringere parecchie persone a riflettere ed a parlare a modo, non hanno prodotto altro che silenzi eloquenti a dimostrazione che la politica è un imbroglio anche nel sistema democratico per cui il cittadino singolo conta poco anzi non conta nulla.
E questo è l'aspetto più miserabile e tremendo della nostra realtà politica. Se prendono a pesci in faccia una venerabile (non nel senso massonico...) figura come lei, si figuri cosa può accadere ai «semplici» cittadini.
«Semplici» a tal punto di «dover» credere nella democrazia anche per colpa di chi se ne dichiara artefice fregandosene bellamente di realizzarla come fa la maggior parte della classe politica nazionale o locale. La quale bada soltanto agli affari propri o dei propri amici.
Presidente emerito Cossiga, auguri per la salute, e ci tenga allegri, tanto di cose serie nessuno sembra oggi aver voglia.
Antonio Montanari

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