| L«opulenza superflua degli Ecclesiastici» Nobili, borghesi e clero in lotta per il «sopravanzo» della contribuzione del 1796. Documenti inediti della Municipalità di Rimini, per una storia sociale cittadina del XVIII secolo 1. Dopo larmistizio del 23 giugno 1796
Legenda: «A», Dovuto, cifra stabilita dalla Municipalità in base allestimo. «B», Versato, cifra versata complessivamente dalla categoria di appartenenza. «C», differenza B-A. «D», «Dippiù» registrato nei versamenti, rispetto alle quote dovute da chi non ha evaso. «E», Calcolo del versamento delle parti dovute, senza il «dippiù» (B-D). «F», Calcolo dellevasione delle singole categorie (A-E). Commento. «Dovuto». Relativamente ai Religiosi (esclusi i «due Cleri»), va osservato che essi, oltre ai 19.168 scudi offerti, ne avrebbero dovuti dare altri 9.639 per un totale di 28.807, al fine di essere proporzionati al loro estimo di 3.383 scudi. Dividendo il totale previsto per lestimo censito, si ottiene che ad ogni scudo di estimo corrispondono scudi 8,5152 di contribuzione. Questo coefficiente di 8,5152 moltiplicato per lestimo di 4.111 dei Laici, dà per essi 35.006 scudi dovuti. «Dippiù». Non tutti i Laici hanno versato il dovuto; quelli che lo hanno fatto, hanno dato anche 35.230 scudi in «dippiù» sui 44.654 complessivamente raccolti tra loro, per cui la parte versata del «dovuto» è di 9.424 scudi. Evasione. Calcolando che i Religiosi hanno dato 9.639 scudi di meno e 2.218 di «dippiù», la somma delle due cifre indica il totale della loro evasione, pari a 11.857 scudi. Essendo il dovuto totale di Laici e Religiosi di 63.813 ed il versato di 26.374, la diffe-renza fra queste altre due cifre (cioè 37.439 scudi) corrisponde allevasione totale di Laici e Religiosi. Detraendo da questi 37.439 scudi gli 11.857 dellevasione dei Religiosi, restano 25.582 scudi di evasione per i Laici. Parte versata del «dovuto». La parte versata regolarmente dai Laici si ricava sottraendo dal versato totale di 44.654 scudi il «dippiù» di 35.230: essa è di 9.424 contro quella di 16.950 dei Religiosi. Statistiche. Levasione dei Laici raggiunge il 73%, contro il 41 dei Religiosi, sopra una media del 58,7: «molti, e particolarmente gli assenti non ànno» pagato, avevano infatti comunicato i Consoli al conte Fantuzzi. Per gli Ecclesiastici dei «due Cleri» non possiamo determinare lentità e la percentuale devasione, come si è precisato. Sul versato totale di 93.854 scudi, la parte complessiva relativa al dovuto ed effettivamente versata [colonna «E»] è di 42.666 scudi: 16.950 sono dei Religiosi (39,7%), 9.424 dei Laici (22,08), e 16.292 degli Ecclesiastici dei «due Cleri» (38,18). Riferendoci allintero versato di 93.854 scudi [colonna «B»], la parte dei Religiosi (19.168 scudi) corrisponde al 20,42%; quella dei Laici (44.654 scudi) al 47,58; quella degli Ecclesiastici (30.032 scudi) al 32. Il «dippiù» dei Religiosi (2.218 scudi) è del 4,3%; quello dei Laici (35.230 scudi) del 68,8; quello dei «due Cleri» (13.740 scudi) del 26,8, sopra un totale di 51.188 scudi [colonna «D»]. Appendice III. Contribuzione del 1796, elenco alfabetico generale con dippiù e quota restituita, in scudi, bajocchi e denari. Il nome è preceduto dalla categoria sociale (Nobile, Cittadino, Religioso) di appartenenza. Lasterisco che segue la categoria indica che non cè stato ritiro del «dippiù»: sono in tutto 11 casi per complessivi 262 scudi. (Dati relativi a Laici e Religiosi, ma non ai «due Cleri».) Le cifre sotto riportate vanno lette secondo questo schema:
No Agolanti Giambattista 71 76 10 21 19 6 No Almieri Michelangelo 157 55 11 46 61 2 Ci Ambrosi Felice e Giacomo f.llo 45 38 1 13 40 6 Ci Angelini Luca 77 22 1 22 81 6 Ci Angelini Ceci Barbara 30 84 3 9 9 6 Re* Antonelli Francesco, parroco di Morciano 7 42 6 2 17 6 No Baldini Giuseppe 748 9 2 221 39 0 No Bartolini Luigi 99 0 0 29 25 0 Ci Bartolucci fratelli 30 44 10 9 44 0 No Battaglini Gaetano Francesco 1189 96 7 352 18 6 No Battaglini Lodovico 433 66 5 128 12 0 No Belmonti Eredi del fu Pietro 26 70 3 7 84 8 Re Beltramelli Nicola, don 45 34 11 13 39 6 Ci Bentivegni fratelli 55 99 10 16 53 6 Re* Bernucci Luigi, don 8 75 0 2 51 0 Ci Berzanti Antonio 4 81 8 1 42 4 Re Berzanti Giovanni, don 32 45 9 9 54 0 Ci Bianchi Giuseppe, Cioccolatiere 27 91 11 8 21 6 Re Bianchini Dionigio, don 29 67 10 8 70 6 Re Bianchini Giacomo, don e f.lli 103 80 0 30 70 0 No Bonadies Carlo 47 49 4 14 3 2 No Bonadrata Ercole 446 03 6 131 19 0 No* Bonsi Francesco 26 25 0 7 74 0 Ci Bontadini Gaetano 21 0 0 6 19 6 No Bonzetti Marco 1698 33 6 502 96 0 Ci Borghesi Giuseppe, dott. e f.lli 781 12 1 231 17 6 Ci Bornaccini Luigi 107 70 7 31 86 6 Ci Bottini Domenico 46 78 8 13 81 0 Ci Bussetti Giambattista 226 33 5 66 25 0 Ci Campana Antonio 50 0 0 14 80 0 Ci Carli Giuseppe, paron 249 60 0 73 82 6 Ci Carpentari Bernardino 25 50 0 7 51 6 No Carradori Fregoso Federigo 53 65 4 15 84 2 Ci Ceccarelli Gaetano 83 17 7 24 57 6 Re Ceccarelli Gaetano, don 64 90 0 19 18 0 Ci Ceccarelli Luigi 23 44 3 6 91 0 Ci* Cherubini [Eredità] 22 82 6 6 71 0 No Cima Galeazzo 508 22 9 150 36 0 Ci Colucci Biagio Antonio 14 53 7 4 28 0 Ci Contessi Vincenzo 355 10 11 105 4 6 Ci Costa Franco Luigi 19 95 0 5 88 6 Ci Dionigi Carlo 103 07 6 30 44 0 No Diotallevi Francesco Maria 923 62 0 273 36 2 Ci* Donati Domenico Antonio 16 76 7 4 94 0 Ci Draghi Paolandrea, dott. 68 72 9 20 22 0 No Fabbri Ganganelli Lorenzo 1845 16 11 546 13 6 Re Fabbrini Domenico, don 26 66 5 7 85 8 No Fagnani Pietro 34 63 9 10 21 8 Ci* Faini Domenico 25 60 0 7 51 6 Ci Fantini Francescantonio 13 51 8 3 98 2 No Felici Daniele 96 68 10 28 55 8 Ci Ferrari Bernardo 66 70 0 19 63 0 No Ferrari