Antonio Montanari
Bush, ombre cinesi sull'Italia
Lettera sul "Corriere Romagna", 11.11.2006

Ci sono lunghe ombre cinesi che dagli Usa di Bush si proiettano sull'Italia. La vittoria dei democratici non significa ipso facto una rivalutazione di Prodi e della sua linea politica interna ed internazionale, ma le dimissioni di Ramsfeld dicono che là chi governa fa in fretta a prendere certe decisioni anche più dolorose. Da noi, sul caso Pollari stiamo perdendo del tempo prezioso, pure se ormai maggioranza ed opposizione sembrano concordare sul fatto che bisogna cambiare il vertice del Sismi.
L'opposizione italiana non sa darsi pace della sconfitta di Bush. E spara a zero contro la maggioranza di governo. Il prof. Pera (che ben conosce i problemi economici come ex bancario, e quelli teleologici come teologo nonché filosofo ora vicino al Vaticano) ha dichiarato stamani alla «Stampa» che Prodi dovrebbe usare «parole più misurate» verso il presidente degli Usa. Prodi ha detto soltanto che l'illustre collega d'oltre Oceano ha perso per colpa della guerra in Iraq. Pera scambia per imprudente arroganza il calmo giudizio politico di gran parte degli osservatori internazionali e la convinzione personale dello stesso Bush. Il quale ha ammesso di avere capito come «molti americani» con il loro voto abbiano voluto «far comprendere il loro disappunto» per la situazione irachena di stallo.
«Le Monde» di stasera scrive che ci sono numerosi interrogativi «sur l'exercice du pouvoir dans la nouvelle configuration issue du vote du 7 novembre». Circa Rumsfiel "dimissionato", osserva poi: «Donald Rumsfeld avait contre lui l'ensemble des démocrates, un certain nombre de républicains, l'ancien chef d'état major et ancien secrétaire d'Etat Colin Powell, le présidentiable John McCain, la plupart des néoconservateurs, une demi-douzaine de généraux à la retraite, l'Army Times, le Navy Times, l'Air Force Times, le Marine Corps Times, journaux les plus lus dans les forces armées... Jusqu'à Laura Bush qui, si on en croit le dernier livre du journaliste du Washington Post Bob Woodward, avait essayé de faire valoir dès 2004 à son mari l'inconvénient de conserver un ministre de la défense qui avait fini par symboliser l'enlisement en Irak.»
Perché opinioni simili, se espresse in Italia siano scambiate dall'opposizione per arroganza, è un fatto che risulta comprensibile se partiamo dall'idea che in politica da noi vige la regola dei campi di calcio, sfottere od offendere. Ma che in tale clima fanatico faccia i suoi bagni di pensiero anche il prof. Pera, dispiace a causa dell'etichetta che solitamente si accompagna alla sua persona, di «studioso di Filosofia».
Pera sostiene che non è stato l'Iraq bensì è stata la corruzione a far perdere Bush. Gli «elettori di Dio» lo hanno abbandonato, concorda Alexander Stille su «Repubblica», appunto per scandali e corruzione. Se scandali e corruzione per gente che dice di governare in nome di Dio siano fatti meno gravi della guerra, lo può sostenere soltanto chi vuol fare bilanci filosofici con il criterio di quelli amministrativi come il prof. Pera.
Il problema di domani, per l'Italia, non è la situazione irachena, nella quale da soli non possiamo mettere becco (c'è l'Europa, ce l'Onu), ma appunto il rapporto tra governo ed opposizione. Bush dichiara di aver detto al leader del suo partito che è ora di mettere da parte le divergenze elettorali e lavorare assieme con i democratici e gli indipendenti «sulle questioni alle quali il Paese deve far fronte». Bush ha preso su di sé la responsabilità della sconfitta. «Hanno vinto loro», ha spiegato. Alla democratica Nancy Pelosi, nuova presidente della Camera, ha dichiarato di essere «pronto a lavorare assieme».
Lui può dire queste cose. Che da noi né Berlusconi né Prodi possono accettare. Negli Usa non ci non sono né i Casini né i Follini né i Mastella. Da noi un governo istituzionale da più parti invocato, in questo momento, non è possibile per un fatto semplice. Lo dovrebbe guidare il presidente della Camera, terza carica istituzionale. E v'immaginate l'opposizione che accetta di far reggere l'esecutivo da Bertinotti? Per forza di cose bisognerebbe ritornare alle urne, anche nel tentativo di evitarle appunto con il governo istituzionale, se le vecchie parole e le antiche regole hanno ancora un significato.
Antonio Montanari

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