Banditi Luigi, conte 714 89 3 211 60 0 Re* Ferretti Vincenzo, Vescovo 494 84 7 146 21 0 Re Foresti Antonio, don 33 31 4 9 82 4 Re Foschi Marco, don 1029 01 4 304 55 6 Re Franchini Luigi, don & f.llo 100 0 0 29 60 0 Re* Galeffi Carlo, don 10 0 0 2 96 0 No Galli Domenico, cap. 139 97 8 41 39 6 No Garampi Francesco, conte 125 49 8 37 11 6 No Garattoni Domenico 2894 15 11 856 62 0 Ci Giangi Nicola e f.llo 77 47 10 22 80 0 No Graziani Giambattista 65 80 8 19 42 6 No Graziani Girolamo, & f.llo 99 8 6 29 27 6 Ci Guidantoni Giuseppo 23 60 6 6 95 6 Ci* Leonardi Gregorio 10 13 4 2 98 8 No Lettimi Claudio 1513 98 10 448 12 6 Ci Magalotti Vincenzo 35 16 8 10 30 2 No Mancini Francesco 89 93 3 26 56 6 Ci* Manzaroli Niccola 105 73 7 31 28 6 No Marazzani Camillo 2 35 7 69 6 No Martinelli Niccola 2584 84 9 764 98 8 No Martinelli Pietro, conte 429 95 11 127 4 6 Re Massani Pietro, don 40 7 1 11 82 0 Ci Mattioli Fratelli 2965 63 6 877 70 6 Ci Morelli Maria 18 92 11 5 52 0 Ci* Morri Carlo, Corpolò 30 0 0 8 85 0 Ci* Mussoni Marco 15 0 0 4 42 6 Ci Nanni Pietro da Corpolò 30 34 1 8 93 0 No Nanni Torninbeni Salustio 445 43 2 131 60 6 Ci Nardini Pietro, eredità 1804 17 8 534 2 0 Ci Niccolini Francesco da Corpolò 44 17 3 13 4 0 No Paci Ippoliti Nicolò 154 84 11 45 77 0 Ci Palotta Filippo e f.lli 67 44 7 19 86 6 Ci Palotta Giovanni 28 73 5 8 47 0 Re Pani Nicola, don 28 1 11 8 19 0 Ci Panzini Antonio 53 80 0 15 87 6 Ci Panzini Gaetano 161 36 2 47 69 6 Ci Pasolini Lelio, avv. 278 30 0 82 32 0 Ci Passeri fratelli 241 0 0 71 31 6 No Piccioni Francesco 173 52 7 51 30 6 Ci Polverelli Domenico 44 50 8 13 14 0 Re* Prandi Vincenzo, padre dom. 14 57 6 4 28 0 Re Preti Carlo, don 45 87 8 13 54 6 Ci Ricci, e Semprini Lorenzo, dott. 93 30 9 27 55 6 No Ricciardelli Annibale 868 99 5 257 20 0 No Ricciardelli Filippo, conte 22 86 7 6 71 0 Ci Riccioli Niccola 55 21 9 16 27 6 Ci Rocchi Bartolomeo 94 2 18 27 78 0 No Ruffo Pompeo, conte 173 84 9 51 38 6 No Sartoni Garattoni Teresa 1556 34 3 460 64 0 Ci Selva Costantino & f.llo. 51 71 2 15 26 6 Ci* Sensoli Luigi & f.llo 59 51 3 17 56 0 No Simbeni Gaetano 109 66 2 32 27 0 No Soardi Luca 1292 96 4 382 67 0 No Soleri Girolamo 20 85 6 6 15 0 No Soleri Giuseppe 248 2 3 73 42 0 Re Sora Nicola, don 47 30 0 13 96 0 No Sotta Carlo 47 58 4 14 4 6 Ci Stacchi Nicola 19 54 2 5 75 2 No Stivivi Pietro 140 28 0 41 49 6 Ci Tacchi Antonio 34 62 8 10 21 4 Ci Tonini Vincenzo 196 77 2 58 10 0 No Tonti Ippolito 53 17 8 15 60 6 No Tonti Varzagli Virginia, cont.a 152 1 0 45 0 Re Tosi Giuseppe, don 9 31 3 2 75 6 Ci Urbani Gaetano 84 82 1 25 7 0 No Valloni Aurelio, dott. 1068 20 3 316 18 0 Re Vanucci Giuseppe, don 7 06 0 2 7 6 No Vanzi Francesco 88 84 5 26 28 0 No Vanzi Ottaviano, cap. 10 33 10 3 4 6 Ci Vasconi Gaetano, m° 50 0 0 14 80 0 Re* Vici Luigi, don 40 8 8 11 83 6 No Zanzani Francesco, cap. 107 25 0 31 74 70 Ci Zavagli Francesco, dott. 658 42 4 194 89 0 No Zollio Carlo 1310 35 0 387 85 0 NOTE AL TESTO 1 Della crisi economica del 1796 e delle reazioni popolari alloccupazione del Riminese nel febbraio 97, abbiamo trattato nella comunicazione intitolata Fame e rivolte nel 1797, Documenti inediti della Municipalità di Rimini, presentata alle Giornate di Studi della nostra Società (1998, Cervia). Sulle rivolte popolari nel triennio rivoluzionario, cf. A. M. RAO (a cura di), Folle controrivoluzionarie, Le insorgenze popolari nellItalia giacobina e napoleonica, Roma 1999; e G. TURI, Viva Maria, Riforme, rivoluzione e insorgenze in Toscana (1790-1799), Bologna 1999. Per il quadro sociale riminese nel 1700, cf. A. MONTANARI, Per soldi non per passione. «Matrimonj disuguali» a Rimini (1763-92): tra egemonia nobiliare ed ascesa borghese, «romagna arte e storia» n. 52/1998, pp. 5-20. 2 Cf. la Notificazione in AP 999, Carte concernenti le fazioni militari, Archivio Storico Comunale di Rimini, in Archivio di Stato di Rimini [ASR]. La sigla AP indica gli «Atti Pubblici» della Municipalità di Rimini, conservati in ASR. Molti documenti non hanno numerazione progressiva delle carte o delle pagine. La riproduzione dei testi è fedele ai manoscritti: le integrazioni sono riportate tra parentesi quadra. I corsivi delle espressioni latine sono stati aggiunti da noi. Sulla Notificazione, cf. pure in M. A. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1796, t. VII, pp. 119-121, SC-MS. 314, Civica Biblioteca Gambalunghiana di Rimini [BGR]. 3 Cf. nel cit. AP 999 il modulo a stampa per intimazione ad personam. 4 Il convoglio riminese era stato «ritardato per due giorni per la deficienza del passaporto»; esso fu scortato «dalle nostre Guardie Civiche a cavallo sebben non munite di salvacondotto»: cf. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1796, cit., p. 192-193. 5 Cf. AP 502, Copia Lettere della Municipalità, dal 1° maggio 1796 al 28 febbraio 1797, 2.7.1796. Le lettere di seguito riprodotte, ed in partenza dalla Municipalità di Rimini, appartengono al cit. AP 502. 6 Questo dato si ricava dal quadro riassuntivo definitivo esistente in AP 927, Giornale di Entrata e di Uscita dal 1790 al 1796, dove la somma riscossa finale è indicata in scudi 95.117, dai quali, per ottenere la cifra da noi riportata, vanno detratti scudi 1.446 («accrescimento di valore») e vanno aggiunti 183 scudi di spese [95.117-1.446=93.671+183=93.854]. Nello stesso documento si legge che 19.436 scudi erano stati versati dalle Municipalità «annesse». In AP 880, Atti del Consiglio Generale, 1796-1801, si parla di una raccolta di 96.687 scudi e della spedizione di 67.079. Anche in AP 943, Giornale Contribuzioni 1796-1797, il «dare» nel luglio 1796 è indicato in 67.079 scudi, con la precisazione che la tassa militare dovuta da Rimini «e suoi annessi» era soltanto di 51.408 scudi, per cui alla città spettava un «sopravanzo» di 15.671 scudi portati a debito della «Provincia di Romagna». (Questi 15.671 scudi, in altro prospetto di AP 943, sono portati a debito della «Provincia di Romagna» assieme ad altre tasse, spedite fra 14 febbraio e 18 marzo 97, per complessivi scudi 38.436.) In una petizione inviata a Napoleone il 7 febbraio 1797, il totale della contribuzione è indicato in 63.700 scudi. Il cit. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1796, p. 265, stabilisce la prima rata della contribuzione in 68.985 scudi, più altre spese tra le quali quelle «per calmare il popolo» (scudi 49:93), e per ventiquattro cavalli (scudi 3.290), per cui il totale di bilancio è di 78.340 scudi. 7 Si può spiegare facilmente la differenza tra le due cifre di 67.332 e 63.822 scudi, pari a 3.510. I 67.332 scudi indicati in AP 927, comprendono i 3.290 scudi per i ventiquattro cavalli requisiti dai militari francesi (già ricordati nel cit. Giornale di ZANOTTI, p. 265); ed altre piccole spese (per 220 scudi) non calcolate nella cifra precisata al Segretario di Stato il 31 gennaio 1797. Il 29 dicembre 1796, al medesimo Segretario di Stato era scritto di una raccolta di «67, e più mila scudi». 8 Il Clero Secolare comprende: 1. Angeli, Venerabile Monastero; 2. Carmine, Venerabile Compagnia di Cattolica; 3. Casale, Oratorio della Beata Vergine; 4. Celibate Venerabile Collegio di Santa Cecilia; 5. Centura, Venerabile Compagnia in SantAgostino; 6. Concezione, Venerabile Compagnia ne Servi; 7. Croce, Venerabile Compagnia di Rimino; 8. Giglio, Venerabile Cappella della Madonna; 9. Mastini, legato; 10. Monte Altano, Chiesa parrocchiale; 11. Oratorio del Rosario in San Vito; 12 Reverendo Capitolo della Cattedrale; 13. Santa Chiara, Venerabile Monastero; 14. Santa Cristina, Cura; 15. Sagro Cuor di Gesù, Venerabile Monastero; 16. San Bartolomeo, Venerabile Ospedale dei Pellegrini; 17. San Fortunato, Cura; 18. San Giacomo, Venerabile Compagnia; 19. San Giovambattista Venerabile Compagnia; 20. San Girolamo, Venerabile Compagnia; 21. San Giuseppe, Venerabile Compagnia di Rimino; 22. San Lorenzo in Coregiano, Cura; 23. San Martino, Cura di Rimino; 24. San Martino Montelebate, Cura; 25. San Matteo, Venerabile Monastero; 26. San Rocco, Venerabile Compagnia di Rimino; 27. San Sebastiano, Venerabile Monastero; 28. San Tommaso, Cura di Rimini; 29. SantAntonio, Oratorio sul Porto; 30. SantAntonio, Venerabile Compagnia della Piazza; 31. SantErmete, Cura Sig. Don Domenico Gudi, Maestro; 32. SantEufemia, Venerabile Monastero; 33. SantInnocenza, Cura; 34. Santa Croce, Cura di Rimino; 35. Santa Maria in Accumine, Compagnia; 36. Santa Maria in Corte, Cura. Clero Regolare: 1. Agostiniani, RR. PP.; 2. Carmelitani, RR. PP.; 3. Colonnella, RR. PP. del Terzo Ordine; 4. Domenicani, RR. PP. Predicatori; 5. Francescani, RR. PP. Conventuali; 6. Girolomini, RR. PP. Romiti; 7. Minimi, RR. PP. di San Francesco di Paola; 8. Reverendissima Inquisizione; 9. San Bernardino, RR. PP. Minimi Osservanti, Monastero; 10. Santa Maria delle Grazie RR. PP. Minimi Conventuali Osservanti; 11. San Gaudenzo, Venerabile Monastero; 12. Serviti, RR. PP. di Rimino; 13. Teatini, RR. PP. Chierici Regolari. 9 Lestimo è ricavato dai Libbri Volture del cosiddetto «Catasto Calindri», creati nel 1774: cf. in ASR i registri nn. 16, Catasto de Nobili; n. 17, Catasto. de Forestieri; n. 18, Catasto degli Ecclesiastici. Nel registro n. 18, p. 3, sotto il titolo «Cleri, Beni Acquisiti, Beni Antichi» si legge: «Lestimo è regolato uniformemente a quello de Secolari in proporzione del fruttato a grano, e considerato il solo nudo terreno». 10 Cf. AP 942, Restituzioni in causa Contribuzioni pagate dippiù. 11 Di questi 13.740 scudi, 7.395 sono del Clero Secolare, e 6.345 del Clero Regolare. 12 Nicola Martinelli ha guidato il convoglio del 3 luglio a Cesena (cf. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1796, cit., p. 192). Sul conte riminese si veda anche il nostro Aurelio Bertòla politico, presunto rivoluzionario. Documenti inediti (1796-98), «Studi Romagnoli», XLVIII (1997), pp. 570-574. 13 Il documento è intitolato «Articolo addizionale al trattato darmistizio» (Fondo Gambetti di Stampe Riminesi, BGR). 14 Cf. il cit. Fame e rivolte nel 1797. 15 Per tutto il secolo, Rimini aveva dovuto subire il continuo passaggio di truppe, con le conseguenti spese e sofferenze: cf. in A. MONTANARI, Lumi di Romagna, Il Settecento a Rimini e dintorni, Rimini, 1992-93, il cap. 9, «15 mila soldati, compresi 4 mila cavalli», pp. 85-92. 16 Il passo rivela un atteggiamento politico che nasce non soltanto da immediate considerazioni relative alle disastrate finanze cittadine, ma anche da una più generale visione filosofica, legata alle idee illuministiche, diffuse specialmente in alcuni gruppi aristocratici. 17 Cf. la lettera allabate Quaglia del 29.12.1796 [AP 502, cit.]: «privi come siamo di ogni providenza da parte della Legazione». 18 Loriginale è in AP 999, cit., 4.1.1797; la copia in AP 496, Corrispondenza del Governatore di Ri-mini 1794-97, c. 45. 19 Cf. AP 496, cit., 25.1.1797. 20 Sull'argomento, cf. A. MONTANARI, Una fame da morire, in «Pagine di Storia & Storie», V/10 (suppl. a Il Ponte, Rimini), 14.3.1999. Il Buon Governo spiega a mons. Garampi che per i «40 giorni incirca che mancano al raccolto, non può essere la Città tanto sprovvista, quanto si rappresenta, e che intanto la Campagna fornisce ora Erbaggi e Frutti, coi quali supplire a qualche deficienza di Pane». Commenta Garampi: «In somma nulla è da sperarsi. [ ] Compiango vivamente la presente nostra calamità, la quale resta anche più sensibile, perché non compatita» [AP 662, 1700. Corrispondenze epistolari colla Magistratura, 9.5.1767]. A Garampi, i Consoli rispondono che per le quarantamila anime di Città e Territorio (la Diocesi di Rimini, compresa la città, ne conta 67.374), vi è «la mancanza di tutti i generi necessarj al vitto umano»: la campagna non dà «frutti, ed erbe da alimentare», per cui i contadini non sono «capaci a sostenere le fatiche de presenti necessari lavori per la coltura delle Terre. [ ] Ella sa di quale natura sieno i terreni del nostro Territorio, i quali esiggono una gravissima fatica, e tutta la robustezza per lavorarli collaratro, e molto più colla vanga, ondè necessario che i contadini si cibino di cose sostanziose, ed a sazietà» [AP 487, Registro delle lettere, 1766-68, 14.5.1767]. 21 Cf. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1796, cit., p. 266. 22 Così si legge in AP 502, cit., a tale data. 23 Sullargomento cf. il cit. Per soldi . 24 La lettera (dei Consoli di Rimini ai «Signori Anziani di Faenza»), è relativa all«Ordine civico»: cf. AP 502, cit., 27.9.1796. Sullargomento si veda lAppendice I. Il Generale Consiglio di Rimini dalle origini (1509) al XVIII secolo. 25 Riportiamo anche la parte restante del documento: «GlIndividui di questo secondo ordine sono amessi tanto alla prima Magistratura, quanto agli uffizj, ed elezioni subalterne, non in numero eguale ai Nobili, ma per la quarta parte. Nella stessa proporzione intervengono ai Consigli ed alle Congregazioni, e vi hanno il voto decisivo egualmente che i Nobili, trattandosi di affari pubblici, ed economici: ma non hanno parte nei meri onorifici, come sono le ambascerie, lelezione al nobile casino, ai veglioni, ed alla corsa de Barberi. Nelladunanze giornaliere, ed ordinarie del Magistrato costituito di otto soggetti hanno luogo i Signori Cittadini in numero di due. Nellesercizio de pubblici impieghi, come di abbondanzieri, grascieri, ed in qualunque altro, vi sono impiegati al paro dei nobili, sempre però colla suddetta proporzione di numero. Così egualmente nelle Congregazioni del conto privilegiato, ed altre economiche. Ogni cittadino ha lo stesso onorario che hanno i nobili per la magistratura, e la stessa parte che quelli in individuo nelle altre propine, e distribuzioni. Nei Consigli, e nelle Congregazioni cui intervengono il magistrato e i nobili, sogliono i cittadini prendere lultimo luogo. Alle funzioni pubbliche per solennità, ed altre intervengono colla Magistratura collabito del tutto uniforme a quello dei Nobili. Il posto di Consiglio vacato per morte del Padre appartenendo alli Possidenti, il Consiglio ha diritto di conferirlo al più idoneo, ma ordinariamente si dà al figlio primogenito. Per legge imposta dalla Santa Memoria di Giulio II, ed osservata dai suoi commissarj nella erezione del Consiglio ecclesiastico del 1509, e riformata in quanto al numero di 18 da Alessandro VII, il SecondOrdine ha luogo nellesercizio delle Magistrature, e cariche pubbliche. Le ha al pari dei Nobili nellordine le Podesterie, e Giudicature, cui sieno eletti i cittadini dai rispettivi Consigli delle 23 Terre, e Castella del nostro Contado, e nel conseguire certi Uffizj pubblici, che sotto il titolo di Grazie si estraggono ogni tanto a benefizio dei Consiglieri Nobili e civici partecipanti. [ ]». Il territorio riminese comprendeva: la Città, il Contado [con 25 Castella, come Saludecio, Montefiore, Roncofreddo] ed il Bargellato [costituito da 28 Ville o Fondi, come Bellaria, Santa Cristina]. 26 Nel 1761 Lettimi è accusato di contrabbando di farina dallAppaltatore dellAnnona per aver pagato gli «operarj del Filatojo» con la stessa farina «in scomputo della mercede». A lui il Bargello non ha fatto nulla, mentre ha incarcerato «due de medesimi Filatoglieri» coinvolti nella vicenda. [Cf. AP 876, Atti del Consiglio Generale, 1760-1766, cc. 25v-26r.] La storia si ripete in seguito. Il 30 luglio 63 ad Angelo Sagramora, «conduttore» della privativa del pane e della farina, la Giustizia di Roma dà torto: Andrea Lettimi può tranquillamente pagare i salari della sua officina serica con il grano di sua proprietà. Sullargomento, cf. A. MONTANARI, Il pane del povero. LAnnona frumentaria riminese nel sec. XVIII. Documenti inediti, in «Romagna arte e storia», n. 56/1999, pp. 5-26. Laggregazione fra i Nobili di Andrea Lettimi, è del 1770. [Cf. AP 877, Atti del Consiglio Generale, 1766-1777, p. 150.] ZANOTTI nelle sue Genealogie di famiglie riminesi [t. II, SC-MS. 188, c. 62v, BGR], scrive che «per vari favorevoli accidenti» Lettimi era salito «a felice stato di ricchezze». 27 Cf. il cit. Per soldi , p. 9. Anche le successive notizie sui «Matrimonj disuguali» sono riprese da questo nostro testo. 28 Tali «Capitoli», votati a Rimini il 24 marzo, sono approvati dalla Sacra Consulta romana il 2 maggio 1764. Cf. AP 876, cit., cc. 115v-116r/v. 29 Cf. C. TONINI, Rimini dal 1500 al 1800, t. I, Rimini 1887, pp. 751-752. 30 Nel cit. Fame e rivolte nel 1797, abbiamo parlato di «un sogno municipalistico che lo Stato coincidesse soltanto con le mura della città». Riportiamo da F. VENTURI, LItalia fuori dItalia, in «Storia dItalia, 3, Dal primo Settecento allUnità», Torino 1973, p. 1135: la conquista francese scatena «innanzitutto un moto cittadino, comunale», con una volontà di autogoverno della propria città, e con la conseguente «lotta sociale, tra cittadini e paesani, tra nobili e borghesi, tra patrizi e plebei». In V. SANI, Le rivolte antifrancesi nel Ferrarese (nel cit. «Folle controrivoluzionarie», pp. 195-196), leggiamo che «la svolta repubblicana venne inizialmente interpretata dal ceto dirigente locale come riconquista di quellautonomia municipale sempre più duramente contrastata e negata, a partire dalla seconda metà del Settecento dalla politica centralista dei pontefici riformatori». 31 Cf. in AP 561, Intimazioni e biglietti, 1774-1800. 32 Copia del chirografo di Pio VI è conservato in AP 690, Causa Gambalunga 1700, ASR. 33 Alessandro Gambalunga, fondatore dellomonima Biblioteca riminese, morì nel 1619. Sulle vicende culturali della Gambalunghiana nel XVIII sec. e sopra alcuni aspetti della disputa ereditaria, cf. A. MONTANARI, Il contino Garampi ed il chierico Galli alla «Libreria Gambalunga». Documenti inediti, «romagna arte e storia», n. 49/1997, pp. 57-74. 34 Cf. AP 875, Atti Consigliari 1735-1745, c. 95r. 35 Cf. AP 875, cit., 31.10.1744, c. 157v-162v. Circa queste liti, già nel 1651 esisteva una commissione di «eletti della città» che dovevano affrontare le controversie con gli ecclesiastici: cf. AP 867, Atti Consigliari 1629-1655, c. 297v. In AP 876, cit., 9.9.1763, c. 36v, leggiamo che fu approvato di «dare fa-coltà [ ] distruire giudizio in questo Tribunale Vescovile, ed in qualunque altro Tribunale anche di Roma, contro tutti quei sacerdoti che sono provveduti di Beneficj Ecclesiastici per ottenere la secola-rizzazione de di loro Patrimonj Sagri, onde potersi gravare ad instar di tutti i Pesi Camerali ed altre Gravezze». 36 Agli ecclesiastici, con i «Capitoli» del 1744, inoltre si riconosce il diritto ad ottenere il rimborso per aggravi che fossero stati decisi dal Contado e «che ferissero i Beni Antichi o sopra le Grascie, o sopra altro genere» [AP 875, cit., 31.10.1744, 162v]. 37 La transazione del 1664 riguarda un «sussidio somministrato» alla Santa Sede per tremila scudi nei «bisogni di guerra», con denari in parte disponibili ed in parte presi a censo con «lordine preciso che vi devano concorrere li tre corpi, Ecclesiastici Regolari, e Secolari, Contado, e Barigellato». I denari disponibili erano «destinati allestinzione de Luoghi di Monti assunti per la guerra dUrbano Ottavo» del 1642, durante la quale «Rimino sofferse molto dalla sola fermata di compagnie del reggimento Pepoli, composto in gran parte di ladri e domicidarj»: così scrive A. BIANCHI nella Storia di Rimino. Manoscritti inediti a cura di A. Montanari, Rimini 1997, p. 161. Il testo della transazione si trova in AP 869, Atti Consigliari 1665-1676, 2.2.1664, cc. 113v-114r. Una clausola riguarda tutti i «nuovi Dazj» che, dopo le estinzioni dei debiti esistenti e fino a che non fossero stati tolti, dovevano restare a favore «della sola Communità», cioè dellamministrazione cittadina. 38 Ogni Castello aveva, «rispetto alle Collette, ed altre Provvisioni economiche il suo territorio distinto, sopra cui cader non possa qualunque gravezza imposta». Questo principio si pone specularmente rispetto alla decisione del 1664 che aveva fatto convogliare sulla «Communità» cittadina i «nuovi Dazj» appena citati. 39 Per quello che TONINI, op. cit., t. I, p. 646, ricorda esser stato definito «liniquo accomodamento» fra Chiesa ed Austria del dicembre 1744, Rimini doveva sborsare un mensile di 1.978 scudi. Sui soldi presi a censo fra 1742 e 1743 per il passaggio e la permanenza di truppe estere (si tratta in tutto di 31.500 scudi), cf. in AP 875, cit., sub 23.1.1742, 12.5.1742 e 29.3.1743. Per i rimborsi romani, si veda dal 27.4.1743 al 21.11.1745. 40 Cf. il cit. Una fame da morire. La lettera a Garampi è nel cit. AP 487. 41 Un interessante esame della situazione romagnola prima delloccupazione francese, però limitatamente a Cesena, è in F. FOSCHI, Utopia e realtà. I rapporti della comunità di Cesena con i papi concittadini Pio VI e Pio VII, in «Due papi per Cesena», a cura di P. ERRANI, Bologna 1999, pp. 4-57. Il discorso di Foschi, al di là dei riferimenti legati allambiente cesenate, sottolinea aspetti generali di quel momento: da una parte esiste, nella nobiltà, un filone di cauto riformismo (p. 16); dallaltra cè quel patriziato che è «più aperto alle novità» ma che «non poteva facilmente accettare la fine della società ordinata per ceti esportata dai rivoluzionari francesi con la conseguente eliminazione dei privilegi», per cui esso cerca «di addomesticare le novità [ ], orientandole semmai a discapito di altri, per esempio del clero ritenuto pretenzioso ed arrogante» (pp. 27-29). Questo particolare accomuna Cesena a Rimini, per la vicenda di cui ci occupiamo. Unaltra osservazione di Foschi è utile riportare: «La nobiltà cesenate sul finire dellancien régime si credeva ancora eterna, celebrava compatta i suoi fasti e si preparava ad una mutazione che ne conservasse alterato il predominio» (p. 29). 42 Il fenomeno avviene anche altrove. Ad esempio, V. SANI, op. cit., p. 196,parla di «un unico blocco trasversale allinterno del ceto dirigente ferrarese», fra ex nobiltà ed il «nutrito ceto medio cittadino». 43 Sul problema dellinterpretazione del giacobinismo come corrente ideologico-politica, «i cui confini, peraltro, non è sempre agevole tracciare con nettezza», cf. L. GUERCI, Istruire nelle verità repubblicane. La letteratura politica per il popolo nellItalia in rivoluzione (1796-1799), Bologna 1999, p. 10. 44 «Corre il quartanno della libera panizzazione», scrive Nicola Martinelli in unoperetta di cui diremo, la Risposta (p. 30). Sullargomento, cf. il cit. Pane del povero. 45 Cf. ZANOTTI, Giornale di Rimino 1779-1793, t. V, SC-MS. 312, BGR, pp. 294-307. Zanotti sottolinea che Devais era «di favorevole sentimento al libero mercimonio». (Il testo del Giornale è ripreso da TONINI, op. cit., t. I, pp. 761-764.) 46 In calce alled. conservata in BGR [segn. 11.MISC.RIM.XLVIII, 3], si legge questa frase scritta a penna: «Je necris pas pour les personnes qui, même en matiere bocoup important, eppreuvent tout et ne veulent rien approfondir». 47 Osserva ZANOTTI, Giornale di Rimino 1779-1793, t. V, p. 299: «I sostenitori dellAnnona nulla risposero», mentre «i fazionarj della libertà non si appagarono di un tal silenzio, ma fermi nel loro pensamento, aggiunsero alle prime invetive le seconde col saldo de loro sentimenti, procurandone la sollecita impressione». 48 Cf. alle pp. 3-4. (La pubblicazione a stampa è inserita nello stesso t. V del Giornale di ZANOTTI.) Se contrapponiamo le parole di Martinelli al giudizio espresso da Zanotti («sottilissimi sofismi»), constatiamo come la mentalità di questultimo avesse unimpronta codina, e fosse più portata a credere nelle verità delle leggi e del potere che le incarnava, piuttosto che nel primato del divenire storico. (Cf. il cit. Fame e rivolte nel 1797.) Si rammenti, al proposito, anche lespressione usata da Zanotti sulla «Plebe ignorante». 49 In BGR [segn. DSS 278] è presente il t. XLI del Journal des Sçavans (Amsterdam, 1769), con il discorso pronunciato da C. Beccaria Bonesana allapertura della nuova Cattedra dEconomia politica alle Scuole palatine di Milano, ampiamente commentato dalla redazione dello stesso Journal. 50 Cf. lintroduzione di C. A. VIANELLO ad Economisti minori del Settecento lombardo, Milano 1942, pp. LXIV-LXVII. Qui v. (p. 372) l«aritmetica politicoeconomica» del Piano di scienza politico economica di G. BIUMI, 1773. 51 Già nella cit. comunicazione su Aurelio Bertòla politico, abbiamo ricordato che, ricacciati i francesi nel 99 dagli austro-russi, gli Amministratori riminesi stilano un riservato riconoscimento dellattività di Martinelli allorquando da Milano la Commissione generale di Polizia richiede «unesatta informa-zione» sulla sua condotta dopo linvasione e loccupazione da parte di soldati di Napoleone. La rispo-sta sottolinea che tale condotta «lontana dallaver ispirato cattiva opinione di se stesso è stata piutto-sto riconosciuta plausibile in rapporto allinteresse, che indefessamente in sì terribile occasione ha adoprato per migliorare la funesta sorte della stessa sua Patria invasa dal Nemico, come altresì per lo zelo, ed impegno dal medesimo addimostrati per conservare il buon ordine, e la pubblica tranquillità, essendovi in ambidue gli oggetti riuscito per quanto lo portavano le in allora luttuose circostanze» [AP 545, Lettere Segrete della Magistratura, 5.11.1799]. Alla sua scomparsa nel 1805 a 63 anni, si meriterà un elogio da parte del cronista N. GIANGI: «È morto il conte Nicola Martinelli, luomo più bravo in politica che avevamo» [cf. Cronaca, SC-MS. 340, BGR]. Nel 1764 a 22 anni non ancora compiuti, Martinelli aveva sposato Diamante Garampi, «donna di grande spirito, e di particolare avvenenza» [ZANOTTI, Genealogie di famiglie riminesi, t. II, SC-MS. 188, BGR]. Diamante era figlia di Maria Angela Valentini che aveva sposato nel 1741 Francesco Garampi, fratello del Cardinal Giuseppe, Nunzio Apostolico di Santa Romana Chiesa. Quindi Nicola divenne, per parte della moglie Diamante, nipote acquisito del porporato (defunto nel 1792). Inoltre, nel 1769 in seconde nozze, Francesco Garampi sposa Geltrude Martinelli, cugina di Nicola. Questo intreccio di parentele con una famiglia così importante come quella del Cardinal Garampi, non dovrebbe essere sottovaluto nel prender in considerazione il ruolo che Nicola Martinelli svolse soprattutto nei momenti più drammatici del 96-97. Sulle nozze di Diamante, oltre ai Commentarj di E. CAPOBELLI, t. V, SC-MS. 307, rimandiamo ad un passo della pubblicazione a stampa sulla causa Garampi-Martinelli-Soardi, Per il tribunale dAppello di Bologna nella causa riminese di cessione e rinuncia del Sig. Lorenzo Garampi contro la Signora Maria Martinelli, ecc. [BGR, segn. 11.MISC.RIM.,CLXXXI, 32], dove si legge che la ragazza «vivendo a capriccio volle anche a capriccio e contro il volere del Padre unirsi in matrimonio» [p. 13]. 52 Cf. AP 876, cit., c. 75v. La presenza dei nobili Martinelli nel Consiglio riminese è attestata già dal 1509. Nel corso del sec. XVIII due rami collaterali si contendono la rappresentanza della loro famiglia nellattività politica, come è documentato in AP 731, Diplomi, patenti, certificati 1600-1700, in un fascicolo intitolato «Attestato della Famiglia Martinelli 1773». Inizialmente (1716) prevale Ignazio sul nipote Giuseppe (figlio di un fratello), il quale però nel 1727 riesce a farsi nominare nobile «in ubbidienza agli Ordini Pontificj». Giuseppe è padre di Nicola, di cui parliamo. Il ramo di Ignazio recupera nel 1767 con linserimento tra i nobili di Pietro, del quale Ignazio è il nonno. Anche Pietro viene ammesso in anticipo sulletà prescritta, a circa 18 anni. 53 Si ha appalto dallanno annonario 1744-45 al 46-47. Poi il sistema diretto dellAbbondanza dal 1747-48 al 54-55, con ripresa dellappalto dal 55-56 al 64-65. 54 I documenti si trovano in AP 876, cit., cc. 92-97, 11.6.1763. 55 Queste affermazioni sembrano rimandare alla dottrina di Nicola Martinelli, per quanto almeno essa appare nella Risposta, dove egli tratta dei «poveri Contadini», definiti la classe «la più indigente, la più utile, e numerosa della società»: cf. a p. 28 della Risposta, dove il concetto viene ripetuto a p. 35 («Contadini, classe infinitamente più numerosa, più utile, più indigente). Diversa è lopinione sui marinai, definiti «classe meno bisognosa e che ha più risorse» (p. 35). 56 Cf. AP 876, cit., cc. 100-104r. Si trattava del grano della Mensa vescovile e delle abbazie (rette dal Cardinal Luigi Torregiani) di San Giuliano e di San Gaudenzio: cf. ibid. c. 101v. 57 Sullargomento, e sulle difficoltà incontrate per gli acquisti di grano e laccumulo del denaro occorrente, cf. AP 876, cit., cc. 142-167. Lemergenza economica può essere la causa della bocciatura della proposta circa la riapertura della «Fiera sul Porto», sospesa nel 1730 [ibid., c. 104]. Per la «straordinaria carestia», nel 1766 si decidono due sovvenzioni per i poveri e distribuzioni di «elemosine». La prima è del 12 luglio, quando si delibera «diniettare per ora mille rubbj di Formentone», a favore «de poveri Coloni solamente di questo Barigellato nel presente anno di straordinaria carestia [ ] solamente con idonea sigurtà però de rispettivi Padroni» [cf. AP 876, cit., pp. 163-164]; la seconda del 29 novembre, quando la fornitura del Formentone è estesa pure ai poveri della Città [cf. AP 877, cit., pp. 19-23]. 58 Egli resta in carica come Console per due bimestri consecutivi, dal novembre 63 al febbraio 64. Sarà Console poi ininterrottamente per tre bimestri dal maggio allottobre 66; quindi nel marzo-aprile 68, nel luglio-agosto 69, e tra marzo-aprile 1771, per limitarci a questo periodo. 59 La definizione è in AP 877, cit., 8.8.1768, p. 83. 60 Non dal 1765 ma dal 64 partono nel calcolo delle carestie i «Possidenti nelle Castella», in un memoriale inviato al Legato di Romagna nel novembre 1766, dove si legge che quello era il «terzo anno di successiva carestia»: cf. AP 877, cit., pp. 10-11 ed AP 54, Congregazione dei Signori Dodici, 1765-1775. Essi invocavano per i «poveri Coloni del Contado» lo stesso provvedimento preso il 12 luglio 66 per quelli del Barigellato, di somministrare a credenza il formentone. Gli Abbondanzieri il 25 novembre 1766 rifiutano, nonostante laumento del costo della farina, la proposta di «moltissimi Possidenti ricchi della Città», rivolta a «calare loncia del Pane locché allincontro poteva far temere di qualche comozione nel Popolo». La perdita conseguente era di scudi 2:15:7 per stajo. [Cf. AP 54, cit., 28.11.1766; ed AP 877, cit., pp. 9-10.] Con un bajocco, si aveva un «pane bianco» di once otto e mezzo, oppure uno «bruno» di once nove e mezzo. 61 Lincarico è ricordato in AP 876, cit., 14.4.1764, c. 120v. 62 Cf. AP 877, cit., p. 19. Il «Piano stabilito» è approvato allunanimità dai Signori Dodici il 3 febbraio [cf. AP 54, cit.] e giunge in Consiglio il 4 febbraio [AP 877, cit., p. 23], quando si differisce la risoluzione ad altra adunanza: esso permette il 30 maggio [AP 877, pp.33-34] una terza «sovvenzioni alli Coloni» di formentone, con i criteri stabiliti il 12 luglio ed il 29 novembre 1766. In AP 54, cit., 23.1.1767, si ricordano «le continue suppliche de Parochi, e listanza personalmente fatta da medesimi Casarecci della Campagna ridotti presso a morire di fame per un qualche provvedimento». 63 Cf. AP 877, cit., 11.8.1777, p. 41. Il problema si risolse soltanto dopo il deciso intervento del Legato. Il nobile Carlo Agolanti dovette accettare lincarico di Abbondanziere, pur avendo ottenuto, in prima battuta ed avanti le altrui rinunce, un voto in meno dei due terzi richiesti per la validità dellelezione. 64 Ibid., pp. 33-34. 65 Ottiene 39 voti a favore e quattro contro: cf. AP 877, cit., p. 72. 66 Cf. il cit. t. V. Quanto Capobelli racconta, è uno spaccato vivace della realtà riminese. Le sue pagine vanno valutate con la massima attenzione, perché esse non espongono dati di fatto ma contengono interpretazioni molto tendenziose, la cui chiave di lettura è possibile decifrare soltanto conoscendo il più ampio contesto dei fatti ai quali egli fa riferimento. 67 Si tratta sempre del grano della Mensa vescovile e delle due citt. abbazie. 68 Il testo delle nuove «leggi» («Stabilimento per lamministrazione dellAnnona della Città di Rimino»), è pubblicato nel Panfangolo Riminese cit., p. 70-76. L'originale si trova in AP 112, Abbondanza 1768-1776, sotto la data del 16 agosto 1770. Lapprovazione legatizia è del 3 settembre 70 (cf. lettera al Governatore nel Panfangolo, p. 69). 69 Cf. AP 539, Registro informazioni, 1767-1775, 25.5.1773. Lanonimo accusa lAnnona di aver perso in sedici anni ben 11.585 scudi, oltre ad altri 19.576 in seguito alla carestia. 70 Si veda a p. 469 del cit. Journal des Sçavans. 71 Cf. il cit. Pro Memoria del 25.12.1796. 72 Cf. AP 502, cit., 25.12.1796. Il nome di Luigi Martinelli appare tra gli «agenti ed incaricati» della città: cf. la busta 14 del Carteggio, ASR. A Roma ricoprì incarichi presso la corte pontificia e nella Curia. 73 Si legge nellappena cit. lettera indirizzata a Martinelli: «Occorrendo pertanto di averne una regola dalla Sagra Congregazione del Buon Governo riverentemente preghiamo S. V. Ill.ma accogliere le nostre istanze dal sig. Ab. Quaglia, che avrà lonore di esporle nel presentarle questa nostra, ed interessare i validissimi di Lei Ufficj pel conseguimento di quella Legge, che più favorisca la giusta causa dei Laici». 74 Prima di questo brano, nella lettera di Quaglia troviamo scritto: «Non sò poi se sussista che la R. Camera non restituisca» agli ecclesiastici «quanto [h]anno versato per le contribuzioni in Roma, lo che se ancora sussistesse, prego le SS. VV. Ill.me a riflettere, che tali contribuzioni sono state date direttamente alla Camera per il Bene di tutto lo Stato, ed in cose di cui non [h]anno Eglino, che il solo uso». 75 Scrive Quaglia che Martinelli «si è poi caricato di presentarla [la supplica] allE.mo Sig. Cardinal Segretario di Stato, con implorare da questo, che di proprio pugno del S. Padre venghi rimessa allE.mo Prefetto del Buon Governo». 76 Cf. AP 496, cit., «Commissione Sovrana a Mons. Vescovo di ottenere dalle Case Religiose e Luoghi Pii le maggiori somme a discreto interesse pei bisogni della Comunità», Roma 7.1.1797. 77 Cf. AP 502, cit., 12.1.1797, lettera dei Consoli allabate Quaglia. 78 Sono gli stessi che abbiamo visti nominati dalla Congregazione dei Dodici per altro incarico: cf. il cit. documento AP 561, 22.12.1796. 79 Questa lettera [AP 502, cit., 19.1.1797] viene inoltrata a Busca attraverso Quaglia, a cui i Consoli raccomandano di insistere con il Segretario di Stato «perché con un ordine positivo al Vescovo tronchi ogni indugio e ogni ettichetta». 80 La Memoria è in AP 502, cit., 19.1.1797. 81 Cf. la lettera del 19.1.1797 nel cit. AP 502. 82 Cf. al proposito in AP 999, cit., un foglio con dichiarazione ufficiale dellestimo del 30.1.1797; ed in AP 502, cit., la lettera al Legato del 31.1.1797. 83 Cf. nel cit. AP 502, 19.1.1797. 84 Il documento originale è in AP 999, cit., la copia in AP 496, cit. 85 Copia della ricevuta è in AP 496, cit., ad diem. 86 Così si legge nella lettera a M. Fantuzzi, AP 502, cit., 30.1.1797. 87 La definizione è nel Pro Memoria a mons. Ferretti, nel cit. AP 502, cit., 19.1.1797. 88 Il documento, datato 30 gennaio, è allegato in AP 502 alla cit. lettera con pari data al medesimo Fantuzzi, sulla quale ritorneremo. 89 La copia è in AP 496, cit. 90 Si tratta sempre della cit. missiva del 30.1.1797, AP 502, cit. 91 Cf. il già cit. documento del Cardinal Busca, AP 496, cit., 7.1.1797, «Commissione Sovrana a Mons. Vescovo [ ]». 92 Anche Quaglia aveva scritto ai Consoli: «Su di un tale affare vadino di concerto collistesso Monsignor Vescovo per combinare un Piano più facile allEsecuzione» [AP 999, cit., 21.1.1797]. 93 A Giuseppe De Carli, «uno dei migliori Proprietarj» di Rimini, le autorità avevano inviato una doppia sollecitazione con la minaccia di una «escussione militare» [AP 561, cit., 2 e 3.7.1796]. 94 Cf. il cit. Pro Memoria a Quaglia, AP. 502, 25.12.1796. Sulle proprietà ecclesiastiche, riportiamo dallo stesso Pro Memoria questa notizia: a Rimini, le undici Congregazioni monastiche «in forza di una Lite promossa nel 1711 avanti la Congregazione del Buon Governo, e canonizzata ingiusta con più voti dalla Sagra Rota, e diretta soltanto a defraudare le Comunità dello Stato dai Pesi arretrati», avevano risparmiato con quella di Rimini «venti, e più mila scudi». 95 Mons. Ferretti fece ritorno a Rimini il 13 aprile. La Municipalità gli scrisse il 18: «Abbiamo tutta la compiacenza che il Generale Francese vi abbia restituito alla vostra greggia. Ce ne congratuliamo vivamente certi di sperimentare propizj effetti del vostro ristabilimento» (cf. AP 503, Copialettere 1797, ASR, pp. 237-238). 96 Si tratta dei documenti rispettivamente del 30 e 31 gennaio 1797, AP 502. 97 Non è stato possibile rintracciare in nessun documento questa «Parte» (delibera) dei Signori Dodici. 98 Il verbale successivo è del 13.1.1800. Sugli eventi precedenti, a partire dal 30 maggio 1799, «insorgenza» dei marinai riminesi, ci siamo sommariamente occupati pubblicando una serie di documenti inediti: la cronaca di N. GIANGI [cf. il cit. SC-MS. 340, BGR], alcune composizioni poetiche inneggianti allimperatore austriaco (tra cui una che maledice all«infame Roma»), e quelli che abbiamo definito «i verbali della rivoluzione dei marinai» [ASR], in articoli apparsi sul settimanale riminese Il Ponte (19.9; 3, 10 e 31.10.1999). Tali articoli sono leggibili su Internet, allinterno del sito «Riministoria», allindirizzo «http://digilander.iol.it/monari/1799.html». 99 Il 3 febbraio, al conte Nicola Martinelli sono restituiti scudi 764, bajocchi 98 e danari 8. Il suo «dippiù» versato nellestate 96 (2.584:84:9) era stato uno dei più alti, il terzo nella classifica che vede in testa i cittadini Fratelli Mattioli (877:70:6) ed il nobile Domenico Garattoni (856:62). Quarto risultava il nobile Lorenzo Fabbri Ganganelli (546:13:6). Il religioso più ricco era don Marco Foschi (con 304:55:6). Il nome di Nicola Martinelli appare anche nel registro AP 936, Contribuzioni di Luglio 1797, relativo alla contribuzione del luglio 97 per scudi 216. 100 Per la «quota» non ritirata (pari a 262 scudi, per 15 casi su 126), sono interessati un Nobile (Francesco Bonsi), sei Religiosi, fra cui il fuggitivo mons. Ferretti (creditore di scudi 146:21, la sua offerta per la contribuzione era stata di scudi 494:84:7), ed otto Cittadini. I «due Cleri», Regolare (36 nominativi) e Secolare (13), hanno versato un «dippiù» di 13.740 scudi: ne avrebbero dovuto quindi riceverne indietro 4.067. 101 Per un quadro riassuntivo, cf. lAppendice II, Contribuzione del 1796. 102 Questo documento è riportato ampiamente in Fame e rivolte nel 1797. 103 AP 561, cit., 29.6.1796. 104 Dice lart. LI della «Bolla o Costituzione Sipontina» di Giulio II (1509): «de genere Nobiliorum, Doctorum, Mercatorum, aliorumque civium, nec non Artificum ad regimen idoneorum». Cf. nel II t. di TONINI, op. cit., pp. 852-853. 105 Cf. AP 868, Atti del Consiglio Generale 1641-1653, c. 72v. 106 Ibid., c. 331v. 107 Cf. TONINI, op. cit., t. I, p. 481. Il «breve» del 1657 è riportato da TONINI, op. cit., t. II, pp. 951-953. 108 Cf. AP 873, Atti del Consiglio Generale, 1684-1702, cc. 58v-59r; e TONINI, op. cit., t. I, p. 518. 109 Cf. AP 873, cit., c. 135v-136r; e TONINI, op. cit., t. I, p. 522. 110 Cf. AP 872, Atti del Consiglio Generale, 1703-1724, c. 307v; e TONINI, op. cit., t. I, p. 550. Cf. pure C. CASANOVA, Comunità e governo pontificio in Romagna in età moderna, Bologna 1981, pp. 94-95. Antonio Montanari All' indice de il Rimino |